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Synesthetique: MATTIA SUGAMIELE

Synesthetique è la rubrica per t-mag a cura di Anna Vittoria Magagna che racconta le arti visive che coinvolgono multiple sfere sensoriali, dal suono e la musica, al linguaggio fino alla scultura, pittura e performance.


La ricerca di Mattia Sugamiele (Erice, 1984) si concentra sull'installazione e l'utilizzo di diversi medium, tra cui pittura, scultura, nuove tecnologie e il video.

Il suo lavoro richiama il mondo digitale, in cui le forme e gli oggetti tendono a de-materializzarsi, a fondersi per diventare impalpabili, le opere di Sugamiele vivono il paradosso di una restituzione fisica, morbida, e ibrida, non puramente virtuale. L'eterogeneità delle sue installazioni e opere diventa spazio di interrogazione sul rapporto tra l’umanità e la tecnologia, dialogo di creazione, avversità e continua trasformazione.

Dopo un diploma in produzione e audio video allo IED di Milano, la laurea in pratica pittorica all’Accademia di Brera a Milano, è stato inserito in alcune mostre collettive, Grafica in Opera a Villa Gori (Lucca, 2013), la collettiva New Looks al Museo Magi (Pieve di Cento, BO, 2014), Amori Possibili all’Ex Studio di Piero Manzoni (Milano, 2014) e Pittura Futura allo Spazio Rivoli 2 di Roberto Casiraghi (Milano, 2016). Accanto alla pratica pittorica, Sugamiele integra la dimensione musicale, realizzando un progetto di pittura sonora MM/SS eseguito al Meet Factory (2014), al Festival della Fotografia Europea (Reggio Emilia, 2014) e al Café Central (Bruxelles, 2015). A partire dal 2017, l’artista si è dedicato interamente allo sviluppo della sua ricerca con un periodo di residenza presso Viafarini (Milano 2020-2021) con mostre presso Photo Israel (Tel Aviv, 2017), Manifesta 12 (Palermo, 2018). Lo stesso anno, vince il premio ed espone presso l’Hangar Art Center (Bruxelles, 2021), ad a. topos (Venezia, 2021), Edicola Radetzky (Milano, 2021), ad Art on video a cura di Chiara Guidi (Salerno, 2021), presso il Cica Museum (Corea del Sud 2021), Die Digitale (Dusseldorf, 2021), nella mostra personale alla galleria Alessandro Albanese (Milano 2021), la collettiva presso la Galleria Verrengia (Salerno, 2022) e Labs Contemporary (Bologna, 2022). Nel 2023 è stato invitato dalla Commissione Europea a Bruxelles per una performance dal vivo e l’acquisizione di una sua opera.


Gate #49



La tua pratica come artista, la vedo molto "sinestetica": il tuo lavoro tocca sfere diverse, come il video, l’installazione e la scultura, come gli altri artisti di questa rubrica. Puoi dirmi qualcosa di più? Come si articolano questi medium insieme?

La mia ricerca è frutto un po di tutte le mie esperienze, ho studiato sia video che pittura per poi lavorare nella musica, insegnare fotografia e per ultimo la scultura, ho sempre cercato di mescolare tutti questi medium per provare a creare un linguaggio nuovo, penso che in questo momento storico ci sia un bisogno di far immergere le persone in un determinato contesto, un immaginario completamente nuovo per attivare una relazione tra la loro figura e lo sfondo, lo spazio e le opere.



Peegel, 30x40x10, ovatta ricoperta da tessuto specchiante, 2023

Quali sono i tuoi riferimenti letterari e artistici?

Seguo con molto interesse il filosofo contemporaneo Luciano Floridi, ho intitolato la mia prima personale da Alessandro Albanese a Milano facendo omaggio a una sua metafora poetica ed esatta sull’ habitat ibrido delle Mangrovie, in equilibrio naturale tra acque dolci e salate, che assimila alla condizione umana attuale, divisa tra mondo digitale e reale. Ho sempre seguito con interesse anche la danza/perfomance poiché crea delle immagini in movimento, mi sono emozionato con lo spettacolo She di Saburo Teshigawara e guardo molto anche ad artisti come Nanda Vigo, Jules Olitski, Claudio Olivieri, fondamentali per la mia crescita fino ad ora che pur guardando aspetti più classici che fanno parte della nostra storia dell’arte europea, si è soffermata molto sull’Asia che oltre ad essersi imposta come potenza economica e di produzione culturale, esportando una “Chinatown” in quasi ogni località del mondo. Le distanze geografiche si accorciano ulteriormente e non solo con l’Asia, bensì con il mondo intero, con l’aumento massivo di utilizzo delle nuove tecnologie, i social, il metaverso, l’intelligenza artificiale e l’economia virtuale che tendono a provocare isolamento tra gli individui o comunque ad aumentare il livello di complessità della nostra vita quotidiana, sempre connessa.


Ferusa, 2021.jpeg : Ferusa, 138x76, pittura digitale, olio, spray and mixmedia, 2021

Puoi dirmi qualcosa di più sul progetto che hai realizzato per Spazio15? In particolare, la relazione tra le opere e l’installazione?

Il progetto realizzato per Spazio15 era nella mia testa da un po’ di tempo, e ho trovato luogo giusto dove realizzarlo, poiché è una vetrina su strada di giusta grandezza per poterla “riempire” completamente, mi interrogo spesso sulla verità o realtà in questo momento storico e allora quale miglior modo se non sdoppiando il pavimento?

Nel progetto Artemis ho riflettuto su come il rapporto dell' uomo stia cambiando attraverso la natura e la tecnologia partendo da elementi virtuali, ho utilizzato tutti materiali e tessuti di plastica, leggeri, come se fossero frutto di una modellazione virtuale, ricreando un ambiente freddo con sculture che pur dai colori in continuo movimento si possono toccare. Artemis è il progetto della NASA di colonizzazione dell’uomo sulla Luna che si pensa avverrà entro il 2030, quale miglior pensiero per evadere da un mondo complesso alla ricerca di un Eden ?



Invece, le tue opere video digitali come entrano in dialogo con la tua pratica?

Le mie opere video hanno un progetto inverso di realizzazione inverso di come abitualmente lavoro, ovvero realizzo dei video in movimento con il mio telefono e vari filtri che si usano sui social ad i miei lavori pittorici, per poi sovrapporli con il software Premiere come se fossero dei livelli, più o meno come lavoro nella pittura e creo delle video-pitture che prendono il nome di Gate. Questi lavori permettono al mio lavoro fisico di avere subito un rimando al mondo digitale e vengono appoggiate per terra come dei portali ipnotici che ti permettono di visualizzare immagini e forme disparate in luoghi distopici.



Installation view, Camera Tripla, Galleria LABS, Bologna 2022

Installation view con Holo flower, 35x35x20, polistirolo ricoperto da tessuto cangiante, 2023

Come continua la storia di Mattia? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Questa è una bella domanda, un artista non conosce bene il suo futuro, è come un'onda sinusoidale, si vivono momenti di solitudini con momenti pieni di emozioni, un artista si pone sempre tante domande, pronto per nuove sfide. Adesso sono in mostra a Roma e poi chissà quale altro pianeta.


Installation view, from Artemis, Spazio15, Brescia, 2023


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EN VERSION


The research of Mattia Sugamiele (Erice, 1984) focuses on installation and the use of multiple mediums, including painting, sculpture, new technologies and video.

His work recalls the digital world, in which forms and objects tend to dematerialize, to merge and become impalpable. Sugamiele's works experience the paradox of a physical, soft, and hybrid restitution, not purely virtual. The heterogeneity of his installations and works becomes a space for questioning the relationship between humanity and technology, a dialogue of creation, adversity, and continuous transformation.

After a diploma in production and audio video at the IED in Milan, a degree in painting practice at the Brera Academy in Milan, he was included in a number of group exhibitions, Grafica in Opera at Villa Gori (Lucca, 2013), the group show New Looks at Museo Magi (Pieve di Cento, BO, 2014), Amori Possibili at Piero Manzoni's Ex Studio (Milan, 2014) and Pittura Futura at Roberto Casiraghi's Spazio Rivoli 2 (Milan, 2016). Alongside his painting practice, Sugamiele integrates the musical dimension, creating a sound painting project MM/SS performed at Meet Factory (2014), Festival della Fotografia Europea (Reggio Emilia, 2014) and Café Central (Brussels, 2015). Starting in 2017, the artist devoted himself entirely to the development of his research with a residency period at Viafarini (Milan 2020-2021) with exhibitions at Photo Israel (Tel Aviv, 2017), Manifesta 12 (Palermo, 2018). The same year, he won the prize and exhibited at Hangar Art Center (Brussels, 2021), at a. topos (Venice, 2021), Edicola Radetzky (Milan, 2021), at Art on video curated by Chiara Guidi (Salerno, 2021), at Cica Museum (South Korea 2021), Die Digitale (Dusseldorf, 2021), in the solo exhibition at Alessandro Albanese gallery (Milan 2021), the group show at Galleria Verrengia (Salerno, 2022) and Labs Contemporary (Bologna, 2022). In 2023 he was invited by the European Commission to Brussels for a live performance and acquisition.


Your practice as an artist, I see it as very "synesthetic": your work touches different spheres, such as video, installation and sculpture, like the other artists in this column. Can you tell me more about that? How do these mediums articulate together?

My research comes from all my experiences, I studied both video and painting and then worked in music, teaching photography and lastly sculpture, I have always tried to mix all these mediums to try to create a new language, I think in this historical moment there is a need to make people immerse themselves in a certain context, a completely new imaginary to activate a relationship between their figure and the background, the space and the works.


What are your literary and artistic references?

I follow with great interest the contemporary philosopher Luciano Floridi, I titled my first solo exhibition at Alessandro Albanese's in Milan paying homage to one of his poetic and exact metaphors about the 'hybrid habitat of Mangroves, in natural balance between fresh and saltwater, which assimilates to the current human condition, divided between the digital and real worlds. I have also always been interested in dance/performance as it creates motion images, I was moved by the Saburo Teshigawara show, named She and I also look a lot at artists like Nanda Vigo, Jules Olitski, Claudio Olivieri, fundamental to my growth so far. While I am looking at more classical aspects that are part of our European art history, I was interested a lot in Asia. In addition to having established itself as an economy, exporting a "Chinatown" to almost every location in the world, their culture is spreading and influencing us. Geographical distances are becoming even shorter, and not only with Asia, but with the whole world, with the massive increase in the use of new technologies due to the pandemic period, social media, the metaverse, artificial intelligence and the virtual economy, which tend to cause isolation among individuals and to increase the level of complexity of our daily, always-connected lives.




Can you tell me more about the project you did for Spazio15? In particular, the relationship between the works and the installation?

The project made for Spazio15 had been in my head for some time, and I found the right place to make it, since it is a street window of just the right size to be able to "fill" it completely. I often question the truth or reality at this historical moment and so what better way than by splitting the floor?

In the Artemis project I reflected on how the relationship of 'man is changing through nature and technology starting with virtual elements, I used all plastic materials and fabrics, light, as if they were the result of a virtual modeling, recreating a cold environment with sculptures that although from the constantly moving colors can be touched. Artemis is NASA's project of man's colonization on the Moon which is expected to happen by 2030, what better thought to escape from a complex world in search of a new Eden ?


Instead, how do your digital video works enter into dialogue with your practice?

My video works have a reverse realization project of how I usually work, that is, I make moving videos with my phone and various filters that are used on social to my pictorial works, and then overlay them with Premiere software as if they were layers, in much the same way that I work on canvas and create video-paintings that are named Gate. These works allow my physical work to have an immediate reference to the digital world, and they are placed on the ground like hypnotic portals that allow you to visualize disparate images and shapes in dystopian places.


How does Mattia's story continue? What are your future plans?

That's a good question, an artist doesn't really know his future, it's like a sine wave, you experience moments of loneliness with moments full of excitement. The artist always asks himself so many questions and he is ready for new challenges. Now I'm exhibiting in Rome and then who knows what other planet.









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