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In Focus: Rewire Festival | AISHA DEVI

Updated: May 13

A poche settimane dalla performance a Rewire, Aisha Devi offre uno sguardo profondo nel suo mondo artistico ma soprattutto in quello spirituale. Esplorare la sua musica e la sua pratica ci permette di affrontare i temi dell'immortalità, della ricerca della trascendenza e del ruolo della musica nel contesto dell'iper-materialismo contemporaneo. La sua visione funge da ponte verso un regno intangibile fatto di percezioni e consapevolezze superiori. I suoi live, concepiti come esperienze collettive e transformative, ci conducono verso una dimensione eterea. Ad arricchire questa narrazione, è la collaborazione con Emmanuel Biard per la performance “Le Immortales”.



'Les Immortelles', il tuo show a Rewire, porta con sé un nome che evoca un viaggio nel regno ultraterreno. Come interpreti l'immortalità e in che modo questo tema influenza la tua musica, soprattutto nel tuo ultimo album? Come credi che la tua musica sia in grado di aiutare le persona a riconsiderare l'esistenza e l’eternità?


Ritengo che la nostra civiltà sia giunta all'apice dell’iper-materialismo. Da sempre gli esseri umani avvertono qualcosa che vada al di là del mondo materiale, ma è come se ne avessero perso il legame . Uno dei miei obiettivi nella musica è rivelare il regno intangibile e riconnetterci con esso. L’iper-materialismo ha offuscato la nostra percezione dell'immortalità e il mondo sta diventando sempre più malato, e intrappolato nel 3D.


Mi considero una sorta di metafisica, con l’obbiettivo di plasmare la percezione delle persone, inducendo uno stato simile a quello di una trance che porti alla dissoluzione dello spazio-tempo e renda possibile la inter-penetrabilità tra i piani. La mia esplorazione coinvolge alchimia, rituali e saggezza ancestrale, puntando alla rivelazione della trascendenza. Queste pratiche, sebbene sottovalutate nel mondo occidentale, mirano ad elevare la nostra coscienza.


Aisha Devi at Rewire Festival
Ph. Francesco Bartoli Avveduti

Molte persone, me inclusa, affrontano sfide legate alla salute mentale. Ci troviamo a dover conciliare il materialismo con l'idea di immortalità, percependo l'esistenza in un altro piano ma mancando di esperienze tangibili nella società mainstream. Per questo motivo, le persone cercano spettacoli, musica e attività che rispecchino la loro interiorità, e gli permettano di accedere alla loro immaterialità e all'essenza infinita e immortale innata.


In questo mondo che ci intrappola più che mai, spesso il concetto di salute mentale viene trattato attraverso la musica. Per te, questa sorta di "terapia" è sempre stata un elemento costante nel tuo approccio al fare musica.


Credo di essermi inizialmente avvicinata alla musica perché mi sentivo inadeguata nel mondo. Ho iniziato a fare musica perché ero semi-orfana, cresciuta da mia nonna in un contento violento. Il dolore è stata la mia principale ispirazione. Mi sono sentita esogena ed emarginata in questo mondo fin dal principio. Quindi, l'essenza della mia vita è sempre stata quella di cercare approvazione.


Penso che questo sia un punto di partenza comune per molti artisti: il senso di inadeguatezza e il desiderio di creare il proprio universo. Così, il primo atto di fare musica è stato un'affermazione di sé, un modo per convalidare e ricreare se stessi. La creazione è un atto di sfida contro la propria nascita e un sistema opprimente. Ho costruito un mondo parallelo a cui poter appartenere, e ora le persone vogliono entrarvi perché offre rifugio. Fondamentalmente, stiamo costruendo un sistema alternativo.




La tua musica sembra costruita apposta per i live. Il mondo parallelo che costruisci sul palco è il tuo rifugio, il tuo santuario e inviti il pubblico a farne parte. Come percepisci questa interazione tra il performer e il pubblico e che significato attribuisci all'energia collettiva nell'unirci in questo grande viaggio cosmico?


Il mio obbiettivo è ribaltare l'idea del performer come apice della piramide. Voglio che la mia performance sia un'esperienza collettiva. Tuttavia, come hai accennato, questo è un processo studiato in maniera consapevole. Investo tutte le mie competenze e conoscenze, utilizzando varie tecniche sonore per creare un universo musicale che avvi un processo di guarigione. Costruisco un mondo di frequenze in cui le persone si possano sentirsi libere di ballare e di esprimersi. Non concepisco più le mie performance come unilaterali, ma piuttosto come un'ascensione multiforme verticale come iniziazione alla leggerezza e come cura dalla gravità.

Aisha Devi at Rewire Festival
Ph. Francesco Bartoli Avveduti

Certamente, la scenografia e tutti gli elementi visivi sono parte integrante della performance, e arricchiscono e supportano il messaggio che vuoi trasmettere. Potresti dirci qualcosa di più sulla collaborazione con Emmanuel Biard?

Questo progetto si intitola 'Les Immortelles', che significa 'gli immortali' in francese. La collaborazione con Emmanuel Biard è stata fondamentale, ha subito colto l’essenza del progetto. Non sono state necessarie grandi spiegazioni in quanto ci siamo intesi fin da subito rispetto ai concetti che stavamo esplorando. Il mio obiettivo era guidare il pubblico attraverso un'odissea omni-dimensionale, che culminasse nell'illuminazione. Ho immaginato effetti specifici nella musica per indurre stati simili a un trance, che Emmanuel ha trasformato in elementi visivi. La fusione tra percezione sonora, visiva e fisica crea una forza dinamica, accompagnando questo viaggio del pubblico verso la trascendenza.


Aisha Devi at Rewire Festival
Ph. Francesco Bartoli Avveduti

Un altro tema fondamentale è quello della tecnologia. Con il progresso tecnologico, ci si distacca sempre di più dal presente, e si tende ad esplorare più a fondo la coscienza. Come credi che evolveranno la tua musica e le tue performance parallelamente a questi cambiamenti?

Sono affascinata dal modo in cui la tecnologia oggi solleva interrogativi metafisici. Il mio brano “I’m not always where my body is” parla proprio di questo. Osservare le persone immerse in mondi virtuali e completamente esistervi nonostante non siano fisicamente presenti è una buona dimostrazione della nostra probabile essenza immateriale e dell'appartenenza all'intangibile. Mentre le esperienze fisiche offrono appagamento, le esperienze virtuali incarnano l'eternità, con la potenzialità di espandere il cervello umano. La virtualità è il modo moderno di OBE e una riconnessione all'onnipresenza e all'immortalità. Il futuro della virtualità dipende dalle sue intenzioni. Può portare a una profonda evoluzione della coscienza o alla rovina.


Credo che il problema non risieda nel mezzo stesso, ma in come viene utilizzato, il che può influenzare le connessioni sinottiche e il DNA delle persone. Il vecchio mondo occidentale sta crollando, poiché passeremo dalla vecchia scuola dell'iper-materialismo a una nuova era di coscienza dimensionale. Tuttavia, questa transizione potrebbe portare a sfide crescenti per la salute mentale, poiché adattarsi a questo cambiamento sarà difficile.


Aisha Devi at Rewire Festival
Ph. Francesco Bartoli Avveduti

Qual'è il tuo rapporto con la scena clubbing oggi?

La club culture è il mio rifugio, organizzo rave in Svizzera da quando ero adolescente. I rave costituiscono l'essenza della cultura dei club e questi ultimi emulano l'esperienza all'aperto con la loro struttura luminosa, stroboscopica, fumo, laser... l'intero allestimento del club è solo una simulazione del cosmo. I club sono uno degli ultimi spazi moderni comuni e rituali, uno spazio sicuro per la comunità degli emarginati e queer e credo che si rafforzerà come un territorio polimorfo che fonde tutte le forme di creazione.


Quando entri in un club o partecipi ad un concerto, è come se entrassi in un mondo parallelo. Dopo aver partecipato ad una delle tue performance, cosa speri che le persone si portino a casa?

Amo l'idea che la musica continui a risuonare in loro e produca esplicitamente certi suoni che risuoneranno nelle ossa, negli atomi e nel DNA delle persone per molto tempo dopo lo spettacolo. E' l'idea di una guarigione continua.


Aisha Devi at Rewire Festival
Ph. Francesco Bartoli Avveduti


E cosa pensi dei festival come Rewire in cui ci si ritrova immersi senza sosta in una performance dopo l’altra?

Amo i festival per la loro varietà, ognuno offre un'esperienza unica. La natura interdisciplinare dei festival, e il passaggio tra linguaggi musicali differenti, dove convergono diverse forme d'arte, stimola sia il corpo che la mente, offrendo una pausa dalla routine e aprendoci a nuove prospettive. Per me, il futuro del raving è interdisciplinare e sfaccettato.


Ultima domanda: se potessi scegliere un luogo ideale, reale o di fantascienza, dove esibirti dal vivo, quale sarebbe?

L’Etere. L’essenza della mia musica incarna l'etereo. L’Etere rappresenta lo spazio della quinta dimensione, è la radice dell'eternità. Simboleggia il superamento dello spazio-tempo e della gravità, una dimensione di pura leggerezza. Il mio intento è immergermi completamente nell’Etere, da cui deriva il termine "aether-rave" con cui definisco la mia musica, unendo il concetto alla radice sanscrita di "rave", che significa suono o rumore. Questa connessione riflette il mio interesse per l'etimologia, armonizzando il suono dell'ether-rave con quello dell'infinito.





Curated by: Alice Suppa

Photography: Francesco Bartoli Avveduti



ENGLISH VERSION


Just on the cusp of her performance at Rewire, Aisha Devi offers a profound glimpse into her artistic world, one deeply intertwined with spirituality. Through an exploration of her music and practice, we navigate themes of immortality, the pursuit of transcendence, and the role of music amidst contemporary hyper-materialism. Acting as a conduit to an intangible realm of heightened perceptions and awareness, her vision beckons us forth. Her live performances, conceived as collective and transformative journeys, guide us into an ethereal dimension. Further enriching this narrative is her collaboration with Emmanuel Biard for the performance "Les Immortelles."


Aisha, your performance at Rewire is titled 'Les Immortelles', suggesting a journey into the realm of immortality. How do you perceive immortality influencing your music overall and in your latest album? And how does this exploration prompt people to reconsider existence and eternity?

I believe our civilization has reached a peak in hyper-materialism. For centuries, humans have sensed something beyond the material world, but the connection seems to have been completely lost. One of my goals in music is to reveal and reconnect intangible realm. Hyper-materialism has obscured our perception of immortality and the world is becoming sick trapped in the 3D.

I consider myself a kind of meta-physicist, aiming to alter people's perception, inducing a trance-like state that will induce spacetime dissolution and reinitiate the inter-penetrability between planes. My exploration involves alchemy, rituals, and ancestral wisdom, all converging on generating transcendence. Practices, though underutilized in the Western world, aim to elevate our consciousness.

Many individuals struggle with mental health issues, myself included. We face a challenge reconciling materialism with the idea of immortality, sensing existence in another plane but lacking experience and knowledge in mainstream society. Hence, people seek out performances, music, and activities that resonate with them, enabling access to their immateriality and innate infinite and immortal essence.


In this world that ensnares us more than ever, we often associate music with mental illness. Since you just mentioned it, I'm curious if this kind of "treatment method" has always been a constant in your approach to making music.

I believe I initially turned to music because I felt inadequate in the world. I started making music because I was a semi-orphan, raised by my grandmother in a violent context. Pain was my primary inspiration. I felt exogenous and unwanted in this world from the very beginning. So, my life's essence has always been about seeking validation.

I believe this is a common starting point for many artists: the sense of inadequacy and the urge to create their universe. Thus, the first act of making music was an affirmation of self, a way to validate and recreate oneself. Creation is an act of defiance against one's birth and an oppressive system. I've been building this parallel world and now people want to enter it because it provides shelter. We are essentially constructing an alternate system.


I think it's evident in your performance style: the parallel world you construct onstage is your haven, your sanctuary. Thus, it seems your music is custom-made for live performances. You beckon the audience to step into your sonic universe. How do you perceive the interaction between the performer and the audience? What significance do you attribute to collective energy in uniting us as fellow travelers on this cosmic voyage?

My aim is to morph the notion of performer being at the apex of the pyramid. I want my performance to be a trans-collective experience. However, as you mentioned, it's tailored consciously. I invest all my technique and knowledge, employing various sonic tricks to construct a sonic realm that will initiate a healing. I'm constructing a world of frequencies that people enter, providing them mental and physical relief to dance and physically express themselves. I no longer view performances as unilateral, but rather a vertical multiform ascension as a initiation to weightlessness ad a cure from the gravity;


And of course, the scenography and all the visual elements enhance the audience's understanding of your message; Can you discuss the creative process behind the collaboration with Emmanuel Biard?

This piece is called ‘Les Immortelles’, which means ’the immortals’ in French. The collaboration with Emmanuel Biard has been pivotal. Emmanuel required little explanation, as we shared an intuitive understanding of the concepts we explored. My vision was to guide the audience through an omni-dimensional odyssey, culminating in enlightenment. I envisioned specific effects in the music to induce trance-like states, which Emmanuel seamlessly translated into visual elements. The fusion of sonic, visual, and physical alternated perception creates a dynamic force, facilitating the audience's journey toward transcendence.


Another main theme you explore is one of technology. As society advances technologically, there's a growing detachment from the present moment, prompting a deeper exploration of consciousness. How do you envision your music and performances evolving in response to these changes? 

I'm fascinated by how technology now prompts metaphysical inquiries. My track "I'm not always where my body is" delves into this theme. Observing people immersed in virtual worlds and completely exiting there despite not being physical present is a good demonstration of our probable immaterial essence and belonging to the intangible. While physical experiences offer fulfillment, virtual experiences embody eternity, with the human brain's infinite potential contributing to this perception. The future of virtuality depends on its intentions. It can lead to profound evolution or downfall. We're transitioning from "time is money" to an existence beyond temporal and spatial constraints, guided by the pursuit of happiness.


I believe the issue lies not with the medium itself, but with how it's utilized, which can influence people's mindset and DNA. This is evident in the younger generation, who are constantly connected online. They possess different cognitive patterns and perspectives.

In my opinion, this shift could potentially prevent societal collapse, as we transition from an era of hyper-materialism to a new one. However, this transition may lead to increased mental health challenges, as adapting to change can be difficult.

The old Western world, characterized by hyper-materialism, is crumbling. We're now entering a new era that values ancestral knowledge, focusing on concepts like infinity, immortality, and cycles. 


Based on this perspective, how do you see the evolution of the club scene?

Club culture is my sanctuary, cultivated through my whole teens organizing DIY outdoor raves in Switzerland. Rave's are club culture's essence and clubs emulate emulate the outdoor experience with its lighting structure, strobes, smoke, lasers... the whole club display is just a simulation of the cosmos. Clubs are one of the last communal and ritual modern space, our outcasts and queer community safe territory and I think will empower itself as a polymorph territory merging all forms of creations.


When you enter a club, event, or concert, you step into your world. It's a ritual. So, after experiencing this, what do you hope the audience took away from your performance?

I love the idea that music still resonates with them. And I produce certain sounds that will resonate in people's bones, cells, hearts, atoms, for a long time after the show. That's the intention of healing also.


And what about festivals like Rewire where you move from one experience to another…

I love festivals for their diverse range of artists and practices, each offering a unique experience. Festivals' interdisciplinary nature and the transition between musical languages, where different arts converge,  stimulate both body and mind offering a break from routine and fostering new perspectives. For me, the future of raving is interdisciplinary and multifaceted.


So one last question: If you could choose an ideal place, real or science fiction, where to perform this live, where would it be? 

The Aether. The essence of my music embodies the ethereal. Aether represents the space of the 5D and serves as the root word for eternity. It symbolizes transcending space-time and gravity, existing in weightlessness. I aim to immerse myself in the aether, hence the term "aether-rave" to describe my music, drawing from the Sanskrit origin of "rave" meaning sound or noise. This connection reflects my interest in etymology, aligning the sound of the aether-rave with that of eternity.

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