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Punk: l’eco del nichilismo

In che modo la controcultura più dirompente del secolo scorso ha svelato le illusioni moderniste? Cosa abbiamo ereditato dai suoi linguaggi e cosa nel corso del tempo è stato edulcorato?


Anni ’70, New York e Londra sono i due poli delle avanguardie nell’arte, nella musica e nella moda. Qualcosa però sta cambiando per sempre, il collasso socio-economico si avvicina, la promessa di un futuro ottimistico e tecnologico del decennio precedente si è rivelata una farsa, la visione utopistica condita da festival nella natura e LSD degli hippie è stata sfatata dall’eroina.

Siamo nell’esatto momento di passaggio tra due epoche, di cui la seconda è la negazione della prima, il modernismo e il postmodernismo, e, si sà, il cambiamento parte dal basso, dal grezzo, dallo “sporco” (un concetto che tornerà spesso parlando del movimento Punk).


Il sociologo Zygmunt Bauman, in rapporto alla nostra società attuale, utilizza la metafora della “liquidità.” La liquidità e la flessibilità si contrappongono, come stato ideale delle cose e delle relazioni, ai corpi solidi della modernità che ricerca compulsivamente la perfezione e l’ordine. Il fallimento della modernizzazione e della sua eccessiva solidità ci ha portati ad una forma sociale in cui “l’ideale e lo standard di tutte le strutture, o quasi, è la totale biodegradabilità, che inizia subito dopo l’assemblaggio”. - Bauman, 2012, prefazione.

Dall’idea di controllo e definizione del futuro, si passa alla completa assenza di un’immaginazione dello stesso al fine di scongiurare qualsiasi rischio di non poter sfruttare le opportunità ancora ignote. Il postmodernismo si pone in diretta antitesi rispetto al modernismo proponendo una visione ironica, frammentata e confusa del mondo, ad essere riconsiderati sono soprattutto i valori della società: si passa dal rigore formale e dalla simmetria all’eccesso e all’imperfezione, dalla visione unificata del futuro alla risignificazione del passato.


Il Punk è nel mezzo e parte dalla frammentazione.



In un mercato discografico in cui il rock ha ormai perso la carica ribelle a favore della ricerca formale e la disco music conquista le masse. L’impresario Malcom McLaren, che già a New York aveva captato un cambio di rotta di una piccolissima nicchia musicale, decide di porsi in netto contrasto con l’industria consumistica del tempo. Da qualche tempo compagno di Vivienne Westwood, i due gestiscono una boutique in King’s Road a Londra che cambia spesso nome e relativo allestimento nel corso del tempo (da Let it Rock diventa Too fast to live too young to die, poi Sex, Seditionaries e infine World’s end), e nel 1975 arriva l’intuizione: prende alcuni frequentatori dall’aspetto sovversivo della boutique (allora “Sex”) e fonda i Sex Pistols, curandone l’ideologia e il look insieme a Vivienne.

Il Punk (che letteralmente significa “di scarsa qualità”), a differenza delle sottoculture precedenti, non ha dei simboli uniformanti e non segue un processo lineare, tutto viene recuperato, sovvertito e risemantizzato attraverso la tecnica del bricolage: la spilla da balia, un elemento tipico dell’infanzia, diventa un piercing, viene rivisitata la camicia di forza dei carcerati, la svastica viene esibita non come adesione ad un’ideologia ma in simbolo di crollo della stessa. L’abbigliamento attinge dal mondo del sadomaso, si rompono i confini di genere e le regole sociali. Si può dire che il punk inizia quei processi espressivi tipici del post-modernismo quali l’eclettismo, il pastiche e la reinterpretazione, la conformità viene meno ed emerge l’individualizzazione. L’obiettivo da parte di una generazione insoddisfatta è quello di oltraggiare, scandalizzare e rimettere in discussione tutto.


Ma come la controcultura Punk è stata assorbita dalla società? Sebbene criticati e censurati dai media e dalle mentalità convenzionali, lo stile dei punk è spesso stato preso in prestito dalla moda: nel 1977 la designer inglese Sandra Rhodes debutta con la sua prima collezione “Conceptual Chic” con chiari rimandi alla decostruzione e a quegli elementi identificativi della controcultura (sollevando non poche polemiche) e nel ‘94 persino Gianni Versace inserisce delle spille nell’abito che Liz Hurley indossa alla prima di “Quattro matrimoni e un funerale”. Oggi nei negozi di Fast Fashion possiamo trovare gonne decostruite, spille e giacche in pelle con borchie, ma cosa realmente è rimasto di quella rivoluzione che voleva rappresentare la disillusione, l’assenza di un futuro?

L’eredità del Punk è nell’approccio, lo abbiamo visto con Rei Kawakubo, negli Antwerp Six ed ancora in Martin Margiela ma anche in tanti designers emergenti che usano il rifiuto da parte della società per creare qualcosa in antitesi con il pensiero comune, per cercare un confronto e per rivalutare e rimettere sempre in discussione quello che sembra.




ENGLISH VERSION



Punk: the echo of nihilism


How did the most disruptive counterculture of the last century unravel modernist illusions? What have we inherited from its languages and what over time has been edulcorated?


1970s, New York and London are the two poles of the avant-garde in art, music, and fashion. Something, however, is changing forever, socio-economic collapse is approaching, the promise of an optimistic and technological future of the previous decade has turned out to be a farce, the utopian vision laced with nature festivals and LSD of the hippies has been debunked by heroin.

We are at the exact moment of transition between two epochs, the second of which is the negation of the first, modernism and postmodernism, and, it is known, change starts from the bottom, from the raw, from the "dirty" (a concept that will return often when talking about the Punk movement).


Sociologist Zygmunt Bauman, in relation to our current society, uses the metaphor of "liquidity."

Liquidity and flexibility are contrasted, as an ideal state of things and relationships, with the solid bodies of modernity, which compulsively seeks perfection and order. The failure of modernization and its excessive solidity has led us to a social form in which "the ideal and standard of all structures, or nearly all structures, is total biodegradability, which begins immediately after assembly." - Bauman, 2012, preface. From the idea of control and definition of the future, we move to the complete absence of an imagination of it in order to avert any risk of not being able to take advantage of the still unknown opportunities. Postmodernism stands in direct antithesis to modernism by proposing an ironic, fragmented, and confused vision of the world; what is being reconsidered are, above all, the values of society: we move from formal rigor and symmetry to excess and imperfection, from a unified vision of the future to a resignification of the past.


Punk is in the middle and starts from fragmentation.

In a record market in which rock has now lost its rebellious charge in favor of formal research and disco music is conquering the masses. Entrepreneur Malcolm McLaren, who had already picked up on a shift in a very small musical niche in New York, decides to stand in marked contrast to the consumerist industry of the time. For some time Vivienne Westwood's partner, the two ran a boutique on London's King's Road that frequently changed its name and related set-up over time (from Let it Rock became Too fast to live too young to die, then Sex, Seditionaries and finally World's end), and in 1975 came the intuition: he took some of the boutique's subversive-looking frequenters (then "Sex") and founded the Sex Pistols, curating their ideology and look together with Vivienne.


Punk (which literally means "of poor quality"), unlike previous subcultures, does not have uniforming symbols and does not follow a linear process, everything is recovered, subverted and resemantized through the technique of bricolage: the safety pin, a typical element of childhood, becomes a piercing, the prisoners' straitjacket is revisited, the swastika is exhibited not as an adherence to an ideology but in symbol of its collapse. Clothing draws from the world of S&M, gender boundaries and social rules are broken. Punk can be said to initiate those expressive processes typical of post-modernism such as eclecticism, pastiche, and reinterpretation; conformity is diminished and individualization emerges. The goal on the part of a dissatisfied generation is to outrage, scandalize and question everything.


But how was the Punk counterculture absorbed into society? Although criticized and censored by the media and conventional mindsets, the style of punks has often been borrowed by fashion: in 1977 British designer Sandra Rhodes debuted her first "Conceptual Chic" collection with clear references to deconstruction and those identifying elements of the counterculture (raising quite a bit of controversy), and in '94 even Gianni Versace included pins in the dress Liz Hurley wore to the premiere of "Four Weddings and a Funeral." Today in Fast Fashion stores we can find deconstructed skirts, pins and studded leather jackets, but what really remained of that revolution that was meant to represent disillusionment, the absence of a future?


The legacy of Punk is in the approach, we have seen it with Rei Kawakubo, in the Antwerp Six and again in Martin Margiela but also in so many emerging designers who use the rejection by society to create something in antithesis with the common thought, to seek a confrontation and to re-evaluate and always question what it looks like.


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