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Macchine iconiche: i pilastri della musica elettronica

Si può pensare al nostro presente musicale come a un’eredità lasciataci da un tempo che ci appare nostalgicamente lontano di cui però per un curioso e insolito motivo ci sentiamo comunque parte. Capita spesso, magari quando siamo in un club, di sentirsi coinvolti da una traccia che ci spinge a muoverci e a goderne e poi scoprire che è stata registrata molto tempo fa, forse addirittura prima che nascessimo. Questo perché nella musica elettronica ci sono diversi protagonisti e, alcuni di essi, non sono umani. Ogni pezzo deriva dalla sinergia di macchina e compositore che uniti nell’operazione, in quel preciso momento spazio-temporale, danno vita alla magia unica di un pezzo musicale estremamente coinvolgente. Come si può ovviamente intuire i soggetti musicali umani si sostituiscono frequentemente nell’arco di decenni, ciò non si può dire per la controparte tecnologica che rimane ancora ben presente nella maggior parte degli studi musicali dalla sua data di produzione. I suoni di queste macchine, diventate ormai leggendarie, sono stati e vengono usati, campionati, manipolati, sperimentati, ancora oggi (e con molta più comodità di un tempo dato che sono disponibili tutti i loro suoni registrati online). Questi strumenti hanno reso possibile una pratica che ha poi iniziato un’era; quella di registrare musica ovunque o, almeno, non per forza in un ben avviato studio musicale. C’è da capire che ogni traccia di una canzone, in passato, doveva essere studiata, eseguita e registrata da strumentisti negli studi musicali e servivano, oltre che le abilità e gli strumenti, costosi apparecchi e conoscenze di registrazione. Questo processo è stato semplificato a tal punto - grazie all'arrivo sul mercato di nuovi dispositivi - che tutto poteva essere svolto da una singola persona e nello spazio di un garage, per esempio. Non è difficile intuire che il modo di suonare, fruire e concepire la musica stava cambiando repentinamente e indelebilmente. Andiamo qui di seguito ad esplorare brevemente i tools che sono stati elevati maggiormente come portavoce del suono elettronico con qualche nozione storica.


ROLAND RHYTHM COMPOSER TRIO (TR-808,909 e 707)

Un buon pezzo dance deve avere una buona traccia ritmica che gli fa da fondamenta e queste macchine sono di fatto le fondamenta della musica e all'unisono anche culto dance underground elettronico, dalla house, techno all’hip-hop. Un tris di macchine dal timbro singolare e distinguibile tra loro che hanno accompagnato stili e generi diversi ma tutte svolgendo ruoli da protagoniste indiscusse.Prima di elencarle procedo con una piccola ma doverosa infarinatura storica del loro padre e inventore.Nato nel 1930 Ikutaro Kakehashi, detto “Taro”, era un giovane appassionato di musica e soprattutto di strumenti musicali elettronici che, nel 1960, fondò la sua azienda, Ace Electronic Industries, Inc. con l’obbiettivo di inventare e costruire strumenti di nuova generazione. La sua attiva produzione iniziò nel 1963 costruendo macchine per l’accompagnamento ritmico degli organisti. Erano si drum machines ma di concezione molto semplice; basti pensare che la prima altro non erano tasti che rispondevano un suono persuasivo quando venivano premuti, successivamente introdusse dei pattern ritmici fissi, nulla di più che una semplice funzione di accompagnamento. Nel 1972 fondò la famosa Roland Corporation, società sempre focalizzata sull’invenzione e sviluppo di nuovi strumenti, e continuarono ad elaborare i loro accompagnatori ritmici inserendo nuovi stili, pattern, funzionalità ecc. fino ad

arrivare alla svolta, nel 1980.Il lancio sul mercato della TR-808 Rhythm Composer segna l’inizio di un’era e forse anche più di una. Si trattava appunto di una macchina per la composizione di basi ritmiche attraverso i suoni integrati, analogici e digitali. Contrariamente all’immagine che abbiamo oggi di questa macchina il suo lancio fu un fiasco, denigrata da molti professionisti del settore come di sonorità troppo “artificiosa” poco fedele ai suoni “reali” percussioni e giudicata di minor livello rispetto alla diretta concorrente sul mercato, la Linn LM-1. Ne furono prodotte solo 12.000 esemplari e fu ritirata dal mercato nel 1983.Fino a qui nulla di strano, almeno all’epoca, quello che però era inaspettato è stato l’enorme successo musicale che hanno ottenuto nel panorama musicale del “sottosuolo”, dove la musica si respirava in termini abbastanza diversi, ora come all’epoca. La macchina che rompeva le regole ha trovato spazio laddove le regole avevano meno impatto. Negli anni seguì la produzione di altre due macchine simili nel concetto: la TR-909 e la TR-707, tutte di eguale potenza ma di unico carattere sonoro ed estetico, i loro suoni sono stati suonati e registrati miliardi di volte in miliardi di brani e altrettante performance live. Si perché queste macchine oltre che per registrare erano super versatili anche sullo stage permettendo dinamiche variazioni e controlli on-the-fly. Nel giro di un decennio il suono unico di questi strumenti divenne di godimento popolare diventando standard del componimento ritmico.





ROLAND TB-303

Commercializzata nel 1981, The Guardian (2011) definisce l’avvenimento come uno dei 50 eventi chiave nella storia della musica dance. Inizialmente sviluppata per fornire accompagnamenti di basso per studi chitarristici. Non prestandosi molto bene all’utilizzo la produzione venne chiusa prestissimo (solo 18 mesi!) con solo 10.000 unità prodotte. Il suo potenziale venne però estrapolato non troppi anni più tardi nelle medesima scena della sorella TR-808, soprattutto a Chicago dove la nascente scena house aveva bisogno esattamente di quel tipo di sound per affermarsi, inoltre da un particolare timbro unico ottenibile deriverà una solida corrente musicale presente ancora oggi in varie forme, l’Acid, che prende il nome proprio dalla sensazione timbrica che restituisce quel particolare suono, acido, appunto. Ascoltare per credere.Un idea semplice; un solo oscillatore (generatore elettronico di suono), disponibile nella modalità dente di sega o onda quadra, un filtro passa-basso (a -18db per ottava) ed essenziali controlli di inviluppo sono la ricetta perfetta per la bassline più usata e imitata del mondo, è infatti lo strumento che è stato più volte riprodotto fisicamente , da varie case progettistiche, e digitalmente, centinaia di VST disponibili online.

Abbiamo esaminato quindi i soggetti della grande maggioranza delle tracce percussive e di basso della scena dance-elettronica, vediamo ora quali strumenti hanno ispirato di più gli altri suoni presenti di questi componimenti.


YAMAHA DX-7

Rilasciato nel 1983 è stato il primo sintetizzatore ad essere venduto in massa (160.000 pezzi in circa 4 anni) anch’esso ha svolto un ruolo da protagonista in molte situazioni musicali, amato soprattutto per la sua versatile tecnica di sintesi che

permetteva con poche nozioni di possedere un panorama timbrico quasi infinito, la sintesi FM. Consiglio per gli interessati un approfondimento sulle tecniche di sintesi, materiale non complesso da affrontare ma fondamentale per comprendere il funzionamento di base. Per ora basti pensare che questo tipo di sintesi altro non è che il controllo dei parametri di uno o più segnali (frequenza, fase ad esempio) attraverso altri segnali di natura comunque identica a quello di partenza. Il lettore che mastica un po’ questi linguaggi può comprendere subito la semplicità e la versatilità di questo tipo di sintesi che attira musicisti ancora oggi (inventata da John Chowning nel 1968, 15 anni prima!). Anche questo synth, molto amato nella storia, è stato riprodotto molteplici volte e anche con varie modifiche di progetto, immutabile però la ricerca per i suoi unici suoni coinvolgenti.





ROLAND SH-101

Un nome una garanzia in quegli anni. Anche nel campo dei sintetizzatori a tastiera la casa Roland ha svolto ruolo da protagonista accanto ai competitors, si possono ricordare le famosissime Juno-106 e Jupiter-8, ma parliamo qui di un piccoletto che ha dato il suo più grande contributo alla musica dance.SH-101, introdotto nel 1982, è un sintetizzatore monofonico (può suonare una sola nota alla volta) di piccole, solide dimensioni (si presta subito bene per le live performance) e dal suono potente e, come abbiamo già visto, questa è una ricetta perfetta per creare un “mito”. Altra caratteristica fondamentale che ha contribuito notevolmente al suo successo erano il suo costo non proibitivo che comunque permetteva l’acquisto anche a un amatore con l’interesse di suonarselo in casa e vedere quello che ne usciva fuori. Non esiste musicista elettronico attivo dopo il 1890 che non l’abbia usato almeno una volta, tant’è che Fact lo inserisce nel 2016 nella classifica dei 14 sintetizzatori più importanti della storia.


KORG MS-10 e MS-20

Introdotti nel 1978 li abbiamo visti nella maggior parte dei set-up studio e live. Entrambi monofonici, semi-modulari e di simili dimensioni e concezione, rientrano anch’essi nelle caratteristiche che portano un synth ad avere fama mondiale: piccolo, versatile, basso costo e suono unico. Presentavano inoltre una novità per un sintetizzatore monofonico dell’epoca, poteva essere usato anche come effetto avendo un ingresso ausiliario diretto al famosissimo filtro (anch’esso emulato in centinaia di versioni diverse) permettendo sperimentazioni per nulla scontate per l’epoca.





FAIRLIGHT CMI

Progettato nel 1979 è stato il primo sistema di workstation audio digitale commercializzato e anche uno dei primi campionatori utilizzati nella produzione musicale. Antenato delle moderne DAW utilizzate oggi in massa, era basato su microprocessori e un’interfaccia grafica (di fatto era un computer) con cui si poteva lavorare attraverso una penna ottica e una tastiera questi più, ovviamente, la tastiera per intonare i suoni. Rivoluzionario per l’epoca, con questo strumento è nato il mestiere di sound-designer, un musicista che “disegna” un suono nei minimi dettagli andando proprio a lavorarlo e scolpirlo attraverso un interfaccia grafica con la quale è possibile “slegare” una suono dalla sua esecuzione temporale e entrarne all’interno quasi come uno zooming, permettendoci anche le minime variazioni, stiamo scolpendo un suono. Inutile dire che è stato utilizzato da praticamente tutti i big attivi sulla piazza al tempo, lo citiamo più per la sua importanza storica che

musicale effettiva, rispettando lo sguardo che stiamo tenendo dall’inizio di questo articolo. Infatti dato il costo di acquisto proibitivo, data la complessità dello strumento, potevano permetterselo solo ricchi studi musicali e ciò non ha favorito il suo impiego su larga scala.


Registratori multitraccia (TASCAM PORTA-ONE)

Nulla avrebbero potuto i nostri suonatori da “cameretta” senza la possibilità di fissare su nastro i freschi beat che fuoriuscivano come per magia dalla pressione di una manciata di tasti. Essenziale infatti citare l’apparecchio utility che dalla sua comparsa a fine anni ’70 è diventato indispensabile in ogni grande o piccolo studio; il registratore multitraccia. Esso permetteva di registrare velocemente su una cassetta una traccia o intere canzoni, e di poterle mixare anche attraverso i classici controlli di volume e frequenze. Anch’esso antenato delle nostre moderne DAW e quindi il pane quotidiano per un musicista produttore dell’epoca.

Campionatori (AKAI S900 e serie MPC)Chiudiamo la scaletta con uno sguardo ai campionatori Akai. Il lancio nel 1986 del modello S900 aveva iniziato un nuovo modo di concepire e usare il suono, attraverso la pratica del campionamento che permetteva di memorizzare e archiviare tutti i suoni che si volevano (ovviamente a durata e frequenza limitata da ovvie ragioni di potenza di calcolo). La vera svolta sulla scena si ebbe però pochi anni dopo (1988) con l’avvento della serie MPC iniziata dal MPC60. La sua componente rivoluzionaria era la tastiera costituita da 16 grandi tasti in gomma (pad) sensibili alla pressione, il che li rendeva suonabili! Sensazionale per l’epoca questa macchina è stata un vero parco giochi per le nuove generazioni di musicisti e beat-makers che potevano divertirsi nel caricare qualsiasi suono desiderato, assegnarlo ad uno specifico tasto e riprodurlo ad ogni pressione. Nasceva contemporaneamente una nuova concezione di strumento musicale che garantiva di suonare, attraverso il campionamento, in una maniera mai approcciata prima. Su questa macchina è nato l’inconfondibile collage di campioni di batteria fulcro del genere drum & bass e non solo.





In conclusione, la musica suonata dalla sua nascita ad oggi è sempre stata frutto di una perfetta collaborazione tra musicista e strumento e ogni genere musicale ha i suoi protagonisti; animati e non. Questo ovviamente vale anche per la musica elettronica esplosa nella sua forma dance dagli anni ’80 e stabilendosi oggi come uno dei generi principali e di maggior influenza del nostro tempo. Quelli che abbiamo visto oggi non sono che i principali strumenti utilizzati, quelli che per vari motivi hanno ispirato e sono stati amati in tutto il mondo, per intenderci. Non sono però che la punta di diamante di un iceberg ben più grande che è la totalità del genere musicale elettronico, un genere che ha conquistato tutti per la sua capacità di adattamento e infinite possibilità di sperimentazione che ancora oggi sono motore di innovazione e crescita musicale e culturale.


ENGLISH VERSION


ELECTRONIC MUSIC ICONS: THE MACHINES THAT SHAPED A SONIC REVOLUTION


Our musical present can be thought of as an inheritance from a time that nostalgically appears distant, but for a curious and unusual reason, we still feel a part of it. It often happens, perhaps when we are in a club, to feel involved in a track that urges us to move and enjoy it, only to discover that it was recorded a long time ago, maybe even before we were born. This is because in electronic music, there are various protagonists, and some of them are not human. Each piece derives from the synergy of machine and composer united in the operation, at that precise space-time moment, giving life to the unique magic of an extremely engaging musical piece. As can be easily inferred, human musical subjects are frequently replaced over decades, which cannot be said for the technological counterpart that remains still present in most music studios since its production date.

The sounds of these machines, now legendary, have been and are used, sampled, manipulated, experimented with, even more conveniently today (given that all their recorded sounds are available online). These instruments have made possible a practice that then initiated an era; that of recording music anywhere or, at least, not necessarily in a well-established music studio. It is to be understood that each track of a song in the past had to be studied, performed, and recorded by instrumentalists in music studios, requiring not only skills and tools but also expensive equipment and recording knowledge. This process has been simplified to such an extent (thanks to new devices) that everything could be done by a single person in the space of a garage, for example. It is not difficult to understand that the way of playing, enjoying, and conceiving music was changing rapidly and indelibly.

Now, let's briefly look at those that have been elevated as the foremost representatives of electronic sound with some historical notions.


ROLAND RHYTHM COMPOSER TRIO (TR-808, 909, and 707) A good dance piece must have a solid rhythmic track that serves as its foundation, and these machines are indeed the foundations of underground electronic dance music, spanning from house and techno to hip-hop. Born in 1930, Ikutaro Kakehashi, known as "Taro," founded Ace Electronic Industries, Inc. in 1960, eventually giving rise to the renowned Roland Corporation in 1972. The launch of the TR-808 Rhythm Composer in 1980 marked the beginning of an era, and perhaps even more than one. It was a machine for composing rhythmic bases through integrated, analog, and digital sounds. Contrary to the image we have today, its launch was a failure, criticized by many industry professionals for its "artificial" sound, deemed less faithful to "real" percussion sounds and judged of lower quality than its direct market competitor, the Linn LM-1. Only 12,000 units were produced, and it was withdrawn from the market in 1983.

So far, nothing strange, at least at that time; however, what was unexpected was the enormous musical success it achieved in the "underground" music scene, where music was perceived in quite different terms, then as now. The rule-breaking machine found space where the rules had less impact. In the following years, two more machines with a similar concept were produced: the TR-909 and the TR-707, all of equal power but with unique sonic and aesthetic characteristics. Their sounds have been played and recorded billions of times in billions of songs and live performances. This is because, in addition to recording, these machines were also super versatile on stage, allowing dynamic variations and on-the-fly controls. In the span of a decade, the unique sound of these instruments became a popular delight, setting the standard for rhythmic composition.


ROLAND TB-303 Marketed in 1981, The Guardian (2011) defines the event as one of the 50 key events in the history of dance music. Initially developed to provide bass accompaniments for guitar studies, its production was quickly discontinued (only 18 months!) with only 10,000 units produced. However, its potential was extrapolated a few years later in the same scene as its sister TR-808, especially in Chicago, where the emerging house scene needed exactly that kind of sound to assert itself. Moreover, from a particular unique timbre, a solid musical trend was derived, still present today in various forms, known as Acid, named after the acidic timbre that characterizes that particular sound. Listen to believe.

A simple idea; a single oscillator (electronic sound generator), available in sawtooth or square wave mode, a low-pass filter (-18dB per octave), and essential envelope controls are the perfect recipe for the most used and imitated bassline in the world. It is, in fact, the instrument that has been physically reproduced multiple times by various design houses and digitally, with hundreds of VSTs available online.

We have, therefore, examined the subjects of the vast majority of percussive and bass tracks in the electronic dance scene. Now let's see which instruments have inspired more than others the additional sounds present in these compositions.


YAMAHA DX-7 Released in 1983, it was the first synthesizer to be mass-produced (160,000 units in about 4 years). It also played a leading role in many musical situations, especially loved for its versatile synthesis technique, frequency modulation (FM). I recommend further exploration of synthesis techniques, not complex to tackle but fundamental to understanding the basic functioning. For now, suffice it to say that this type of synthesis is nothing more than controlling the parameters of one or more signals (frequency, phase, for example) through other signals of the same nature as the starting one. Readers familiar with these languages can immediately understand the simplicity and versatility of this type of synthesis, which still attracts musicians today (invented by John Chowning in 1968, 15 years earlier!). Also, this synth, much loved in history, has been reproduced multiple times and even with various design modifications, but the search for its unique engaging sounds remains unchanged.


ROLAND SH-101 A name, a guarantee in those years. Also in the field of keyboard synthesizers, Roland played a leading role alongside competitors, including the famous Juno-106 and Jupiter-8. But let's talk here about a little one that made its greatest contribution to dance music.

The SH-101, introduced in 1982, is a monophonic synthesizer (can play only one note at a time) of small, solid dimensions (immediately suitable for live performances) and with a powerful sound. As we have seen, this is a perfect recipe for creating a "myth." Another fundamental feature that contributed significantly to its success was its non-prohibitive cost, making it accessible even to an amateur with an interest in playing it at home and seeing what came out of it. There is no electronic musician active after 1980 who has not used it at least once, so much so that Fact included it in 2016 in the list of the 14 most important synthesizers in history.


KORG MS-10 and MS-20 Introduced in 1978, we have seen them in most studio and live setups. Both monophonic, semi-modular, of similar size and conception, they also fall into the characteristics that make a synth globally famous: small, versatile, low cost, and unique sound. They also presented a novelty for a monophonic synthesizer of the time: they could be used as an effect, having an auxiliary input directly to the famous filter (also emulated in hundreds of different versions), allowing experiments that were not taken for granted at the time.

FAIRLIGHT CMI Designed in 1979, it was the first commercially marketed digital audio workstation system and also one of the first samplers used in music production. An ancestor of the modern DAWs used extensively today, it was based on microprocessors and a graphical interface (effectively a computer) with which one could work through an optical pen and a keyboard, plus, of course, the keyboard for tuning the sounds. Revolutionary for its time, this instrument gave birth to the profession of sound designer, a musician who "draws" a sound in the smallest details, working and sculpting it through a graphical interface with which it is possible to "detach" a sound from its temporal execution and enter inside it almost like zooming, allowing even the smallest variations. Needless to say, it was used by virtually all the big names active in the industry at the time, mentioned more for its historical importance than its actual musical impact, respecting the perspective we have held since the beginning of this article. Indeed, given the prohibitive purchase cost and the complexity of the instrument, only wealthy music studios could afford it, and this did not favor its widespread use.

Multitrack Recorders (TASCAM PORTA-ONE) Our "bedroom" musicians could not have done anything without the possibility of fixing on tape the fresh beats that emerged as if by magic from the pressure of a handful of keys. It is essential to mention the utility device that, since its appearance in the late '70s, has become indispensable in every large or small studio: the multitrack recorder. It allowed the quick recording of a track or entire songs on a cassette and mixing them through the classic volume and frequency controls. It is also an ancestor of our modern DAWs and, therefore, the daily bread for a musician-producer of that time.


Samplers (AKAI S900 and MPC series) Let's close the lineup with a look at Akai samplers. The launch in 1986 of the S900 model had started a new way of conceiving and using sound through the practice of sampling, which allowed storing and archiving any desired sounds (of course, limited in duration and frequency due to obvious computing power reasons). The real turning point in the scene, however, came a few years later (1988) with the advent of the MPC series, starting with the MPC60. Its revolutionary component was the keyboard consisting of 16 large rubber keys (pads) pressure-sensitive, making them playable! Sensational for the time, this machine was a true playground for the new generations of musicians and beat-makers who could have fun loading any desired sound, assigning it to a specific key, and reproducing it with each press. Simultaneously, a new concept of musical instrument was born, guaranteeing the ability to play, through sampling, in a way never approached before. On this machine, the unmistakable collage of drum samples central to the drum & bass genre and beyond was born.

In conclusion, the music played from its birth to today has always been the result of a perfect collaboration between musician and instrument, and every musical genre has its protagonists, whether animated or not. This, of course, also applies to electronic music that exploded in its dance form since the '80s and established itself today as one of the main and most influential genres of our time. What we have seen today are not the only instruments used, but those that, for various reasons, have inspired and been loved worldwide, to be clear. However, they are only the tip of the iceberg of a much larger genre that is the totality of electronic music, a genre that has conquered everyone for its adaptability and infinite possibilities of experimentation, which still today are the engine of innovation and musical and cultural growth.



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