Parade Électronique: KROMOS @ TEATRO ARSENALE

Updated: Nov 12, 2021





Parade Electronique arriva alla conclusione con il primo film di René Clair per una concomitanza simbolica con l'oggi. Certamente Parigi, insieme a Berlino e Mosca, è la Città per eccellenza della prima metà del novecento. Se per Berlino Walter Ruttmann pensa ad una forte intensità dal primo mattino alla notte fonda, Dziga Vertov presenta una Mosca nell'arco sua giornata vista dall'occhio di un operatore e ne segue le peripezie alla ricerca dell'inquadratura perfetta. "io sono un occhio. Un occhio meccanico e sono in costante movimento" affermava Vertov. A tutta questa vivacità René Clair contrappone una Parigi che dorme (Paris qui dort), bloccata da un raggio dello scienziato scriteriato che guarda solo alla soluzione delle sue funzioni di fisica teorica; un lockdown che ha qualcosa, per noi, di familiare. Un Parigi deserta e alcuni turisti scampati al sonno (grazie al fatto che si trovavano in quota su un aereo) oltre al guardiano della Torre Eiffel (troppo alta per il raggio). In questa Parigi che, per il gioco di alcuni, talvolta si risveglia di scatto per poi riaddormentarsi improvvisamente grazie alla leva del raggio del dott. Ixe, il suono prende il sopravvento e racconta questa atmosfera, in alcuni casi divertente, che tuttavia mantiene una sorta di lugubre sottofondo sonoro attraversando i diversi momenti del racconto. Musica elettroniche, elaborazioni di suoni strumentali, interventi di strumenti acustici (la tromba e il clarinetto) ed elettrico (il violoncello elettrico ed elaborato grazie a piccoli processori di segnale); i quattro musicisti (Mario Mariotti alla tromba, Emiliano Turazzi ai clarinetti, Guglielmo Prati all'elettronica e Walter Prati al violoncello elettrico) si alternano nei compiti di rappresentare i diversi personaggi e di creare, di volta in volta, le ambientazioni sonore che descrivono i quadri di questa Parigi addormentata e così frenetica al suo risveglio. Un risveglio per nulla rassicurante dove la frenesia riesce talvolta a far rimpiangere la solitudine del sonno e lo straniamento della Torre Eiffel in cima alla quale due innamorati alla fine si rifugiano.







Sabato 23 ottobre, siamo stati al Teatro Arsenale ad ascoltare Massimo Colombo. La performance elettroacustica di Colombo deriva da alcune recenti composizioni create con campionamenti da vecchi vinili e nastri, field recordings, chitarre elettroniche sassofoni, organi, sintetizzatori, strumenti acustici tradizionali e continue rielaborazioni digitali per creare armonie ed effetti illusori che evochino paesaggi immaginari.

Hashi (la performance alla quale abbiamo assistito) è una performance audiovisiva che integra tecniche analogiche di registrazione (sia audio che video) con elaborazioni digitali successivamente fissate su supporti.

Sviluppato tra febbraio e settembre 2021.

Esso è composto da sette capitoli e significa ponti in giapponese.





Massimo Colombo per questa performance ha tratto ispirazione da Yosa Buson, celeberrimo poeta del genere haiku che utilizza il ponte come simbolo di sospensione dal tempo con riferimento ad un orizzonte spaziale.

L'idea che sta alla base di Hashi è proprio quella di costruire delle impalcature sonore che

stimolino un ascolto immersivo e sospendano lo spettatore dal tempo e dallo spazio d'ascolto.

Un invito ad un ascolto meditativo, libero, in cui sospendere il pensiero.

L'idea di creare dei paesaggi immaginari si fonde con le tecniche compositive tradizionali della musica elettroacustica.





Il linguaggio visivo è stato elaborato senza mai interagire direttamente con il suono, sviluppandosi su un livello autonomo ma condividendone in ogni capitolo la poetica.

Carattere fondamentale, oltre ad una tendenza alla monocromia, è la lentezza dei movimenti che spinge lo spettatore verso un piano quasi ipnotico.


Massimo Colombo è un compositore elettroacustico. Ha studiato produzione alla Civica Scuola di Cinema di Milano, musica elettronica al Conservatorio di Musica di Como e all’EPAS (European Postgraduate in Arts in Sound) al KASK di Gent.

Svolge diverse attività nel campo del suono e l’ascolto: dal sound design per immagini al field recording, dalle installazioni sonore alle composizioni elettroacustiche.


Ha presentato gli ultimi lavori a Inner Spaces a Milano, Farnesina Digital Art Experience a

Leipzig e Roma, Manifesto Fest di Roma, North Carolina Museum of Art, Blooming

Festival, Bright Festival, Festival Verdi di Parma, F-Light Festival.










Sabato 15 ottobre 2021 siamo stati al Teatro Arsenale di Milano, alla quinta edizione di Parade Électronique-Paesaggi Sonori ed abbiamo ascoltato il concerto di ALVIN CURRAN & WALTER PRATI con Community Garden. Community Garden raccoglie le esperienze di Curran e Prati durante gli ultimi 2 anni di attività; anni che hanno contenuto una buona parte dell’isolamento pandemico urbano e i suoi contraccolpi psicologici e sociali.


Come un giardino urbano condiviso necessità di collaborazione di chi lo frequenta la proposta musicale che viene presentata raccoglie questa collaborazione tra personalità, storie e generazioni differenti. Elettroniche differenti, strumenti differenti si confrontano creando un paesaggio in parte anomalo per entrambi. Il progetto Community Garden è stato pubblicato su CD da DaVinci Classic nel 2021.





Due maestri della composizione e dell’improvvisazione - o come ha detto il musicologo Veniero Rizzardi “della musica elettroacustica avventurosa” - si incontrano per la prima volta sul Palco di Parade Electronique dopo una collaborazione che va avanti da diversi anni e che, più recentemente, si è concretizzata nel magnifico album “Community Garden”.







“Io non ho nessuna idea di quello che farò questa sera”, non poteva essere più onesto di così Alvin Curran, ed infatti i suoni che abbiamo ascoltato provengono da materiali campionati che sono stati riorganizzati in maniera del tutto improvvisata, raccontano la storia personale dei musicisti, come fossero un diario sonoro della loro esistenza, un lavoro scritto nell’arco di 50 anni ed ancora in corso.

La regola fondamento di Walter Prati indica che non necessariamente quando si improvvisa bisogna suonare ma bisogna ascoltare, altrimenti il vortice del musicista prende il sopravvento e dopo è difficile da governare. Ha molto più peso il non suonare e capire quando è il momento di fare qualcosa o fare nulla. Walter e Alvin donavano il giusto tempo l’uno all’altro, i loro suoni si incastravano perfettamente donando alla composizione in costruzione il movimento più fluido. Così ritmi giocosi e quasi nevrotici si alternavano a momenti più morbidi, tra tecnologia, piano e contrabbasso.






ANDREA VALLE







In “paesaggio con figure” segnali lontani dilatano il paesaggio descritto dal suono, arrivano dall’etere e vengono ridistribuiti attraversi altri dispositivi di mediazione. Eppure la lontananza del paesaggio diventa prossimità della sua rappresentazione acustica. Andrea Valle, informatico e tecnico del suono. Paesaggio con figure di Andrea Valle parte da un’idea piuttosto differente da come viene inteso comunemente il paesaggio sonoro. E’ un paesaggio che viene descritto dall’azione di strumenti acustici, le radio, organizzati attraverso un sistema di controllo digitale.


Diversamente dall’identità con la quale la musica elettroacustica viene riconosciuta, il lavoro riguarda piuttosto la prassi di costruire nuovi strumenti che abbiano un suono proprio e che, al medesimo tempo, possano interagire con il mondo digitale. In questo senso è una ricerca di carattere ambivalente che riguarda sia gli aspetti di come suonare gli strumenti acustici attraverso specifici software che Andrea realizza, sia come costruire gli strumenti stessi in modo tale che possano essere suonati con questo sistema.



Ad esempio per far suonare la cetra utilizzata in questa performance è stato necessario fare uno studio specifico sulla fisica del movimento del braccio umano per capire come le varie componenti  reagiscono all’energia e all’elasticità necessaria per evitare rotture vere e proprie di corde e plettri. Per quanto riguarda la struttura musicale della performance ha definito una serie di quadri che si compongono secondo diverse strutture e programmate attraverso il sistema di controllo digitale; alcune di esse sono prefissate e riproducono delle sequenze preordinate, in altri quadri c’è la possibilità di operare delle scelte estemporanee e, in questo modo, improvvisare.







Sabato 9 e Domenica 10 ottobre 2021 siamo stati al Teatro Arsenale di Milano, alla quinta edizione di Parade Électronique-Paesaggi Sonori ed abbiamo ascoltato i concerti di Effe-Effe (aka Federica Furlani) dal titolo Live Soundscape e KATATONIC SILENTIO con URBE DIGITALIS - DERIVA SONORA URBANA



Guy Debord suggeriva «Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario…».

Senza spazio e tempo è la sensazione nella quale anche noi abbiamo viaggiato durante la performance sonora di Katatonic Silentio Aka Mariachiara Troianello. La scomposizione sonora permette di andare oltre una visione lineare, scomponendo e ricreando geografie immaginarie e alternative. Questo al suono duro, forte, a tratti disorientate del sound scape urbano. Il suono urbano, quello della Città di Milano, che fa paura e attrae allo stesso tempo. Un suono che cambia, un po’ come la Città stessa. Se uno degli obiettivi di Katatonic Silentio è quello di rivelare linguaggi nuovi del sound scape urbano, sicuramente, attraverso la tecnica della deriva, l’artista è riuscita a produrre e a far vivere a chi era presente significati diversi del suono urbano.






Il lavoro di Federica Furlani viene costruito attraverso una interazione stretta tra lo strumento acustico (la viola) da lei stessa suonata e l'elaborazione elettronica. Disegna un soundscape urbano sempre in continua mutazione e legato a momenti di improvvisazione, rendendo così il lavoro sempre ricco di sorprese. Ad introdurre il live di Federica Furlani, la giornalista e critica musicale, Giulia Cavaliere.




Le due si sono confrontate sui temi della musica legata alle città ed alle sperimentazioni urbane. Cosa Milano deve ancora imparare da Berlino (città dove Federica ha studiato musica elettronica) e viceversa. Poi Federica ha presentato al pubblico del Teatro Arsenale Tuning scapes, il suo EP di debutto. Esso rappresenta il progetto da solista in cui mixa la sua figura di violinista con quella di sound designer. Tuning scapes è il culmine della ricerca musicale di Effe-Effe. Qui formula una ipotesi elettroacustica, attraverso la quale poter ascoltare il mondo musicale nel suo insieme.



È un'armonizzazione di rumori con suoni digitali.

Registrazioni sul campo con dei suoni elettronici più minimalisti. Timbri e schemi di archi con poche ma solide strutture ritmiche. Movimenti transitori e spazi di contemplazione. Melodie, archi e suoni elettronici, danno così forma al suo lavoro elettroacustico, dove avviene un incontro-scontro tra musica classica e sound designer.

Il background di Federica Furlani parte da una formazione classica che poi si sposta verso la musica elettronica. Passa dal Conservatorio di Milano all’UDK di Berlino. Tra le varie esibizioni da violinista, ricordiamo quella con gli Einsturzende Neubauten e Blonde Redhead.

Lavora come sound designer, compositore e performer di musica dal vivo per il mondo del teatro e della danza, collaborando con: la Biennale di Venezia, il Piccolo Teatro di Milano ed il Teatro Stabile di Torino. La sua ricerca si concentra sugli studi dei paesaggi sonori, sull'educazione sonora e sul potenziale artistico delle nuove tecnologie.