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In Focus: Berlin Atonal | CORIN

Mentre il sole di Berlino ombreggiava sullo scenario enigmatico ed industriale del Kraftwerk, ho avuto l'opportunità ed il privilegio di confrontarmi con Corin. La nostra è stata una riflessione sulla sua ultima odissea sonora 'Lux Aeterna', un lavoro che esplora l'interazione tra oscurità e illuminazione. Abbiamo passeggiato per le strade che circondano l'enorme complesso del Kraftwerk, prima della sua performance al Berlin Atonal, creando il palcoscenico per un dialogo intimo che trascende ogni confine e fonde arte, vita e suono.


Dall'Australia all'Europa, la sua musica funge da ponte tra diversi continenti. Parliamo di come i suoi viaggi abbiano influenzato i temi e le storie che esplora e i preziosi insegnamenti acquisiti da differenti comunità artistiche. Più ci addentriamo nel discorso, più Corin entra nel dettaglio di come questo cambiamento culturale abbia evoluto il suo stile e approccio musicale e come un ambiente, come il Kraftwerk, possa influenzare profondamente le sue scelte creative, rendendo ogni performance un'esperienza unica e indimenticabile.


Musica e architettura si fondono e conversano tra loro in questi scatti di AGF.



Al Berlin Atonal hai presentato "Lux Aeterna", il tuo ultimo lavoro che esplora l'interazione tra luce e oscurità. Che genere di esperienza credi possa vivere il tuo pubblico attraverso questo album e i tuoi live?


Vedo me stessa come una narratrice; quando lavoro ad un album o una performance musicale mi piace creare una sorta di viaggio sonoro o un arco narrativo che il pubblico possa inseguire.

Mi piace questa tensione tra oscurità e leggerezza, sospensione e liberazione. Ho cercato di creare questo all'interno della struttura delle canzoni stesse e anche nell'ordine delle tracce. La performance live AV di Lux Aeterna è una reinterpretazione dell'album con voci e synth dal vivo. La tensione tra il buio e la luce è probabilmente più evidente nella versione live in quanto si tratta di una performance singolare senza alcuna interruzione. Le parti che mi piacciono di più sono gli interludi improvvisati tra le canzoni - lo spazio liminale - perché è lì che sento maggiormentale la tensione e la sensazione di essere sospesa momentaneamente nel tempo.


E come risuonano questi temi nel tuo percorso come artista e nelle tue esperienze di vita personale?


Tali temi fanno riferimento al mio modo di esprimere esperienze personali tra perdita e dolore, cercando di trovare una sorta di conforto all'interno dell'oscurità. Inoltre, credo nel potere di trasformare le esperienze negative in esperienze positive, quasi come un processo alchemico.


Il concetto di suono come entità senziente confonde i confini tra il creatore e la creazione. Ci sono stati momenti durante la realizzazione di 'Lux Aeterna' in cui hai sentito di essere in dialogo con i suoni stessi, e come questo ha influenzato il risultato dell'album?


Questo è un buon modo di esprimerlo! Quando lavoravo con alcuni campioni vocali e li manipolavo oltre il riconoscimento, mi sentivo come se stessi cercando di creare una sorta di dialogo, culminante in un linguaggio ancora inesistente. Gran parte dell'album è stato realizzato durante il lockdown in solitudine, in un periodo in cui mi sentivo abbastanza alienata, quindi immagino che si, in un certo senso, mi sentissi in dialogo con i suoni stessi - nel tentativo di portarli in vita.



Trovo molto interessante come un progetto nato in solitudine, dove siete solo tu e il suono in uno studio, possa respirare nuova vita attraverso il potere della condivisione. Il suono acquista un'anima diversa anche in base alle proprietà acustiche e all'architettura di uno spazio, nonché al feedback del pubblico. Il tour offre la possibilità di esibirsi in differenti luoghi insoliti, e questa è stata la tua prima volta al Kraftwerk. Come lo paragoneresti ad altri luoghi e come credi sia in grado ridefinire i confini delle esibizioni dal vivo e riplasmare la percezione della musica da parte del pubblico?


Suonare al Kraftwerk è stata un'esperienza "monumentale". Mi ha sempre interessato creare una performance esclusiva per una location, che possa essere legata alla storia dell'edificio o all'acustica e all'architettura dello spazio stesso. Credo che questo sia in gran parte legato alla mia esperienza di lavoro come compositrice per artisti performativi e ballerini, teatri e gallerie d'arte. In passato, le mie performance live AV preferite si sono svolte in vecchi cinema - uno dei più memorabili è il cinema Change Mei a Tainan (Taiwan) dove fanno ancora poster in stile anni '60 dipinti a mano. Quando ho eseguito la mia performance Manifest Live AV lì mi sono sentita trasportato in un altro tempo.



Esibirmi al Kraftwerk è stato interessante perché avvertivo questa sorta di interazione tra immagini di piccole e grandi dimensioni - mi sentivo distante da gran parte del pubblico, ma allo stesso tempo c'era questa proiezione gigantesca e l'illuminazione che riempivano lo spazio.

La performance live AV di Lux Aeterna include effetti visivi realizzati dal collaboratore malese-australiano Tristan Jalleh. Una delle immagini principali è un avatar di un angelo fluttuante, un video ritoccato con effetti visivi da un'incisione su fondo verde che abbiamo realizzato l'anno scorso per il mio videoclip. Vedere le proiezioni dell'avatar ingigantite su uno schermo verticale così imponente mi ha fatto sentire in un altro mondo e mi ha ricordato le scene di Blade Runner, dove si vedevano avatar olografici giganti su pannelli pubblicitari in mezzo alla città.

Ph. Helge Mundt @studiomundt / Courtesy Berlin Atonal



Credo sia stata un'esperienza straordinaria per tutti. L'edificio sembra avere una vita propria. Il modo in cui il suono risuona è davvero unico e cambia da un piano all'altro. Entrare in quei portoni era come essere trasportati in un'altra dimensione.


Sì, l'esperienza acustica di quel luogo è stata memorabile! Sentire i bassi e le melodie trance ad alta frequenza riverberare nella sala di cemento è stato affascinante, soprattutto conoscendo la storia dell'edificio come centrale elettrica. In un certo senso, sembrava un'evocazione dell'energia elettrica di quel periodo.

E poi, suonare la musica in un contesto così ampio mi sembra ancora straordinario, anche perché gran parte dell'album è stato registrato durante i lockdown a casa, in un momento in cui mi sentivo decisamente isolata.



La musica ha un potere unico nel colmare le differenze e favorire la comprensione reciproca. Australia ed Europa offrono paesaggi culturali e musicali eterogenei. Stabilire un collegamento con il pubblico di vari continenti può rappresentare una sfida unica. In che modo hai evoluto il tuo stile e approccio come conseguenza di questo cambiamento culturale, e come ti rapporti con differenti pubblici e comunità artistiche? Inoltre, quali preziose intuizioni hai acquisito da queste molteplici esperienze?


Penso che viaggiare in generale mi abbia permesso di connettermi con piccole comunità in tutto il mondo e con musicisti che condividono una visione simile. Ogni esperienza di tour mi ha lasciato un insegnamento e ho sempre tratto ispirazione dagli artisti, dalle scene e dai collettivi che ho incontrato lungo il percorso - ricordo che nel lockdown del 2020 ho creato una playlist chiamata 'Currents' che includeva ogni musicista che avevo incontrato in tour nel 2019, nell'ordine in cui li avevo conosciuti.



Per quanto riguarda l'interazione con pubblici diversi, ogni volta che mi esibisco cerco di entrare in contatto in modo significativo con i collettivi artistici, per ottenere una comprensione della scena locale e delle sue dinamiche, e con il pubblico. Penso che il mio metodo per farlo sia attraverso la narrazione e l'espressione di me stessa in una modalità di performance autentica (almeno così spero che venga percepita).


E, naturalmente, l'esperienza del viaggio può essere fonte di ispirazione creativa perché ti permette di comprendere la storia di un luogo, l'architettura - soprattutto i luoghi con una storia profonda e una mitologia mi affascinano.




Words: Alice Suppa

Photography: AGF



ENGLISH VERSION


As the Berlin sun cast long shadows in the enigmatic industrial setting of Kraftwerk, I had the privilege of embarking on a mesmerizing journey with Corin. Our conversation served as a reflection on her latest sonic odyssey 'Lux Aeterna,' an exploration of the interplay between darkness and illumination. We strolled through the streets surrounding the massive Kraftwerk complex, creating a stage for a heart-to-heart dialogue that transcended boundaries, seamlessly blending art, life, and the mystical dialogue of sound.

From Australia to Europe, her music serves as a bridge across continents. In our discussion, we delve into how her journeys have shaped the themes and stories she explores, and the invaluable insights gained from diverse artistic communities. As we delve deeper, she shares how this cultural shift has evolved her musical style and approach and how a setting, such as Kraftwerk, can profoundly influence her creative choices, making each performance a unique and unforgettable experience.

Music and architecture merge and converse in these shots by AGF.


At Berlin Atonal you present "Lux Aeterna", your latest work that explores the interplay of darkness and illumination. Could you delve deeper into the symbolism and narrative you hope your audience experiences when they listen to the album and attend your live performances?


I see myself as a storyteller so when I’m developing an album or musical performance I like to create some sort of sonic journey or narrative arc that the audience can follow. I like this tension between darkness and lightness, suspension and release. I tried to create this in the album within the structure of the songs themselves and also the ordering of the songs. The Lux Aeterna live AV performance is a re-interpretation of the album with live vocals and synths. The tension between dark and light is probably more prominent in the performance version as it’s a singular uninterrupted performance without any break. The parts that I really enjoy performing are the improvised interludes in between songs - the liminal space - because that is where I feel the most tension and a feeling of being suspended momentarily in time.


And how do these themes resonate with your journey as an artist and your life experiences as a human being?


These themes relate and refer to my personal experiences of dealing with moments of loss and grief and trying to find some sort of solace within the darkness. Also, I believe in the power of transforming negative experiences into positive ones, almost like an alchemical process.


The concept of sound as a sentient entity blurs the lines between the creator and the creation. Could you discuss any moments during the making of 'Lux Aeterna' where you felt that you were in dialogue with the sounds themselves, and how this influenced the outcome of the album?


That’s a good way to put it! I think when I was working with some of the vocal samples and manipulating them beyond recognition I felt like I was trying to create some sort of dialogue, culminating in a language that doesn’t yet exist. A lot of the album was made during lockdowns in solitude, a time when I felt quite alienated so I guess in a sense I felt like I was in dialogue with the sounds themselves - in trying to bring them to life.


It's interesting how a project that was born in solitude, with only you and the sound in the studio, now has the opportunity to breathe new life through the power of sharing. Sound resonates differently based on the acoustic properties and architecture of a space, as well as people's feedback. Touring offers the chance to perform in a variety of buildings and unusual venues, and this was your first time playing at Kraftwerk. How do you compare it to other places and how it can redefine the boundaries of live performances and reshape the audience’s perception of music?


Playing at Kraftwerk was a monumental moment for me. I’m always interested in creating a performance that is specific to the venue whether that be related to the history of the building or the acoustics and architecture of the space itself. I think this is in part related to my experience working as a composer with performance artists and dancers - creating music for specific sites such as theatres and art gallery spaces. In the past, my favorite live AV performances have taken place in old cinemas - one of the most memorable being the Change Mei cinema in Tainan (Taiwan) where they still make hand-painted 60s-style posters. When I performed my Manifest Live AV performance there I felt transported to a different time and place.


The experience of performing at Kraftwerk was interesting because I felt there was an interplay between small and large-scale imagery - feeling distanced from a lot of the audience but at the same time having this gargantuan projection and lighting filling up the space. The Lux Aeterna live AV performance includes VFX by Malaysian-Australian collaborator Tristan Jalleh. One of the main images is a floating angel avatar which is VFX-enhanced footage of myself from a green screen shoot that we did last year for my music video. Seeing the projections of the avatar blown up at such a massive scale on the vertical screen felt so otherworldly to me and reminded me of the scenes from Blade Runner where you would see massive holographic avatars on billboards across the cityscape.


It was a massive experience for me as well! The building seems to have a life of its own. The way sound resonates is truly unique, and it changes from floor to floor. Entering those doors felt like being transported to another dimension.


Yes, the experience of hearing the acoustics in the venue was memorable! Hearing the low sub-bass and high-pitched trance melodies reverberating in the concrete hall was so interesting knowing the history of the building as a power plant. In some way, it felt like a conjuring of the remnants of the electrical energy from that time. Also performing the music in such a large-scale context still feels pretty uncanny to me just because a lot of the music was recorded during lockdowns at home at a time when I felt very alienated.


Music has a unique power to bridge gaps and foster understanding. Australia and Europe offer distinct cultural and musical landscapes. Connecting with a new cultural landscape and audiences across continents can be a unique challenge. How your style or approach has evolved as a result of this cultural shift, and how do you navigate the diversity of artistic communities? Also, what valuable insights have you gained from these multiple experiences?


I think traveling in general has allowed me to connect with small communities around the globe and similar-minded musicians. Every touring experience I’ve had has left an impression on me and I always gather inspiration from the artists, scenes, and collectives that I meet along the way. I remember in 2020 lockdown I made a Currents playlist that included every musician I met on tour in 2019 in the order that I met them.


In terms of navigating diverse audiences - every time I perform I’d like to engage with the audience and collectives running clubs in a meaningful way to get a sense of the local scene and also the dynamics. I think my method of doing this is through storytelling and expressing myself in a performance mode that feels authentic (at least that’s how I hope it comes across).


And of course, the experience of traveling can be creatively inspiring because you get to understand the history of a place, the architecture - especially places with deep history and mythology are interesting to me.


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