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HUNT THE LABEL: STRANGE THERAPY

Updated: Oct 30, 2023

Per tanti, tantissimi di noi, la musica è una terapia. E c'è qualcuno che, di questo ‘statement’, ne ha fatto il core di una etichetta discografica. Ma la verità è che dietro Strange Therapy c'è molto di più.


Ho avuto la possibilità di fare due chiacchiere con Wouter, l'uomo che rende concretamente possibile l'esistenza di Strange Therapy, etichetta olandese che riesce a stanziarsi esattamente in quella fessura tra l'industrial, techno, noise, rhythmic noise e tutto ciò che di emotivo ci può essere. E con il termine "emotivo" non mi riferisco solo a sentimenti positivi. Anzi. Dal punto di vista sonoro, infatti, Strange Therapy tende sempre a scegliere musica piuttosto cupa, musica che si pone come amplificatore per argomenti e stati d'animo che possono provocare rabbia o disperazione, ma anche violenza e passione. D’altronde, non serve a questo la terapia? A processare i pensieri intrusivi e a tramutarli in qualcosa di diverso da cui trarre consapevolezza. E creatività, in questo caso.


Wouter con la sua Strange Therapy racconta della vulnerabilità dell'uomo attraverso musica che raccontare il dolore di questo mondo. Racconta dell’incomunicabilità e del sentirsi, invece, meno soli all’interno di una community come quella che ha saputo creare e custodire negli anni.


Racconta di quando ci sentiamo diversi, smarriti, ma sappiamo che da qualche parte, ci sarà sempre la luce di un faro a guidarci - a non farci andare contro gli scogli - e quel faro, è la musica.






Apprezzo chi, come te, sceglie di avvicinarsi alla musica mettendosi in secondo piano, rimanendo nell’ombra. Allo stesso tempo però, avere un'etichetta discografica significa anche proiettare qualcosa di sé attraverso la musica e ad un concetto ben più grande. Ci parleresti un po' della persona che rende possibile l’esistenza di Strange Therapy?


Grazie mille, apprezzo che tu lo riconosca! Mi sento totalmente a mio agio nell'ombra, anche se credo che non sia molto d’aiuto, nella società moderna (online) e negli algoritmi. La musica dovrebbe avere la priorità e l'obiettivo principale di un'etichetta dovrebbe essere l'artista.

Alla fine la musica che producono gli appartiene e io non sono altro che una persona di mezzo che aiuta a far conoscere la loro musica al di fuori. Ho fondato questa etichetta 6 anni fa, quando ho smesso di organizzare eventi a Utrecht. All'epoca ero molto più orientato verso la techno, ma è stato un processo continuo di esplorazione di nuova musica e nuovi approcci, faccio ciò che mi fa stare bene in quel momento.

Il significato di supportare tramite la label gli artisti che - secondo me - meritano di essere spinti, mi ha sempre motivato ad essere coinvolto in prima persona in tutto il processo, prima con gli eventi e ora con l'etichetta. A proposito, grazie mille per aver dato all'etichetta questo palcoscenico e per avermi permesso di parlarne un po’!



Scavando su Bandcamp, ho trovato alcune frasi interessanti: "Welcome to your first weird therapy session. [...] For those whose minds wander into the bizarre and evil too far and too often. For those who deserve nothing but rough treatment". Partendo da questa frase, potresti spiegarci il concetto che sta alla base di Strange Therapy e il suo sound?


La mente è una parte molto interessante del genere umano, ci rende quello che siamo e ci indica cosa fare. Credo che ogni essere umano abbia un modo specifico di sopravvivere, tutti facciamo cose per soffrire meno. Per me gestire l'etichetta, dà una forma di valore ulteriore a tutto questo.

Tuttavia, non credo che ogni essere umano debba avere uno scopo o debba mettere in gioco pressioni infinite per fare qualcosa: essere e basta è sufficiente. Spero che comprendiate ciò che cerco di dire. Molte persone nel mondo sono in difficoltà - basti pensare a come organizzato tutto - e la musica fornisce una via d'uscita per un momento. Strange Therapy si basa molto su questo argomento.

Dal punto di vista sonoro, tendo sempre a scegliere musica piuttosto cupa, perché mi sento legato a questo tipo di suoni in quanto riflettono argomenti e stati d'animo per i quali provo rabbia o disperazione. Per questo mi cattura personalmente e fa muovere tutte le cose. E' qualcosa che molta altra musica non riesce a fare per me.



Cosa significa per te oggi "fare terapia"? Perché hai scelto la musica come mezzo/veicolo?


Sono sempre stato molto interessato alla narrazione e alla forza che una storia può trasmettere agli altri. Per me la musica e il suono sono un ottimo modo per raccontare la propria storia, lo stato d'animo e le emozioni possono essere visualizzati e percepiti molto bene. Mi sembra che la gente urli e la musica urla per me, così non devo farlo io. Mi porta pace e calma quando ne ho bisogno e quindi l'etichetta è una terapia anche per me. Penso che ogni persona debba avere il proprio sfogo, che in qualche modo è già una sorta di terapia. La tipologia di sfogo poi, può essere molto vario, ovviamente, a seconda della persona.


Come sei riuscito a convogliare le tue influenze personali nell'etichetta?


L'estetica e la curatela dell'etichetta sono puramente frutto delle mie influenze, dal momento che mi occupo personalmente di quasi tutto l'artwork dell'etichetta. Gli artisti hanno piena influenza sulle loro uscite. Naturalmente cerco di aiutarli molto nell'intero processo e discutiamo di tutto, ma mi piace dare loro molta libertà e non imporre troppo di me alla loro release. Fino a che punto sono coinvolto quindi, dipende dall’artista. Mi fido pienamente di ogni artista dell'etichetta, altrimenti la collaborazione con la label non avrebbe molto senso.



Avere un'etichetta indipendente oggi è una bella sfida. Così noi di t-mag ci siamo divertiti ad immaginare che gli owner avessero un "portafortuna". Un oggetto che racchiudesse il significato dell'etichetta, il percorso fatto finora e che potesse dirci qualcosa di più - o che fosse davvero il portafortuna dell'etichetta -. Strange Therapy ne ha uno?


Non direi di avere un portafortuna, ma mi piace l'idea di un oggetto che rappresenti un certo concetto. Per questo ho pensato a questo oggetto che rappresenta la vulnerabilità nella sua interezza. Prima di tutto, in senso pratico, dato che è in ceramica e si può rompere facilmente e in senso figurato, perché i piedi scheletrici rappresentano per me la vulnerabilità della vita e il confine tra sanità mentale e follia. Riguardo a cosa sia esattamente la pazzia però, non voglio entrare troppo nel merito.



Scorrendo il catalogo, ci sono alcuni artisti che ritornano. Iron Sight, Donna Haringwey e Matriarchy Roots per citarne alcuni. Puoi dirci come questi artisti riescono a rappresentare la visione/il suono di Strange Therapy in un modo, forse, più completo?


Sono una persona che trae energia e soddisfazione da connessioni e relazioni più profonde. Potete già immaginare che sono una persona introversa e non molto socievole. Per questo il modo in cui gli artisti tornano a collaborare con l'etichetta mi sembra molto naturale. Inoltre, si crea un legame speciale, simile a quello di una famiglia, perché lavoriamo su cose che sono così care e personali, per entrambi. Anche dal punto di vista del suono mi piace questa attitudine, perché questi artisti hanno un proprio approccio sonoro e una propria storia nella loro musica. Sono super selettivo, molto indeciso e un gran pensatore, quindi il roster dell'etichetta è stato pensato bene prima di impazzire. Sento che ogni artista dell'etichetta ha un approccio ben distinto, ma tra tutti c'è un fattore coerente di lotta, violenza e passione.



Parliamo di formati: vinile e cassette. Perché hai scelto questi due formati? Inoltre, mi piacerebbe che ci parlassi della cura che dedichi al packaging di ogni release.


Amo le cassette per la loro identità e la loro storia. Agli albori dell'industria, era un modo poco impegnativo di distribuire/scambiare la musica e per questo ha reso possibili molte cose e ha creato una vera e propria comunità dedicata. Mi piace continuare questo percorso e utilizzare questo formato. Il vinile per me, è invece un formato per avere una distribuzione più ampia, visto che, attualmente, sempre più persone lo comprano. E' piuttosto strano, secondo me, che in quest'epoca questo faccia ancora la differenza in termini di riconoscimento/impatto rispetto al digitale, visto che quasi tutti hanno accesso a internet al giorno d'oggi. Non fraintendetemi però, amo la parte fisica. Per quanto riguarda il packaging, a dire il vero non mi interessa molto. La maggior parte dei pacchi che uso per spedire nastri e altro sono già riciclati o usati (anche la mia famiglia li raccoglie per me). Quindi le confezioni per le spedizioni spesso non hanno un aspetto troppo curato, ma anche questo ha una sua estetica, mi sembra. È molto fai-da-te e punk, inoltre gestendo un'etichetta bisogna fare il possibile per ridurre i costi. E poi, è anche meglio per l'ambiente, ovviamente.



Sempre riguardo al mondo packaging, ci parleresti ad esempio, della ”terapia moderna"? (…mi riferisco al blister che hai incluso come gadget in qualche releases).


Credo che tu ti stia riferendo a delle strane confezioni di farmaci - in realtà caramelle alla menta piperita - che ho incluso nella compilation della parte 2 del progetto 'Rough Treatments'. Era una piccola battuta in realtà, ma con un risvolto piuttosto serio, dato che la terapia moderna prevede l'uso di molti farmaci e non sempre tende ad andare al nocciolo del problema. Alla fine si tratta anche di un'industria ed è triste che il mondo intero sia così guidato dal denaro, anche in questo campo.


Quali sono stati i momenti più difficili, come owner di un'etichetta? Hai mai pensato di smettere perché "non ne valeva la pena"?


Assolutamente sì. Ad essere sincero, mi sono trovato più volte in questa situazione. Quando penso alle vendite o a showcases/bookings che vengono cancellati. Questo mi deprime molto, perché tendo a entusiasmarmi per tutto ciò che riguarda l'etichetta e mi colpisce profondamente quando le cose non vanno come vorrei. Ma devo dire che sto migliorando nel lasciar andare questi sentimenti. Mi sento un po' nichilista, ma non mi aspetto più nulla. Cerco solo di fare ciò che amo fare e di non farmi influenzare dalle cose negative.



Ricordi un momento davvero felice e gratificante del tuo percorso con l'etichetta?


Ci sono molti momenti che sono stati speciali per me. Per esempio, quando un'uscita viene completamente realizzata è sempre molto gratificante. Mi piace il fatto che la release rimarrà per sempre su questo mondo, la gente può scoprirla anni dopo e sentirsi ancora attratta da essa. Questo è ciò che amo anche della musica. Sono molto grato di farne parte. Anche gli showcase sono momenti bellissimi, perché si sperimenta il senso di comunità con tutti: le persone che partecipano e che acquistano il merch - alla fine sono loro che rendono tutto possibile, non ringrazierò mai abbastanza tutti per il supporto all'etichetta - gli artisti e me stesso. Un altro momento poi, è sicuramente il crearsi del rapporto con gli artisti e l'incontro con loro nella vita reale, che è sempre un piacere.


Iron Sight Live - Credits to Hitori Og




Playlist esclusiva a cura di Wouter, owner di Strange Therapv via Spotify

Mix Esclusivo a cura di Second Spectre via Soundcloud





ENGLISH VERSION



For many, many of us, music is therapy. And there are some who have made this 'statement' the core of a record label. But the truth is that there's much more behind Strange Therapy.


I had the chance to have a chat with Wouter, the human who makes the existence of Strange Therapy, a Dutch label that manages to inhabit exactly that fissure between industrial, techno, noise, rhythmic noise and all that is emotional. And by 'emotional' I am not just referring to positive feelings. Quite the contrary. From a sonic point of view, in fact, Strange Therapy always tends to choose rather sombre music, music that acts as an amplifier for topics and moods that can provoke anger or despair, but also violence and passion. After all, isn't that what therapy is for? To process intrusive thoughts and turn them into something else from which to draw awareness. And creativeness, in this case.


Wouter with his Strange Therapy tells of man's vulnerability through music that chronicles the pain of this world. He narrates of the incommunicability and how to feel, instead, less alone within a community such as the one he has been able to create and preserve over the years.


It tells of when we feel different, lost, but know that somewhere, there will always be the light of a lighthouse to guide us - to keep us from going against the rocks - and that lighthouse, is music.



I appreciate those who, like you, choose to approach music by putting themselves in the 'background'. But at the same time, having a label also means projecting something of yourself through music and a bigger concept. Would you tell us a little about the person who makes the existence of this label possible?


Thanks so much, I appreciate you recognizing this! In modern (online) society and algorithms, it isn’t helping I guess but I do feel totally comfortable in the shadows. Music should have the priority and the main focus of a label should be the artists. In the end its their music and I am just a person in between who helps getting the music out there. I’ve started this label 6 years ago, when I stopped hosting events in Utrecht. I was way more oriented on techno back then, it has been an everlasting process exploring new music and approaches and I do what feels good at that moment. The meaning of pushing artists who deserve (in my opinion) to be pushed has always really motivated to be involved in this, firstly through the events and now the label. Thanks so much by the way for giving the label this stage and letting me tell a bit about it!



Digging around on your Bandcamp, I found some interesting phrases: 'Welcome to your first weird therapy session. [...] For those whose minds wander into the bizarre and evil too far and too often. For those who deserve nothing but rough treatment." Can you explain the concept behind Strange Therapy and its sound?


The mind is a very interesting part of humankind, it makes us the way we are and what we do. I do think that every human has a specific way of surviving, we do stuff to have less suffering. For me running the label gives a form of value. However I do not think each human really should have a purpose or have to pressure ourselves endlessly to do stuff - just being is enough. I hope you understand what I try to say. Lots of people are struggling in the world, for instance with how everything is arranged - music provides a way out for a moment. Strange Therapy is much based on this subject. Soundwise I always tend to go for pretty dark music since I feel connected to these kinds of sound cause they reflect on subjects and moods I feel anger or despair about. Therefor it grabs me personally and makes things move which lots of other music can’t do for me.


What does 'doing therapy’ mean to you nowadays? Why did you choose music as your medium/vehicle?


I have always been really interested in storytelling and the strength a story can give to others is immensely. For me music and sound is a great way to tell your story and mood and emotions can be displayed and felt very well. I feel like people are screaming and the music is screeching for me, so I don’t have to. It brings me peace and calmness when I need it and therefor the label is a therapy for me too. I think every person needs to have their own outlet, which is a sort of therapy already. The outlet can be really diverse of course depending on the person.




How did you manage to channel your personal influences into the label?


The main label aesthetics and curation are purely my own influences, since I do almost all the artwork of the label myself. The artists have their full influence on their release. I help a lot with the entire process of course, and we do everything in discussion but I like to give lots of freedom to them and not to force too much of myself on their release. It depends on the artist till what level I am involved. I trust every artist on the label fully that it will be proper, otherwise the collaboration with the label wouldn’t make much sense.


Having an independent label today is quite a challenge. So we at t-mag had fun imagining the owners having a 'good luck charm'. An object that would encapsulate the meaning of the label, the journey that has been made so far and that could tell us something more - or that it really is just like the good luck charm of the label-. Do you have one?


I wouldn’t really say I have a good luck charm, but I do like the idea of an object which represents a certain concept. Therefor I thought of this item which represents vulnerability in its entirely. In a practical way since its ceramic and definitely easy to break, and figuratively since the skeleton feet kinda represent the vulnerability of life for me and the line between sanity and insanity. What is insanity exactly though, but don’t want to get too philosophical.



Digging through the catalogue, there are a few artists who come back. Iron Sight, Donna Haringwey, Matriarchy Roots to name a few. Can you tell us how these artists manage to represent Strange Therapy vision/sound in the most complete way?


I am a person who gets energy and satisfaction through deeper connections and relationships. You can expect already I am quite introvert and not the most social person. Therefor the way of having artists returning on the label feels very natural for me. It also creates a special family-like bond because we work on stuff which is so dear and personal. Sound wise I love this approach as well, since these artists have their own sound approach and story in their music. I am super selective, highly undecisive and a big overthinker, so the roster of the label has been really thought through until going mad about it – I do feel every artist on the label got a quite distinct approach but there is a coherent factor of struggle, violence and passion.


Let's talk about formats: vinyl and tapes. Why did you choose these two formats? Also, I would like you to share more about the care you give to the packaging.


I love tapes because of its own identity and history. Early industrial days it was a low-key way to have the music distributed/traded and therefor it made many things possible and created a true dedicated community.

I love to continue that path and use this format. For me vinyl is more a format to have it more widely distributed since more people are buying these. It’s pretty weird in my opinion that in this era this still makes a difference in terms of recognition/impact in comparison to digital, since almost everyone has access to internet these days. Don’t get me wrong though, I love the physical part.

Regarding packaging, I do not care too much about packaging to be honest. Most of the packages I use for sending tapes and stuff are recycled or used already - my family also gathers this for me -. So the shipment packages often don’t look too fine, but this has its own aesthetics as well I feel like haha. It’s very DIY and punk, also running a label you have to do what you can to lower the costs. Obviously it's better for the environment, too!




Would you tell us about, for example: "modern therapy"? (I'm referring to the blister pack you included as a gadget in a release)


I think you are referring to the peppermint strange therapy packs I included in some of the 'Rough Treatments part 2' compilation. That was a little joke but with a serious sidenote since modern therapy is involving lots of medicines and not always tending to go to the core of the problem. In the end it’s an industry as well and it’s sad that the entire world is so money driven.



What were the most difficult moments, as a label owner? Have you ever thought of quitting because it was 'not worth it'?


Totally. I have been at this point several times to be honest. When thinking of the sales, or showcases/bookings getting cancelled. This really depresses me, since I tend to get really enthusiastic about everything regarding the label it hits me hard when things don’t really go as I wish to see. But I must say I am getting better letting these feelings go. It feels a bit nihilistic but I don’t expect anything anymore. Just trying to do what I love to do and don’t get influenced by negative stuff.





Do you remember when it was a really happy and rewarding moment during your journey with the label?


There are many moments which are special for me, when a release fully comes together that always feels really rewarding. I love the fact that the release will be on this world forever, people can discover it years later and still feel attracted to it. That’s what I love about music as well. I am super grateful to be a part of that. Also showcases are beautiful moments since you experience the community feeling with everyone, the people attending/buying merch (who make in the end everything possible, can’t thank everyone for the support for the label enough), the artists and myself. Lastly the relationship with the artists and meeting them in real life is always such a pleasure.


Iron Sight Live - Credits to Hitori Og



Exclusive playlist curated by Wouter, Strange Therapy owner on Spotify

Exclusive mix by Second Spectre on Soundcloud








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