In conversation with: Luca Pagan

Luca Pagan (1993, Venezia) è un sound designer italiano e un ricercatore indipendente con un focus sull’auto-progettazione di software e hardware, sull’uso di biotecnologie per catturare l'espressività della performance ed una particolare attenzione alle tecniche di machine learning.


Luca ha collaborato con artisti come MAEID Studio, LOREM, Giorgio Sancristoforo, e il suo lavoro è stato esposto alla Biennale di Architettura (Venezia), Fundación Princesa de Asturias (Oviedo), JRC Joint Research Center (Ispra), PARC Performing Arts Research Center (Firenze), Macao (Milano).


Il suo ultimo lavoro "Naked Music" è stato pubblicato da Krisis Publishing.






Ciao Luca, raccontaci di te e della tua ricerca artistica.


Sono un sound designer e ricercatore indipendente specializzato sul legame tra suono e tecnologia. Il mio interesse principale di ricerca è basato sul rapporto tra l’uomo e la percezione del movimento del corpo, con la musica come mezzo espressivo e di comunicazione.

La mia pratica artistica è basata sulle performance dove esploro la relazione tra movimento fisico, suono e ambiente. Il mio approccio, di origine DIY, è orientato sull'auto-progettazione di software e hardware per il motion-capture, sulla progettazione del suono e sulla costruzione di strutture wearable.

Temi che riporterai questa estate al workshop che insegnerai al Transmedia Research Institute”, corretto?


Si, sarò a Fano dal 26 al 29 Luglio con un workshop che si intitola “Body architectures for kinesthetic memory”. È un workshop pensato per imparare a progettare dispositivi elettronici di motion-capture da applicare al corpo per esplorare la relazione tra movimento corporeo e suono. In una prima fase del workshop, i partecipanti verranno introdotti ai concetti chiave di interazione, le tipologie di sensori che occorrono per il rilevamento del movimento, le strategie di mapping; inoltre discuteremo sui materiali e il design per progetti wearable. Nella seconda fase realizzeremo con la stampante 3D, assieme ai partecipanti, dei prototipi indossabili sulla mano per rilevare il movimento delle dita. Durante questa fase cominceremo con la costruzione dei sensori e della struttura fisica, programmeremo gli hardware per ricevere i dati sul laptop dove successivamente svilupperemo delle applicazioni per sperimentare diverse forme di associazione tra suono e movimenti gestuali. Questo workshop è aperto a tutti gli interessati, non sono necessarie competenze tecniche specifiche ma voglia di conoscere, imparare e sperimentare.

Ma a Fano non farai solo un workshop. Sabato 30 Luglio ci sarà una tua performance. Raccontaci cosa dovrà aspettarsi il pubblico.


Nella performance cerco di esplorare le possibilità che ha il suono di agire come un linguaggio attraverso la percezione del movimento del mio corpo.

Multi-Node Shell, la struttura di sensori che indosso sulle mani e braccia,

l’ho progettata in modo da rilevare la quantità di attività muscolare nelle aree dove la possibilità funzionale di compiere certi movimenti è maggiore. Questa struttura per funzionare ha bisogno di esercitare pressione sul mio corpo e questo mi permette di ricevere un feedback fisico che cresce proporzionalmente quando eseguo movimenti ad alta intensità energetica. La questione del feedback negli strumenti musicali interattivi è essenziale; il problema di quando si lavora con uno scarso feedback fisico è che il controllo delle azioni risulta difficile. In questa Shell la pressione diventa fonte primaria di feedback e questo mi permette di avere un alto controllo sull’espressività delle mie azioni. Successivamente tutti i valori raccolti dai sensori diventano un unico grande dataset in continuo aggiornamento che viene analizzato dal computer. Tramite formule per l’estrazione di caratteristiche di movimento, il computer elabora degli stati comportamentali che associo a determinate condizioni di sintesi del suono. La costruzione delle forme sonore cerca di collegare la mia percezione corporea che mi consente di interagire e manipolare il suono con i parametri essenziali per la musica, specialmente il timbro e lo spazio. La performance infatti è progettata in quadrifonia e forma un ambiente immersivo dove i suoni che uso come mezzo dinamico di comunicazione attraversano lo spazio e interagiscono con le mie azioni.



La tua ricerca è basata su una relazione con la tecnologia. E' la tecnologia che guida Luca o Luca che guida la tecnologia?


In realtà si influenzano a vicenda: ci sono momenti dove sei guidato dalla tecnologia, dalle sue potenzialità, dai suoi vincoli e limiti; poi quando comprendi certi meccanismi sei tu che cerchi di guidarla e indirizzarla verso la tua visione o obiettivo. Dal momento in cui la tecnologia si evolve rapidamente e continuamente è necessario un confronto costante che in qualche modo ti influenza nel processo di sviluppo. Quindi penso sia un grande anello dove “guidare” ed “essere guidato” si iterano a vicenda a favore dell’evoluzione. L’aspetto affascinante in questa relazione è appunto che non c’è mai un risultato definitivo, tutto è pronto ad essere messo in discussione e aggiornato.

Raccontaci anche di come fai uso di algoritmi di intelligenza artificiale nelle tue composizioni e performance.


Il machine learning rappresenta per me un strumento molto efficace per aumentare l’espressività nelle performance. Nella mia ricerca utilizzo diversi algoritmi di apprendimento interattivo che lavorano in real-time. L’apprendimento in questo caso funziona con un processo intimo dove la macchina impara come io rappresento gestualmente determinate condizioni di suono per poi interpretarle una volta finita la fase di training. Per me questa tipologia di algoritmo si adatta bene alla soggettività che abbiamo nell’associare certe forme gestuali alla manipolazione del suono. Ora sto cercando di applicare questo tipo di processo a più utenti e studiare che tipo di gesti rientrano nella loro soggettività e indagare su come formare un ontologia di azioni comuni.


Progetti per il futuro?


Sicuramente continuerò ad aumentare livelli di complessità al mio sistema di raccolta di bio-dati. Presto spero di aggiungere gli hardware per il rilevamento delle onde cerebrali che aprirebbero un altro grande capitolo alla mia ricerca. Inoltre sto lavorando molto anche sul design, specialmente sul tessuto e e-textiles che mi stanno portando a considerare nuove prospettive.



Grazie mille, ci vediamo a Fano dal 26 al 30 Luglio.

Per maggiori informazioni sul workshop di Luca Pagan e sugli altri workshop della summer school, vi consigliamo di visitare il profilo Instagram del Transmedia Research Institute.