#recordoftheweek: LIM & Riva - Glowing




Quello di L I M è un percorso artistico che inizia anni fa, prima ancora dell’Ep “Comet” (2016, La Tempesta Dischi) che l’aveva meritatamente posto sotto i riflettori del pop elettronico nostrano. Quello personale è, se vogliamo, un percorso ancora più lungo - e a tratti tortuoso - che oggi, a 34 anni, è giunto a una fase di maturazione importante per l’artista. Complice anche una pandemia che ha innescato, o meglio acuito, alcune domande su se stesso, il 2022 vede Liam presentarsi con il suo primo album “Glowing” che è, in una certa misura, l’esito di un processo di “cura e trasformazione” iniziato da tempo. In “Glowing” convivono più dimensioni, quella più vicina al club e una più delicata, intima e talvolta malinconica. Il lavoro è il frutto della collaborazione fra L I M e il producer Stefano Riva che ne aveva già curato i precedenti EP. Nella doppia intervista si è andati a ricostruire i momenti e gli umori che hanno dato vita all’album, fra “viaggi iperuranici” e il desiderio di mostrarsi sotto una vibe diversa.

Il 18 febbraio è uscito “Glowing”, il tuo primo album ufficiale per La Tempesta Dischi. Quanto tempo hai lavorato al disco?

Liam: Si è trattato di due anni e mezzo di tempo, di esperienze, di ricerca e di vita. In realtà sarebbe dovuto uscire l’anno scorso, durante la pandemia, ma il ritardo non è stato dovuto a quello. A dire il vero non è nemmeno arrivato in ritardo perché era atteso per la primavera del 2022. È stato un percorso abbastanza tortuoso a livello personale per tutti credo e non solo per me.

Un album che parla di guarigione e trasformazione.

Liam: Non so se il termine guarigione sia quello più adatto. Parlerei più di cura. La pandemia ha avuto un forte impatto sulle persone e ci sono ricerche che dimostrano che sulle persone trans ha avuto un impatto triplice. Questo sicuramente a causa di situazioni familiari difficili da una parte, ma anche per una totale mancanza di uno spazio di espressione di genere e anche di uno spazio di confronto.

Nel mio caso essermi trovato da solo, a contatto con me stesso per un periodo prolungato e in maniera compressa, ha fatto partire dei processi di questioning. Le domande esistevano già prima della pandemia, dove il tempo era più diluito e quindi venivano mediate dai ritmi quotidiani. In seguito questi processi si sono concentrati facendo esplodere la necessità di intraprendere questo percorso che è iniziato a 32 anni e adesso ne ho 34. So che non sembra perché l’età biologica e l’età interna, soprattutto dei ragazzi trans, è qualcosa che agli occhi dei più risulta misterioso.

Quindi “Glowing” è un lavoro nato dalla solitudine o ci sono state delle persone con cui hai condiviso il processo artistico?

Liam: Le domande sottostanti all’album erano precedenti a qualsiasi percorso artistico, anzi quest’ultimo è stato un po’ accantonato proprio perché è difficile affrontare certe cose personali e continuare il percorso artistico che propone un’immagine, un’estetica. Sei un riferimento per le persone in un certo modo, ti esponi in una certa maniera e vieni percepito così per cui cambiare te stesso mette in moto dei movimenti che cambiano anche il tuo processo artistico e un certo punto diventa complicato gestire tutto.

Alla fine però tu ne sei uscito e con te un nuovo album.

Liam: Sì, anche grazie a Riva che ha una pazienza infinita.


Questo periodo, con tutto quello che ha comportato, in che modo ha influenzato il disco?

Liam: Secondo me è un disco più istintivo, libero e anche d’impatto.

Riva: Le tracce erano tutte precedenti alla pandemia, a parte un paio. Erano delle idee nate prima del covid e anche prima della transizione di Liam e che poi si sono evolute consequenzialmente e parallelamente a questi fattori che a loro volta hanno contribuito a dare una forma all'album.

Quello che arriva ascoltando il disco è una componente più delicata e malinconica, quasi cantautoriale, che convive con un’anima club. Come avete lavorato tu e Stefano nella costruzione delle tracce?

Liam: Riva fondamentalmente è un DJ e un producer, io prima della pandemia stavo iniziando a fare dei DJ set e c’era la voglia di vivere non solo l’aspetto live e acustico, ma di vivere proprio il clubbing. In chiave LIM avevo voglia di esprimere questa componente, mentre per quanto riguarda il processo creativo dipende molto dai pezzi. Alcuni sono scritti da Riva e sono musiche su cui io faccio il vocalist o intervengo sulla produzione, ma in minima parte. In altri il processo è diverso: lui ha prodotto su cose che io avevo composto o in cui avevo costruito la parte melodica, in modo appunto autoriale.

Riva: la premessa è che tutti progetti su cui sto lavorando e ho lavorato in questo periodo sono legati al club. Nel caso di Glowing Liam viaggiava a livello più mentale che fisico e a volte non lo sentivo anche per due settimane. Poi tornava e mi mandava delle cose a cui aveva lavorato nel frattempo e intanto gli mandavo anch’io qualcosa che potesse funzionare. Ho raccolto il materiale e, diciamo, tenuto le redini mentre lui continuava i suoi viaggi iperuranici.


La maggior parte dei brani dell’album sono cantati in inglese a eccezione di “Quando”. Ti trovi meglio a scrivere e a cantare in inglese?

Liam: Come dice Riva ho intrapreso dei miei viaggi durante i quali “Quando” è uscito in modo estremamente spontaneo e poi, attraverso la produzione, ha preso tutta un’altra forma.

Riva: Però era in italiano già dall’inizio.

Liam: Sì. Per me è difficile mettere giù delle idee vocali in italiano perché il significato e il suono delle parole in italiano non corrisponde a quello che mi piace. In inglese il suono delle parole e il loro significato è più vicino a quello che voglio dire. Però in questo caso, fortuna vuole, si abbinavano bene. È qualcosa che sto praticando perché cantare in italiano non mi riesce facilmente e sentire la mia voce in italiano cantata è stranissimo. Però “Quando” mi è piaciuta molto.

Riva: Al pezzo ha contribuito anche Leonardo Varsalona, un pianista di grande talento con cui lavoro spesso. Ha suonato lui il pianoforte che si sente all’inizio del brano.

L’album è stato anticipato dal video del brano “BUBU”. Da dove nascono l’idea e le immagini del video?

Liam: La regista del video è Giada Bossi. Tutto è partito da un sogno che avevo fatto e che era un vero e proprio script per un video, molto visivo. Stavo cercando una persona che potesse accogliere un progetto di questo tipo anche perché c’erano molte novità mie e una di queste era il fatto di poter lavorare serenamente al video escludendo una mia presenza visiva. Questa è stata la premessa. A Giada ho poi spiegato che si trattava della storia a livello di metafora di una transizione e che volevo che il casting fosse principalmente composto da persone trans perché in Italia c’è pochissima rappresentazione in tal senso. quindi se posso coinvolgere i miei amici e non solo ne sarei molto felice. Devo dire che Giada è stata veramente un angelo, ha preso tutte queste caratteristiche e ha tirato su un progetto incredibile. È riuscita a prendere un mio sogno e a renderlo cinematografico e visibile. Mi ha anche permesso di assistere a come si realizza veramente un video con una produzione strutturata. C’è voluto un po’ per trovare il budget e per riuscire a mettere insieme tutto e poi io l’ho ricorretto perché c’erano delle cose che non avevano la giusta vibe trans. Alla fine di questi rimpalli sono molto contento del risultato quasi di più che dell’esperienza di essere sul set. Soprattutto sento che la vibe non è la solita vibe Cis a cui siamo abituati.




Il tuo nome d’arte significa letteralmente Less Is More. Ti rispecchi ancora in questo concetto?

Liam: Posso dirti che si è aggiunta una lettera. Seppur il nome del mio progetto musicale rimane L I M, il mio nome adesso è Liam. Quindi in realtà il processo è inverso.

Riva: Musicalmente trovo che Liam sia andato a togliere ancora di più. In “Glowing” tutte le canzoni hanno poche tracce, soprattutto se facciamo il confronto con “Higher Living”. Siamo andati di drum kit, basso, pad, voce e i vari sample. Per me è ancora less than before.