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DECIFRARE LA TEMPESTA DI GIORGIONE, SIMBOLOGIE MANTICHE CON IL C-19 IN UN’OPERA DI TIZIANO LUCCI.

Updated: Aug 25

Mercoledì 22 luglio 2020, in occasione della lenta riapertura delle attività culturali di ambito museale, alla mini-galleria Una Vetrina (www.unavetrina.it) in Roma e per The Independent Project del museo MAXXI, verrà presentata l'opera d'arte Con titolo e attribuzione che mette in luce relazioni mantiche tra il dipinto La tempesta di Giorgione del 1503-1508 e le epidemie dei secoli passati e futuri.

Nel quadro viene raffigurata una prima pagina di una testata giornalistica del 2500 d.C. di nome The Sentinel, che riporta la notizia del ritrovamento del quadro di Giorgione, la cui radiografia ci mostra notevoli danni meteorologici e scrostature da cui emergono frasi che l’artistamusico avrebbe scritto sulla tela prima di iniziare a dipingerla.

Accadde poi, come effettivamente riportano le fonti storiche, che Giorgione nel 1510 morì dopo aver contratto la peste trasmessagli dalla compagna che lo raggiunse poco tempo dopo.

Dopo lunghi studi di combinatoria del tempo Lucci è arrivato alla constatazione che le opere d’arte, in special modo le più enigmatiche della storia dell’arte son tutte preveggenti su ciò che raffigurano e precedono gli accadimenti futuri in esse descritti visivamente con circa due o più anni di anticipo seppur in maniera simbolica, così lo sbaglio degli storici, il quale non ci permette di impugnare l’opera d’arte per farne uso, sarebbe quello di averle sempre lette dal presente e averle ragionate culturalmente tramite il passato.

Ne consegue che La tempesta è anche un dipinto veggente sull’imminente peste che nel 1510 colpì Giorgione e la zona lagunare di Venezia. Non solo, il quadro avrebbe lettura mantica e quindiricorsiva nel tempo in relazione alle epidemie e  alle regole sociali che queste comportano, cosa gestita dalle scritture che emergono dalle scrostature del quadro e che son frutto di estrazione del verbo contenuto nell’opera d’arte di Giorgione tramite sovrapposizione di sistemi simbolici ad ogni punto del quadro.

Letta a specchio e in sede di meccanica del tempo, l’opera Con titolo e attribuzione, anno più anno meno, la si osserva dall’inizio del 2000 d.C. ma è una prima pagina di un giornale d’inizio 2500 d.C. recante un’opera d’arte d’inizio 1500 d.C.

Per vedere l’originale de La tempesta di Giorgione si può andare su Wikipedia, mentre qui di seguito si puo’ leggere la traduzione in italiano dell’articolo del giornale The Sentinel.

Un attento studio del famoso dipinto La tempesta, compiuto da Giorgione nel 1503/1508 d.C. e da poco tornato alla luce, ha portato a una nuova attribuzione di senso al quadro.

Grazie all’utilizzo incrociato di radar e sistemi simbolici è stato possibile risalire all’origine dei valori che si trovano rappresentati nelle figure e che hanno persistenza plurimillenaria.

Accertati tali valori è stato facile estrarre con esattezza il verbo emerso dalle scrostature presenti nel quadro.

La cosiddetta “cingala” (o zingara) ci intima: <<D’un sol colpo la tua testa vèn giù, non fu sopruso, o intruso a questa sorte,

ove bimbetti e seduzion furon velièri di morte>>. Il poppante già sa: <<Del libro segreto dell’Invisibile qui fu dato, ma della fuga dalla luce d’esti due non fui mai re>>. Il presunto soldato si chiede: <<E ‘n do stan gli animali quando zolfo tramonta in Sòl…?>>. Sotto le due colonne rotte è inciso: <<Nella deriva profonda>>. Sotto le due colonne emerge un disegno che sembra preso dal

libro Elementa chemiae (1718 d.C.) di J. C. Barchusen, che si riferisce alla fase della ‘Distillatio‘ in Virgo, per cui il il vapore che darà luogo al distillato è provocato dalla tempesta in arrivo. Sul grattato del muro interrotto a sinistra si trova un testo in latino: <<Quisquis hoc sustulerit, ultimus suorum moriatur>>. Sullo stesso muro si scopre la figura di un dragone che si riferisce al 17° disegno dei Vaticinia de Summis Pontificibus (XIII-XVI d.C.). Alla fine del ponte troviamo l’appunto: <<Dell’oscurità fu la visita al ventre già custodito dalle geometrie del sacro>>. A presentarci il quadro è il sole che si va nascondendo dietro le nuvole e che sembra darci un utile suggerimento: <<Dell’infinito possibile il perchè sceglier l’Una via sia cosa tanto esatta in specie al

Sòl che lascia al lampo l’arrivo>>. Sotto il sole, il fulmine che squarcia il cielo si traduce così: <<Dallo Spirito Inverso ebbe inizio la dipartenza delle anime dai corpi, anche se, in verità, preferì rifugiarsi in uno schiavo divino, fòri le mura>>. I due stemmi con animale rosso che si trovano appesi fuori dalla città ci sussurrano quasi delle regole, il più vicino a noi recita: <<E l’amor sia

l’ultima volontà>>; il più lontano invece dà da pensare: <<Non morì l’essere con l’Uno nel sè>>. Il pellicano infine, che sembra guardare al fulmine romanticamente, reca direttamente una scritta in francese legata all’alchimia per la quale “Come in alto, così in basso” e ci ricorda l’opera di Marcel Duchamp del XX° secolo, ma con una variazione di tempo: <<La Marièe mise à nu par

l’allaitements du fils des philosophes, mème – ou pelican>>, dove “mème” significa non solo “stesso” ma anche “specchio”, il quale termine si traduce anche in “Come in alto, così in basso”, come da manuale di alchimia.

Così, in alto, cioè prima, troviamo lo Spirito che si va facendo ateria e in basso, cioè dopo, troviamo la Materia sulla quale lo Spirito si va riversando, distinti incosiddetto “maschio” (o zolfo e fisso), e cioè il fulmine in alto e il soldato in basso, e cosiddetta

“femmina” (o mercurio e volatile), e cioè pellicano in alto e zingara in basso, e quest’ultima va

appunto allattando il figlio dei filosofi, ‘ le fils des philosophes’, il distillato finale.


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