In conversation with: HAAi

Updated: May 9


Abbiamo avuto il piacere di farci una chiacchierata con HAAi in occasione dell’uscita dell’ultimo album “Baby, we’re ascending” ed in occasione del party ai Magazzini Generali di questa sera. Tantissime le collaborazioni all’interno del suo nuovo album: dal produttore Jon Hopkins allo scrittore Kai-Isaiah Jamal. Un album ricco di riflessioni e spunti dai quali prendere esempio. Sanità mentale, inclusività, creatività e voglia di ricominciare sono solo alcuni degli argomenti trattati in questa intervista. Una conversazione profonda ed emozionalmente stimolante. In pieno stile HAAI.




Buona lettura!

Il 2022 inizia con l’uscita del tuo primo solo album “baby we’re ascending”. Già dal nome si percepisce che è un album dalle potenzialità altissime. Ci racconti meglio della storia che c’è dietro la scelta del titolo?


Um, questa è davvero un’ottima domanda. Ho valutato dei nomi diversi E la parola “ascend” era quella con il valore maggiore da avere nell'album. Questi ultimi cinque anni sono stati per me una vera e propria ascesa. L’intero album è basato sull’inclusione, ho voluto portare tutti nella mia ascesa attraverso la realizzazione di questo album; è come se volessi dire “Baby, siamo in ascesa”. Quando ho deciso il nome, la scelta era tra questo ed un altro: "Ma tu non ascendi mai, cazzo? E ho pensato che sarebbe stato un po' più difficile vendere dischi con la parola “cazzo”. Sento come se questo titolo rappresentasse il tipo di ascensione che ho avuto negli ultimi tempi. E’ la realizzazione di quello che sono diventata attraverso i miei suoni.

All’interno del disco ci sono tantissimi generi diversi. Non è sicuramente un album dedicato ad un unico genere musicale. Sembra quasi come se l’album sia lo specchio del momento e del mondo in cui stiamo vivendo: indirizzato all’incisività e al non genere. Qual è il tuo rapporto con l’ inclusività? E perché è così importante, oggi più che mai?

Sono una persona che è stata spesso emarginata per vari motivi. Credo che sia molto importante creare spazi dove le persone possano sentirsi liberi, laddove in passato non sono esistiti. Mi trovo in una posizione privilegiata, sono fortunata ad avere tantissime piattaforme nelle quali posso esprimermi e nelle quali posso dare spazio a degli argomenti di cui fino a poco fa non si parlava.

Nel mondo della dance music stanno cambiando moltissimo le cose e credo che la pandemia abbia avuto un ruolo fondamentale per questa “evoluzione”. E’ stato un gran cambiamento. Tantissime persone della dance music provengono da mondi “emarginati”. In realtà è proprio per questo che la musica che viene da questo mondo è così interessante e diversa dalle altre. Nel nostro mondo le persone che hanno vissuto questo tipo di esperienze sono molto aperte alla condivisione ed al dialogo. Motivo per il quale la nostra musica è così ricca.


Pensi che ora la musica possa essere anche un modo di esprimere questa inclusività? E non solo la musica, ma anche gli spazi, come i club e i festival?

Assolutamente sì, le persone che frequentano questi luoghi sono persone molto sensibili. Il fatto di frequentare certi spazi diventa una sorta di ribellione verso il sistema.

Quindi direi che la pandemia ha avuto un ruolo importante per te nell'esprimere te stessa. Cosa hai fatto durante questo periodo? E com’è nato questo album?

Ovviamente ho dedicato la maggior parte del mio tempo alla musica. Sai, nessuno sapeva cosa stesse accadendo. Ho avuto dei momenti molto difficili. Pensavo: “ma tornerò a fare musica? Tornerò a suonare in giro per il mondo?” Credo che tutti abbiamo avuto dei monologhi interiori che hanno portato a tantissime riflessioni. Una di queste per me è stato in fatto che avevo effettivamente bisogno di una pausa. Ero arrivata al punto che le cose che facevo non erano più naturali e spontanee. Ho quindi approfittato di questo momento e mi sono dedicata a me stessa.

E’ stato un momento per confrontarsi con se stessi ed è per questo che “Baby, we’re ascending” è un disco “vero”. All’interno dell’album ci sono moltissime collaborazioni: è evidente il fatto che in questo momento della tua vita hai sentito l necessità di condividere questo lavoro con altri artisti.

In realtà questa è una cosa per me molto nuova. Ho imparato tantissimo da questo mio nuovo approccio. Il fatto di collaborare su più livelli con vari artisti mi ha resa una persona più completa. In passato ero molto gelosa delle mie cose, dei miei lavori. Non c’era spazio per altri. Era diventata quasi un’ossessione. Ad un certo punto però mi sono resa conto che avrei voluto delle cose in particolare nell’album ma che io non ero in grado di fare, quindi ho sentito la necessità di avere anche altre persone nella realizzazione dell’album. All’interno del vinile abbiamo creato un collage con tutte le persone che hanno partecipato all’album. Tutto questo lo ha reso un disco incredibile, fatto da persone incredibili.


Ci sono un sacco di collaborazioni davvero interessanti. Ma quella che ho davvero amato, non solo musicalmente, ma anche concettualmente è quella con Kai-Isaiah Jamal e Obi Franky. Ci racconti la storia che c'è dietro questa traccia?

Ma sì, sì, è anche il mio preferito. Kai è un mio amico molto, molto caro. In realtà ci siamo incontrati perché viveva al piano di sotto a me. Sapevamo più o meno chi fossimo l'un l'altro, ed io ero un grande fan della sua poesia e del suo attivismo, e anche dell sua ascesa come modello.


Volevo fare qualcosa con Kai da un po', ma non avevo mai avuto il coraggio di dire, ehi! e così, in un certo senso, dietro le quinte, stavo facendo quello che è diventato Human Sound.

In un certo senso me ne sono stata con le mani in mano. Non ho mai voluto chiedere aiuto perché ero troppo nervosa. Ad un certo punto ho preso coraggio ed abbiamo iniziato a parlare di musica, delle origini della house e della techno e abbiamo condiviso diverse storie e diverse gemme di informazioni che conoscevamo. Abbiamo parlato molto di dischi ed in particolare di uno: una compilation chiamata “Detroit is black” e, combinazione, era un disco che avevo proprio davanti!

Sai, ho più di 5000 dischi ed è uscito fuori proprio questo! Assurdo! Eravamo davvero entusiasti di aver iniziato questo tipo di rapporto insieme. Ad un certo punto Kai ha detto”dovremmo fare musica insieme” E io ho detto: "È buffo che tu l'abbia detto, perché io sto lavorando a questa traccia ed è perfetta per te! E’ una traccia alla quale sono molto legata, il lavoro che ha fatto Kai è davvero incredibile! Sono davvero grata a lui per questa collaborazione. Sarà molto bello poter vedere il live di questo pezzo, diventerà una vera e propria performance musicale.


Un’altra collaborazione molto importante all’interno dell’album è quella con Jon Hopkins. Suonerai con lui stasera ai Magazzini Generali, qual è il vostro rapporto e cosa dovrà aspettarsi stasera il pubblico ai Magazzini?

Jon è un mio super amico, è molto bello poter tornare a fare degli show insieme. Ci siamo conosciuti qualche anno fa al Sonar e siamo diventati subito amici, abbiamo un gran feeling come persone. Poco dopo ci siamo ritrovati al Glastonbury, abbiamo passato dei bellissimi momenti insieme. Abbiamo fatto molti live e l’ho accompagnato nel suo tour europeo per la solidarietà. Sai, fare musica è una cosa molto seria. Devi essere molto serio in quello che fai. Io e Jon invece siamo delle persone molto divertenti, ci divertiamo molto insieme anche quando siamo circondati da programmazioni e sintetizzatori vari. Per quanto riguarda il brano “Baby we’re ascending” ti racconto la storia: un giorno ho condiviso su instagram uno snippet della traccia e Jon mi rispose alla storia chiedendomi cosa fosse perché non riusciva a togliersela dalla testa. Io gli ho risposto che era una cosa a cui stavo lavorando e mi ha chiesto di mandargliela per poterci lavorare. E’ stato un processo creativo così puro e naturale, incredibile. E’ così emotivamente potente che mi viene da piangere quando la suono.

Questa sera suonerò per la prima volta ai Magazzini Generali, ne ho sentito parlare sempre molto bene e non vedo l’ora di poterci portare la mia musica. Suonerò per il set di chiusura e posso dirvi che sarà super techno! Ci sarà da ballare.

Passiamo a delle domande un po’ più personali. Ho letto che ti è stato diagnosticato il deficit dell’attenzione. E’ molto bello vedere che ne parli in maniera molto libera, cosa da non sottovalutare. Qual è stata la tua reazione a questo e qual è il tuo rapporto con la salute mentale?


Partiamo da qualche tempo fa. Sai quando andavo a scuola gli studi verso certi mondi erano ancora molto seminali. Non si conoscevano molto e se si studiavano erano studi rivolti sempre al mondo maschile (che è totalmente diverso da quello femminile). Quando rivedo i video di quando ero bambina è evidente il fatto che potessi avere questo tipo di disturbo. Il mondo della musica e della creatività è un mondo che abbraccia le diversità al contrario di quelli che sono i sistemi più comuni, come quello scolastico. Per fortuna nel mio mondo la diversità cerebrale non è un difetto ma un plus. Spero che tutti possano sentirsi liberi e che possano trovare il loro posto nel mondo. Sono molto contenta di poter vivere in un momento storico in cui si può liberamente parlare di salute mentale. E’ parte della tua personalità, mi sento di dire di abbracciare le proprie diversità perché sono proprio quelle che ci rendono liberi.

Altra domanda super personale: tempo fa hai preso parte ad un super show con Richie Hawtin prodotto da Prada. Qual è il tuo rapporto con la moda?


Sono stata sempre attratta al mondo della moda, in particolar modo al mondo dei fashion designer. Ho avuto la fortuna di lavorare in passato con Richie e quando è arrivata l’opportunità di lavorare con lui e Prada è stato pazzesco. Mi sono resa conto che nel mondo della techno e dei rave ci sono sempre più persone legate alla moda e viceversa. I due mondi stanno diventando sempre di più complementari ed è molto bello. E’ sempre bello indossare bei vestiti, credo che facciano bene all’anima. A volte mi capita di indossare le scarpe di Prada in giro per casa solo per sentirmi meglio (ride)

Parliamo di donne: sei sempre stata legata in qualche modo a loro. Penso che ci sia un rapporto speciale che ci lega tutte. Tu lavori e collabori molto con le donne? Qual è secondo te il segreto della forza tra le donne, in particolar modo nel mondo della musica elettronica?

Credo sia una cosa molto personale. Per me i rapporti con le donne sono davvero potenti. Per quanto mi riguarda lavoro quotidianamente con tantissime donne: a partire dalla mia manager, alle produttrici, alle ingegnere del suono. C’è molto rispetto quando si lavora con le donne. Avendo suonato per molto tempo nelle band mi sono resa conto che è molto più difficile avere il proprio spazio da donna (o da non uomo). E’ proprio per questo che oggi voglio essere io la persona che dà spazio alle altre. All’interno del disco è evidente questa cosa, nel collage non ci sono due pagine di soli uomini ma di persone di tutti i generi. Penso che abbiamo una grande responsabilità per poter creare un futuro diverso e migliore di quello che c’è stato fino ad oggi.

Ultima domanda: Mute Records. Una delle etichette più influenti degli ultimi 30 anni. Cosa si prova nell’essere pubblicati in un’etichetta come Mute?

Mute è stata una delle mie etichette preferite dai tempi delle band, da quando ero teenager. La cosa super cool di Mute è che il fondatore, Daniel Miller, è anche lui in primis un’artista. E’ fuori da tutte le dinamiche del business. Credo sia proprio questo il punto di forza dell’etichetta. Sinceramente ancora oggi, spesso mi ritrovo a chiedermi “Tutto questo è assurdo, è successo veramente?”. Sono davvero grata dell’occasione che ho avuto con Mute Records. Posso dire di aver fatto parte della storia di quest’etichetta e questa cosa mi rende davvero orgogliosa. Mi dà anche la forza di continuare a far musica nel migliore dei modi e per tutte le persone che hanno bisogno della mia musica.


Stasera live ai Magazzini Generali

Jon Hopkins, HAAi, Volantis

Acquista il biglietto qui



ENG VERSION


We had the pleasure to have a chat with HAAi on the occasion of the release of his latest album "Baby, we're ascending" and on the occasion of the party at Magazzini Generali tonight. Many are the collaborations in his new album: from producer Jon Hopkins to writer Kai-Isaiah Jamal. An album full of reflections and ideas from which to take example. Mental health, inclusivity, creativity and the desire to start over are just some of the topics covered in this interview. A deep and emotionally stimulating conversation. In full HAAI style.



The year 2022 begins with the release of your first solo album "baby we're ascending". Already from the name you can perceive that it is an album with very high potential. Can you tell us more about the story behind the choice of the title?

Um, that's a really good question. I looked at different names and the word "ascend" was the one with the most value to have on the album. These last five years have been a real ascendancy for me. The whole album is based on inclusion, I wanted to bring everyone into my ascendance through the making of this album; it's like, "Baby, we're ascending." When I decided on the name, the choice was between this and another, 'Don't you ever fucking ascend?' And I thought it would be a little harder to sell records with the word "fuck". I feel like this title represents the kind of ascension I've been having lately. It's a realization of what I've become through my sounds.

Within the record there are so many different genres. It's definitely not an album dedicated to one genre of music. It almost seems as if the album is a mirror of the moment and of the world we are living in: aimed at incisiveness and non-genre. What is your relationship with inclusivity? And why is it so important, today more than ever?

I am a person who has often been marginalized for various reasons. I believe it is very important to create spaces where people can feel free, where in the past they did not exist. I am in a privileged position, I am lucky to have so many platforms where I can express myself and where I can give space to topics that until recently were not talked about.

Things are changing a lot in the dance music world and I believe that the pandemic has played a key role in this "evolution". It's been a big change. So many people in dance music come from "marginalized" worlds. That's actually why the music that comes from this world is so interesting and different from the others. In our world, the people who have had this kind of experience are very open to sharing and dialogue. That's why our music is so rich.

Do you think music can now also be a way of expressing this inclusivity? And not just the music, but also the spaces, like clubs and festivals?

Absolutely, the people who frequent these places are very sensitive people. Frequenting certain spaces becomes a kind of rebellion against the system.

So I would say Pandemic played a big role for you in expressing yourself. What did you do during this time? And how did this album come about?


Obviously I devoted most of my time to music. You know, nobody knew what was going on. I had some very difficult moments. I was thinking, "but will I go back to making music? Am I going to go back to playing around the world?" I think we've all had inner monologues that have led to so many reflections. One of them for me was in the fact that I actually needed a break. I had gotten to the point where the things I was doing were no longer natural and spontaneous. So I took advantage of this moment and dedicated myself.

It was a moment to confront myself and that's why "Baby, we're ascending" is a "real" record.

Inside the album there are many collaborations: it is evident that in this moment of your life you felt the need to share this work with other artists.

Actually this is something very new for me. I've learned a lot from this new approach. Collaborating on multiple levels with various artists has made me a more complete person. In the past I was very jealous of my own stuff, my own work. There was no room for others. It had become almost an obsession. At a certain point, though, I realized that I wanted some particular things on the album but that I wasn't able to do, so I felt the need to have other people in the making of the album as well. Inside the vinyl we created a collage with all the people who participated in the album. All of this made it an incredible album made by incredible people.

There are a lot of really interesting collaborations. But the one that I really loved, not only musically, but also conceptually is the one with Kai-Isaiah Jamal and Obi Franky Can you please tell us the story behind it?

But yeah, yeah, he's my favorite as well. Kai is a very, very close friend of mine. We actually met because he lived downstairs from me. We pretty much knew who each other were, and I was a big fan of his poetry and his activism, and also his rise as a model.

I'd wanted to do something with Kai for a while, but I'd never had the courage to say, hey! and so, in a way, behind the scenes, I was doing what became Human Sound

In a way I just kind of sat on my hands. I never wanted to ask for help because I was too nervous. At some point I got brave and we started talking about music, the origins of house and techno and we shared different stories and different gems of information that we knew. We talked a lot about records and in particular one: a compilation called "Detroit is black" and, funny enough, it was a record I had right in front of me!

You know, I have over 5,000 records and this was the one that came up! Crazy! We were really excited to have started this kind of relationship together. At one point Kai said "we should make music together" and I said "it's funny that you said that, because I'm working on this track and it's perfect for you! It's a track I'm very attached to, the work Kai did is really incredible! I'm really grateful to him for this collaboration. It will be very nice to see the live performance of this track, it will become a real musical performance.

Another very important collaboration within the album is the one with Jon Hopkins. You will be playing with him tonight at Magazzini Generali, what is your relationship and what should the audience expect tonight at Magazzini?


Jon is a super friend of mine, it's really cool to be able to come back and do shows together. We met a few years ago at Sonar and became instant friends, we have a great feeling as people. Shortly after we met again at Glastonbury, we had a great time together. We did a lot of live shows and I accompanied him on his European tour for solidarity. You know, making music is a very serious thing. You have to be very serious about what you do. Jon and I, on the other hand, are very funny people, we have a lot of fun together even when we are surrounded by programming and synthesizers. As for the track "Baby we're ascending" I'll tell you the story: one day I shared on instagram a snippet of the track and Jon replied to the story asking me what it was because he couldn't get it out of his head. I replied that it was something I was working on and he asked me to send it to him so he could work on it. It was such a pure and natural, amazing creative process. It's so emotionally powerful that I feel like crying when I play it.


I'm playing at Magazzini Generali for the first time tonight, I've always heard great things about it and I can't wait to be able to bring my music there. I will be playing for the closing set and I can tell you it will be super techno! There will be dancing to be done.

Let's move on to some slightly more personal questions. I read that you have been diagnosed with attention deficit disorder. It's very nice to see you talk about it very freely, which is not to be underestimated. What has been your reaction to that and what is your relationship to mental health?


Let's start some time ago. You know when I was in school the studies towards certain worlds were still very seminal. They weren't known much and if they were studied they were always studies aimed at the male world (which is totally different from the female world). When I rewatch videos from when I was a child, it is evident that I could have this kind of disorder. The world of music and creativity is a world that embraces diversity as opposed to more common systems, such as schools. Luckily in my world, brain diversity is not a flaw but a plus. I hope everyone can feel free and find their place in the world. I'm very glad that I can live in a time in history where we can freely talk about mental health. It's part of your personality, I feel like saying embrace your diversity because that's what makes us free.

Another super personal question: some time ago you took part in a super show with Richie Hawtin produced by Prada. What is your relationship with fashion?


I have always been attracted to the world of fashion, especially to the world of fashion designers. I've been lucky enough to work with Richie in the past and when the opportunity came to work with him and Prada it was crazy. I realized that in the techno and rave world there are more and more people connected to fashion and vice versa. The two worlds are becoming more and more complementary and it's very nice. It's always nice to wear nice clothes, I think they're good for the soul. Sometimes I get to wear Prada shoes around the house just to feel better (laughs)

Let's talk about women: you've always been connected to them in some way. I think there's a special relationship that binds us all. Do you work and collaborate with women a lot? What do you think is the secret to strength among women, especially in the world of electronic music?


I think it's a very personal thing. For me, relationships with women are really powerful. As far as I'm concerned, I work with so many women on a daily basis: starting from my manager, to producers, to sound engineers. There is a lot of respect when working with women. Having played in bands for a long time, I've realized that it's much harder to have your own space as a woman (or not a man). That's exactly why today I want to be the person who gives space to others. Within the record this is evident, in the collage there are not two pages of just men but people of all genders. I think we have a great responsibility to create a different and better future than the one we have had until now.

Last question: Mute Records. One of the most influential labels of the last 30 years. How does it feel to be released on a label like Mute?


Mute has been one of my favorite labels since band days, since I was a teenager. The super cool thing about Mute is that the founder, Daniel Miller, is also primarily an artist. He's outside of all the business dynamics. I think that's really the strength of the label. Honestly, to this day, I often find myself wondering "This is crazy, did this really happen?". I'm really grateful for the opportunity I had with Mute Records. I can say that I have been a part of this label's history and that makes me really proud.