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Vincenzo Pizzi: Aware

Aware è il quarto album di Vincenzo Pizzi, owner di Pyteca e sound designer, firma audiovisiva per Versace, Philosophy, Red Bull and more.


Aware è un disco tratto dalla performance A/V MONO NO WARE, presentata in anteprima per Manifesto fest (ipogeo), curato da Visioni parallele Creative Studio e sottoscritto dalla label Pyteca.


Aware metaforicamente sembra sottendere a un concetto sociale contemporaneo insito in un’idealizzazione o assuefazione, nella sensazione di irrisolutezza di un ego intimista, nell’irruenza di una corrispondenza, in un’inquietudine che sembra regredire nel chiasso. Un album che scivola secondo una triade esistenziale complessa: 11 tracce che, consequenzialmente, determinano un naturale avvicinamento verso quei percorsi intuitivamente mentali radicati nella ψυχή (psiche) umana.


L’album è il racconto di punti di vista, personale e impersonali, che connettono in modo naturale molteplici interessi artistici; l’analisi complessiva si adagia idealmente su un concetto intimista e acustico che si realizza la pluralità dei sé propri dell’elettronica.


Overture è curiosità; Manifesto, presentazione e conoscenza; Soterìa, idealizzazione di una salvezza, liberazione dal male e sopravvivenza. Un processo osmotico che dalla solitudine conduce all’inclusione, dalla sonnolenza sociale all’illusione di un “noi con gli altri” e di “altri con noi” sincronizzando suono, immagine e movimento.


Paregorico, a tratti anestetizzante, un accento e una pausa, un’alterazione che oltre l’uso terministico corrisponde al ritmo di una metrica greca.



Vincenzo ritieni che il vero slancio sia da individuare più nel massimo o nel minimo sonoro? E l’equilibrio in quale momento della tua musica si manifesta?


“Mi piace molto marcare i suoni, scolpirli ed alterarli. Mi piace però mantenere una percezione abbastanza minimalista. Per ogni singolo suono creo tantissimi layer quasi da sembrare un suono unico facile da ascoltare (inteso come singolo) ma complesso da percepire (inteso come gruppo). In generale è un equilibrio che cerco di manifestare in ogni produzione, in maniera costante e sperimentale.”


Vibra- Mena forte, l’esplosione di una “realtà” che altalenando rabbia e disperazione apre il suo significato all’inclusione; il suono si alza quasi a mascherare la violenza. È da chiedersi se non sia “l’apice” il vero anestetizzante, e l’Amnesia successiva, un rifugio dall’eccessiva esposizione di un concetto artistico estremo quanto intimistico.


Ciò che appare chiaro è la necessità degli uni e degli altri nella loro molteplice co-esistenza.


E infine l’Insonnia, la “complessa incomprensione” percettiva in Melenso, una velocità supersonica per raggiungere il Chiasso – Canea. Un lavoro che termina nella piena “coscienza incosciente” di un ritmo che prende il sopravvento, si eleva ai massimi volumi lasciando spazio al suono.


Non resta che chiederti se sia proprio il suono la tua guarigione, il tuo centro-consapevole (Aware)- permanente?


“Sì vorrei che fosse curativo per gli ascoltatori, per le loro anime come lo è stato per me. Il titolo stesso ha una doppia chiave di lettura, Aware in Inglese vuole dire consapevole, mentre in Giapponese vuol dire compassione - tristezza. Il punto preciso, l’equilibrio, sta nel mezzo. Siamo spesso spaventati, impauriti e guardiamo sempre il passato e il futuro con uno sguardo consapevole ma triste. È un album per me molto intenso, ci sono voluti ben due anni per chiuderlo. Un racconto basato su emozioni, sensazioni ed esperienze personali. Un viaggio aperto a tutti con l’intento di descrivere e far rivivere sentimenti contrastanti. Da una parte abbiamo la bellezza in tutte le sue forme, l’estetica più pura e lo stare bene. Dall’altra abbiamo l’ossessione e la paura di perdere la bellezza, il benessere mentale e fisico. Perdere ogni tipo di contatto: visivo, sonoro, reale, surreale. Partecipare emotivamente alle azioni, situazioni e tutto ciò che ci circonda. Cambiare visione della bellezza usuale ed apprezzare lati a noi sconosciuti.



Abbiamo molta paura di perdere e di perderci, di non essere più sensibili, empatici e gentili.


In generale il dover fare i conti con una realtà sempre più buia non aiuta e ognuno di noi ha il compito di trovare un po’ la sua dimensione. “Aware” è tutto questo e tanto altro. Spero possiate scoprirlo ed apprezzarlo.”


Aware è disponibile su tutte le piattaforme online dal 23 marzo 2023.




ENG


Aware is the fourth album by Vincenzo Pizzi, owner of pyteca and sound designer, an audiovisual signature for Versace, Philosophy, Red Bull and more.


Aware is a recording of the A/V MONO NO WARE performance, created for Manifesto fest (hypogeum), edited by Visioni parallele Creative Studio and signed by the pyteca label.


Aware metaphorically seems to underlie a contemporary social concept inherent in an idealization or addiction, in the feeling of unresolved of an intimate ego, in the vigour of a correspondence, in an anxiety which seems to recede in the tumult.


An album that slides according to a complex existential triad: 11 tracks that, consequently, determine a natural approach to these intuitively mental paths rooted in the human ψυχή (psyche).

The album is the story of points of view, personal and impersonal, that connect in a natural way multiple artistic interests; the overall analysis is ideally based on an intimate and acoustic concept that is realized the plurality of the proper electronics.


Overture is curiosity; Manifesto, presentation and knowledge; Soterìa, idealization of a salvation, deliverance from evil and survival. An osmotic process that leads from loneliness to inclusion, from social drowsiness to the illusion of "us with others" and "others with us" synchronizing sound, image and movement.

Paregorico, at times anaesthetic, an accent and a pause, an alteration that beyond the terministic use corresponds to the rhythm of a Greek metric.


Vincenzo do you think that the real momentum is to be found more in the maximum or in the minimum sound? And the balance in which moment of your music is manifested?


“I really like marking sounds, sculpting and altering them. However, I like to maintain a fairly minimalist perception. For each individual sound I create so many layers almost to seem like a single sound that is easy to hear (understood as an individual) but complex to perceive (understood as a group). In general it is a balance that I try to manifest in every production, consistently and experimentally.”


Vibra- Mena forte, the explosion of a "reality" that swinging anger and despair opens its meaning to inclusion; the sound rises almost to mask violence. It is to be wondered if it is not "the apex" the real anesthetic, and the subsequent Amnesia, a refuge from the excessive exposure of an extreme and intimate artistic concept.

What is clear is the necessity of both in their multiple co-existence.


Finally Insonnia, the "complex misunderstanding" perceptive in Melenso, a supersonic speed to reach the noise- Canea. A work that ends in the full "unconscious consciousness" of a rhythm that takes over, rises to maximum volumes leaving room for sound.


It remains only to ask if the sound is your healing, your center-(aware)- permanent?


“Yes I would like it to be healing for the listeners, for their souls as it was for me. The title itself has a double key, "Aware" in English means aware, while in Japanese it means compassion - sadness. The precise point, the balance, lies in the middle. We are often scared, afraid, and we always look at the past and the future with a knowing but sad look. It is a very intense album for me, it took a good two years to close it.


A tale based on emotions, feelings and personal experiences. A journey open to all with the intent to describe and revive mixed feelings. On the one hand we have beauty in all its forms, the purest aesthetics and feeling good. On the other we have the obsession and fear of losing beauty, mental and physical well-being. Losing all kinds of contact: visual, aural, real, surreal. Emotionally participating in actions, situations and everything around us.


Changing view of the usual beauty and appreciating sides unknown to us.


We are very afraid of losing and losing ourselves, of not being more sensitive, empathetic and kind.


In general, having to come to terms with an increasingly dark reality does not help, and each of us has the task of finding a bit of our own dimension. "Aware" is all this and much more. I hope you can discover and appreciate it.”


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