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VAISA e Tiella Sound: la fusione perfetta tra musica e libertà creativa.

Nel panorama musicale contemporaneo, l'importanza delle etichette discografiche indipendenti è in costante crescita. Queste realtà svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere artisti emergenti e consentire loro di esprimere la propria creatività in modo autentico, senza le restrizioni spesso imposte dalle grandi case discografiche. Un esempio di etichetta discografica indipendente che si distingue in Italia è sicuramente Tiella Sound.


L'etichetta ha lanciato il suo primo disco in vinile, ospitando l'artista italiano VAISA, che incarna perfettamente la filosofia e l'approccio eclettico di Tiella Sound.


VAISA è un progetto musicale che nasce dalla fusione di elementi sonori intimi e concreti, creato da un artista che ha scelto di rimanere fedele ad un approccio artigianale e minimalista.


Il suo album omonimo è stato definito come un viaggio senza tempo e, per comprendere meglio il processo creativo dietro di esso abbiamo intervistato l'artista, all'anagrafe Daniele Tomassini. VAISA ha condiviso con noi le sue influenze musicali, ispirazioni e l'approccio all'uso di "field recordings", "sound collage" e campioni vocali. Inoltre, ci ha svelato come la comunità locale e l'ambiente di Perugia abbiano influenzato la creazione del disco. Abbiamo discusso del nome dell'album e del significato dei titoli dei brani, svelando un approccio creativo che spazia tra linguaggi e ispirazioni diverse. Abbiamo poi esplorato il futuro del progetto Tiella Sound, etichetta che promuove l'eclettismo musicale e l'approccio open-minded alla creazione musicale.


Con la sua attitudine creativa e la ricerca continua di nuove frontiere, il futuro di Tiella Sound sembra promettente e pieno di sorprese.




Puoi condividere con noi il processo creativo dietro al tuo progetto VAISA? Come hai concepito questo album?


VAISA: Questo album nasce essenzialmente mescolando lati più intimi e aspetti più concreti del mio mondo sonoro in un ordine non ben definito.

La volontà più sincera del mio processo creativo ha preso forma sotto una veste sonora definita a cui ho soltanto dato un nome, VAISA.

Non saprei descriverla esattamente se non dicendo che mi sono dato poche semplici regole; mantenere un approccio artigianale alla materia sonora, utilizzare un setup minimale circoscritto a pochi synth, un campionatore, mangianastri e qualche pedale e soprattuto lasciare trasparire l’essenza senza aggiungere troppe maschere.


Il tuo album VAISA è stato descritto come un viaggio profondo e senza tempo. Quali sono le influenze musicali e ispirazioni che hanno guidato la creazione di questo lavoro?


VAISA: Sicuramente la creazione del disco coincide con il periodo in cui mi persi irrimediabilmente nel mondo del diggin tra mercatini, piazze e vari non-luoghi; oltre che collezionare ogni oggetto fonte di sorgente sonora, scoprii il mondo della Library Music e più in particolare nacque un interesse nei confronti di tutto quel materiale abbandonato e di scarso valore come nastri amatoriali o pubblicazioni semi sconosciute.

Avevo ampio accesso ad una enorme quantità di incisioni sonore, oltre che a veri e propri pezzi di vita vissuta di chissà quante persone.

Questo ha fatto scattare in me una scintilla, quasi come se fossi guardiano e protettore di universi distanti dal mio vissuto ma allo stesso tempo avessi il compito di dare nuova forma a questo materiale per mantenere viva la memoria, nel mio piccolo.

Musicalmente anche gli ascolti che facevo quotidianamente hanno influenzato in maniera decisiva questo album. Erano, volontariamente o meno, propensi ad un suono altro che stimolasse una riflessione ed una ricerca verso sentieri non battuti; proprio in questo periodo ho approfondito la discografia di uno dei gruppi storici della mia città e della scena New Wave Post-Punk italiana, I Militia, cosi come ho avuto la fortuna di conoscere e interfacciarmi con il compianto Luciano Daini, personaggio eclettico e musicista d’avant-garde illuminante.

Allo stesso modo ero immerso negli ascolti di etichette come Yerevan Tapes, Boring Machines o NO=FI Recordings giusto per citare le prime che mi vengono in mente.

Altre ispirazioni significative sono stati anche i primi spettacoli teatrali per cui ho composto le musiche di scena e varie sonorizzazioni. Ho avuto modo di sperimentare molto, con la massima fiducia e libertà creativa da parte del regista e il giusto spazio nei canovacci, così come importanti sono state le prime performance live tra festival, residenze e date sparse in giro per l’Italia dove vivevo di contaminazioni e scambi con altri artisti soprattutto appartenenti a sfere musicali lontane dal mio circuito.


Nel testo si fa riferimento a "field recordings", "sound collage" e campioni vocali provenienti da antichi popoli. Puoi raccontarci di più sul tuo approccio all'utilizzo di questi elementi nella tua musica?


VAISA: Per un determinato periodo di tempo ho avuto un rapporto simbiotico con il mio registratore Tascam e con un mangianastri ereditato con cui ho raccolto gigabyte su gigabyte di materiale audio e centinaia di cassette, prevalentemente incidendo fonti sonore naturali.

Mi piaceva intrappolare suoni esistenti in un determinato scenario e stravolgerli fino a dargli una nuova luce, per poi utilizzarli come materia originale all’interno di creazioni diametralmente opposte.

Un modo di sperimentare a modo mio, alimentato anche del fascino della pasta sonora che solo il nastro magnetico può regalare.

Stagliuzzare e sovraincidere era il mio motto, materiale che poi nel tempo ha fatto parte, oltre che del disco omonimo, anche dei miei set live e in parte minore nelle produzioni a nome Feel Fly .


Altro fattore fondamentale nell’utilizzo di determinati elementi è stato il progetto Palenque Pacal, nato nello stesso periodo insieme al batterista Jacopo Fiore e Damiano Rizzo.

Un’esperienza totalizzante in cui abbiamo sonorizzato live il film “Fractions of Temporary Periods ovvero Plans-séquences per una bambina” di Piero Bargellini (1965) attraverso l’act ‘Vinyl Sonata Für 4 Turntables And Drums’; un vero e proprio linguaggio codice creato ad hoc per il film tramite l’utilizzo di quattro giradischi, percussioni e batteria.

Creare questi substrati continui e caleidoscopici richiedeva sempre nuovo materiale e quindi nuovi dischi; proprio grazie alla ricerca sfrenata e allo scambio continuo con Damiano (Caveargento), ho avuto accesso a moltitudini di suoni da campionare anche al di fuori del mio solito giro.


Poi accade anche che, spargendosi la voce, ti ritrovi donazioni inaspettate da parte di amici. Come quando ho ricevuto in regalo una preziosissima cassettina contenente le preghiere di uno sciamano della Kamchatka acquistata come souvenir in chissà quale viaggio.


Come si è evoluto il progetto VAISA nel corso degli anni tra il periodo in cui questi brani sono stati creati (2014-2016) e la loro pubblicazione ufficiale? Ci sono stati cambiamenti significativi nel tuo approccio alla musica?


VAISA: L’approccio è rimasto identico, si è evoluto solo l’ascolto e la ricerca verso nuove frontiere.

Ad esempio Il mio live set si è trasformato nel tempo man mano che ho scoperto nuovo materiale o ho trovato nuovi spunti ma è sempre rimasto sovrapponibile per approccio e metodo al primo live che ho portato in scena.

Se dovessi rimettere mano oggi al lavoro di quel periodo, sicuramente non apporterei grandi modifiche o stravolgimenti, questo perché naturalmente nell’evoluzione dell’ascolto e delle esperienze la forma e la sostanza cambiano, ma non l’essenza.

Ed è proprio per questo che ho voluto rispettare il processo in cui le creazioni hanno preso vita, pubblicando esattamente così i brani come vennero creati, anche se a distanza di anni.

Mi piace pensare a questo disco come ad una specie di capsula temporale.



L'album è stato sviluppato a Perugia, con la collaborazione di talenti locali. In che modo l'ambiente e la comunità locale hanno influenzato e contribuito alla creazione di questo disco?


VAISA: La scena di Perugia ha influenzato notevolmente la creazione del disco, non tanto per partecipazioni dirette di artisti o musicisti quanto più per la vivacità della scena che alimentava lo scambio di idee, la possibilità di assistere a concerti, sonorizzazioni ed eventi con un certo climax ogni giorno.

L’humus che alimentava certi rapporti interpersonali ha reso possibile creare ponti tra ambienti e realtà vicine ma apparentemente distanti.

Ad esempio il mio incontro con Moreno Barboni, docente accademico e figura di spicco della realtà culturale cittadina con cui si è creato un rapporto di stima, dialogo e scambio altamente costruttivo o come con Vespertina, cantautrice folk romantic dark, presente nel disco con le sue incursioni vocali nel brano V.

Per quanto io venga dal mondo della musica elettronica non mi sono mai sentito di appartenere solo ad una determinata scena e questa fluidità ha sicuramente aiutato a mantenere aperta una certa mentalità, accogliente anche verso linguaggi meno (apparentemente) accessibili.


Qual’è stata l'ispirazione dietro la scelta del nome per il tuo ultimo album, considerando che ci sono molti titoli in francese? Ci racconti la storia dietro il nome di due brani a tua scelta nell'album e come essi contribuiscono a trasmettere il messaggio o l'emozione che desideri condividere attraverso di essi?


VAISA: Il titolo dell’album è omonimo perché nella mia visione rappresenta una specie di manifesto di quella che è l’attitudine a questo preciso processo creativo.

Per quanto riguarda l’utilizzo dei titoli in francese, a prescindere dal mio forte legame con la Francia, ogni brano è una storia a sé e più in generale non esiste un criterio reale per cui il brano prende un nome rispetto ad un altro; nel 99% delle volte la traccia rimane con il nome del progetto iniziale che nasce in maniera del tutto spontanea e spesso anche senza troppo senso.

Determinare un nome può essere inconsapevolmente suggerito dalle sonorità presenti o da un semplice sample o come nel caso di Chanson Libre, da un mix di due parole a mio avviso attinenti allo scenario immaginifico che avevo dentro nel momento della creazione della traccia.

Stessa cosa per Foreste Tu, un’altra delle composizioni a cui sono più legato del disco.

Erano giorni in cui non riuscivo a togliermi dalla testa due pietre miliari come ‘Royksopp - And The Forest Began To Sing’ e soprattutto ‘Lullaby’ dei ‘Cure’ la quale, motivo a me ignoto, ogni volta che l’ascolto mi proietta in un’altra dimensione, seduto nel bel mezzo di una foresta.

-Salva progetto- e il gioco è fatto.


L’arte visuale e la musica sono due forme d'arte strettamente legate tra loro, spesso collegate per creare un'esperienza più completa per l'ascoltatore. Chi ha realizzato il design della copertina delle release di Tiella Sound e VAISA? Ci potete raccontare il motivo dietro queste scelte creative? Qual è l'importanza dell'artwork nel comunicare l'essenza della musica di Tiella Sound?


LUCA BIGOTE: Il design delle copertine l’ha curato Alessandro Burelli, graphic designer e artista umbro proprio come VAISA che, tra l’altro, è stata la persona che mi ha introdotto ai suoi lavori.

A inizio 2022 gli avevo affidato il restyling del logo di Tiella Sound e, vista la sintonia creatasi lavorando assieme, è stato automatico rivolgermi a lui anche per il design delle copertine della label.

Tiella Sound ha un approccio molto eclettico e senza confini musicali ben definiti, per cui ho voluto che le grafiche rispecchiassero questo aspetto per me importante e che non avessero, almeno sul front, un’impostazione schematico-geometrica riconoscibile – come ad esempio Innovative Communication o Music From Memory per citare le prime due che mi vengono in mente. Ho detto ad Ale di ascoltare il materiale e dare spazio e sfogo alla sua vena creativa più astratta, seguendo ciò che la musica avrebbe suscitato in lui. Il risultato lo trovo meraviglioso e i feedback positivi ricevuti finora ne sono la conferma e dimostrazione.

Inoltre, ci tengo a sottolineare che Ale ha prima disegnato a mano le bozze e le ha poi digitalizzate, a testimonianza di un approccio creativo “analogico-artigianale” non solo nella proposta musicale ma anche per quella visuale.



Tiella Sound sembra promuovere l'eclettismo musicale e un approccio open-minded alla creazione musicale. Come vedi il futuro del tuo progetto e quali direzioni creative potrebbero essere esplorate successivamente?


LUCA BIGOTE: A inizio dicembre uscirà il TIELLA002 e sarà un altro primo album, stavolta a cura dell’artista napoletano Livio Improta. Musicalmente parlando siamo distanti dalla prima release ma la pasta sonora è sporca, ruvida, vissuta, tanto quanto quella di VAISA.

Il futuro del progetto? Il mio approccio alla musica ha sempre seguito più le sensazioni che i tecnicismi e i calcoli. Come è sempre stato anche per il radio show e la mix series, voglio mantenere questa totale libertà dal punto di vista artistico. Non uscirà mai nulla di cui non sia convinto, che non susciti in me qualcosa o che sia addirittura trendy o hype in quel preciso momento. Se avessi seguito soprattutto quest’ultima dinamica, probabilmente ad oggi non saremmo qui a parlarne.





ENG VERSION


The importance of independent record labels is constantly growing in the contemporary music scene. These realities play a fundamental role in supporting emerging artists and allowing them to express their creativity authentically without the restrictions often imposed by large record labels. Tiella Sound is one example of an independent record label that stands out in Italy.


The label has launched its first vinyl record, hosting Italian artist VAISA, who perfectly embodies Tiella Sound's philosophy and eclectic approach.


VAISA is a musical project born from the fusion of intimate and concrete sound elements, created by an artist who has chosen to remain faithful to a craft and minimalist approach.

His self-titled album has been described as a timeless journey, and to better understand the creative process behind it, we interviewed the artist, Daniele Tomassini. VAISA shared his musical influences, inspirations, and approach to using "field recordings," "sound collage," and vocal samples. In addition, he revealed how the local community and environment in Perugia influenced the record's creation. We discussed the album's name and the song titles' meaning, revealing a creative approach that spans different languages and inspirations. We then explored the future of the Tiella Sound project, a label that promotes musical eclecticism and an open-minded approach to music creation.


With its creative attitude and continuous search for new frontiers, the future of Tiella Sound looks promising and full of surprises.


Can you share the creative process behind your VAISA project with us? How did you conceive this album?


VAISA: This album was essentially born by mixing more intimate sides and concrete aspects of my sonic world in an undefined order.

The most sincere will of my creative process took shape under a defined sonic guise to which I only gave a name, VAISA.

I could not describe it exactly except to say that I gave myself a few simple rules: keep a handcrafted approach to the sonic matter, use a minimal setup confined to a few synths, a sampler, a cassette player, and a few pedals, and above all let the essence shine through without adding too many masks.


Your album VAISA has been described as a profound and timeless journey. What musical influences and inspirations guided the creation of this work?

VAISA: Definitely, the creation of the record coincides with the period when I was hopelessly lost in the world of digging among markets, squares, and various non-places; in addition to collecting every sound source object, I discovered the world of Library Music and, more particularly, interest was born in all that abandoned and low-value material such as amateur tapes or semi unknown publications.

I had comprehensive access to many sound recordings and authentic pieces of the lives of who knows how many people.


This set off a spark in me, almost as if I were a guardian and protector of universes distant from my own experience but, at the same time, had the task of reshaping this material to keep the memory alive in my small way.


Musically, the listening I was doing daily also decisively influenced this album. They were, whether voluntarily or not, inclined toward another sound that would stimulate reflection and research toward untrodden paths; it was precise during this period that I delved into the discography of one of the historical groups of my city and the Italian Post-Punk New Wave scene, I Militia, as well as I had the good fortune to meet and interface with the late Luciano Daini, an eclectic character and enlightening avant-garde musician.

Likewise, I was immersed in listening to labels like Yerevan Tapes, Boring Machines, or NO=FI Recordings, to name the first ones that come to mind.

Other significant inspirations were the early theater shows for which I composed the stage music and various soundtracks. I had the opportunity to experiment a lot, with maximum trust and creative freedom from the director and the suitable space in the Canovacci. These were the first live performances between festivals, residencies, and dates scattered around Italy. I lived contaminations and exchanges with other artists, mainly in musical spheres far from my circuit.

In the text, you refer to "field recordings," "sound collages," and vocal samples from ancient peoples. Can you tell us more about your approach to using these elements in your music?

VAISA: For a certain period, I had a symbiotic relationship with my Tascam tape recorder and an inherited cassette player with which I collected gigabytes upon gigabytes of audio material and hundreds of cassette tapes, mostly recording natural sound sources.

I liked trapping existing sounds in a given scenario and twisting them until they were given a new light, and then using them as original material within opposed creations.

It is a way of experimenting, fueled by the fascination with sound paste that only magnetic tape can give.

Staging and overdubbing was my motto, material that then, over time, became part of not only the self-titled record but also my live sets and, to a lesser extent, in the productions under the Feel Fly name.

Another fundamental factor in using certain elements was the Palenque Pacal project, born in the same period with drummer Jacopo Fiore and Damiano Rizzo.

It was a totalizing experience in which we sonorized live the film "Fractions of Temporary Periods aka Plans-séquences per una bambina" by Piero Bargellini (1965) through the act 'Vinyl Sonata Für 4 Turntables And Drums'; a natural code language created ad hoc for the film through the use of four turntables, percussion, and drums.

Creating these continuous and kaleidoscopic substrates always required new material and, therefore, new records; precisely because of the rampant research and constant exchange with Damiano (Caveargento), I had access to multitudes of sounds to samples even outside of my usual circle.

Then, you may get unexpected donations from friends as word spreads. As I received as a gift, a precious cassette tape containing the prayers of a Kamchatka shaman purchased as a souvenir on who knows what trip.

How has the VAISA project evolved between the time these songs were created (2014-2016) and their official release? Have there been any significant changes in your approach to music?

VAISA: The approach has remained the same. Only listening and research into new frontiers has evolved.

For example, My live set has transformed over time as I have discovered new material or insights. Still, it has always remained superimposable in approach and method to the first live set I brought to the stage.

If I put my hand back on the work from that period today, I would certainly not make significant changes or upheavals; this is because, of course, in the evolution of listening and experiences, the form and substance change, but not the essence.

And that is precisely why I wanted to respect the process in which the creations came to life, releasing the songs precisely as they were created, even if years apart.

I like to think of this record as a time capsule.

The album was developed in Perugia, with the collaboration of local talent. How did the local environment and community influence and contribute to the creation of this record?

VAISA: The Perugia scene greatly influenced the creation of the record, not so much because of the direct participation of artists or musicians but more because of the vibrancy of the scene that nurtured the exchange of ideas, the possibility of attending concerts, soundtracks, and events with a particular climax every day.

The humus that nurtured certain interpersonal relationships made it possible to create bridges between close but seemingly distant environments and realities.


For example, my meeting with Moreno Barboni, an academic lecturer and leading figure in the city's cultural reality with whom a relationship of esteem, dialogue, and highly constructive exchange was created, or as with Vespertine, a dark romantic folk singer-songwriter, present on the record with her vocal incursions in track V.

As much as I come from the world of electronic music, I have never felt that I belong only to a particular scene, and this fluidity has helped me to keep an open mind, welcoming even to less (seemingly) accessible languages.

What was the inspiration behind the choice of name for your latest album, considering that there are many titles in French? Can you tell us the story behind the names of two tracks of your choice in the album and how they contribute to the message or emotion you wish to share through them?


VAISA: The album's title is self-titled because, in my vision, it represents a kind of manifesto of the attitude to this precise creative process.

Regarding the use of titles in French, regardless of my strong connection to France, each track is a story in itself, and more generally, there is no objective criterion for why the track takes one name over another; 99% of the time, the track stays with the name of the initial project that comes about quite spontaneously and often even without too much meaning.


Determining a name can be unconsciously suggested by the sounds present or by a simple sample, or, as in the case of Chanson Libre, by a mix of two words, in my opinion, relevant to the imaginative scenario I had inside at the time of the track's creation.


Same for Foreste Tu, another of the compositions I am most attached to on the record.

There were days when I could not get out of my head two milestones like 'Royksopp - And The Forest Began To Sing' and especially 'Lullaby' by the 'Cure' which, for reasons unknown to me, every time I listen to it projects me into another dimension, sitting in the middle of a forest.

-Save project- and that's it.

Visual art and music are two closely related art forms, often connected to create a more complete experience for the listener. Who did the cover design for the Tiella Sound and VAISA releases? Can you tell us the rationale behind these creative choices? What is the importance of the artwork in communicating the essence of Tiella Sound's music?

Luca BIGOTE: The cover design was done by Alessandro Burelli, a graphic designer and artist from Umbria, just like VAISA, who, by the way, was the person who introduced me to his work.

At the beginning of 2022, I entrusted him with Tiella Sound's logo restyling. Given the harmony created by working together, turning to him for the label's cover design was automatic.

Tiella Sound has a very eclectic approach with no well-defined musical boundaries, so I wanted the graphics to reflect this aspect that was important to me and not have, at least on the front, a recognizable schematic-geometric layout - such as Innovative Communication or Music From Memory to name the first two that come to mind. I told Ale to listen to the material, give space, and vent to his more abstract creative vein, following what the music would elicit in him. The result is remarkable, and the positive feedback confirms and proves that.

In addition, I would like to point out that Ale first hand-drew the sketches and then digitized them, a testament to an "analog-craft" creative approach in the musical proposal and the visual one.

Tiella Sound promotes musical eclecticism and an open-minded approach to music creation. How do you see the future of your project, and what creative directions might be explored next?

Luca BIGOTE: TIELLA002 will be released in early December, and it will be another first album, this time by Neapolitan artist Livio Improta. Musically speaking, we are far from the first release, but the sonic paste is dirty, rough, and lived-in, as much as VAISA's.

The future of the project? My approach to music has always followed feelings more than technicalities and calculations. As it has always been with the radio show and mix series, I want to maintain this freedom from an artistic point of view. Nothing will ever come out that I am not convinced about, that doesn't arouse something in me, or that is even trendy or hype at that moment. If I had followed the latter dynamic, we probably wouldn't be talking about it to this day.

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