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THE SOUND SYSTEM IS FOR THE PEOPLE! IN CONVERSATION WITH: BASSI GRADASSI

Updated: Mar 14


Se siete soliti camminare tra queste pagine, sarete familiari a quella pelle d’oca che si prova solo quando si è davanti ad un buon sound system. Ecco, quell’emozione lì, è un po’ come se fosse il motore della nostra cultura. E’ un po’ come uno sciamano che guida il rito. 

E’ il collante. Lo è per definizione. L'interazione con la folla è una parte enorme della cultura del sound system, non si tratta solo di suoni, ma di una tradizione orale di un patrimonio. Il sound system riguarda noi: siamo insieme e sperimentiamo le nostre energie che rimbalzano l'una sull'altra. Sentiamo il suono e poi ci connettiamo con altri esseri umani attraverso di esso.


Facciamo un passo indietro. Il fenomeno del Sound System affonda le sue radici nella Kingston degli anni Cinquanta, in Giamaica. Enormi speakers, generatori, amplificatori e giradischi venivano caricati sul retro di un furgone e trasportati in ogni angolo del quartiere per fornire la colonna sonora di una festa di strada. In poco tempo i Sound System divennero il modo principale per accedere alla nuova musica, raggiungendo un pubblico più vasto in un lasso di tempo ristretto. In questo modo, agendo per le strade, in mezzo alla comunità, i Sound System hanno avuto una grande influenza nel dare forma ai nuovi movimenti musicali; attribuendo a loro infatti, il merito di aver reso popolari i ritmi che hanno dato origine alla musica ska, rocksteady, reggae e dub. 


Come fenomeno culturale, il Sound System ha innegabilmente influenzato e plasmato innumerevoli sfumature della nuova musica e proprio perché qui, su queste pagine, amiamo parlare di nuova musica, non potevamo tirarci indietro nell’approfondire la cultura del sound system. 

Quella che vi raccontiamo oggi è una di quelle storie che ci piacciono davvero, che ci emozionano perché autentiche. E’  la storia di Bassi Gradassi: un'epopea di perseveranza e ricerca incessante - tecnologica ed emozionale -.  Di voglia di migliorare, di studiare, imparare. 

Il percorso sembra chiaro fin da subito: costruire un impianto flessibile in grado di poter riprodurre adeguatamente non solo dub e dancehall, ma tutto lo spettro della bass music contemporanea con pressione e precisione. In questo senso, Bassi Gradassi ridefinisce il concetto di esperienza audio immersiva e di conseguenza del ballo. Ne è espressione tangibile la loro collaborazione con 100_ve, dove impegno per l'innovazione e la condivisione culturale, vengono messi al servizio di uno spettro musicale più vasto - rispetto a quello a cui il collettivo era solitamente abituato -  rappresentando una sfida avvincente e dando la possibilità di sperimentare sempre di più con l’impianto.


La Sound System Culture ha preso il progresso della tecnologia audio e l’ha adattato e restituito al dancefloor” ci raccontano nell’intervista. “Creando una cultura del suono”. Allora grazie Johannes, Stefano e tutta la famiglia che c'è intorno, per averci restituito sì, il progresso ma anche per preservare la cultura del sound system, la sua conoscenza e la sua storia, e al tempo stesso spingerla in avanti.



Come è nata l’idea di costruire un sound system?


Nel 2015 viene occupato a Treviso il Centro Sociale Django e iniziamo ad organizzare lì dancehall, ma l’impianto a disposizione era particolarmente poco “gradasso” e il reggae senza bassi proprio non si poteva sentire, così abbiam deciso di costruire le prime due colonne.


Ci raccontate la storia di Bassi Gradassi?


Bassi Gradassi nasce a Treviso nel 2006 come crew reggae con una grossa passione per i suoni digital e early-dancehall. Dopo la residenza all’Ubiklab fuori Treviso e tante serate per centri sociali e locali del nordest, abbiamo organizzato la serata Concrete Django al centro sociale Django di Treviso, e lì nasce l’impianto. 

Il Sound System ci permette di occupare nuovi spazi come Il Parco del Parabae con il Soundsplash, o le strade di Treviso in occasioni come il primo Gay Pride in città.

Nel 2019 organizziamo una serie di eventi di bass music ad Argo 16 a Venezia, con ospiti come Mungo’s HiFi, Numa crew e Radikal Guru, e inizia  la collaborazione con 100_ve per la loro prima festa a Forte Marghera.  

Negli anni e anche grazie all’incontro intorno al sound con realtà come Dirtmor e Quarto Mondo il focus musicale si sposta sulle ibridazioni più recenti della sound system music, portando alla nascita della serata Giungla. 

Poi arrivò il covid e in pratica siamo dovuti stare fermi per due anni, a parte per la partecipazione all’Outook Festival in Croazia. Nel 2022 riusciamo a ripartire con le session a Django (memorabile quella con D-Operation Drop e Breez) e inizia una serie di collaborazioni con tante realtà italiane tra cui  Green Bass Provider (che porta Madam X e tutto il sound sul tetto di un parcheggio multipiano a PD), Secret Rave per il Source Fest al Link a Bologna, Lobo Sound e Bristol Normcore al Leoncavallo a Milano, Amen Rave a Roma, Dissidanza e Tutto Nudo a Viareggio e Sub Concept per Sam Binga e al Rivolta, dove nel frattempo  riprende anche in maniera stabile la collaborazione con 100_ve.



Inizialmente l’avete immaginato per un determinato tipo di musica? 


No, abbiamo deciso da subito di costruire un impianto flessibile che potesse riprodurre adeguatamente non solo dub e dancehall, ma tutto lo spettro della bass music attuale con pressione e precisione.


Come mai il vostro sound system viene composto proprio in quella forma? E’ una scelta adottata più per un fattore culturale o tecnico?


Form follows function! Ogni scelta riguardo l'impianto é dettata dalla ricerca del miglior suono possibile per tutta la massive; in generale come si assembla l'impianto determina la dispersione del suono nello spazio, per cui sia che si monti un singolo stack sia in modalità Pa diviso ai lati del palco l'obiettivo finale è sempre un'esperienza quanto più uniforme possibile per tutto il dancefloor.


Quali sono i componenti essenziali di un sound system?


Un furgone e tante casse, curiosità, voglia di sperimentare, di studiare, di far fatica e di sporcarsi le mani, passione e una famiglia intorno. 


Ci raccontate un po’ di cosa tratta la “sound system culture”?


Se da un lato c'è l'aspetto culturale legato alla dimensione comunitaria del sound system, che ha assunto varie forme in giro per il mondo, esiste anche un altro aspetto della cultura legato alla tecnica e alla tecnologia degli impianti che spesso è riuscito a plasmare i suoni di un’epoca.

Dai pionieri della SSC che, negli anni 60, grazie ad amplificatori più potenti e casse più efficienti creavano un nuovo modo di sentire la musica.Questo nuovo modo portò a sua volta ad una musica nuova - non diversamente dalle chitarre elettriche nel blues - agli impianti del Paradise Garage a New York, dove Richard Long estendeva la risposta in basso dei sub con Levan Horn e faceva suonare il sound system ai DJ con i primi isolator trasformando la disco music. La SSC ha preso il progresso della tecnologia audio e l’ha adattato e restituito al dancefloor creando una cultura del suono.

La SSC è questa scienza condivisa costruita nel tempo, che sta dietro al costruire e far suonare un’impianto in maniera da far risuonare la massive, e trasmettere con un volume ed un tono adeguati quella musica e quei messaggi che spesso non trovano spazio nei circuiti ufficiali.



Tradizionalmente i sound system si trovavano - ma ancora oggi - all'esterno, quali sono le differenze sostanziali delle due attitudini? Quali cose sono cambiate nel tempo?


Un sound system ti permette di trasformare uno spazio vuoto, non attrezzato, in un luogo di aggregazione, di svago ma anche di condivisione, e ha tradizionalmente avuto una funzione comunitaria, legittimazione popolare e diritto di spazi all’aperto.

Penso che al di là di ovvie ragioni meteorologiche nelle metropoli del nord i sound e le feste si siano spostati all’interno perché sono espressione di minoranze e gli unici spazi disponibili dove condividere la propria musica e la propria cultura erano al chiuso. La scena sound system UK è nata dai blues party casalinghi della diaspora caraibica, che ostracizzata dalla società e allontanata dai club dei bianchi,  ha ricostruito i propri luoghi di aggregazione in spazi privati dove condividere le musiche e molto di più. Poi la comunità di riferimento si è fatta più orizzontale, non era più la festa di quartiere – sopravvive anche quella ovviamente – ma nascono tante scene diverse che radunano intorno ai sound un pubblico non unito da origini comuni ma dalla musica underground, da un modo di fare festa e spesso di vivere diverso da quelli della maggioranza, che spesso ha trovato la sua casa in spazi occupati o riconvertiti.

Per cui penso che la questione non sia tanto esterno / interno , quanto il fatto di trovare degli spazi interstiziali liberi – che siano case private, magazzini occupati, incroci o radure disperse – da riempire col sound e in cui sentirsi liberi di fare festa e intessere comunità in modo libero.Dalle nostre parti – la pianura padana – è sempre più difficile trovare posti dove suonare di notte col sound a volumi soddisfacenti, è possibile fare feste in posti isolati ogni tanto, ma per dare una festa regolare, raggiungibile alla massive, l’interno è quasi obbligatorio purtroppo.


Ancora in troppo pochi realizzano quanto il sound system sia una delle parti più importanti di un evento. Quali sono i “luoghi comuni” che vi fanno veramente arrabbiare?


Il principale luogo comune è che  il sound system è l’alternativa economica ad un impianto brandizzato… se vuoi risparmiare compra due casse usate pronte all’uso, se vuoi costruire un buon impianto costa soldi e fatica. Ci vogliono buoni componenti e materiali e soprattutto investire tempo e studiare se si vogliono raggiungere certe prestazioni.


Il sound system ha una specie di potere “unificatore”, rende tutti uguali, liberi. Cosa amate di più del vostro lavoro?


Vedere la gente emozionarsi per la musica come fosse la prima volta,  sentire pezzi che amano in maniera nuova, e non goderne da soli ma condividendoli con tante altre persone.


 


Ci raccontate della vostra collaborazione con 100_ve? 


Nel 2019 abbiamo amplificato la prima festa di 100_ve a Forte Marghera, poi dopo il Covid abbiamo iniziato a collaborare regolarmente per i loro eventi al Rivolta, le loro serate hanno uno spettro musicale più vasto di quello delle nostre feste, per cui se da un lato spesso invitano artisti con un sound affine al nostro altre volte ci son set con sonorità diverse o live che rappresentano una sfida avvincente e ci danno modo di fare cose sempre nuove con l’impianto. 


Ultimamente state sperimentando una “riscoperta” da parte delle generazioni piuù giovani nei confronti della sound system culture?


C’è sicuramente una fascinazione per gli impianti a tutti i livelli, anche dal punto di vista commerciale e puramente estetico, ci sono piu’ sound system in giro, non solo reggae, e la gente una volta che sente la differenza inizia a farci caso, di conseguenza chi organizza le feste ci fa più attenzione e la qualità pian piano si alza, che è un bene per tutti!


Perché è importante che i sound system esistano ancora nella cultura e nella società di oggi?


Perché possono essere generatori di comunità e trasformatori di spazi. Perché possono essere una piattaforma per la diffusione culturale slegata dalle logiche commerciali. Perché certa musica non ha senso senza un impianto che te la trasmetta fisicamente.



ENGLISH VERSION 


If you're accustomed to wandering through these pages, you'll be familiar with that goosebumps-inducing sensation that arises only when you're in front of a good sound system. That emotion there is a bit like the engine of our culture. It's somewhat akin to a shaman leading the ritual. It's the glue. By definition. Interaction with the crowd is a huge part of sound system culture; it's not just about sounds but about an oral tradition of heritage. Sound system concerns us: we're together, experiencing our energies bouncing off each other. We hear the sound and then connect with other human beings through it.


Let's take a step back. The phenomenon of the Sound System has its roots in 1950s Kingston, Jamaica. Huge speakers, generators, amplifiers, and turntables were loaded onto the back of a van and transported to every corner of the neighborhood to provide the soundtrack for a street party. In no time, Sound Systems became the primary way to access new music, reaching a wider audience in a short span of time. Thus, by operating on the streets, amidst the community, Sound Systems had a significant influence in shaping new musical movements; crediting them with popularizing the rhythms that gave rise to ska, rocksteady, reggae, and dub music.


As a cultural phenomenon, the Sound System has undeniably influenced and shaped countless nuances of new music. And precisely because here, on these pages, we love to talk about new music, we couldn't shy away from delving into the culture of the sound system.


What we're sharing with you today is one of those stories that we truly love, that excites us because it's authentic. It's the story of Bassi Gradassi: an epic tale of perseverance and relentless pursuit - both technological and emotional. Of a desire to improve, to study, to learn.


The path seems clear from the outset: to build a flexible system capable of adequately reproducing not only dub and dancehall but the entire spectrum of contemporary bass music with pressure and precision.


In this sense, Bassi Gradassi redefines the concept of immersive audio experience and consequently of dancing. Their collaboration with 100_ve is a tangible expression of this, where dedication to innovation and cultural sharing is harnessed in service of a broader musical spectrum - compared to what the collective was usually accustomed to - representing a compelling challenge and providing the opportunity to increasingly experiment with the system.


"The Sound System Culture has taken the progress of audio technology and adapted it, returning it to the dance floor," they tell us in the interview. "Creating a sound culture." So thank you [names] for not only restoring progress but also for preserving the culture of the sound system, its knowledge, and its history, while simultaneously propelling it forward.


How did the idea of ​​building a sound system come about?


In 2015, the Django Social Center in Treviso was occupied, and we started organizing dancehall events there, but the available system was particularly lacking in "bass," and reggae without bass simply couldn't be heard, so we decided to build the first two columns.


Can you tell us the story of Bassi Gradassi?


Bassi Gradassi was born in Treviso in 2006 as a reggae crew with a great passion for digital and early-dancehall sounds. After the residency at Ubiklab outside Treviso and many nights at social centers and venues in the northeast, we organized the Concrete Django event at the Django Social Center in Treviso, and that's where the system was born. The Sound System allows us to occupy new spaces like Parco del Parabae with the Soundsplash, or the streets of Treviso on occasions like the city's first Gay Pride event. In 2019, we organized a series of bass music events at Argo 16 in Venice, with guests such as Mungo's HiFi, Numa crew, and Radikal Guru, and we started collaborating with 100_ve for their first party at Forte Marghera. Over the years, and also thanks to encounters with realities like Dirtmor and Quarto Mondo, the musical focus shifted to the latest hybridizations of sound system music, leading to the birth of the Giungla event. Then came COVID, and in practice, we had to stop for two years, except for participating in the Outlook Festival in Croatia. In 2022, we managed to restart with sessions at Django (memorable one with D-Operation Drop and Breez), and a series of collaborations began with many Italian realities including Green Bass Provider (which brought Madam X and the entire sound system to the roof of a multi-story car park in PD), Secret Rave for the Source Fest at Link in Bologna, Lobo Sound and Bristol Normcore at Leoncavallo in Milan, Amen Rave in Rome, Dissidanza and Tutto Nudo in Viareggio, and Sub Concept for Sam Binga and Fixate at Rivolta, where in the meantime, the collaboration with 100_ve also resumed steadily.


Did you initially envision it for a particular type of music?


No, we decided from the start to build a flexible system that could adequately reproduce not only dub and dancehall but the entire spectrum of current bass music with pressure and precision.


Why is your sound system composed in that particular way? Is it a choice adopted more for a cultural or technical factor?


Form follows function! Every choice regarding the system is dictated by the pursuit of the best possible sound for the entire massive; in general, how the system is assembled determines the dispersion of sound in space, so whether a single stack is mounted or divided PA mode on the sides of the stage, the ultimate goal is always an experience as uniform as possible for the entire dance floor.


What are the essential components of a sound system?


A van and many speakers, curiosity, a desire to experiment, to study, to work hard, to get your hands dirty, passion, and a family around.


Can you tell us a bit about what the "sound system culture" is about?


If, on the one hand, there is the cultural aspect linked to the community dimension of the sound system, which has taken on various forms around the world, there is also another aspect of the culture linked to the technique and technology of the systems that has often managed to shape the sounds of an era. From the pioneers of the SSC who, in the 1960s, thanks to more powerful amplifiers and more efficient speakers, created a new way of experiencing music. This new way, in turn, led to new music - not unlike electric guitars in the blues - at the Paradise Garage systems in New York, where Richard Long extended the low-frequency response of the subwoofers with Levan Horn and made the sound system DJs play with the first isolators, transforming disco music. The SSC has taken the progress of audio technology and adapted it, returning it to the dance floor, creating a sound culture. The SSC is this shared science built over time, which underlies the building and playing of a system in a way that resonates with the massive, and transmitting with an appropriate volume and tone that music and those messages that often dn't find space in official circuits.


Traditionally sound systems were - but still are today - outdoors; what are the substantial differences in the two attitudes? What things have changed over time?


A sound system allows you to transform an empty, unequipped space into a place of aggregation, leisure, but also of sharing, and traditionally had a community function, popular legitimation, and the right to outdoor spaces. I think that beyond obvious meteorological reasons, in the northern metropolises, sound and parties have moved indoors because they are an expression of minorities, and the only available spaces to share one's music and culture were indoors. The UK sound system scene originated from the home blues parties of the Caribbean diaspora, which, ostracized by society and excluded from white clubs, reconstructed their own gathering places in private spaces to share music and much more. Then the reference community became more horizontal, it was no longer just the neighborhood party – that still survives, obviously – but many different scenes emerged that gathered around sounds a public not united by common origins but by underground music, by a way of partying, and often living differently from the majority, which often found its home in occupied or converted spaces. So I think the issue is not so much outdoor/indoor, but finding free interstitial spaces - whether they are private homes, occupied warehouses, intersections, or scattered clearings - to fill with sound and where you feel free to party and weave communities freely. In our parts - the Po Valley - it's increasingly difficult to find places to play at night with the sound at satisfying volumes, it's possible to have parties in isolated places occasionally, but to give a regular party, reachable by the massive, indoors is almost mandatory unfortunately.


The main common misconception is that the sound system is the economical alternative to a branded system... if you want to save money, buy two used ready-to-use speakers, if you want to build a good system, it costs money and effort. It takes good components and materials and, above all, investing time and studying if you want to achieve certain performance.


The sound system has a kind of "unifying" power, making everyone equal, free. What do you love most about your work?


Seeing people get excited about the music as if it were the first time, hearing pieces they love in a new way, and not enjoying them alone but sharing them with many other people.


Can you tell us about your collaboration with 100_ve?


In 2019, we amplified 100_ve's first party at Forte Marghera, then after COVID, we started collaborating regularly for their events at Rivolta, their nights have a broader musical spectrum than ours, so if on the one hand, they often invite artists with a sound similar to ours, other times there are sets with different sounds or live performances that represent an exciting challenge and give us the opportunity to do new things with the system.


Lately, there seems to be a "rediscovery" by younger generations towards sound system culture?


There is certainly a fascination with systems at all levels, even from a commercial and purely aesthetic point of view, there are more sound systems around, not just reggae, and people once they hear the difference start to take notice, consequently, those who organize the parties pay more attention to us, and quality gradually rises, which is good for everyone!


Why is it important for sound systems to still exist in today's culture and society?


Because they can be generators of communities and space transformers. Because they can be a platform for cultural diffusion detached from commercial logic. Because certain music doesn't make sense without a system that physically transmits it.


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