t-mag UNCOVERS: SPIRAL FESTIVAL

Il Cassero di Bologna, oggi spazio LGBTI+, spegne le sue prime 40 candeline. Un traguardo importante e necessario, che verrà celebrato attraverso un evento di 4 giorni durante il quale sarà possibile scandagliare alcuni dei più significativi trend all’interno dell’universo più queer della musica elettronica underground e d’avanguardia.

Gli organizzatori hanno sentito il bisogno di una nuova scommessa per e sul territorio e sono partiti rimettendo al centro la sperimentazione, la provocazione e la necessità di una controcultura vera e radicale, che si allontani dunque per definizione dagli stereotipi.

 

In un momento politico e storico come quello che stiamo vivendo, il Cassero con lo Spiral Festival si posiziona come una boa di inclusività in un mare incerto e a volte insidioso, come un intervallo spazio-temporale di informazione e scoperta. Cibo per la mente e per il corpo attraverso performance, live show, dj set, visual, un workshop sulla voguing culture e una spettacolare Kiki Ball.

Spiral Festival è esattamente come si presenta: una spirale di suoni, immagini e corpi da cui lasciarvi avvolgere, ballando insieme verso nuove frontiere di generi identitari e musicali, nuove letture ibride e dirompenti di codici estetici e espressivi.



40 anni di storia, di lotte e di sperimentazioni, il Cassero LGBTI Center spegne le sue candeline volgendo lo sguardo al futuro. Ci raccontate come è nata l’idea di questo festival e quali sono i valori in cui vi riconoscete maggiormente?


In questo anno speciale di celebrazioni, abbiamo sentito il bisogno di una nuova scommessa. All’interno di un panorama di intrattenimento LGBTQIA+ spesso assopito su facili formule, abbiamo voluto rimettere al centro questioni importanti come la sperimentazione, la provocazione, il bisogno di una controcultura vera e radicale che superi gli stereotipi interni e esterni alla nostra comunità. Queer è qualcosa di più dello smalto alle unghie. Queer per noi è il linguaggio punk della comunità LGBTQIA+.

L’importanza della parità di generi e della libertà sessuale e espressiva sono valori radicati nella community della musica elettronica da ballo. Ci parlate dell’ universo queer della musica elettronica underground e d’avanguardia?


Da Wendy Carlos, la geniale compositrice trans americana, pioniera della musica elettronica, a Arca, la queerness è un elemento onnipresente nel panorama della musica elettronica. Ma non basta il dato di identità di genere o di orientamento sessuale. Per noi è importante quando l’artista queer, insieme alla musica, o meglio attraverso la musica, ma anche le immagini, le parole, la performance, propone un pensiero “altro”, un punto di vista nuovo, alternativo, non conforme, letteralmente deviato (è questo il significato più vicino alla parola queer, che viene dal latino “torquere” cioè deviare, piegare dalla strada principale, quella dritta, ovvero quella straight).

Spiral Festival sarà il palcoscenico per numerosə ospiti internazionali e nazionali che proporranno la loro originale visione artistica su temi quali le queerness, la transessualità, l’identità di genere, l’amore, la libertà personale e tanto altro, attraverso performance, live show, dj set, visual, un workshop sulla voguing culture e una spettacolare Kiki Ball.

Tutto ciò, è bellissimo! Vogliamo saperne di più. Raccontateci qualche retroscena di come siete arrivati a concepire line up, workshop e tutto il resto.


Come è normale che sia, il brainstorming ha toccato punte di megalomania esasperate. Il buon senso ci ha poi portato a operare necessariamente delle scelte, che tenessero presente anche il bisogno di rappresentare generi, musicali e non solo, i più disparati possibile.

E’ bellissimo vedere così tante donne nel vostro palinsesto. Noi abbiamo dedicato il nostro decimo numero cartaceo propria alla donna. Purtroppo però la percentuale di artiste donne è sempre più bassa rispetto a quella maschile. Ci piacerebbe sentire il vostro parere a riguardo.


E’ un discorso molto delicato, estremamente complesso, che meriterebbe un’analisi sobria e lontana da stereotipi e luoghi comuni. Certamente le cose stanno cambiando, e dalle grandi pioniere come Electric Indigo e Ellen Allien, alle più recenti Peggy Gou, Nina Kraviz, The Blessed Madonna, i palchi dei grandi festival e eventi mondiali sono animati da queste vere e proprie star, che sono di fatto “role models” (al plurale, poiché rappresentando modelli anche molto diversi tra di loro) per tutte le donne (e non solo) che vogliono assecondare la propria passione per la musica elettronica.


Quali saranno i prossimi passi di Spiral Festival?


L’idea è di rendere Spiral un appuntamento annuale, per continuare a scandagliare le novità dell’effervescente scena queer underground. Ma anche di ritrovarsi durante l’anno con delle speciali Spiral night, sempre al Cassero.

Raccontateci lo Spiral Festival in 5 dischi (tracce).


Josh Caffè “Do you want to take me home (Steffi & Virginia Remix)”:

questa versione della coppia artistica e sentimentale Steffi & Virginia, è irresistibile, ipnotica, sfacciatamente anni 90’, con una geniale strizzata d’occhio a Plastic Dreams di Jaydee.



Hard Ton “Useless Man”:

è una cover acida e dark del mitico brano di Minty, la band del leggendario Leigh Bowery, il più camaleontico e innovatore dei club kids. Queerness a palate, testo dissacrante.




Bjork “Notget (Lotic Keptsafe Version)”:

Lotic ha magistralmente saputo fondere pathos, melodie eteree e beats organici con l’inconfondibile voce di Bjork.




Sophie Du Palais “Up to no good”:

sopra un beat ossessivo, Sophie innesta voci ipereffettate che recitano, quasi urlando, un testo in tedesco, con il risultato di ricordare un po’ i DAF, ma sotto LSD.





LIM “Quando”:

una traccia delicata, dal groove travolgente, che si muove tra piano house e pop, tra la malinconia per qualcun* che ci ha lascit* e la voglia di ballare e di non pensarci più.