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t-mag UNCOVERS: Sexto 'Nplugged 2023



Dal 6 all'11 luglio 2023 a Sesto al Reghena, nel cuore di uno dei borghi più antichi e affascinanti d'Italia, torna Sexto 'Nplugged con la sua XVIII edizione. La pianista polacca Hania Rani, i Verdena, l'unica data italiana di Ben Howard. E poi King Hannah e Dry Cleaning: questi gli headliner di Sexto 'Nplugged 2023, in attesa di scoprire le protagoniste di Sexto Lounge, un salottino a cielo aperto dedicata al pre e post concerti con dj set tutti al femminile e che ospita eventi collaterali artistici.




T-mag, media partner di Sexto 'Nplugged, ha chiacchierato con Fabio Bortolussi, che da "un'idea folle" - portare la musica rock all'interno del cortile di un'abbazia dell'VIII secolo - ha sviluppato uno dei boutique festival più riusciti e meno convenzionali nel panorama italiano.


Ciao Fabio, e benvenuto su t-mag


Ci racconti com'è iniziato Sexto 'Nplugged Tutto ha avuto inizio da un luogo molto speciale, Sesto al Reghena, e in particolare dal complesso abbaziale che lo caratterizza. Fin dagli anni '70, la Pro Loco ha ricevuto un contributo dalla Regione per organizzare eventi nella piazza dell'abbazia, con l'obiettivo di avvicinare il pubblico a questo splendido borgo, uno dei più suggestivi d'Italia. Anche roba di alto livello: concerti di artisti come Uto Ughi e Astor Piazzolla, ma mancava una vera identità e linea artistica. Io e il mio amico Mauro, entrambi appassionati di musica, abbiamo deciso di cambiare le cose e dare a quella piazza un valore artistico diverso. Volevamo allontanarci dalla musica religiosa o classica e includere generi musicali in grado di attirare un pubblico più ampio al borgo. Abbiamo iniziato con artisti come Carmen Consoli e abbiamo cercato anche nomi stranieri che potessero rappresentare il nostro genere musicale. All'inizio, non eravamo conosciuti e venivamo ignorati dal panorama internazionale. Quindi abbiamo organizzato concerti con artisti indipendenti a livello nazionale, collaborando con musicisti e direttori d'orchestra come Piovani, Einaudi e Nyman, che si sposavano con la nostra visione e progettualità. Ma la vera svolta è arrivata quando abbiamo ospitato Antony and the Johnsons.




Perché Antony?

Ospitare Antony and the Johnsons è stato un punto di svolta perché abbiamo iniziato a essere presi sul serio e ad attirare l'attenzione a livello internazionale. Questo ci ha permesso di ricevere proposte di alto livello.Perché la svolta?Beh, perché ci hanno iniziato a prendere sul serio e siamo entrati nei radar internazionali: portano Antony and the Johnsons, non saranno dei "mona". Da lì sono cominciate ad arrivarci proposte di un certo livello: ai tempi quasi non esistevano i social, ma noi mandavamo in giro le foto e i servizi fotografici fatti agli artisti e si accorgevano che il luogo meritava. Abbiamo ospitato The Charlatans, che hanno realizzato un concerto elettrico/acustico accompagnato dagli archi. A livello realizzativo però quei progetti erano un'agonia da produrre. Abbiamo abbandonato un po' quella parte lì e ci siamo dedicati più a un tipo di ricerca dove è il musicista che, trovandosi a suo agio in quella dimensione, riesce a esprimere al meglio quella che è la sua sensibilità e la sensazione del suo genere musicale.


Ed è da lì che Sexto non è più stato propriamente "Unplugged"?

Ti dico la verità, propriamente unplugged non lo è mai stato. Con il nome volevamo passare un concetto di intimità immersiva, ma i concerti sono amplificati eccome. Abbiamo anche avuto artisti come ad esempio Trentemoller, quindi puoi immaginare che la dimensione non è solo acustica. Pensavamo anche di cambiare il nome, ma ormai ci conoscono tutti così.




Immersivo è quindi la parola chiave? Sì, e non perché è una parola inflazionata, lo è davvero. Sia per l'acustica sia per l'ambientazione: io ho amici che hanno assistito a 15 concerti degli Air, e mi dicono che un live come quello che hanno fatto al Sexto, non lo hanno mai visto. Ed è immersivo anche per come gli artisti calandosi in questa dimensione atipica - quella di una abbazia altomedievale - si comportano: un anno Billy Corgan la mattina dopo la sua gig è andato a messa. Un'altra volta ricordo che Jonathan Davis, il cantante dei Korn che qui si è esibito da solo, ha comprato tutti i rosari del negozio di souvenir dell'abbazia per regalarli ai suoi amici. Sono cose che non sei solito vedere in un contesto di un festival internazionale.


Oltre alla rassegna vera e propria, è interessante che realizziate tantissime attività collaterali e spin off. Ci racconti cosa avete in programma dopo Sexto? Sì, ci piace collaborare con le varie realtà del territorio: per esempio con il Far East Film Festival, una rassegna di cinema dell'Estremo Oriente di Udine. L'ultima edizione abbiamo portato la polistrumentista, compositrice e performer Lili Refrain al Teatro San Giorgio che credetemi, è un posto meraviglioso. A settembre poi realizzeremo Convergenze, poco fuori da Sesto. C'è musica - l'anno scorso Teho Teardo, un amico di Sexto - ma anche osservazione delle stelle, talks sulla sostenibilità, e poi la parte di arti visive, con installazioni partecipative con una realtà come la Fondazione Pistoletto Terzo Paradiso che collabora con noi da tanti anni.




Sexto 'Nplugged quest'anno celebra la diciottesima edizione, e diventa quindi un bellissimo maggiorenne. Come vedi Sexto 'Nplugged tra 18 anni? Mi piacerebbe che, dopo 18 anni, ci fosse qualcosa di nuovo: qualcuno che guardi a questo spazio con uno sguardo diverso dal nostro, che iniziamo ad avere una certa età, e che possa vedere un futuro culturale e musicale in un ambiente di rilevanza architettonica e religiosa: organizzare eventi del genere permette di far conoscere questo complesso bellissimo a un pubblico anche non del territorio.A Sexto abbiamo una buona percentuale di visitatori da varie parti d'Italia e anche dall'estero, che tornano ogni anno, e che nel corso degli hanno imparato a conoscerci e ad apprezzare il nostro lavoro.







ENG VERSION


From July 6 to 11, 2023 in Sesto al Reghena, in the heart of one of Italy's oldest and most charming villages, Sexto 'Nplugged returns with its 18th edition. Polish pianist Hania Rani, Verdena, Ben Howard's only Italian date. And then King Hannah and Dry Cleaning: these are the headliners of Sexto 'Nplugged 2023, waiting to discover the stars of Sexto Lounge, an open-air lounge dedicated to pre- and post-concerts with all-female DJ sets and hosting artistic side events.

T-mag, media partner of Sexto 'Nplugged, chatted with Fabio Bortolussi, who from a crazy idea - bringing rock music inside the courtyard of an 8th-century abbey - developed one of the most successful and least conventional boutique festivals on the Italian scene.


Hello Fabio, and welcome to t-mag


Let's start from the beginning. How did Sexto 'Nplugged come about?

It all stems from a place, that of Sesto al Reghena, and in particular the abbey complex, which has historical, artistic, cultural and religious significance. The Region, since the 1970s, gave the Pro Loco a grant to be able to do events, using that square to bring the public closer to a dimension like the village of Sesto, one of the most beautiful in Italy. Important things were also being done: artists like Uto Ughi and Astor Piazzolla came by. But there was no real artistic identity and line: it ranged from religious music, to theatrical performances via operetta. There was a huge financial outlay, and in the end nothing was being built.





And you have arrived.

My friend Mauro and I, who are music enthusiasts, started putting this idea together because we wanted to give a different artistic value to that square: not just religious or classical music, but we wanted to include genres that could bring another

audience to the village. We started with artists like Carmen Consoli, and we were also looking for foreign names that represented our musical genre: but we were not known and were not taken into consideration by international booking. For a few years we had to do concerts with independent artists on a national level, integrating them with musicians and conductors such as Piovani, Einaudi and Nyman, who with their artistic lineage could fit into our vision and planning. The turning point, however, was when we hosted Antony and the Johnsons.


Effectively from there I began to hear about you. Why the turning point?

Well, because they started to take us seriously and we got on the international radar: they bring Antony and the Johnsons, they're not going to be "mona." From there, proposals of a certain level started coming to us: in those days there was almost no social media, but we sent around the photos and photo shoots done to the artists and they noticed that the place deserved it. We hosted The Charlatans, who did an electric/acoustic concert accompanied by strings. On a production level, however, those projects were agony to produce. We abandoned that part there a little bit and went more into a kind of research where it is the musician who, being comfortable in that dimension, can best express what is his sensibility and the feeling of his musical genre.



And is it from there that Sexto was no longer properly "Unplugged"?

I tell you the truth, properly unplugged it never was. With the name we wanted to get across a concept of immersive intimacy, but the concerts are amplified all right. We also had artists such as Trentemoller, for example, so you can imagine that the dimension is not just acoustic. We also thought about changing the name, but everyone knows us like that now.



Is immersive then the key word?

Yes, and not because it's an overused word, it really is. Both because of the acoustics and the setting: I have friends who have attended 15 Air concerts, and they tell me that a live show like the one they did at Sexto, they have never seen. And it is also immersive because of how the artists lowering themselves into this atypical dimension - that of an early medieval abbey - behave: one year Billy Corgan went to mass the morning after his gig. Another time I remember that Jonathan Davis, the lead singer of Korn who performed solo here, bought all the rosaries in the abbey gift store to give to his friends. These are things you don't usually see in an international festival setting.


In addition to the actual festival, it is interesting that you carry out so many side activities and spin offs. Tell us what you have planned after Sexto?

Yes, we like to collaborate with various entities in the area: for example, with the Far East Film Festival, a Far Eastern film festival in Udine. The last edition we brought multi-instrumentalist, composer and performer Lili Refrain to Teatro San Giorgio, which believe me, is a wonderful place. Then in September we will carry out Convergences, just outside of Sesto. There is music - last year Teho Teardo, a friend of Sexto - but also stargazing, talks on sustainability, and then the visual arts part, with participatory installations with something like the Fondazione Pistoletto Terzo Paradiso that has been collaborating with us for many years.





Sexto 'Nplugged is celebrating its 18th edition this year, making it a beautiful coming of age. How do you see Sexto 'Nplugged in 18 years?

I would like that, after 18 years, there would be something new: someone who would look at this space with a different gaze from ours, which we are beginning to have a certain age, and who could see a cultural and musical future in an architecturally and religiously significant environment.Organizing such events allows this beautiful complex to be known to an audience even from outside the area.In Sexto we have a good percentage of visitors from various parts of Italy and even from abroad, who return every year, and who over the course of the have come to know us and appreciate our work.



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