t-mag IMO: ROBOT FESTIVAL

Bologna, che può vantare il titolo attribuitole dall’UNESCO di Città creativa della Musica per la vivace

scena che la contraddistingue, nel 2022 ritorna a palpitare anche grazie al Robot Festival. Tornato a far

rivivere le notti del centro storico, il Robot si è posto in questo senso come una scelta politica e sociale

coraggiosa, opponendosi alla delocalizzazione della movida che progressivamente ha fatto perdere vitalità

e locali storici.


La città infatti non ha soltanto ospitato performance di artisti noti e occasioni di dibattito per la cultura

musicale ma è entrata come protagonista del festival con la proposta di “Scratch Party , un'audiovisual

act nell'aula magna dell'Accademia di Belle Arti: un'esperienza sensoriale immersiva, nella quale si sono

intrecciate improvvisazioni sonore degli allievi del corso di Musica Elettronica del Conservatorio G. B.

Martini e il videomapping creato dagli allievi del corso di Grafica dell'Accademia, volta alla fruizione di

un'esperienza artistica realizzata attraverso la compenetrazione di diverse espressioni creative.



La serata del giovedì a Palazzo Re Enzo, ha visto alternarsi tre live NZIRIA e Bianca Peruzzi, Lyra Pramuk e Loraine James, e tre performance live site specific di Gabor Lazar, James Ginsburg con Riccardo La Foresta e Salò.


Per la seconda parte del festival, le serate del venerdì e del sabato sono state ben concepite a livello

stilistico con una chiara dichiarazione di intenti: più concettuale e sperimentale la prima, espressamente

dedicata ai clubbers esperti e insaziabili la seconda.


Sull'essenziale palco del Dumbo si sono susseguiti il duo di elettronica/jazz sperimentale Laura Agnusdei

con Daniele Fabris, il tempestoso Ben Frost e la rivelazione italiana Caterina Barbieri, che con movenze

elegantissime e sound cosmico ha incantato una platea silenziosa ed estatica.



Un appuntamento significativo è stato quello della proiezione del docufilm su Laurent GarnierOff the

Record” , preceduto da una conversazione introduttiva con l'artista francese. Lo scambio interessante,

con l'interlocutore Pierfrancesco Pacoda, ha messo in luce il fil rouge del festival, ovvero l'attenzione sul

concetto di comunità che nasce e si sviluppa intorno all'interesse e alla produzione musicale intesa come

cultura, e alla coesione e alla permanenza della comunità, generatrice di movimenti musicali e più

ampiamente culturali.


Personalmente ho trovato molto allettante la doppia proposta Dumbo più electro french oriented e TPO

decisamente più ruvido con in apertura i Brutal Casual, che hanno catapultato il pubblico, chiuso in cerchio

attorno ai due musicisti/performer, in uno scenario degno dei primissimi live grunge low-fi. Le due location,

diverse ma contigue, sia fisicamente che stilisticamente, hanno offerto la giusta diversificazione per i

fruitori più esigenti e curiosi, nell'emozionante pienone del sold out. Da una certa ora mentre l'

del TPO è diventata più energetica e carnale con i Phelimuncasi e la uk drumn‘ bass di Crystallmess, al

Dumbo si sono susseguiti in un crescendo misurato un oscuro Pantha Du Prince, l'electro cantata

di Miss Kittin & The Hacker, e infine Laurent Garnier che ha portato il festival in chiusura mantenendo i

bpm sostenuti fino all'alba.




Per chi si aspettava una lenta ripresa della musica e delle manifestazioni legate ad essa questo festival è

stato un bello schiaffo in faccia, uno di quelli a mano spiegata che solo le nonne di una volta erano capaci di

tirare. La sensazione che resta è proprio di quello scossone, inteso sia in senso fisico che figurato, di cui

adesso si ha più che mai bisogno, musicalmente e, in senso più ampio, culturalmente, per restare umani.


ENG VERSION


Bologna, which can boast the title given to it by UNESCO as Creative City of Music for the vibrant scene that distinguishes it, also returns to throb in 2022 thanks to the Robot Festival. Back to bring revive the nights of the historic center, the Robot has positioned itself in this sense as a political and social choice courageous, opposing the relocation of the movida that gradually caused it to lose vitality and historic venues.


In fact, the city has not only hosted performances by well-known artists and opportunities for debate for cultural

music but entered as a protagonist of the festival with the proposal of "Scratch Party" , an audiovisual act in the main hall of the Academy of Fine Arts: an immersive sensory experience in which sound improvisations of the

intertwined sound improvisations by students of the Electronic Music course of the Conservatorio G. B. Martini and videomapping created by students of the Academy's Graphics course, aimed at the enjoyment of

an artistic experience realized through the interpenetration of different creative expressions.



Thursday evening at Palazzo Re Enzo, featured three live NZIRIA and Bianca Peruzzi, Lyra Pramuk and Loraine James, and three site-specific live performances by Gabor Lazar, James Ginsburg with Riccardo La Foresta and Salò.


For the second part of the festival, the Friday and Saturday evenings were well conceived on a stylistic with a clear statement of intent: more conceptual and experimental the first, expressly dedicated to experienced and insatiable clubbers the second.


On the essential Dumbo stage were experimental electronic/jazz duo Laura Agnusdei with Daniele Fabris, the stormy Ben Frost and the Italian revelation Caterina Barbieri, who with elegance and cosmic sound enchanted a silent and ecstatic audience.


A significant event was the screening of the docufilm on Laurent Garnier "Off the Record" , preceded by an introductory conversation with the French artist. The interesting exchange, with interlocutor Pierfrancesco Pacoda, highlighted the common thread of the festival, namely the focus on the concept of community that arises and develops around the interest and production of music understood as a culture, and the cohesion and permanence of the community, generating musical and more broadly cultural.


Personally, I found the double proposal Dumbo more electro french oriented and TPO very enticing

decidedly rougher with Brutal Casual opening, which catapulted the audience, closed in a circle around the two musicians/performers, in a setting worthy of the very first low-fi grunge live shows. The two locations, different but contiguous, both physically and stylistically, offered the right diversification for the discerning and curious concertgoers, in the exciting sold-out crowd. From a certain hour while the of the TPO became more energetic and carnal with Phelimuncasi and the uk drumn' bass of Crystallmess, at the Dumbo was followed in a measured crescendo by an obscure Pantha Du Prince, the sung electro by Miss Kittin & The Hacker, and finally Laurent Garnier, who brought the festival to a close by keeping the sustained bpm until dawn.


For those expecting a slow revival of music and related events this festival was

was a good slap in the face, one of those hand-wringing ones that only grandmothers of old were capable of

pull. The feeling that remains is precisely of that jolt, understood both physically and figuratively, which

we now need more than ever, musically and, in a broader sense, culturally, to remain human.