t-mag uncovers: Polifonic Festival Puglia

Intervista ai fondatori e Art Directors: Marco Sala e Michele Girone.


L’edizione pugliese del festival POLIFONIC torna quest'estate dal 28 al 31 luglio 2022 in Valle d'Itria (Puglia) in tre diverse località a noi care: Masseria Capece, Lido Le Palme e Cala Maka.

Nei suoi quattro anni di vita, Polifonic ha ospitato circa 90 artisti internazionali e tra gli esponenti più importanti della scena elettronica techno e house. L'edizione di quest'anno è il risultato di un'ampia ricerca e di un duro lavoro al fine di garantire un'esperienza trasversale in costante connessione con il territorio e con i valori che da sempre fanno parte della nostra identità: inclusività, gender balance e sostenibilità ambientale.



T: La prossima issue di t-mag sarà il secondo volume dell’edizione numero dieci, in cui abbiamo parlato delle Donne. Questo numero sarà dedicato a chiunque si senta donna: chi è donna, chi vuole essere donna. Oltre a parlare di inclusività anche nel mondo del festival, vorrei fare un excursus su quella che è la storia di Polifonic, partendo in realtà da dove è nato, come è nato e da dove nasce il nome Polifonic.


Marco: Polifonic nasce da un'intuizione che io e Michele abbiamo avuto in una fredda giornata di novembre durante una serata a Bari in cui suonava Mano Le Tough.


Michele: Praticamente io e Marco nasciamo come promoter, io sono il pugliese e Marco è quello milanese. Io sono andato in giro a Milano circa undici anni fa ed ho intrapreso lo stesso percorso anche in questa città, dove poi, ovviamente, ho incontrato Marco che già all'epoca aveva un club e così ci siamo intrecciati un po'. Quindi cosa è successo? Io ho continuato a mantenere vivi i rapporti del Sud organizzando dei piccoli eventi che poi si sono trasformati in una rassegna con cadenza mensile proprio in questa masseria, che più tardi ha ospitato la primissima data dei tre giorni Polifonic;

La sera di cui parlava Marco ci sedemmo lì e incominciammo a riflettere su quelle che sarebbero potute diventare delle strade importanti da percorrere sul territorio pugliese, in particolare quello della Valle d’Itria.


Marco: Una delle culle italiane della club culture, quella un po’ più alternativa!


Michele: Era una meta prettamente estiva, per le famiglie, con il mare, i trulli, gli ulivi. All’epoca si parlava principalmente di Gallipoli e di tutta la parte del Salento che era conosciuta appunto per i suoi grossi concerti, le sue grosse manifestazioni, i suoi grossi locali. Possiamo dire che quella zona l’abbiamo un po’ “inaugurata” sotto questo punto di vista.




Marco: Storicamente c’era un pubblico anche della valle, molto attento a livello musicale, un pubblico un po' radical. Già altre realtà, negli anni 90, avevano ospitato diversi artisti, anche avanguardisti, basti pensare alla località di Locorotondo.

Tornando alla tua domanda e quindi alla masseria: Michele mi portò a vederla con grossa insistenza e nel 2016 cominciammo a lavorare su questa idea del festival. Esistevano già delle realtà nell'area, tra cui il Locus, che prendeva il nome, ovviamente, da Locorotondo. Noi eravamo a Monopoli, e con un po’ di brainstorming e qualche drink, è nato Polifonic.


Michele: La polifonia fondamentalmente è l’insieme di tutti i suoni. Quindi quello fu sicuramente un argomento che ci piacque subito.


Marco: E così iniziammo a lavorare alla prima edizione del 2017, che era il meglio del nostro background all’epoca. Entrambi avevamo alle spalle produzioni di eventi, frequentavamo festival internazionali, eravamo molto curiosi. E dopo alcuni anni di esperienza nel settore, avevamo qualcosa di nostro da dire; abbiamo sicuramente tanto altro da dire, siamo sempre alla ricerca di cose nuove da raccontare.


Marco: C’è anche da dire che all’epoca era un formato di cui non si sentiva parlare spesso e la Puglia stava esplodendo a livello di turismo. Così decidemmo di puntare sul territorio. Fu sicuramente una scommessa, ma diciamo, con tutte le peculiarità e la presa di coscienza di poter fare qualcosa di bello ed importante, anche con l’aiuto dei brand che dal giorno zero ci hanno sempre supportato e hanno riposto fiducia in noi.




Tatiana: Si può dire che ci sia stato una sorta di segnale quella sera nel 2016. Parlando di segnali quest'anno voi avete utilizzato, diciamo, una sorta di motto per rappresentare il festival. Negli anni passati era “Hear the ground”. Quest'anno è “Astral Alignment”. Da dove viene?


Michele: Hear the Ground è sempre stato il nostro messaggio, proprio per questa connessione con il territorio.


Marco: “Astral Alignment” diciamo che l’abbiamo creaato un po’ come una sorta di auspicio, dopo due anni di pandemia e un'edizione, quella del 2020, appunto “Alternate” del Festival, sicuramente ridotto e con artisti locali. E soprattutto, quello di quest’anno, è stato proprio un segnale, nel senso “questo è il nostro anno”. The time is now.


Michele: Diciamo che speriamo in una sorta di allineamento astrale ci permetta di apprezzare di più le cose. Siamo tutti figli delle stelle no?


T: Sicuramente la pandemia è stato un forte momento di riflessione. Che effetto ha avuto secondo voi la pandemia in quello che è la realizzazione di un festival, in particolare su Polifonic?


Marco: Sicuramente ha avuto anche tanti lati positivi sul metodo di lavoro e di approccio. Nel senso, tutto questo velocizzare le cose, le valutazioni via email comunque tra tante persone che prima non erano abituate si sono dovute adeguare. Il nostro festival è stato sicuramente d'aiuto, ha dato una spinta, nel senso che ha permesso di velocizzare molti meccanismi di elaborazione, d'informazione. Per noi alla fine fondamentalmente è cambiato relativamente poco, perché realisticamente l’approccio al festival rimane sempre lo stesso, il tempo dedicato alla ricerca, le valutazioni rimane lo stesso.


T: Però avete più voglia quest'anno!


Michele: Su questo non c'è dubbio! E lo si percepisce anche da parte di chi ci scrive: le persone non vedono l'ora di potersi divertire, di tornare. Vivere questo momento qui e ora, nella realtà.





T: A proposito di “real experience”, quest'anno avete curato una serie di preview in giro per l’Europa, tra Londra, Parigi, Milano. Da dove nasce questa necessità?


Marco: Questa necessità in realtà nasce già dalle prime edizioni. Abbiamo sempre avuto un certo appeal sul pubblico internazionale che ci ha portato, per esempio, dopo la nostra terza edizione, a vincere un bando della Regione Puglia come Festival con la più alta presenza internazionale e ci ha permesso di realizzare un evento sponsorizzato dalla Regione stessa a New York che abbiamo fatto il 31 ottobre del 2019.

Londra e Parigi rappresentano la nostra terza e quarta città proprio per numero di biglietti venduti. Abbiamo voluto un po', come dire, rafforzare la presenza del brand anche sul loro territorio. Sicuramente il taglio degli showcase è un po’ ridotto ma speriamo di riuscire a fare anche cose più importanti.




T: Parlando invece di quelli che sono i valori che guidano Polifonic, parlate spesso di inclusività, gender balance e sostenibilità ambientale. Oggi c’è da fare sicuramente molta più attenzione a questi temi rispetto al passato, quanto pensate che siano fondamentali per un festival?


Marco: Basta guardare le nostre line-up fin dalla prima edizione: si trovano nomi veramente dei più trasversali dal punto di vista dell’orientamento sessuale e orientamento religioso, delle minoranze, abbiamo cercato da sempre di essere più trasversali possibili.


Michele: Non vogliamo lasciare tutto fine a sé stesso, ma anche cercare di trasmettere dei messaggi importanti. La musica è al primo posto, ogni artista è valido a prescindere da ogni tipo di orientamento. Ma etica e morale rimangono valori fondamentali.


Marco: Oggi il fatto di avere una linea bilanciata è quasi “dovuto”. Devo dire che per noi è sempre stato molto naturale, vuoi per l’impostazione internazionale o per il blend musicale. A noi piace molto andare a scovare. L'house nasce in America dalla comunità afro-black e quindi, da lì si attingono anche i primi nomi che esportano poi questo tipo di musica. Agli inizi era proprio la comunità afro-LGBTQ+ (come la definiamo oggi) di New York o Chicago a diffondere la musica da club.


Michele: Sicuramente ci tengo a precisare il fatto che qualsiasi artista che scegliamo ci piace. Ci piace la sua musica, la sua attitudine, indipendentemente da se sia donna, uomo, queer. Sicuramente siamo molto propensi a coinvolgere sempre di più il pubblico femminile, per lanciare un messaggio positivo. Ma non c’è una distinzione tra uomini e donne, cerchiamo ciò che è bello, funzionale e che merita di emergere secondo i nostri personali criteri di valutazione, musicali e artistici.





Tatiana: A proposito delle line-up, voi siete stati tra i primi a creare un festival che riunisse un po’ tutti i sottogeneri dell’elettronica, dall’house alla techno.


Michele: Con Polifonic esploriamo sfumature diverse, abbiamo un concetto di techno, possiamo dire, “polifonico”. non è techno berlinese cassa dritta ma qualcosa di più cosmico.


Marco: Il nome stesso lo dice. L’idea era proprio quella di unire mondi differenti all’interno dello stesso contesto. Ma ci sono dei nomi che sono sui generi, tipo JEFF MILS. il tutto però viene sempre messo al posto giusto, nel momento giusto. Quest’anno in modo particolare possiamo dire di essere più trasversali che mai, essendoci ben quattro palchi, uno in più rispetto alle passate edizioni.


Per quanto riguarda il tema della sostenibilità, invece, sin dal primo festival abbiamo deciso di eliminare completamente la plastica, utilizzare lattine e bicchieri compostabili, e di mettere a disposizione per i nostri driver delle auto elettriche. Questo sicuramente anche con uno sforzo economico maggiore, ma ne abbiamo ottenuto un risultato a livello di reputazione molto positivo. Volevamo trasmettere un certo tipo di messaggio al nostro pubblico, che è un pubblico molto sensibile a questi temi.

Abbiamo fatto anche molte attività extra, una volta abbiamo organizzato una giornata di raccolta della plastica nelle Maldive de Salento. E non solo in Puglia.

É vero che adesso muoviamo un grande pubblico, e che non tutti siano totalmente rispettosi, ma è anche vero che abbiamo dovere e la forza di sensibilizzare.


Michele: Si può dire che il concetto del Burning man “Leave No Trace” possa rappresentare anche il nostro festival. Non vogliamo assolutamente fare un parallelo con loro perché ovviamente si tratta di tutt’altro, però il rispetto che hanno le persone durante l’evento è particolarmente di esempio: si crea una comunità di ottanta-novantamila persone che non buttano neanche un mozzicone di sigaretta per terra.

Ecco, vorremmo tanto poter raggiungere questo obbiettivo. Siamo consapevoli che nessuno di noi da solo potrà fare la differenza, ma se ci uniamo, a poco a poco…Io credo che dare dei segnali e sensibilizzare oggi sia fondamentale



Qual’è il futuro di Polifonic?


Marco: Sicuramente vogliamo mettere come una bandierina nel panorama internazionale e affermarci come una forma di intrattenimento puro e sano, dove persone diverse e lontane, geograficamente e culturalmente, possano incontrarsi. L’obbiettivo è allargare sempre di più la community, ampliando allo stesso tempo il palinsesto degli eventi senza mai dimenticare i valori che ci contraddistinguono.


Michele: Cercheremo sempre di dare spazio e voce a situazioni fresche ed innovative.



POLIFONIC FESTIVAL

28 -- 31 Luglio 2022

Cala Maka - Masseria Capece - Le Palme Beach Club

Valle d'Itria, Puglia

TICKETS




ENGLISH VERSION


The Apulian edition of the POLIFONIC festival returns this summer from 28 to 31 July 2022 in Valle d'Itria (Puglia) in three different places dear to us: Masseria Capece, Lido Le Palme and Cala Maka.. During its four years, Polifonic has hosted about 90 international artists and is among the most crucial techno and house electronic scene exponents. This year’s edition results from extensive research and hard work to ensure a transversal experience in constant connection with the territory and with the values that have always been part of our identity: inclusiveness, gender balance, and environmental sustainability.


T: The next issue of t-mag will be the second volume of issue number ten, in which we talked about Women. This issue concerns anyone who feels like a woman, who is a woman, who wants to be a woman. Besides talking about inclusivity in the world of the festival, I would like to go back to the history of Polifonic, starting from where it was born, how it was born, and where the name Polifonic was born.

Marco: Polifonic was born from an intuition that Michele and I had on a cold November day during an evening in Bari where Mano Le Tough played.


Michele: Marco and I were born as promoters. I am the Apulian, and Marco is the Milanese. I went around Milan about eleven years ago and took the same path also in this city, where I met Marco, who already had a club at the time, so we intertwined a little. So what did happen? I continued to keep alive the relations of the South by organizing small events that then became a monthly review on this farm, which later hosted the very first date of the three days Polifonic;

On the evening in which Marco spoke, we sat there. We began to reflect on what could have become essential roads to travel in the Apulian territory, particularly that of the Itria Valley.


Marco: One of the Italian cradles of club culture, the more alternative one!


Michele: It was a pure summer destination, for families, with the sea, the Trulli, and the olive trees. At the time, there was mainly talk of Gallipoli and the whole part of Salento known for its big concerts, significant events, and big clubs. We can say that this area has been "inaugurated" in this respect.

Marco: Historically, there was also an audience in the valley, very attentive to music, a bit radical. Already other realities, in the ’90s, had hosted several artists, even avant-garde, think of the town of Locorotondo.

Returning to your question and then to the farm: Michele took me to see it with great insistence, and in 2016 we began to work on this idea of the festival. There were already realities in the area, including the Locus Festival, which Locorotondo named. We were in Monopoly, and with a bit of brainstorming and a few drinks, Polyphonic was born.


Michele: Polyphony is the set of all sounds. So that was a topic that we liked immediately.


Marco: And we started working on the first edition of 2017, which was the best of our background. We both had events productions; we attended international festivals and were very curious. And after a few years of experience in the industry, we had something to say; we have so much more to say, we are always looking for new things to tell.


At the time, it was something new, and Puglia was exploding in terms of tourism. So we decided to focus on the territory. It was a bet, but let’s say, with all the peculiarities and the awareness of being able to do something beautiful and vital, even with the help of the brands that from day zero have always supported us and have placed confidence in us.

Tatiana: You can say there was some signal that night in 2016. Speaking of signs this year, you have used a motto to represent the festival. In years past, it was "Hear the ground". This year it's "Astral Alignment". Where does it come from?


Michele: Hear the Ground has always been our message because of this connection with the territory.

Marco: We created the claim "Astral Alignment" as a sort of omen, after two years of pandemic and an edition, 2020, precisely "Alternate" of the Festival, indeed reduced and with local artists. And most of all, this year, it was just a signal, in a sense, "this is our year". The time is now.


Michael: Let's say we hope for a cosmic alignment that will allow us to appreciate things more. We are all children of the stars, aren't we?


W: Surely, the pandemic was a decisive moment of reflection. What effect do you think the pandemic had in what is the realization of a festival, in particular on Polifonic?


Marco: Surely, he also had many positive aspects about the working method and approach. All these speeding things up. Our festival has undoubtedly been of help. It has given a push in the sense that it has allowed to speed up many mechanisms of processing information. In the end, we fundamentally changed relatively little because, realistically, the approach to the festival always remains the same, and the time devoted to research and assessments remains the same.


T: But you have more desire this year!


Michele: There is no doubt about this! And you can also feel it from those who write to us: people can't wait to have fun, to come back to live this moment here and now, in reality.


T: Speaking of "real experience", this year, you have edited a series of previews around Europe, between London, Paris, Milan. Where does this need come from?


Marco: This need comes from the first editions. We have always had a certain appeal to the international audience. This brought us, for example, after our third edition, to win a call from the Puglia Region as a Festival with the highest global presence and allowed us to realize an event sponsored by the Region itself in New York that we did on October 31, 2019.

London and Paris represent our third and fourth cities regarding the number of tickets sold. We wanted to strengthen the presence of the brand on their territory. Indeed the cut of the showcase is a little 'reduced, but we hope to be able to do even more important things.


T: Speaking instead of the values that guide Polifonic, you often talk about inclusivity, gender balance, and environmental sustainability. Today there is much more attention to these issues than in the past. How fundamental do you think they are for a festival?


Marco: Look at our line-ups since the first edition: you can find names of the most transversal from the point of view of sexual orientation and religious orientation, minorities. We have always tried to be as transversal as possible.

Michele: We don't want to leave everything as an end in itself, but also try to convey important messages. Music is in the first place; every artist is valid regardless of orientation. But ethics and morals remain fundamental values.


Marco: Today, having a balanced line is almost "due". I must say that for us, it has always been very natural, either for the international setting or for the musical blend. We like to go hunting. The house was born in America in the Afro-black community. Therefore, the first names that export this type of music come from there. In the early days, the Afro-LGBTQ+ community (as we call it today) in New York or Chicago spread club music.


Michele: I want to clarify the fact that any artist we choose we like. We like his music and attitude, whether he's a woman, a man, or a queer. Indeed we are very inclined to involve more female audiences to launch a positive message. But there is no distinction between men and women. We look for what is beautiful and functional and deserves to emerge according to our evaluation criteria, musical and artistic.


Tatiana: Speaking of line-ups, you were among the first to create a festival that brought together all the sub-genres of electronics, from house to techno.

Michele: With Polifonic we explore different shades. Also, techno is not Berlin straight techno but something more cosmic. we can say "polyphonic"


Marco: The name itself says it. The idea was to unite different worlds within the same context. But some artists are on genres, like JEFF MILS. But everything is always put in the right place, at the right time. This year, in particular, we can say to be more transversal than ever. There are four stages, one more than in previous editions.

Concerning sustainability, however, since the first festival, we decided to eliminate plastic, use cans and glasses compostable ultimately, and make them available for our drivers of electric cars. The economic effort is undoubtedly more significant, but we have obtained a positive reputation. We wanted to convey a certain kind of message to our audience, which is a susceptible audience on these issues.

We also did many extra activities. We organized a day of plastic collection in the Maldives of Salento. And not only in Puglia.

It is true that we now move a large audience and that not everyone is respectful, but it is also true that we have a duty and the strength to raise awareness.


Michele: We can say that the concept of the Burning man "Leave No Trace" can also represent our festival. We do not want to make a parallel with them because it is anything but. Still, the respect people have during the event is exemplary: it creates a community of eighty-90,000 people who don't throw cigarette butts on the floor.

Well, we would love to be able to achieve this. We know that none of us alone can make a difference, but if we join, little by little... I believe that giving signals and raising awareness today are fundamental.


What is the future of Polifonic?

Marco: Surely we want to put a flag on the international scene and establish ourselves as a form of pure and healthy entertainment, where different and distant people, geographically and culturally, can meet. The goal is to expand the community more and more while expanding the events schedule without forgetting the values that distinguish us.

Michele: We will always try to give space and voice to new and innovative situations.