t-mag IMO: Terraforma Festival 2022


"No Talks - No Panels - No Screenings - No Lectures - No Workshops - No Meetings - No Streamings | FOR ONCE, WE JUST DANCE".


Ph. Corrado Sapuppo



La VII edizione di Terraforma ha mantenuto le promesse: a Villa Arconati abbiamo ballato. Tantissimo. Bellissimi i progetti di Threes, di Ruggero e compagnia, durante questi due anni: da "Il Pianeta come Festival XL", con la lecture di Timothy Morton, al concerto in Chiesa Rossa di Ellen Akbro, passando per il workshop "Protocolli di Terraformazione" e il nuovo format "Simposio", sull'architettura sostenibile. Un lavoro costante, di ricerca, di engagement con il territorio e la propria community. Tutto bellissimo, tutto molto stimolante, davvero: ma ora abbiamo davvero solo bisogno di ballare.




I due anni senza festival, ci avevano fatto distorcere i ricordi che avevamo di Terraforma, quasi idealizzandoli. Quegli artisti sofisticati in lineup, quella sua atmosfera, quel suo crowd, così diverso dalla tipica fauna da festival elettronico italico: pensavi alla experience Terraforma e il collegamento mentale era a qualcosa di simile a un picnic della famiglia Reale, nella sua tenuta di Balmoral, sorseggiando un cordiale su un prato all'inglese. Invece abbiamo ritrovato un festival autentico, genuino, "sanguigno": molto ballato appunto, e quasi "sporco" nei vortici di nubi di polvere che si alzavano sul giardino della settecentesca Villa Arconati. Sin dal primo atto, il venerdì sera, con gli Autechre: una liturgia, più che un act elettronico, con gli artisti che hanno preteso un religioso buio totale, arrivando a far spegnere anche le luci del bar.

Oltre che per la "messa" degli Autechre, ricorderemo la prima serata per l'esibizione dei Voices From the Lake: un viaggio, semplicemente. Una partenza lenta, tambureggiante, un crescendo di emozioni: Donato, ancora una volta, ci ha raccontato una storia invece di farci ascoltare semplicemente musica.


E ha continuato a raccontarcela anche la domenica, quando si è intervallato con Paquita Gordon - patrimonio del digging nostrano - ai controlli, sopperendo all'improvvisa defezione di DJ Nigga Fox: a dimostrazione che puoi chiamare il guest internazionale che vuoi, ma se hai artisti resident di assoluta qualità, sei già a metà dell'opera.

Da Donato Dozzy a Donato Dozzy: nel mezzo, il set mattutino di Sofie Birch, l'arpa meditativa di Ange Halliwell e l'energia pura targata MC Yallah e Debmaster. E poi le atmosfere sognanti di Lawfandah, la maiuscola Valentina Magaletti e l'afro-trance ondivaga dell'ivoriana Crystalmess: quanto mi era mancato scoprire artisti fighi a due passi da Milano. E quanto ci eri mancato Terraforma!




ENG VERSION


"No Talks - No Panels - No Screenings - No Lectures - No Workshops - No Meetings - No Streamings | FOR ONCE, WE JUST DANCE." The 7th edition of Terraforma kept its promises: we danced at Villa Arconati. And we danced a lot. Beautiful projects by Threes, Ruggero and company, during these two years: from "The Planet as Festival XL," with Timothy Morton's lecture, to Ellen Akbro's concert in Chiesa Rossa, passing through the workshop "Terraforma Protocols" and the new format "Symposium," on sustainable architecture. Constant work, research, engagement with the territory and its community. Everything beautiful, everything so inspiring, really: but now we really just need to dance.



The two years without a festival, had made us distort the memories we had of Terraforma, almost idealizing them. Those sophisticated artists in the lineup, its atmosphere, its crowd, so different from the typical Italic electronic festival fauna: you thought of the Terraforma experience and the mental connection was to something like a picnic of the Royal family, at its Balmoral estate, sipping a cordial on an English lawn. Instead we found an authentic, genuine, "sanguine" festival: very danced precisely, and almost "dirty" in the swirls of dust clouds that rose over the garden of the 18th-century Villa Arconati. Right from the first act, on Friday night, with Autechre: a liturgy, rather than an electronic act, with the artists who demanded total religious darkness, even going so far as to turn off the lights in the bar.

In addition to Autechre's "mass," we will remember the first night for the performance of Voices From the Lake: a journey, simply. A slow, drumming start, a crescendo of emotions: Donato, once again, told us a story instead of simply playing us music.



And he continued to tell it to us on Sunday as well, when he interspersed himself with Paquita Gordon - a heritage of our own digging - at the controls, making up for the sudden defection of DJ Nigga Fox: proving that you can call any international guest you want, but if you have resident artists of absolute quality, you're halfway there.

From Donato Dozzy to Donato Dozzy: in between, Sofie Birch's morning set, Ange Halliwell's meditative harp and MC Yallah and Debmaster's pure energy. And then the dreamy atmospheres of Lawfandah, the capital Valentina Magaletti and the Afro-trance wandering of Ivorian Crystalmess: how much I had missed discovering cool artists just a stone's throw from Milan. And how much we had missed you Terraforma!