Synesthetique: MARTINA CORÁ

Synesthetique è la rubrica di T-mag a cura di Anna Vittoria Magagna che racconta le arti visive che coinvolgono multiple sfere sensoriali, dal suono e la musica, al linguaggio fino alla scultura, pittura e performance.

Dopo aver sperimentato con la bidimensionalità dell’immagine, Martina Corà ha spostato la sua ricerca verso il video, l’installazione e il suono, dedicando particolare attenzione alla traduzione ed intersezione che si può creare tra i vari media.

Tra le sue mostre collettive e personali, ricordiamo "Sulla Nuova Fotografia Italiana" presso Viasaterna (Milano, 2016), "SIG NUM" presso Nowhere Gallery (Milano, 2017), "Retina" presso Gluqbar (Milano, 2018), "Casino Palermo" presso Viasaterna (Milano, 2018), "Stand By Me", presso Pelagica (Milano, 2019), "Ambiente 1°: La Misura" presso Nowhere Gallery (Milano, 2019), "In Crescendo" presso Viasaterna (Milano, 2019), "When You Touch About Me I Think Myself" presso SIGNS (Istanbul, 2020), "SIG NUM X FIORI ARTIFICIALI" presso Fiori Artificiali (Milano, 2021), SIG NUM X CAREOF presso Careof (Milano, 2022), SIG NUM X VIASATERNA, presso Viasaterna (Milano, 2022).


copyright Dario De Sirianna

La tua pratica come artista, la vedo molto "sinestetica": il tuo lavoro tocca sfere diverse come il video, la gestualità, il suono e il visivo, come gli altri artisti intervistati di questa rubrica.

Puoi dirmi qualcosa di più? Come si articolano questi medium insieme?

Nella veglia come nel sogno, i sensi si mescolano di continuo, si scontrano e succedono tra loro, generando ibridi ed armonie inaspettate. La mia ricerca altro non è che un tentativo di ricreare quella sensazione di familiarità e disorientamento che proviamo ogni giorno nelle nostre vite. Avendo scelto la fotografia come primo metodo di indagine del mondo, inesorabilmente il mio occhio cerca e si ciba del reale che lo circonda: individuo e isolo elementi preesistenti, cerco di collocarli in un nuovo contesto, una nuova vita: questo è il mio intento e metodo per affrontare la realtà, come l’arte.

Col tempo ho maturato una certa curiosità verso l’immagine in movimento, ad un certo punto la bidimensionalità della fotografia ha iniziato a starmi stretta ed ho voluto ampliare il mio campo d’indagine, iniziando a sperimentare col video, il suono e l’installazione, nel tentativo di ricreare delle esperienze in grado di colpire allo stesso tempo tutti i sensi dello spettatore, con un pensiero espositivo che a tratti guida, culla o disorienta.


Mi nutro di quello che mi circonda, ma senza forzare la ricerca. Penso di essere giunta ad uno stadio in cui ho raccolto materiale a sufficienza ed ora è il momento di analizzarlo e lasciarlo crescere dentro di me, diventando quindi io stessa l’humus.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari e artistici?

Ultimamente mi sto lasciando molto ispirare dalla nuova generazione di pittori, come Gabrielė Adomaitytė, Sara Ludy, Alexis Ralaivao, Trey Abdella..a livello letterario vario molto ma ho dei punti saldi, come Citati, Calvino, Celati, Borges. C’è da dire che dopo anni di immersione a spugna in diversi ambiti tra il visivo e il sonoro, sono arrivata ad un momento di pausa e relativo silenzio. Mi nutro di quello che mi circonda, ma senza forzare la ricerca. Penso di essere giunta ad uno stadio in cui ho raccolto materiale a sufficienza ed ora è il momento di analizzarlo e lasciarlo crescere dentro di me, diventando quindi io stessa l’humus.


Puoi dirmi qualcosa di più sul tuo progetto Sig Num? In particolare, la relazione tra il suono e l’immagine.

SIG NUM è un’indagine che rappresenta lo spazio in cui è ospitato, una mappatura che assume forme diverse, pur partendo sempre da un'immagine. SIG NUM è la registrazione di segni, persone, animali, suoni, è la memoria dei luoghi vissuti dall’uomo e come questi cambiano grazie al suo passaggio. L’impatto che l’uomo lascia nello spazio non è solo a livello visivo, esiste anche un ingombro sonoro, quando mi hanno chiesto di fare un intervento a Macao nel 2018 durante le prime minacce di sgombero, ho capito che avrei dovuto realizzare un progetto ad hoc sullo spazio e naturalmente non potevo omettere il suono per rappresentare e descrivere un luogo fatto di musica. Da qui ho avuto l’idea di creare un software che fosse in grado di tradurre le immagini dei segni da me raccolte, in suono. Così SIG NUM si è trasformato in un’installazione multisensoriale, credo che la relazione tra immagine e suono sia un’esperienza universale in grado di toccare le corde più intime delle persone, per questo sto continuando a lavorare sul rapporto che si può creare tra queste due entità.


SIG NUM di Martina Corà

Il progetto è protagonista anche della mostra che hai appena inaugurato in VIASATERNA. Potresti dirmi di più sull’allestimento? Il video come entra in dialogo con la fotografia? L’allestimento di SIG NUM cambia sempre in base al luogo in cui viene ospitato, per Viasaterna ho voluto mantenere la stampa su poster di grandi dimensioni, cercando di creare degli ambienti armonici con le diverse stanze della galleria. La stampa all’ingresso l’ho vista come una buona occasione per creare un ponte con il piano inferiore, in cui è ospitato il video. Non volevo creare un percorso preciso, ma mettere lo spettatore di fronte ad un bivio subito appena entra: la grande stampa lo assale e pretende attenzione, al tempo stesso un tappeto sonoro proviene dal piano inferiore e ci invita ad avvicinarci, suono e immagine si presentano e sovrappongono allo stesso tempo.


Col tempo ho maturato una certa curiosità verso l’immagine in movimento, ad un certo punto la bidimensionalità della fotografia ha iniziato a starmi stretta ed ho voluto ampliare il mio campo d’indagine, iniziando a sperimentare col video, il suono e l’installazione, nel tentativo di ricreare delle esperienze in grado di colpire allo stesso tempo tutti i sensi dello spettatore, con un pensiero espositivo che a tratti guida, culla o disorienta.

Installation view SIG NUM di Martina Corà presso Viasaterna

Come continua la storia di Martina Corà? Quali sono i tuoi progetti futuri?Attualmente sto masticando la mostra appena aperta, mi godo questo momento di riflessione. Intanto ho altri progetti in cantiere, una collettiva a Lugano sull’Ulisse di Joyce, che compie 100 anni proprio quest’anno. Sto continuando a sperimentare col suono e vorrei provare a tenerlo come unico protagonista della mia ricerca al momento. Sono anche affascinata dalle dinamiche e relazioni che si possono creare tra un’immagine statica ed il suono, dopo aver studiato e approfondito il video per un periodo, ora sento di potermi riavvicinare alle immagini “fotografiche” e sperimentare con loro con un nuovo sguardo, arricchito.


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EN version

Synesthetique is T-mag's column curated by Anna Vittoria Magagna about visual arts involving multiple sensory spheres, from sound and music to language to sculpture, painting and performance.


After experimenting with the two-dimensionality of the image, Martina Corà shifted her research towards video, installation and sound, paying particular attention to the translation and intersection that can be created between the various media.

Her group and solo exhibitions include "On the New Italian Photography" at Viasaterna (Milan, 2016), "SIG NUM" at Nowhere Gallery (Milan, 2017), "Retina" at Gluqbar (Milan, 2018), "Casino Palermo" at Viasaterna (Milan, 2018), "Stand By Me", at Pelagica (Milan, 2019), "Environment 1st: La Misura" at Nowhere Gallery (Milan, 2019), "In Crescendo" at Viasaterna (Milan, 2019), "When You Touch About Me I Think Myself" at SIGNS (Istanbul, 2020), "SIG NUM X FIORI ARTIFICIALI" at Fiori Artificiali (Milan, 2021), SIG NUM X CAREOF at Careof (Milan, 2022), SIG NUM X VIASATERNA, at Viasaterna (Milan, 2022).


Your practice as an artist, I see it as very "synaesthetic": your work touches different spheres such as video, gesture, sound and visual, like the other artists interviewed in this column. Can you tell me more about this? How are these mediums articulated together?

In waking as in dreaming, the senses constantly mix, collide and succeed each other, generating hybrids and unexpected harmonies. My research is nothing but an attempt to recreate that feeling of familiarity and disorientation that we experience every day in our lives. Having chosen photography as my first method of investigating the world, inexorably my eye seeks out and feeds on the real that surrounds it: I identify and isolate pre-existing elements, I try to place them in a new context, a new life: this is my intent and method for dealing with reality, like art.

Over time, I developed a certain curiosity towards the moving image, at a certain point the two-dimensionality of photography began to cling to me and I wanted to broaden my field of investigation, starting to experiment with video, sound and installation, in an attempt to recreate experiences capable of affecting all the viewer's senses at the same time, with an exhibition thought that at times guides, lulls or disorients.


What are your literary and artistic references? Lately, I have been getting a lot of inspiration from the new generation of painters, such as Gabrielė Adomaitytė, Sara Ludy, Alexis Ralaivao, Trey Abdella...on a literary level, I vary a lot, but I have some fixed points, such as Citati, Calvino, Celati, Borges. It has to be said that after years of sponge diving in different spheres between the visual and the aural, I have come to a moment of pause and relative silence. I feed on what surrounds me, but without forcing the search. I think I have reached a stage where I have collected enough material and now it is time to analyse it and let it grow inside me, thus becoming the humus myself.


Can you tell me more about your Sig Num project? In particular, the relationship between sound and image.

SIG NUM is a survey that represents the space in which it is housed, a mapping that takes different forms, although it always starts with an image. SIG NUM is the recording of signs, people, animals, sounds, it is the memory of the places experienced by man and how they change with his passage. The impact that man leaves in the space is not only on a visual level, there is also a sonic encumbrance, when I was asked to do an intervention in Macau in 2018 during the first threats of eviction, I realised that I would have to make an ad hoc project on the space and of course I could not omit sound to represent and describe a place made of music. Hence I had the idea of creating software that would be able to translate the images of the signs I had collected, into sound. This is how SIG NUM turned into a multisensory installation. I believe that the relationship between image and sound is a universal experience capable of touching people's most intimate chords, which is why I am continuing to work on the relationship that can be created between these two entities.


The project also features in the exhibition you have just opened in VIASATERNA. Could you tell me more about the set-up? How does the video enter into dialogue with the photography? The set-up of SIG NUM always changes according to the place where it is exhibited, for Viasaterna I wanted to keep the print on large posters, trying to create harmonious environments with the different rooms in the gallery. I saw the print at the entrance as a good opportunity to create a bridge with the lower floor, where the video is housed. I did not want to create a precise path, but to put the viewer in front of a crossroads as soon as he enters: the large print assails him and demands attention, at the same time a sound carpet comes from the lower floor and invites us to get closer, sound and image present and overlap at the same time.


How does Martina Corà's story continue? What are your future projects?

I am currently chewing over the exhibition that has just opened, I am enjoying this moment of reflection. In the meantime, I have other projects in the pipeline, a group show in Lugano on Joyce's Ulysses, which is 100 years old this year. I am continuing to experiment with sound and would like to try to keep it as the sole protagonist of my research at the moment. I am also fascinated by the dynamics and relationships that can be created between a static image and sound. After having studied and explored video for a while, I now feel that I can approach 'photographic' images again and experiment with them with a new, enriched look.