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Synesthetique: GIULIO SCALISI

Synesthetique è la rubrica di t-mag a cura di Anna Vittoria Magagna che racconta le arti visive che coinvolgono multiple sfere sensoriali, dal suono e la musica, al linguaggio fino alla scultura, pittura e performance.

Giulio Scalisi (Salemi, 1992) vive e lavora a Milano. Nel 2014 finisce gli studi di primo livello al NABA, Milano nel corso di Arti visive per poi conseguire nel 2016 il master di Visual Arts all’ÉCAL, Losanna. È un artista multimediale il cui lavoro prende forma attraverso svariati media, tra i quali video, fumetti, installazioni o disegni. Tra le mostre collettive: Good Guys (Gran Riserva), Gasconade, Roma; tAPC/the Artist’s PC, Le Botanique Centre Culturel, Bruxelles; Life is a Bed of Roses, Fondation Ricard, Parigi; Homesick, T-Space, Milan; “Fedeli alla linea”, Sonnenstübe, Lugano; “Every breath you take”, Galleria Umberto di Marino, Naples; 1999, Kaleidoscope @ Spazio Maiocchi, Milano; A healthy dose of confusion before the bang, Federica Schiavo Gallery, Milano. Mostre personali: Alghe Romantiche, Tile Project Space, Milano, Like a True Gentleman, presso Case Chiuse a Milano e A House for a Gentleman presso Kunsthalle Lissabon a Lisbona.


Shipwrecked — 2017, video, 16:9, 1080p, 17 min


La tua pratica come artista, la vedo molto "sinestetica": il tuo lavoro tocca sfere diverse, come il video e la scultura. Puoi dirmi qualcosa di più? Come si articolano questi medium insieme?

La scelta del medium per me è spesso funzionale al contenuto dell’opera che voglio creare. Se forma e messaggio riescono a riverberare e riuscire a comunicare attraverso forme che vanno oltre la verbalizzazione, ecco, secondo me è lì che l’arte contemporanea riesce a essere ancora un metodo di comunicazione che ha senso di esistere all’interno di un panorama culturale in cui tutto è già stato descritto, criticato e poi normalizzato e in cui metodi di produzione culturali, come TikTok e Instagram, sono in grado di essere più pervasivi e immediati rispetto al presente.

L’aspetto sinestetico di un’opera o di una pratica è qualcosa su cui non ho mai riflettuto rispetto a quello che faccio ma che posso riconoscere in alcuni miei lavori: per esempio avevo fatto questa installazione da Tile project space a Milano, in cui presentavo, all’interno di una mostra collettiva con altre artiste, un’installazione formata da una serie di semplici diorami fatti in carta di una coppia di margherite, stilizzate e simili a un fumetto. La scena rappresentava, in varie fasi, una madre che litiga con la figlia che vuole radersi i capelli (e quindi strapparsi tutti i petali), occupava gli angoli dello spazio sul pavimento. Ricordo che durante la confusione dell’opening della mostra, ci ritrovavamo spesso a guardare le margherite con una sorta di apprensione data dal fatto che fossero fatte in carta e che, se qualcuno le avesse calpestate, le avrebbero sicuramente distrutte. Ecco quella strana forma di apprensione verso dei personaggi fittizi, ma che realmente occupano uno spazio, era una cosa nuova per me, è forse quel misto di emozioni che mi fa ancora apprezzare quel lavoro. Ed è quella stessa voglia di trasportare dei personaggi di finzione che appaiono sullo schermo all’interno delle tre dimensioni che ha creato questo speciale rapporto fra video e scultura all’interno del mio lavoro. La mia pratica segue spesso dei passaggi precisi: parte da un’idea, che quindi non ha dimensioni, o ne ha troppe, e poi si trasferisce in un foglio, o su uno schermo, e a volte riesce pure ad occupare lo spazio, come installazione, scultura. Ad ogni passaggio mi allontano dall’idea originale per una serie di compromessi che mi vengono presentati, presentando un incremento nel grado di “fatica” che, in qualche modo, accomuna la nascita e la produzione artistica.


Shipwrecked — seen as part of the solo show “Alghe Romantiche” at TILE Project Space, Milan

The Obelisk — 2021, 3D printing, PLA, resin, acrylic paint, 50 x 27 x 16 cm

Quali sono i tuoi riferimenti letterari e artistici?


Il fulcro della mia pratica è principalmente narrativo, per questo i miei riferimenti si rifanno alla letteratura, al cinema, al fumetto e al videogame. Mi piace molto Anna Maria Ortese che si presenta come una figura aliena all’interno del panorama letterario del ‘900, presentando nei suoi romanzi un’Italia che viene descritta attraverso metafore e sensazioni, attraverso il dolore che i personaggi provano schiacciati dalle convenzioni retrograde che ancora affliggono questo paese, come il maschilismo e la religione.

Nel cinema preferisco le autorialità coraggiose di registi come Federico Fellini o Takeshi Kitano che riescono a trasportare il proprio mondo interiore negli scenari della quotidianità riuscendo a ribaltarla, presentando delle narrazioni dense e complesse. Il fumetto, invece, penso sia il motivo per cui ho iniziato a disegnare, imitando i personaggi delle storie che leggevo nell’adolescenza, e quello che mi piace del medium è che, per convenzione, rimane legato all’intrattenimento, e segue delle forme di scrittura che spesso si riducono all’essenziale, lasciando che siano le sequenze delle immagini a parlare. Di riferimento per me sono Moebius e Tatsuki Fujimoto.

Del videogame mi appassiona la possibilità che hanno le case di produzioni di creare dei veri e propri ambienti, con la loro storia, la loro iconografia, e lasciare che sia il giocatore ad esplorarli e decifrarli. Trovo che tutta la produzione di FromSoftware sia fondamentale per la mia ricerca, ma anche saghe di videogiochi come The Legend of Zelda e Mother.


Installation view from the show “A house for a gentleman” at Kunsthalle Lissabon, Lisbon

Puoi dirmi qualcosa di più sul progetto che hai realizzato per Case Chiuse? In particolare, la relazione tra il video e l'installazione.


È un progetto a cui ho lavorato per quasi sei mesi e che ha visto il suo primo episodio alla Kunsthalle Lissabon di Lisbona per poi concludersi in “Like a true gentleman” che è la mostra personale da Case Chiuse di Paola Clerico. Si articola attraverso un video realizzato in animazione 3D, una serie di stampe e di disegni, insieme a una scultura. Parla della vita quotidiana di Paul Beseth, un uomo sui trent’anni che vive, mangia, lavora (e tutto il resto che compete la vita di una persona) all’interno della propria abitazione, senza mai uscire di casa. Il progetto vuole rappresentare un futuro distopico in cui la vita del protagonista è diventata la norma e esplora le conseguenze che questa reclusione può avere nei contesti lavorativi, di comunicazione, amorosi ecc.


A house for a gentleman — 2021, video, 16:9, 1080p, 17 min

Invece, le tue opere video digitali come entrano in dialogo con l'installazione?


In quella mostra le installazioni delle opere funzionavano come amplificatori alle immagini del video. Le sculture cercavano di continuare la finzione della distopia digitale anche nello spazio espositivo, presentando un modello in scala del modulo abitativo del protagonista, delle stampe di pubblicità con il protagonista e poi dei suoi ritratti realizzati dai suoi amanti.


Dalle stelle alle cellule — 2016, video, 16:9, 1080p, 6 min on loop

Fontana Infinita — 2019, video, 16:9, 1080p, 10 min


Come continua la storia di Giulio? Quali sono i tuoi progetti futuri?


Per adesso mi sto focalizzando su un fumetto episodico che esce sulla rivista Frankenstein Magazine. Si chiama Xenodome ed è il mio tentativo di scrivere e disegnare una storia a tema adolescenziale, che racconti la crescita di dei personaggi e di come possano rispondere alle sfide che incontreranno lungo il loro percorso. Come in “Like a true gentleman” è una storia di finzione, che questa volta esplora le possibilità di quello che negli ultimi anni viene chiamato Multiverso, cercando di capire se c’è un filo comune nel modo in cui gli esseri viventi provano felicità, paura o rancore se posizionati in contesti totalmente alieni e differenti. Ad agosto avrò un nuovo progetto ad Ancontemporanea, su cui spero di aggiornarvi presto.




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EN VERSION



Synesthetique is the format of interview for t-mag curated by Anna Vittoria Magagna about visual arts involving multiple sensory spheres, from sound and music to language, sculpture, painting, and performance.



Giulio Scalisi (Salemi, 1992) lives and works in Milan. In 2014 he finished his bachelor's studies at NABA, Milan in the Visual Arts course and then in 2016 he earned a master's degree in Visual Arts at ÉCAL, Lausanne. He is a multimedia artist whose work takes shape through a variety of media, including video, comics, installations or drawings. Group exhibitions include Good Guys (Gran Riserva), Gasconade, Rome; tAPC/the Artist's PC, Le Botanique Centre Culturel, Brussels; Life is a Bed of Roses, Fondation Ricard, Paris; Homesick, T-Space, Milan; "Fedeli alla linea," Sonnenstübe, Lugano; "Every breath you take," Galleria Umberto di Marino, Naples; 1999, Kaleidoscope @ Spazio Maiocchi, Milan; A healthy dose of confusion before the bang, Federica Schiavo Gallery, Milan. Solo exhibitions: Alghe Romantiche, Tile Project Space, Milan, Like a True Gentleman, at Case Chiuse in Milan and A House for a Gentleman at Kunsthalle Lissabon in Lisbon.



Your practice as an artist, I see it as very "synesthetic": your work touches different spheres, such as video and sculpture. Can you tell me more about it? How do these mediums articulate together?


The choice of medium for me is often functional to the content of the work I want to create. If form and message are able to display and succeed in the communication, through forms that go beyond verbalization. In my opinion it is where contemporary art is still able to be a method of communication that makes sense to exist within a cultural landscape where everything has already been described, criticized and then normalized, and where methods of cultural production, such as TikTok and Instagram, are able to be more pervasive and immediate than the present.

The synaesthetic aspect of a work or practice is something I have never thought about with respect to what I do but can recognize in some of my work: for example, I had done this installation at Tile project space in Milan, where I was presenting, as part of a group exhibition with other women artists, an installation made up of a series of simple dioramas made of paper of a pair of daisies, stylized and comic-like. The scene depicted, in various stages, a mother arguing with her daughter who wants to shave her hair (and thus tear off all the petals), occupying the corners of the floor space. I remember that during the confusion of the exhibition opening, we often found ourselves looking at the daisies with a kind of apprehension given the fact that they were made of paper and that if someone stepped on them, they would surely destroy them. Here was that strange form of apprehension that I developed for fictitious characters, but really occupying a space, it was something new to me, it is perhaps that mixture of emotions that still makes me appreciate that work. And it is that same desire to transport fictional characters that appear on the screen within three dimensions that created this special relationship between video and sculpture in my work.

My practice often follows precise steps: it starts from an idea, which then has no dimensions, or too many dimensions, and then it moves to a sheet, or to a screen, and sometimes even manages to occupy space, as an installation, sculpture. At each step, I move away from the original idea by a series of compromises that are presented to me, presenting an increase in the degree of "effort" that, in some ways, shapes artistic birth and production.



What are your literary and artistic references?


The focus of my practice is mainly narrative, so my references are from literature, cinema, comics, and video games. I really like Anna Maria Ortese, who presents herself as an alien figure within the literary landscape of the 20th century, with her novels rich of metaphors and sensations, through the pain that the characters feel crushed by the retrograde conventions that still plague this country, such as machismo and religion.

In cinema, I prefer the courageous authorship of directors like Federico Fellini or Takeshi Kitano who manage to transport their inner worlds into the scenarios of everyday life, managing to turn it upside down, presenting dense and complex narratives. Furthermore comics are very important I think they were the reason why I started drawing, imitating the characters of the stories I read in my adolescence, and what I like about the medium is that, by convention, it remains tied to entertainment, and follows forms of writing that often boil down to the essentials, with the series of images speaking for themselves. Of reference for me are Moebius and Tatsuki Fujimoto.

For video games I am passionate in the possibility that production companies have to create real environments, with their own history, iconography, and let the player explore and decipher them. I find FromSoftware's entire production to be fundamental to my research, but also video game sagas like The Legend of Zelda and Mother.


Can you tell me more about the project you did for Case Chiuse? Specifically, the relationship between the video and the installation.


It is a project that I worked on for almost six months with a first exhibiting episode at the Kunsthalle Lissabon in Lisbon and then concluded in "Like a true gentleman," which is the solo exhibition at Case Chiuse by Paola Clerico. It is articulated through a video made in 3D animation, a series of prints and drawings, along with a sculpture. It is about the daily life of Paul Beseth, a man in his 30s who lives, eats, works (and everything else that competes with a person's life) inside his home, without ever leaving the house. The project is meant to depict a dystopian future in which the protagonist's life has become the norm and explores the consequences that this confinement can have in the contexts of work, communication, love, etc



Instead, how do your digital video works enter into dialogue with the installation?


In that exhibition, the installations of the works functioned as amplifiers to the video images. The sculptures tried to continue the fiction of digital dystopia in the exhibition space as well, presenting a scale model of the protagonist's living module, prints of advertisements featuring the protagonist, and then his portraits made by his lovers.


How does the story of Giulio continue? What are your future plans?


For now I am focusing on an episodic comic book that comes out in Frankenstein Magazine. It's called Xenodome and it's my attempt to write and draw a teen-themed story about growing up characters and how they can respond to the challenges they encounter along the way. As in "Like a True Gentleman," it is a fictional story, this time exploring the possibilities of what has been called the Multiverse in recent years, trying to see if there is a common thread in the way living beings feel happiness, fear or resentment when placed in totally alien and different contexts. In August I will have a new project at Ancontemporanea, on which I will update you very soon.

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