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Synesthetique: Elda Miniero

Synesthetique è la rubrica t-mag a cura di Anna Vittoria Magagna, che racconta le arti visive che coinvolgono multiple sfere sensoriali, dal suono e la musica, al linguaggio fino alla scultura, pittura e performance.


Dopo un periodo di formazione alla Willem De Kooning di Rotterdam e presso la Central Saint Martins di Londra, Elda Miniero (Benevento, 1998), artista multidisciplinare, torna in Italia. La sua pratica si concentra sul rapporto phygital, tra tecniche digitali e fisiche con il ricamo tessile.

Le sue opere coesistono in installazioni che danno forma a Eldorado: una città dorata utopica, in cui ricordi e memorie si inseguono, forse anche derivanti dall’evento traumatico di un incidente, in cui l’artista è rimasta investita.


La tua pratica come artista, la vedo molto "sinestetica": il tuo lavoro tocca sfere diverse come il video, il suono e il visivo, come gli altri artisti intervistati di questa rubrica. Puoi dirmi qualcosa di più? Come si articolano questi medium insieme?

La mia pratica è multidisciplinare, e le mie opere coesistono per dare forma ad Eldorado: una città dorata post-utopica in cui si inseguono ricordi, memorie travisate, oggetti realizzati, e realizzabili. Osservo e riporto nel mio lavoro quello che mi affascina, nel modo in cui lo fa. Suoni distanti, delle immagini accecanti, video che si ripetono, e così via. Mi interessa il processo dietro ad ogni opera che produco, e il dialogo per imparare da esperti nuoce e varie tecniche. Ricerco attivamente un incontro tra tecnica ed ispirazione, che da sempre porta a risultati edificanti per entrambe le parti. Mi piace riportare anche frammenti del processo, a chi “consuma” la mia arte, con degli scontrini che esplicitano il tempo impiegato per la produzione dell’opera e i materiali utilizzati e la forza lavoro impiegata. La città di Eldorado si sviluppa come un’utopia disillusa, dato che l’ideale è tale solamente finché non si realizza. Il compromesso con la realtà risulta l’unica via realizzabile, seppur portando con sé delle grandi sfide collettive.


From "Best Of Graduates" Exhibition, 2021 Rotterdam

Quali sono i tuoi riferimenti letterari e artistici?

Leonardo Da Vinci, Tyler the Creator, Peter Doig, Francesca Sanna Sullis. Da piccola ero ossessionata dai disegni di Leonardo e dalle sue invenzioni, ancor di più se impossibili da realizzare. Mi affascinava la tensione tra idea e realtà. Peter Doig, invece, dava colore e natura a dei pomeriggi che vedevo davanti al computer, sempre durante la mia infanzia, a fare ricerca musicale perlopiù, sfogliavo le pagine delle sue mostre retrospettive e mi immaginavo lì in mezzo. Tyler The Creator è un’altra figura di riferimento nella mia adolescenza: eclettico ed unapologetic nel realizzare le sue idee e incredibile nel trasportare l’audience nel suo mondo.

Francesca Sanna Sullis è una scoperta più recente. È creatività e sistema insieme, con una produzione che spazia da riferimenti con stretch etico fino al sistema capitalista.

Puoi dirmi qualcosa di più sul progetto che hai realizzato per la Casa degli Artisti? In particolare, la relazione tra il sound e l'installazione.

Per Casa Degli Artisti ho creato una stanza dove comfort e discomfort si inseguono. Ho voluto creare un ambiente tanto familiare, quanto ostico. È la mia stanza e, come la gabbia dorata nella quale si ritrova uno dei personaggi dei miei video, la fuga è imperativa ma impossibile. La traccia che funge da sottofondo è stata creata ad hoc ed è una trasposizione di quella che vedo nella nostra giungla sociale. La sua ripetitività, snervante, accompagna i miei aghi nel ricamare ossessivamente le immagini che occupano lo spazio. La base campiona dei suoni asmr che ho commissionato e la mia risata distorta, che riflette sull’impossibilità di un relax passivo.

From "My Clowder Is Ready, We Gather At Dawn", 2022 Casa Degli Artisti, Milano

Invece, le tue opere video digitali come entrano in dialogo con l'installazione?

I disegni e i quadri ricamati sono il mio mezzo per riflettere sui traumi passati ed alcune immagini ricorrenti. Esternarle in questo modo, mi dona una sensazione confortante, come di risoluzione nel momento presente. I video digitali nascono come un tentativo di creare varie vie di fuga da contesti ostici, ambendo a creare mondi immaginari e perfetti. Il fallimento costante mi riporta a considerarli degli esercizi terapeutici, che custodiscono un pensiero ideale ed obsoleto, proprio per questa ragione sono tra le nuvole ed imprigionati in tubi catodici.

Come continua la storia di Elda? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Dalla risoluzione dei traumi passo alla realizzazione di immaginari ideali che si rivelano insoddisfacenti. Da questa traiettoria - approfondita da Cabinet & Studiolo a Milano dal 14 Dicembre in poi all’interno di un’esposizione collettiva - emerge il mio pensiero che racconta Eldorado: non tutto è oro ciò che luccica. Da questa realizzazione che i miei gesti terapeutici personali hanno portato, nascono i miei progetti in ambito sociale. Questi mirano a migliorare varie condizioni ostili che mi risultano familiari tanto quanto ad altre persone. Il primo di questi, in attesa di realizzazione, si chiama The Womb Tent.


The Most Beautiful Thing - Elda Miniero


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EN VERSION


After a period at Willem De Kooning in Rotterdam, and at Central Saint Martins in London, multidisciplinary artist Elda Miniero (Benevento, 1998) returns to Italy. Her practice focuses on a phygital approach with digital techniques and physical mediums, such as textile embroidery.

Her work consists in installations which give life to Eldorado: a utopian golden city where memories chase each other, perhaps also stemming from the traumatic event of an accident, in which the artist was hit by a car at a young age.


Your practice as an artist, I see it as very "synesthetic": your work touches different spheres such as video, sound and visual, like the other artists interviewed in this column. Can you tell me more about that? How do these mediums articulate together?

My practice is multidisciplinary, and my works cooperate to shape Eldorado: a post-utopian gilded city in which misrepresented memories, realized and realizable objects chase each other. I observe and bring back into my work what fascinates me, in the way it does. Distant sounds, some blinding images, videos that repeat, and so on. I am interested in the process behind each piece I produce, and in dialogue to learn from experts in various techniques. I actively seek a meeting of technique and inspiration, which has always led to uplifting results for both parties. I like to bring back excerpts of the process to those who consume my art with receipts that make explicit the time spent by the “workforce” and the materials used in the process. The city develops after a disillusioned utopia, as the ideal is only so until it is realized. Compromise with reality turns out to be the only achievable way, albeit bringing with it great collective challenges.

What are your literary and artistic references?

Leonardo Da Vinci, Tyler the Creator, Peter Doig, Francesca Sanna Sullis.

As a child, I was obsessed with Leonardo's drawings and his inventions, even more so when they were impossible to make. I was fascinated by the tension between idea and reality. Peter Doig gave color and nature to afternoons I spent in front of the computer as a child. At the stationary, doing music research mostly, I would flip through pages of his retrospectives and imagine myself there. While, Tyler The Creator is a landmark figure in my adolescence, eclectic and unapologetic in realizing his ideas and transporting an audience into his world.

And finally, Francesca Sanna Sullis is a more recent discovery. It is creativity and system together, production with ethical stretch in a capitalist system.


Can you tell me more about the project you did for Casa degli Artisti? In particular, the relationship between sound and installation.

For Casa Degli Artisti, I created a room where comfort and discomfort chase each other. I wanted to create an environment that is as familiar as it is hostile. It is my room and, like the gilded cage in which one of the characters in my videos finds himself, escape is imperative but impossible. The track that serves as the background was created ad hoc and is a transposition of what I see in our contemporar social jungle. Its unnerving, and repetitiveness, accompanies my needles in obsessively embroidering the images that occupy the space. The base samples asmr sounds that I commissioned, and my distorted laughter, reflecting on the impossibility of passive relaxation.

How do your digital video works enter into dialogue with the installation?

The drawings and embroidered paintings are my means of reflecting on past traumas and some recurring images. Externalizing them in this way gives me a comforting sense of resolution in the present moment. The digital videos originate as an attempt to create various escape routes from hostile contexts, aspiring to create imaginary and perfect worlds. Constant failure leads me to consider them as therapeutic exercises, guarding an ideal and obsolete thought. For this reason they are in the clouds and imprisoned in cathode ray tubes.

How does Elda's story continue? What are your future plans?

From the resolution of trauma I move to the realization of imaginary ideals that turn out to be unsatisfactory. From this trajectory - deepened by Cabinet & Studiolo in Milan from December 14 onward as part of a group exhibition - emerges my thought telling Eldorado: not all that glitters is gold. From this realization that my personal therapeutic gestures have brought, my projects come into social sphere. This aim is to improve various hostile conditions that are as familiar to me as they are to other people. The first of these, pending realization, is called The Womb Tent.


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