Sónar 2022: quando la realtà supera l’immaginazione

Updated: Jul 12

Dopo due lunghi ed estenuanti anni, in cui ogni certezza sembrava ormai svanita nel nulla, noi di t-mag decidiamo di dirigerci verso l’accogliente e folle Barcellona, carichi di energia, smaniosi di immergerci in un’esperienza audiovisiva tra le più consolidate e apprezzate al mondo: il Sónar.

L’aspettativa era molto alta, anche se, appena messo piede sull’aereo, milioni di domande iniziavano ad attanagliare le nostre menti.


“Saranno pronti a riaffrontare un evento del genere? Come reagiranno le persone? Saremo circondati da confusione e incertezze…oppure da euforia e sfrontatezza?”


Arriviamo in Hotel, è Mercoledì notte. Il festival sarebbe iniziato il giorno dopo, decidiamo dunque di rilassarci e di incamminarci per la città. Sembra tutto tranquillo, le persone in giro sono poche. Andiamo alla ricerca di un bar, per poter ordinare una birra fresca. Troviamo tutto chiuso. Increduli, decidiamo di chiamare un taxi: forse era semplicemente il nostro quartiere, Lesseps, ad essere “spento”. Saliamo in auto e iniziamo a parlare con il tassista. “Perché è tutto chiuso? Solitamente si poteva frequentare qualche bar anche alle 4 del mattino…”. L’autista, un uomo spagnolo sui 40 anni, ci risponde così: “È cambiato tutto. La città sta cercando di allontanare il “turista casinista”. I bar chiudono alle 24, le cucine alle 10. Troppo rumore in giro nelle prossimità dei locali, le famiglie non riescono a dormire. Mi dispiace, io non concordo con queste nuove restrizioni, ma purtroppo è così. Ormai, a quest’ora, potete mangiare o bere qualcosa soltanto al McDonald”.


Io e il mio collega Pier, fotografo che mi ha accompagnato in questo incredibile viaggio, ci guardiamo basiti. Che fine aveva fatto la città che tanto avevamo amato negli anni addietro, grazie al suo modo di farti sentire sempre a casa e mai rifiutato?

Rinunciamo alla nostra birra e torniamo in albergo: il silenzio circonda tutti gli spazi, mentre i nostri pensieri iniziano a generare un rumore assordante.


Finalmente arriva il Giovedì; ennesima doccia fredda e pronti a partire. “Cosa ci aspetterà?”


Decidiamo di salire su un bus, per cercare di osservare le persone e comprendere così il loro stato d’animo. Sembra tutto normale, nessuna emozione pare straripare in modo eccessivo. Arriviamo a destinazione, Placa De España: una fila interminabile appare improvvisamente dinanzi il nostro sguardo. Finalmente!


Iniziamo a ricordarci il perché della nostra presenza nella città catalana. Fa caldissimo, ci dirigiamo verso la press area ed otteniamo il nostro badge ufficiale, grazie al quale potremo accedere a tutte le aree del Sónar.


L’entusiasmo comincia a salire. Avevamo già dimenticato la nostra birra mancata, i silenzi assordanti e le parole del nostro amareggiato tassista.


Arriviamo davanti al padiglione D. Era situata lì la soglia da varcare.


Entriamo.



In un attimo veniamo catapultati in una nuova e quasi magica realtà. Colleghi, artisti, addetti ai lavori. Nella prima stanza eravamo tutti lì, sorridenti, increduli: la nostra vita professionale iniziava a riassumere una forma definita, e non più tanto astratta quanto impalpabile. C’è una talk. Si chiacchiera di musica e composizione. Incontro macchina/uomo; melodie e ableton live. Ascoltiamo con curiosità, fino all’ultima parola.


Decidiamo di avviarci successivamente verso lo stage diurno principale, quello esterno: un mare di persone ondeggiava davanti ai nostri occhi, in quel che appariva come un’immensa piazza gremita di colori. Un impianto incredibile propagava suoni tali da far vibrare l’anima. La musica pop locale e internazionale intratteneva con grande abilità e, perché no, coraggio, il pubblico. Vibes pazzesche. “Dove siamo? Forse, in un parco giochi (quello lo troveremo più avanti)”. Personalità totalmente differenti l’una dall’altra sembrano sfociare in un unico grande disegno cosmico.


Rimaniamo lì anche noi, per circa 30 minuti, per poi incamminarci verso altre sale lì presenti.



Ci ritroviamo ad assistere alla performance ‘A World of Service' by JASSS (Silvia Jiménez) & Ben Kreukniet, nello Stage+D. Credo che poche cose al mondo ci abbiano colpito così sfacciatamente come questa esibizione. Un vero e proprio schiaffo visivo e musicale. Voci labili, luci cosmiche, tremori, bagliori, bassi sconvolgenti. Stacchiamo la mente e ci abbandoniamo al flusso. Non esistiamo più come esseri imprigionati in un corpo statico, ma come entità mutevoli in un eterno divenire.


Finita l’esibizione, proviamo una sorta di vuoto interiore. Un vero e proprio distaccamento dalla realtà.


Come fosse terminato un sogno profondo e dovessimo a tutti i costi tornare in un mondo al quale sentivamo non appartenere più.


Ripresi dallo shock, continuiamo a girovagare per tutti gli stage; incontriamo altri giornalisti, conversiamo increduli, commentiamo l’esperienza appena vissuta.

Decidiamo di dirigersi verso la press room, in cui iniziamo a buttare giù impressioni e riflessioni. La nostra prima giornata al Sónar finisce così.


Il tutto appariva come un’interminabile attesa.


Consapevoli della nostra incontenibile necessità di immergerci nuovamente in quella celestiale realtà; bramosi di conoscere il “famigerato” alter ego: by Night.



È Venerdì, scendiamo per strada e ci imbattiamo una locanda tipica del posto, in cui consumiamo un pranzo sostanzioso. Questa volta scegliamo la metro come mezzo di trasporto: abbiamo cercato di ascoltare e osservare la città da diversi punti di vista. Passiamo il nostro secondo giorno al by Day, ascoltando louisahhh live, lsdxoxo e molti altri artisti dal sound incredibile. Il tempo scorre velocemente. Giunge la mezzanotte. È lì che chiamiamo l’ennesimo taxi, direzione: Sónar by Night.


Bene, devo ammettere che eravamo già abbastanza stanchi. Avevamo camminato parecchio nell’evento giornaliero. Abbiamo inoltre ballato, fotografato e filmato per ore. Pensavamo che l’esperienza spagnola ci avesse già sconvolto abbastanza.


Non era affatto così.



Arriviamo davanti alla struttura ospitante del by Night e iniziamo a respirare un’aria diversa: l’atmosfera circostante appariva come un velo leggero e misterioso, a tratti evanescente; una sorta di alone luminoso abbagliava gli sguardi. Certe sensazioni andrebbero vissute e non raccontate. È il “vostro lavoro” potreste dire, certo. Ma il nos tro compito consiste anche nel richiamare semplicemente la vostra attenzione, per spingervi a vivere determinate esperienze che pensiamo possano cambiarvi la vita. E il Sónar è una di queste.


Stage immensi, musica variegata, autoscontro, culture provenienti da ogni angolo del pianeta. Sensazioni positive, grida, pianti, sudate, salti di gioia. E ancora: concerti mozzafiato, dj set sperimentali, jam session. Chemical Brothers, Moderat, Skee Mask, Agoria, Richie Hawtin, Bonobo…


Svolgiamo il nostro lavoro - riprendiamo scene incredibili - per disconnetterci nuovamente da tutto ciò che potesse sembrarci superfluo. Chiudiamo gli occhi e afferiamo quell’attimo fuggente che porteremo sempre con noi.




Terminati i nostri impegni lavorativi, abbiamo vissuto la città di Barcellona ancora per un giorno. Perché fondamentalmente, nonostante tutte le manovre politiche possibili, noi ci siamo sentiti a casa.


Ogni tentativo di allontanare i turisti dalla città di Barcellona sarà sempre e solo vano, fino a quando esisterà la musica.


ll Sónar, nel momento in cui si sente l’impellente necessità di doversi distaccare da una quotidianità sempre più frenetica e lontana dal nostro essere, rappresenta una magica ed essenziale bolla in cui potersi immergere.


Forse, tutto ciò è riuscito a metterci in contatto con noi stessi e, al giorno d’oggi, potremmo dire che non è poi così tanto semplice.


Possiamo dunque concludere affermando che: il Sónar c’è. E, per quanto ci riguarda, speriamo possa esserci sempre.

Non ci resta che dire: grazie.


A presto.


ENG VERSION


Sonar 2022: when reality goes behind imagination.


After two long and exhausting years, in which all certainty seemed to have vanished into thin air, we at T-Mag decided to head for the welcoming and crazy Barcelona, full of energy, eager to immerse ourselves in one of the world's most established and appreciated audio\visual experiences: the Sónar.


Expectation was very high, although as soon as we stepped onto the plane, millions of questions began to grip our minds.


"Will they be ready to take on such an event again? How will people react? Will we be surrounded by confusion and uncertainty...or euphoria and cockiness?"


We arrive at the hotel, it is Wednesday night. The festival would start the next day, so we decide to relax and walk around the city. Everything seems quiet, there are few people around. We go in search of a bar so we can order a cold beer. We find everything closed. Incredulous, we decide to call a cab: perhaps it was simply our neighborhood, Lesseps, that was "off." We get into the car and start talking to the taxi driver. "Why is everything closed? Usually one could go to some bars even at 4 a.m...." The driver, a Spanish man in his 40s, answers us like this, "Everything has changed. The city is trying to get away from the 'messy tourist.' Bars close at 12 p.m., kitchens at 10 a.m. Too much noise around in the vicinity of the clubs, families can't sleep. Sorry, I don't agree with these new restrictions, but unfortunately that's the way it is. By now, at this time, you can only eat or drink something at McDonald's."


My colleague Pier, a photographer who accompanied me on this incredible journey, and I look at each other in astonishment. What had happened to the city we had loved so much in years past, thanks to its way of always making you feel at home and never rejected?


We give up our beer and return to the hotel: silence surrounds all the spaces, while our thoughts begin to generate a deafening noise.

Thursday finally arrives; yet another cold shower and ready to go. "What will be waiting for us?"


We decide to board a bus, to try to observe people and thus understand their state of mind. Everything seems normal, no emotion seems to overflow excessively. We arrive at our destination, Placa De España: an endless line suddenly appears before our gaze. Finally.


We begin to remember why we are in the Catalan city. It is so hot, we head to the press area and get our official badge, thanks to which we will be able to access all areas of Sónar.


The excitement starts to build. We had already forgotten our missed beer, the deafening silences and the words of our bitter taxi driver.


We arrive in front of Hall D. There was situated the threshold to cross.


We enter.


In an instant we are catapulted into a new and almost magical reality. Colleagues, artists, insiders. In the first room we were all there, smiling, incredulous: our professional lives were beginning to take on a definite shape, and no longer so much abstract as intangible. There is a talk. We chat about music and composition. Machine/human encounter; melodies and live ableton. We listen with curiosity, to the last word.


We decide to head later to the main daytime stage, the one outside: a sea of people swayed before our eyes, in what appeared to be an immense square packed with color. An incredible system propagated sounds such as to make the soul vibrate. Local and international pop music entertained the audience with great skill and, why not, courage. Crazy vibes. "Where are we? Maybe, in a playground (we'll find that later)." Totally different personalities from each other seem to flow into one big cosmic pattern.


We stay there too, for about 30 minutes, and then walk to other rooms there.

We find ourselves attending the performance 'A World of Service' by JASSS (Silvia Jiménez) & Ben Kreukniet, in Stage+D. I think few things in the world hit us as brazenly as this performance. A true visual and musical slap in the face. Faint voices, cosmic lights, flickers, glares, unsettling bass. We detach our minds and surrender to the flow. We no longer exist as beings imprisoned in a static body, but as mutable entities in an eternal becoming.

After the performance is over, we experience a kind of inner emptiness. A real detachment from reality.


As if a deep dream had ended and we must at all costs return to a world to which we felt we no longer belonged.


Recovering from the shock, we continue to wander around all the stages; we meet other journalists, converse in disbelief, comment on the experience we just had.


We decide to head to the press room, where we start jotting down impressions and reflections. Our first day at Sónar thus ends.

The whole thing appeared as an interminable wait.


Aware of our irrepressible need to immerse ourselves again in that celestial reality; yearning to meet the "infamous" alter ego: by Night.

It is Friday, we go down the street and come across a typical local inn, where we eat a hearty lunch. This time we choose the subway as our means of transportation: we have tried to listen and observe the city from different points of view. We spend our second day at by Day, listening to louisahhh live, lsdxoxo and many other amazing sounding artists. The time passes quickly. Midnight comes. That's when we call yet another cab, direction: Sónar by Night.


Well, I must admit that we were already quite tired. We had walked a lot in the daily event. We also danced, photographed and filmed for hours. We thought that the Spanish experience had already upset us enough.


That was not the case at all.


We arrived in front of the by Night host structure and began to breathe a different air: the surrounding atmosphere appeared like a light and mysterious veil, evanescent at times; a kind of luminous halo dazzled our gazes. Certain sensations should be experienced and not told. It is "your job" you might say, of course. But our job is also to simply call your attention, to push you to certain experiences that we think can change your life. And Sónar is one of them.


Huge stages, varied music, bumper cars, cultures from every corner of the planet. Positive feelings, screaming, crying, sweating, jumping for joy. And more: breathtaking concerts, experimental DJ sets, jam sessions. Chemical Brothers, Moderat, Skee Mask, Agoria, Richie Hawtin, Bonobo...


We unfold our work-we film incredible scenes-to disconnect again from everything that might have seemed superfluous. We close our eyes and grab that fleeting moment that we will always carry with us.


With our work commitments over, we experienced the city of Barcelona for one more day. Because basically, despite all possible political maneuvering, we felt at home.


Any attempt to drive tourists away from the city of Barcelona will only ever be in vain, as long as music exists.


The Sónar, at a time when we feel the pressing need to have to detach ourselves from an increasingly hectic daily routine far removed from our being, represents a magical and essential bubble in which we can immerse ourselves.


Perhaps, this has succeeded in putting us in touch with ourselves, and nowadays, we could say that it is not that simple.


Therefore, we can conclude by saying that: the Sónar is there. And, as far as we are concerned, we hope it can always be there.


All that remains for us to say is: thank you.

See you soon.