#recordoftheweek: Tangerine Dream - Raum

Inutile cercare di descrivere con futili parole ciò che han fatto - e continuano a fare - i leggendari Tangerine Dream. Un gruppo musicale fondato nel 1967 da Edgar Froese e considerato tra i principali esponenti del krautrock, che potremmo semplicemente definire “reale”. Un pezzo di storia che porta con sé frammenti di vita, racconti ed esperienze extrasensoriali, che hanno coinvolto e appassionato il mondo intero. Un sound sempre contemporaneo, basato sull’utilizzo costante di sintetizzatori analogici e digitali, registratori e strumenti d’orchestra.

Le melodie cosmiche della band tedesca sono in grado di afferrarci e accompagnarci, passo dopo passo, in un viaggio spazio temporale continuo e mai conosciuto prima: una sorta di sogno perpetuo.

Oggi, Thorsten Quaeschning, Paul Frick e Hoshiko Yamane sono qui con noi, per parlarci del loro nuovo album, ricco di spazio: “Raum”, basato sull’inestimabile archivio sonoro (oltre 30 anni di arrangiamenti registrati) dello scomparso Edgar Willmar Froese.

A / 1. In 256 Zeichen

B1 / 2. You're Always On Time

B2 / 3. Along The Canal

C1 / 4. Continuum

C2 / 5. Portico

C3 / 6. What You Should Know About Endings

D / 7. Raum


È un grande piacere essere qui e poter avere il privilegio di scambiare due chiacchiere con artisti come voi. Come state? Come è cambiata la vostra vita personale e artistica dopo la pandemia?


Thorsten Quaeschning: Sì, dopo due anni passati in studio, è stata una specie di rinnovata sensazione del comprendere cosa ti sei perso. Non sono il più grande fan dei tour, ma posso, sì, assolutamente conviverci al momento. Dopo due anni torni a sentire l'energia e a suonare con le persone. È di nuovo una grande esperienza, come fosse un piccolo ritorno alla normalità. Sì, devo dire che è fantastico.

Paul Frick: Stasera suoneremo il concerto numero 16 qui nel Regno Unito. Quindi siamo stati in tournée in autobus per tre settimane, il che è stato fantastico. Ed è davvero quello che Thorsten ha detto, è ciò che stavamo aspettando e finalmente abbiamo avuto una vera reazione dal pubblico e siamo stati fortunati nel aver trovato sempre tutto pieno. Abbiamo suonato in posti fantastici e visitato molte città diverse. Cosa si può chiedere di più?


Come vi sentite a pubblicare un album oggi e cosa è cambiato rispetto all'ultimo album “Quantum Gate”?


Thorsten Quaeschning: E’ uno dei primi album in cui tutti siamo stati coinvolti in ogni movimento; abbiamo prenotato una stanza solo per comporre musica e suonare sessioni e abbiamo condiviso l’atmosfera dell'album per tutto questo tempo. Adesso stiamo per avere un altro studio per la produzione e il montaggio per questa fase finale della musica, che è stata rilasciata ora in giro. L’ultimo album era del 2016, ed è più facile, oggi, con i nuovi software con cui puoi analizzare, persino riprodurre tutte le tue parti e adattarle ai nostri arrangiamenti e composizioni.


Riuscite a mantenere ancora complessità e raffinatezza nelle vostre opere. Quale pensiate sia la formula, o semplicemente l'approccio, che permette di essere innovativi e sorprendenti?


Thorsten Quaeschning: Troviamo un equilibrio tra idee nuove e già avviate come Tangerine Dream, dato che ci portiamo dietro questa eredità di molti decenni. Volevamo solo fare musica e che l'album fosse interessante e molto dinamico. Fonti diverse sintetizzano questo, sai , forse non era un'idea così unica, sappiamo che potremmo trovare aspetti degli anni ’80 al suo interno.


Paul Frick: Beh, penso che in generale la musica sia infinita. Ha facce diverse. Una è la tecnologia. Ci sono tutti questi vecchi e nuovi sintetizzatori. Quindi li usiamo tutti; utilizziamo cose molto nuove e cose molto vecchie. Poi non credo ci sia una formula per cercare di essere sensibili. Noi tre dobbiamo confrontarci e sentirci sorpresi e ispirati. Cioè, è questo il nostro approccio, è allora che decidiamo cosa è buono e cosa no. All'inizio del processo abbiamo solo suonato molto, e anche improvvisato, e abbiamo visto quali atmosfere e quali modalità ci entusiasmavano. E poi quando noi, come dici tu, perfezioniamo i pezzi e costruiamo più strutture e altro, magari componiamo armonie, voglio dire, curiamo molto i dettagli e cerchiamo la complessità, ma il criterio è che noi tre dobbiamo essere d’accordo sul fatto che ci piace. Quindi non è proprio una formula, non credi?


Thorsten Quaeschning: Esattamente, quindi vogliamo assicurarci che ogni pezzo del nostro album abbia un'atmosfera diversa, una struttura diversa e che non ti annoi. Almeno speriamo che sia così.


Cercate dunque di sorprendere rimanendo voi stessi. Gli ultimi due anni vi hanno offerto del tempo per riflettere o pensare a come potreste fare le cose diversamente? Avete mai pensato di cambiare modo di fare musica?


Thorsten Quaeschning: Assolutamente. Penso che tutto riguardi il progresso. Stai imparando. Ogni traccia che componi, ogni minuto che suoni sul palco, stai imparando delle cose. E potrebbe essere un po' triste, ripetere le cose. E’ importante conoscere la musica di adesso, di questo momento, nel presente. Impari ogni giorno, a volte impari a conoscere la musica anche senza farla, ma solo ascoltandola. Quindi dobbiamo essere sempre al passo con i tempi e provare a canalizzare tutto ciò che abbiamo imparato nell'ultimo anno. Ogni nuovo giorno porta con sé nuovi aspetti da cogliere.


Paul Frick: E per quanto mi riguarda personalmente, ho dovuto imparare molto per questo disco anche dagli altri due (Thorsten e Hoshiko) perché sono nuovo nella band, sono qui solo da un anno e mezzo, credo. E sì, quindi ho dovuto imparare molto su alcuni dei precedenti dischi dei Tangerine Dream. Naturalmente, anch'io ero un fan e conoscevo diversi brani loro, ma non così tanto e ho dovuto così imparare a conoscere i vecchi sintetizzatori. Quindi per me è stata la prima volta in cui sono stato coinvolto in un album dei Tangerine Dream. Quindi è stato un po' difficile all'inizio. E sì, loro due mi hanno insegnato molte cose. Quindi penso che il tutto abbia a che fare con il tentativo di imparare ancora, sai.

Quando avete iniziato a usare i sintetizzatori, questi erano molto più limitati, in senso tecnologico, ma nonostante ciò sono in grado ancora oggi di suonare bene e mai “scontati”. Come è possibile continuare a comporre un suono sempre contemporaneo?


Thorsten Quaeschning: Penso che occorra vivere al giorno d'oggi. Non c’è una descrizione fissa di cosa sia il suono contemporaneo, noi proviamo a fare buona musica, usando alcune vecchie apparecchiature, alcune nuove, software e hardware. Quindi l'idea è di fare musica per i giorni nostri con i concetti, le idee e le regole dei Tangerine Dream basate su certe scale musicali, che magari ripetiamo e rinnoviamo. Quindi, se viene tutto naturale, si spera che esca anche contemporaneo. Sì.


Paul Frick: Voglio dire una cosa importante: poiché utilizziamo principalmente strumenti hardware e/o strumenti analogici, non facciamo musica con un computer, cerchiamo solo dinamiche e suoni che siano vivi. Se qualcosa va storto o accadono coincidenze, perché come sai, quando fai musica accadono spesso coincidenze, allora quello è una possibile momento reale. E proviamo a integrarlo come se fosse buono, o se registrassimo noi stessi dei campioni, come se avessimo fatto un viaggio nei boschi, una registrazione di tutti i tipi di suoni della natura. Vogliamo solo assicurarci che i suoni abbiano qualcosa di interessante. Quindi nulla suona, diciamo, come un preset di un computer e cerchiamo sicuramente di trovare una combinazione di suoni affinché questi parlino tra loro e siano reali, o meglio, contemporanei.


Soprattutto negli ultimi anni, vi è stato un ritorno alla cultura analogica e un maggiore interesse anche da parte di industrie commerciali come la moda. Può dipendere dal legame sempre più forte tra uomo e macchina o semplicemente dal desiderio di riconnettersi con qualcosa di più autentico e dunque reale? Cosa ne pensate di questo cambiamento?


Thorsten Quaeschning: Sì, penso che, in un certo senso, sia abbastanza logico direi, anche perché ormai la cultura digitale non è più nuova. Tutto è in continua evoluzione e vi è il desiderio delle persone di sperimentare qualcosa di reale, che non è solo presente nel computer.


Paul Frick: Musicalmente parlando, in realtà, sembra che con il grande clamore dei sintetizzatori modulari e dei sintetizzatori analogici, la situazione potrebbe risultare abbastanza buona per noi, perché c'è un sacco di connessione con la musica che i Tangerine Dream già facevano decenni fa. Quindi, in un certo senso, sembra un buon momento per fare musica analogica e reale. E sto vedendo anche che, venendo da Berlino, e vivendo la scena techno, molte persone che hanno conosciuto la tecnologia 10 anni fa, ora stanno creando qualcosa di più ambient. Quindi forse c'entra anche la pandemia in tutto questo. Ma anche prima, molte persone ascoltavano musica ambient e quindi anche alcuni produttori molto giovani, a volte, programmano sequenze che suonano come musica degli anni '70. E quindi forse esiste questa tendenza che hai menzionato.





Dal primo brano di “RAUM” si riesce a percepire un senso di libertà, alienazione, apertura mentale. Riesce ad elevare l’ascoltatore verso qualcosa di inafferrabile ed etereo. Ci sono sempre delle sensazioni dietro a un concetto, quali erano le vostre durante la composizione?

Thorsten Quaeschning: L'idea di RAUM è partita da una stanza e lo spazio circostante, abbiamo sentito che quel tipo di stanza e le note suonate potevano essere l'idea e quindi il concetto era fare musica lì dentro e ascoltare. E poi è nata l'idea di chiamarlo RAUM perché è come se l’incontro in quella stanza ci garantisse lo spazio che in giro non era possibile avere. E così, abbiamo sentito che non avevamo più spazio per tutti, e quando suonavamo la musica ci sentivamo bene, sì. Quello è stato il nostro spazio sicuro. Era un concetto di composizione e di esecuzione.


Paul Frick: Abbiamo anche iniziato questo album, ovviamente, durante la pandemia, dove era difficile unirsi ad altre persone. Ma ci incontravamo sempre noi tre in una stanza, a volte, con le mascherine e dovendo stare molto attenti. Quando molte persone si sono sentite così isolate, è diventato qualcosa di speciale e importante per noi avere quello spazio e poter essere liberi di fare musica.


Quanto il suono digitale è importante per costruire le vostre atmosfere e quanto quello analogico contribuisce a dare poi vita al tutto?


Thorsten Quaeschning: Penso che i suoni analogici siano abbastanza importanti per il suono, perché le cose stanno andando alla deriva, gli oscillatori stanno andando alla deriva e forse è per questo che vengono tanto utilizzati, perché nulla è perfetto. Qui rientrano le radici, la combinazione di sintetizzatore tecnologico digitale e sintetizzatori analogici. Sì, è importante prendere il meglio da ogni tipo di sintesi sonora: da quella FM, a quella granulare.


Paul Frick: I Tangerine Dream fanno musica d'orchestra ma con strumenti elettronici, direi che ci ritroviamo molto in questa definizione. Voglio dire, ovviamente Hoshiko Yamane va al violino e alla viola, porta così un aspetto orchestrale al progetto, ma, dinamicamente parlando, quel suono può essere molto basso, ma anche molto forte e questo vale anche per il resto. Questo è ciò che fa la grande musica per orchestra. Ed è quello che volevamo creare anche noi: un sound reale, in cui puoi immergerti. E noi ci teniamo anche al silenzio, che crea spazio o al rumore della techno. Siamo sempre attenti sui cambiamenti nella musica, quindi ci apriamo all’inserimento di nuovi elementi per poter brillare. E così, da uno sfondo minuscolo a sintetizzatori molto rumorosi e intensi, cerchiamo di utilizzare tutto.

Raum” rappresenta dunque lo SPAZIO, essenziale, necessario alla sopravvivenza. Chiediamo a ciascuno di voi quale traccia rappresenti maggiormente la vostra personale percezione dello spazio e perché.


Thorsten Quaeschning: Allora quante persone hanno risposto per 4’33’’ di John Cage? Perché? Penso che il silenzio sia il miglior tipo di spazio per me.


Paul Frick: La Nona Sinfonia di Gustav Mahler. È che non inizia davvero con un tema, ma con un paio di note e sembra di essere tra due stanze e di non aver ancora deciso dove andare. Devi aspettare. È come se fossi all'ingresso di una stanza e rimanessi lì per mezzo minuto. E poi, per me, rappresenta lo spazio perché è un po' quello che ho cercato di descrivere prima. In pratica, sembra un lungo viaggio intorno all'intero pianeta. Perché è così lungo e ha tante emozioni diverse e dopo ti senti come se l’avessi vissuto. L’hai vissuto tu stesso. Sembra che non si tratti solo di musica, ma di una forte esperienza spaziale.

Grazie per essere stati con noi.


English version

It is useless to try to describe in futile words what the legendary Tangerine Dream did - and remain to do it. A musical group founded in 1967 by Edgar Froese and considered among the main exponents of krautrock, which simply define "real". A piece of history that brings with it fragments of life, stories and extrasensory experiences, which involved and the whole world. A sound that is always contemporary, based on the constant use of analog and digital synthesizers, recorders and orchestral instruments.

The cosmic melodies of the German band are able to grab and accompany us, step by step, on a continuous space-time journey never known before: a sort of perpetual dream.

Today, Thorsten Quaeschning, Paul Frick and Hoshiko Yamane are here with us, to talk to us about their new, space-packed album: “Raum”, based on the priceless sound archive (over 30 years of recorded arrangements) of Edgar Froese.

It is a great pleasure to be here and to have the privilege of having a chat with artists like you. How are you? How has your personal and artistic life changed after the pandemic?


Thorsten Quaeschning: Yeah, after two years in the studio, it was kind of a renewed feeling of understanding what you missed. I'm not the big tour fan anymore, but I can, yes, absolutely live with it at the moment. After two years you get back to feeling the energy and playing with people. It's a great experience again, like a small return to normality. Yes, I have to say it's great.


Paul Frick: Tonight we will play concert number 16 here in the UK. So we were on a bus tour for three weeks which was great. And that's really what Thorsten said, it's what we've been waiting for and audience we finally got a real reaction from and were lucky to always find everything full. We've played in great venues and visited many different cities. What more could you ask for?



How do you feel about releasing an album today and what has changed since the last album “Quantum Gate”?


Thorsten Quaeschning: It is one of the first albums where we have all been involved in every movement; we booked a room just to compose music and play sessions and we shared the atmosphere of the album all this time. We are now going to have another production and editing studio for this final stage of the music, which has now been released around. The last album was from 2016, and it is easier today with the new software with which you can analyze, even reproduce all your parts and adapt them to our arrangements and compositions.

You still keep that complexity and refinement in your works. What do you think is the formula, or simply the approach, that allows you to be innovative and surprising?


Thorsten Quaeschning: We find a balance between new and already started ideas like Tangerine Dream, as we carry this legacy of many decades with us. We just wanted to make interesting and dynamic music and for the album. you know, maybe it wasn't such a unique idea, we could find aspects of the 80s in it.


Paul Frick: Well, I think in general music is infinite. It has different faces. One is technology. There are all these old and new synths. So we use them all; very new things and very old things. Then I don't think there is a formula for trying to be sensitive. The three of us have to confront and feel surprised and inspired. That is, this is our approach, that's when we decide what's good and what isn't. At the beginning of the process we just played a lot, and even improvised, and we saw which atmospheres and which modalities we were excited about. And then when we, as you say, build more structures and more, maybe even songwriting or composing harmonies, I mean, we take care of the details and complexity, but the criterion is that the three of us have to agree that we like it. . So it's not really a formula, don't you think?


Thorsten Quaeschning: Exactly, so we want to make sure that each piece on our album has a different vibe, a different structure and that you don't get bored. At least we hope so.


So you’re trying to surprise by staying yourself. Have the past two years given you time to reflect or think about how you could do things differently? Have you ever thought about changing the way you make music?


Thorsten Quaeschning: Absolutely. I think it's all about progress. You are learning. Every track you play, every minute you play on stage, you are learning things. And it might be a little sad to repeat things. It is important to know the music of now, of this moment, in the present. You learn every day, sometimes you learn about music even without making it, but simply by listening to it. So we must always keep up with the times and try to channel everything we have learned in the last year. Each new day brings with it new aspects to be grasped.


Paul Frick: And as far as I'm concerned personally, I had to learn a lot for this record from the other two as well (Thorsten and Hoshiko) because I'm new to the band, I've only been here for a year and a half, I think. And yes, so I had to learn a lot about some of Tangerine Dream's previous records. Sure, I was a fan too and knew a lot of them, but not that much and I had to get to know the old synths. So for me it was the first time I was involved in a Tangerine Dream album. So it was a bit difficult at first. And yes, the two of them taught me a lot. So I think it all has to do with trying to find out more, you know.

When you started using synthesizers, they were much more limited, in a technological sense, but they are still able to sound good and never "predictable" today. How is it possible to continue composing a sound that is always contemporary?


Thorsten Quaeschning: I think we need to live nowadays. There is no fixed description of what contemporary sound is, we try to make good music, using some old equipment, some new, software and hardware. So the idea is to make music for the present day with the concepts, ideas and rules of Tangerine Dream composed on certain musical scales, which we may repeat and renew. So, if it all comes naturally, hopefully it will also come out contemporary. Yup.


Paul Frick: I want to say one important thing about instruments: since we mainly want hardware instruments and / or we do analog, not music with a computer, we are only looking for dynamics and sounds that are alive. If something goes wrong or coincidences happen, because as you know, when you make music coincidences often happen, then that is a possible real moment. And we try to integrate it like it's good, or we record samples ourselves, like we take a trip to the woods, a recording of all kinds of nature sounds. We just want to make sure the sounds have something interesting. So nothing sounds, let's say, like a computer preset and we certainly try to find a combination of sounds so that they speak to each other and are real, or rather, contemporary.


Especially in the last years, there has been a return to analogue culture and increased interest from commercial industries such as fashion as well. Could it depend on the ever stronger bond between man and machine or simply on the desire to reconnect with something more authentic and therefore real? What do you think of this change?


Thorsten Quaeschning: Yes, I think that, in a sense, it is quite logical I would say, also because now the digital culture is not new anymore. Everything is constantly changing and there is a desire of people to experience something real, which is not only present in the computer.


Paul Frick: Musically speaking, actually, it seems that with the great hype of modular synths and analog synths, the situation may turn out to be pretty good for us, because there is a lot of connection to music that Tangerine Dream already made by decades. So, in a way, it seems like a good time to make analog and real music. And I'm also seeing that, coming from Berlin, and living in the techno scene, a lot of people who knew about technology 10 years ago are now creating something more ambient. So maybe the pandemic also has something to do with this. But even before that, many people listened to ambient music and so even some very young producers sometimes schedule sequences that sound like 70s music. And so maybe there is this trend you mentioned.

From the first track in "RAUM" it is possible to perceive a sense of freedom, alienation, open-mindedness. It manages to elevate the listener towards something elusive and ethereal. There are always feelings behind a concept, what were yours during the composition?


Thorsten Quaeschning: The idea of ​​RAUM started from a room and the surrounding space, we felt that that kind of room and the notes played could be the idea and so the concept was to make music in there and listen. And then the idea was born to call it RAUM because it is as if meeting in that room guaranteed us the space that was not possible to have around. And so, we felt that we no longer had room for everyone, and when we played the music it felt good, yes. That was our safe space. It was a concept of composition and execution.


Paul Frick: We also started this album, obviously, during the pandemic, where it was difficult to join other people. But the three of us always met in a room, sometimes, with masks and having to be very careful. When many people have felt so isolated, it has become something special and important for us to have that space and to be able to be free to make music.


How important is digital sound to build your atmospheres and how much does the analog sound help to “give life” to everything?


Thorsten Quaeschning: I think analog sounds are quite important to sound, because things are drifting, oscillators are drifting and maybe that's why they are used so much, because nothing is perfect. Here comes the roots, the combination of digital technology synthesizer and analog synthesizers. Yes, it is important to take the best out of every type of sound synthesis: from FM to granular.


Paul Frick: Tangerine Dream make orchestral music but with electronic instruments, I would say that we find ourselves a lot in this definition. I mean, obviously Hoshiko Yamane goes to violin and viola, so he brings an orchestral aspect to the project, but dynamically speaking, that sound can be very low, but also very loud and that goes for the rest as well. This is what great orchestral music does. And that's what we wanted to create too: a real sound that you can immerse yourself in. And we also care about silence, which creates space or the noise of techno. We are always attentive to changes in music, so we open ourselves to the inclusion of new elements in order to shine. And so, from a tiny background to very loud and loud synthesizers, we try to use everything.

Raum ”therefore represents the SPACE, essential, necessary for survival. We ask each of you which track best represents your personal perception of space and why.


Thorsten Quaeschning: So how many people answered for John Cage's 4'33 ''?Why? I think silence is the best kind of space for me.


Paul Frick: Gustav Mahler's Ninth Symphony. It's just that it doesn't really start with a theme, but with a couple of notes and it feels like you're between two rooms and haven't decided where to go yet. You have to wait. It is as if you are at the entrance to a room and stay there for half a minute. And then, for me, it represents space because it is a bit like what I tried to describe before. Basically, it feels like a long journey around the entire planet. Because it is so long and has so many different emotions and afterwards you feel as if you have lived it. You lived it yourself. It seems like it's not just about music, but about a strong spatial experience.

Thanks for being with us.