#recordoftheweek: ELASI - XXL FEAT. POPULOUS

Updated: Apr 5


Pensare in grande e sognare in grande, anzi in grandissimo, è il messaggio che si cela dietro a XXL il nuovo brano di Elasi in collaborazione con Populous. I due artisti danno vita a un universo ricco di colori e suggestioni in un pezzo estremamente ballabile e pieno di energia. Oltre alla dimensione del dancefloor, sia Elasi che Populous amano attingere da culture, suoni e paesi lontani creando dei mix travolgenti che si riversano nella musica di entrambi. Tanto Elasi quanto Populous viaggiano con la mente e la curiosità esplorando mondi che spaziano dalla world music all’afro beat, incrociando la house e l’elettronica. Anche XXL è un pezzo in cui riecheggiano sonorità che arrivano da lontano, dove canti di aborigeni si fondono con il didjeridoo per poi essere ricollocati in una dimensione che rievoca l’house degli anni ‘90. XXL è il personale inno di Elasi alla libertà che nasce soprattutto dalla necessità di liberarsi delle limitazioni vissute negli ultimi anni. La musica è il vero linguaggio universale che aiuta a evadere dai propri confini mentali, ma che permette anche di abbattere quelli esterni, geografici e non. Dal titolo del pezzo prende il nome anche il tour che nel 2022 vedrà Elasi suonare nelle maggiori città d’Italia. XXL è accompagnato da un video coloratissimo in cui le creazioni gonfiabili del designer coreano San Kim, indossate da Elasi e Populous, enfatizzano ancora di più il senso di libertà e leggerezza che pervade il brano.

CREDITS XXL

Musica: ELASI, Populous

Testo: ELASI

Produzione: Rocco Rampino, Populous, ELASI

Di cosa parla XXL e quali sono stati gli stimoli per il pezzo?

Elasi: Sono partita dall’idea di scrivere un pezzo dedicato ad ogni continente del mondo per evadere con l’immaginazione e la musica dal primo lockdown. Mentre esploravo l’Oceania, ho campionato un canto di aborigeni australiani di voci e didjeridoo (ne ho uno in casa ma non riuscivo proprio ad impararlo a suonare): quello è il primo sample che si sente all’inizio di XXL e da cui è partita la scrittura del brano che poi Andrea (Populous, ndr) ha sviluppato con il suo tocco magico. Dato che in quel momento la nostra libertà era limitatissima, sentivo l’esigenza di evadere pensando e sognando in grande. Questo è il senso dietro a XXL.

XXL è un invito a sognare in grande, ma nel testo si parla anche di perdita, quindi non è un vero e proprio inno alla spensieratezza?

Elasi: I miei pezzi possono sembrare apparentemente mega positivi, ma credo che siano più dolceamari: scrivo spesso per darmi un’auto-pacca sulla spalla, per provare a uscire da una qualche difficoltà o da un qualche momento buio. Prima di scrivere XXL sembrava in arrivo un periodo bellissimo (un tour, un EP, una squadra unita), poi è arrivato il lockdown e ho perso tutto quello che avevo creduto di “vincere”, ma ho trovato qualcos’altro, senza cercarlo: nuove persone importanti per la mia nuova vita (tra queste c’è anche Populous), nuovi stili e suoni per i miei nuovi pezzi, e nuove competenze che non credevo di poter mai imparare per la mia professione. (Da qui il verso del pezzo “io quando vinco qualcosa perdo sempre… se non cerco qualcosa trovo sempre”).



Trovare dei suoni nuovi e inserirli nella tua musica non è affatto una novità per te, è un aspetto della tua ricerca musicale a cui tieni molto?

Elasi: Non solo ci tengo, per me è quasi come una missione ascoltare, fare, ballare, pensare alla musica come un linguaggione universale. È secondo me l’unico mezzo per fluidificare mille confini (geografici, mentali, sessuali). Quindi non mi do limiti nell’ascolto e nella creazione: mi piace mescolare i linguaggi sonori e le lingue del mondo.

Anche per te, Andrea, abbattere i confini geografici è essenziale?

Populous Assolutamente sì. Quando Eli (Elasi, ndr) mi ha mandato i primi provini del pezzo, entrambi avevano una direzione molto world, anche se rinnovata e modernizzata. Personalmente è da un po’ di anni che sto facendo esperimenti in materia e purtroppo ho avuto delle piccole critiche, seppur sollevate da un numero molto basso di persone che si interrogavano su quanto fosse corretto che una persona occidentale proponesse nelle proprie creazioni dei suoni provenienti da continenti o paesi cosiddetti terzomondisti. La cosiddetta appropriazione culturale è una cosa ho sempre fatto fatica a comprendere. Forse perché io l’ho sempre fatta in maniera molto genuina, sempre riconoscendo tutti i meriti di una cultura e cercando di fare un omaggio a suoni così lontani. L’ho sempre vista come una cosa bella e positiva. Forse vivo in un mondo bizzarro. Soprattutto negli ultimi anni, da quando si parla di appropriazione culturale quando mi sono state mosse delle critiche in questi termini ci sono sempre rimasto molto male. Nel corso della mia carriera mi è capitato anche di andare a suonare fuori dall’Italia, nei paesi dai quale io prendevo la ritmica e l’ispirazione, e sono sempre stato ringraziato dalle persone che riconoscevano la mia sincerità nel farlo. Il primo provino di XXL era quindi molto più world music di come è ora. Il risultato finale è stato in parte ripulito dagli elementi più etnici e ha virato più verso la house anni novanta inglese e o delle isole baleari. Volevo che avesse quelle sonorità house un po’ nostalgiche. Diciamo che il mio lavoro è stato riportare il mondo di Elasi in Europa, abbiamo trovato un compromesso sonoro. Ho avuto una sorta di istinto da fratello maggiore perché secondo me mischiare suoni e strumenti ti espone sempre a interrogativi e potenziali critiche, invece nella versione definitiva questi aspetti sono stati in parte limati. Non che così, ovviamente, non possiamo ricevere delle critiche!


In quanto artisti vi sentite responsabilizzati a portare dei messaggi attraverso la vostra musica?

Elasi: Non voglio portare a tutti i costi un messaggio: voglio fare musica con leggerezza, curiosità, voglia di sperimentare e di viaggiare da fermi poi se i messaggi dei testi arrivano, tanto meglio!

Populous: Secondo me la curiosità artistica ed estetica è fondamentale nel processo creativo ed è una cosa meravigliosa. È bello che ci sia gente come Eli così vera, così genuinamente curiosa delle musiche e delle culture altrui. Quando mi ha proposto di collaborare al suo disco è una cosa che subito mi è balzata agli occhi. È una persona viva, multi-sfaccettata. Ho collaborato pochissimo con altre persone quindi quando lo faccio vuol dire che ci dev’essere qualcosa. Nonostante la conoscessi poco, ho subito detto di sì perché ho capito immediatamente cosa c’era dietro il suo progetto e dietro la sua voglia di creare musica diversa e fresca.

E tu Elisa perché hai scelto Andrea?

Elasi: Sono sempre stata sua fan e quando gli ho scritto non volevo avere la presunzione di chiedergli una collaborazione, ma più che altro chiedergli consigli. Quando invece, chiacchierando, è venuta fuori l’idea di collaborare non ci potevo credere: ho ascoltato tantissimo la sua musica e pensavo che fosse una figura perfetta per questo tipo di progetto essendo, come abbiamo già detto, un artista curioso, esploratore e bravissimo a contaminare la propria arte con tante culture in una chiave del tutto personale, senza dimenticarsi della dancefloor. E poi devo dire che, dall’inizio della nostra collaborazione, è stata una figura fondamentale anche per tutto il resto del progetto che sto portando avanti: mi ha dato consigli preziosi e mi ha connesso con altre persone che sono al mio fianco adesso nel mio lavoro, azzeccando in pieno tutto.

Peccato non potervi vedere insieme sul palco durante il tour di XXL, che tipo di live sarà?

Elasi: Purtroppo non suoneremo insieme dal vivo, anche se sarebbe molto bello. Farò il tour assieme al mio gruppo, però ovviamente ci sarà l’anima di Populous che aleggerà invisibile nell’arrangiamento live di XXL.

Oltre a essere una produttrice e una dj sei anche attiva per quel che riguarda il ruolo delle donne nella musica. Cosa pensi della situazione attuale in Italia da questo punto di vista?

Elasi: L’argomento è caldo. Proprio qualche giorno fa è uscito un post di Splendore in cui si riportavano dei dati che in realtà non sono nuovissimi a noi del settore. Nelle top ten italiane non ci sono praticamente mai state donne, men che meno artisti LGBT+. Secondo me la soluzione è fare gang, fare gruppo tra di noi. Ecco perché ho pensato di co-fondare il collettivo ‘Poche’ insieme a Plastica: abbiamo fatto ricerca e contattato altre produttrici italiane che non conoscevamo. Abbiamo sempre avuto il piacere di lavorare con produttori, poi un giorno ci siamo chieste perché non conoscessimo delle produttrici. È bastato un grande passaparola per conoscere un bel gruppo di professioniste. ‘Poche’ è perlopiù uno spazio di confronto: abbiamo un gruppo telegram dove ci scambiamo consigli, pareri e anche lavori. Il nostro scopo è ben lontano dall’autoghettizzazione incazzata: vorremmo solo creare un’azione propositiva che possa anche in qualche modo aiutare e stimolare altre future professioniste ad approcciarsi a questo mondo.

Populous: Chiaramente da rappresentante della scena doppiamente sfigata, cioè la scena elettronica e la scena LGBT+, questa cosa la avverto molto e penso di capire bene come ci si possa sentire a essere una donna che fa musica in Italia. È una cosa non semplice. Quindi ho massima stima per queste donne forti che fanno questo lavoro, nonostante quello che definisco un patriarcato discografico. C’è qualcosa di tremendamente stantio e vecchio nella discografia italiana e mi dà davvero fastidio essere quello che fa notare come è stato prodotto un disco in Inghilterra, in America o in Spagna. Mi secca però è un dato di fatto. Mi dispiace che ci sia questo connubio letale tra discografia che è poco avventurosa e un pubblico italiano che probabilmente non è pronto a riconoscere il giusto merito ad artiste donne. Si fa davvero fatica. Nel post di Splendore si parlava della classifica FIMI degli ultimi 12 mesi e le poche figure femminili che c’erano erano completamente schiacciate dalla rappresentanza maschile di un mondo musicale che a me personalmente non piace, ma soprattutto è vecchio, con dei contenuti totalmente sorpassati. Non vorrei dire diseducativi perché non solo il tipo di persona che giudica, però la rappresentanza dell’hip hop italiano a più livelli mi ha veramente rotto i coglioni. È roba vecchia e stravecchia, figlia di macchinazioni discografiche che sono di un cheap terrificante, anche se ci fanno i soldi.

Bellissimo anche il video di XXL, dove ballate dentro alle creazioni gonfiabili di San Kim. Perché hai scelto proprio lui per i costumi?

Elasi: Di solito cerco su instagram i vestiti e i designer per i video e le foto. Ho chiesto a San Kim, un artista coreano, di mandarmi i suoi pezzi che sono arrivati non senza qualche difficoltà alla dogana. Quando io e Andrea ce li siamo provati sul set per la prima volta è stata un’esperienza. Nella copertina sembriamo due sculture del futuro.



Visto che XXL parla del bisogno di sognare in grande, quali sono i vostri sogni extralarge per il futuro?

Elasi: Viaggiare e far viaggiare facendo musica.

Populous: Con il suo pezzo Eli vuole pensare in grande. Mi rendo conto che adesso pensare in grande vuol dire pensare a una vecchia normalità. Per cui quello che mi auguro è che si torni a una normalità che a noi sembrerà davvero straordinaria e XXL.



Credits:


Foto: Edoardo Conforti

Assistente: Giuseppe Martella

Art Direction: Arianna Puccio

MUA: Federica Omenetto


CREDITS VIDEO XXL

Video: Matteo Migliaccio e Arianna Puccio

Montaggio: Alessandro Fortuna

Art Direction: Arianna Puccio

Assistente: Alberto Ricchi

Fotografia: Edoardo Conforti

Assistente: Giuseppe Martella

MUA: Federica Omenetto

Clothes: SanKim , PWC MILANO, Simon Cracker, 5ways

Location: Istituto Italiano di Fotografia

Produzione: Studio Cemento