#recordoftheweek: Curses - Incarnadine


La mia conversazione con Curses parte da un colore. Incarnadine, un rosso ricco e profondo che sta tra il lampone e il granato, è anche il nome del suo prossimo album che è uscito per Dischi Autunno l'11 marzo. È la tonalità della carne e del sangue, della nostra essenza umana, e quindi anche di quella spirituale secondo l'artista, un equilibrio che attraversa tutto il disco. L'eternità e la caducità, l'io interiore e quello esteriore, l'eleganza e la crudezza, l'essere dentro e fuori dal corpo: la tensione tra queste coppie di elementi è ciò che crea spazio per la creatività e la riscoperta per Curses, uno slancio sonoro nel mezzo di questi tempi bui.



Vorrei partire dalla relazione tra parola e suono nel tuo lavoro. Il tuo prossimo disco si chiama Incarnadine, un termine che rappresenta un colore che ricorda la carne e il sangue. C'è una citazione forte in Macbeth di Shakespeare che dice “Will all great Neptune's ocean wash this blood clean from my hand? No, this my hand will rather the multitudinous seas incarnadine, making the green one red." Come rappresenta questa parola il tuo nuovo album?

Questa parola ha un posto speciale nel mio cuore. Volevo catturare l’idea del colore del sangue che scorre all'interno del corpo prima di lasciare il corpo: qualcosa di molto personale, che rimane dentro di te, che è vita. E quando se ne va assume un senso di immortalità. Ho questa ossessione da tempo per il libro e il film The Hunger, i topoi della vita eterna e dei vampiri sono sicuramente presenti e li ho riscoperti durante la pandemia. Ho iniziato a pormi delle domande, come "Cosa succederà in futuro? Il mondo sarà lo stesso? Farò ancora musica? Qual è il prossimo passo e potrebbe essere il mio ultimo?". Più lavoravo all'album però, più avevo la sensazione che non sarebbe stato il mio ultimo disco, e che tutto sarebbe andato bene, ma prima dovevo passare attraverso il dolore e il dubbio. La parola per me rappresenta Shakespeare, naturalmente, ma la connessione con il sangue e la spiritualità sono il rapporto più stretto che ho con essa.

The Hunger che hai citato, e anche il tuo disco, esplorano l'idea del "per sempre", dell'immortalità e dell'amore senza tempo. Mentre scrivevi questo disco, hai anche riflettuto su cosa significa per sempre nelle relazioni? Come vedi evolvere questo concetto e questa idea di amore nel mondo delle "possibilità apparentemente infinite" in cui viviamo?

Beh, è interessante, lo stai chiedendo a uno che si è appena sposato! Sono tradizionalista quando si tratta di romanticismo. Per me c’è un qualcosa di poetico: mi piace poter conservare piccoli pezzi di tradizioni del passato e includerli nella vita che tutti noi viviamo. Ma ho anche tanti amici che hanno relazioni poligame e che vivono l'amore in modo diverso. Penso che il mondo di oggi sia un posto più sicuro per le persone che non desiderano più etichettare sé stesse e il loro orientamento sessuale, e lo trovo molto bello e anche molto vicino a The Hunger di nuovo, e ai vampiri in generale. Sei attratto dalla persona indipendentemente dal suo sesso, sei attratto da lei per la sua spiritualità, e in questo senso il suo sangue. Stanno cadendo molte barriere in questo momento, lo trovo meraviglioso. E parlando dell’eternità e del per sempre, credo di essere abbastanza ossessionato da questi concetti.

Perché?

Perché è così spaventoso, e così sconosciuto. Ho anche fatto un singolo che s’intitola Forever due anni fa con Chinaski. Riecheggia costantemente nel mio lavoro dal punto di vista creativo. Penso di avere una storia d'amore subconscia con l’idea di “per sempre”, di come lasciare il segno. È una fonte costante di motivazione ma anche di paura che ogni artista ha. Per me è importante fare il tuo mestiere ora e pensare a come potrebbe durare nel tempo, anziché preoccuparsi di ciò che è hype, e pensare a cosa succederà quando non ci sarai più, qual è l'eredità che lascerai.


Sono assolutamente d'accordo. Ed è vero che fa paura, ma se si ha il coraggio di mettersi in gioco si può superare la paura ed entrare in contatto con emozioni che potrebbero rendere le cose davvero interessanti.

Penso che sia un bene avere paura. Significa che stai facendo qualcosa che ti sta mettendo alla prova e che tira fuori cose nuove e buone da te stesso.


Esattamente, è per questo che amo anch'io la sfida costante. Tornando a The Hunger, penso che l'estetica elegante del film riverberi abbastanza con la parte visiva del disco e con la tua immagine come artista. Come ti ha influenzato il film in questo senso?

Questa settimana stiamo girando un video musicale con Jordan Hemingway, un mio vecchio amico e un grande regista. Non stiamo facendo nessuna replica, ma è sicuramente influenzato dalla scena Bauhaus di apertura, dall'eleganza di Bowie e di Deneuve mescolata agli elementi Goth e New Wave. C'è questa giustapposizione tra la bellezza e il mood industriale e l’energia sessuale. Il video musicale gioca sicuramente con questo. Direi che cercheremo di ricreare questa dinamica tra eleganza e durezza anche quando ci esibiremo dal vivo.

Mi piace molto la scena del bagno, la tensione tra raffinatezza e intensità. Parlando di performance, hai già menzionato nelle tue interviste la differenza tra suonare con la tua band e i live set. Dopo non esserti potuto esibire per un po', come percepisci la performance ora? Diventi creativo anche in quei momenti? Sicuramente. Entrambi sono fughe dalla realtà. Quando faccio il DJ sono connesso con il pubblico, creiamo un vortice insieme, se sta andando bene [ride]. Se sta andando male invece sei davvero lì, e noti ogni piccolo dettaglio. Con i live diventa una connessione personale con i miei compagni di band, e se la folla si fida di quello che stiamo facendo si allinea con noi durante l’esperienza sonora e porti il pubblico con te. È un viaggio dimensionale per me, è un'esperienza fuori dal corpo.


Come la meditazione.

Al cento per cento. Suonare dal vivo, specialmente, è molto faticoso ed estenuante, dopo ti senti molto vulnerabile. A volte si piange persino. Quando dai così tanto ci vuole un po' per recuperare. E può anche creare dipendenza. Questa sensazione di tristezza e vuotezza che hai alla fine: la vuoi di nuovo.

È interessante che parli di trascendenza. Ma performance significa anche essere nel corpo, giusto? Sentirlo, espanderlo, riversarsi fuori dai suoi solidi confini.

Sì, hai tutta questa energia e poi ti svuoti. Questo si ricollega a Incarnadine e ad accogliere il sangue dentro il tuo corpo.

Un vinile del disco in edizione limitata uscirà in collaborazione con Saint Laurent. Come è nata questa collaborazione e qual è la tua idea riguardo al lavorare con marchi di lusso come musicista della scena underground?

Mi piace lavorare con la moda, l'estetica ha sempre giocato un ruolo importante per me per poter trasmettere il messaggio della mia musica. Descrive il linguaggio che stai cercando di esprimere con il suono. Per me è sempre stato molto divertente lavorare con i marchi, specialmente quando un brand è così importante e affermato come Saint Laurent. Ne sono piuttosto entusiasta. Allo stesso tempo, se si lavora con la casa di moda sbagliata c'è il rischio di diventare imbarazzanti ed è qualcosa su cui bisogna essere molto cauti, hai ragione, e assicurarsi che il messaggio della musica si fonda bene con l'etichetta.

Trovo interessante che parli di creare un'identità attraverso la moda come artista, e questo ci porta al concetto di io esteriore, che hai collegato con il tuo io interiore in questo disco ho letto. Potresti spiegare meglio questo dualismo?

Penso che quando sei molto legato alla tua arte, e diventa parte della tua vita invece che un lavoro, è molto difficile separare l'io interiore dall'io esteriore. L'ho sperimentato durante la pandemia: non avevo concerti, ho dovuto spostare il mio studio nella nostra casa, non potevo uscire di casa e andare a lavorare. L'io interiore diventa costantemente l'io esteriore, non so se mi spiego. Così ho dovuto imparare a separare le due cose, e mi sono preso il mio tempo per elaborare, ho messo da parte le idee e a volte non ho scritto musica per settimane. Quando ci tornavo, usciva qualcosa di ancora più forte. Come abbiamo detto prima, è bene sentirsi sfidati a volte ed entrare in contatto con le avversità.

Sì, lo capisco benissimo. Gli ultimi anni mi hanno fatto pensare a come gestire questo equilibrio o squilibrio molto spesso. Hai menzionato la tua casa, vivi a Berlino da molto tempo. Qual è il tuo rapporto con la città e cosa rappresenta per te artisticamente e personalmente?

Mi sono trasferito a Berlino proprio per il motivo di cui stavamo parlando. Sono ancora un newyorkese nel cuore, ma lì mi sono sentito molto al sicuro e ad un certo punto annoiato e non più sfidato. Quando sono tornato a Berlino nel 2015, dopo aver vissuto qui per un anno nel 2005, ho sentito davvero quell'energia. Soprattutto quando ho iniziato a collaborare con il party Pornceptual e sono diventato resident lì, ho sentito per la prima volta che non si veniva giudicati sul dancefloor. Ho sentito che c'era la libertà di abbracciare tutti i tipi di sessualità, che esisteva uno spazio sicuro per la comunità queer. Questo si è tradotto nella musica, e mi ha spinto ad

abbracciare ciò che mi piaceva davvero e a preoccuparmi meno di ciò che era popolare. Più diventavo dark, più diventavo sexy, più la gente reagiva e lo incoraggiava. Questo non mi era mai successo a New York, è stato un qualcosa di raro e stimolante.


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ENG VERSION


My chat with Curses starts with a discussion around a color. Incarnadine, a deep rich red that sits between raspberry and garnet, is also the name of his upcoming album out on Dischi Autunno on March 11th. It is the shade of flesh and blood, of our human essence, and hence our spiritual one too for the artist, a balance that goes though the whole record. Timelessness and transience, the inner and the outer self, elegance and crudeness, being within and out of the body: the tension between the dual elements is what creates space for creativity and rediscovery for Curses, a sonic momentum in the middle of our dark times.

I would like to start with the relationship between words and sound in your work. Your upcoming record is called Incarnadine, a word that represents a color that reminds us of flesh and blood. There is a powerful quote from Shakespeare’s Macbeth that says “Will all great Neptune's ocean wash this blood clean from my hand? No, this my hand will rather the multitudinous seas incarnadine, making the green one red." How does this word represent your new album?

For me this word has a special place in my heart. I was trying to capture the color of blood that runs inside the body before it leaves the body: something that is very personal, that stays within you, that is life. And when it leaves it signifies a feeling of immortality. I have this long obsession with the book and movie The Hunger, the themes of eternal life and vampires are certainly there and I have rediscovered them during the pandemic. I have started asking questions to myself, such as “What will happen in the future? Is the world going to be the same? Will I be still playing music? What is the next step and could it be my last one?” The more I worked on the album though, the more I had the feeling that it was not going to be my last record, and that everything was going to be okay, but before that I had to go through the pain and questioning. The word for me represents Shakespear of course, but the connection with blood and spirituality are the closest relationship I have with it.

The Hunger that you have mentioned, and your record too, explore the idea of “forever”, immortality and timeless love too. While you were writing this record, have you also reflected on what forever means within the context of relationships? How do you see this concept and idea of love evolve in the world of “apparently infinite possibilities” we live in?

Well it’s interesting, you are asking a guy who just got married! I am very traditional when it comes to romance. It’s poetic to me: I love that we keep little bits of traditions from the past and include them into the life that we all live. But I also have so many friends that have polygamous relationships and that live love differently. I think today’s world is a safer place for people that don’t have to label themselves and their sexual orientation anymore, and I find it very beautiful and also very reminiscent of The Hunger again, and vampires in general. You are attracted to the person regardless of their gender, you are attracted to them because of their spirituality, and in that sense their blood. There are so many walls breaking down right now, I find that wonderful. And speaking about timelessness and forever, I think I am quite obsessed with them.

Why is that?

Because it’s so scary, and so unknown. I also made a single called Forever two years ago with Chinaski. It constantly echoes my work creatively. I think I have a subconscious love affair with how to live forever, how to leave your mark. It’s a constant source of motivation but also fear that every artist has. For me it is important to make your craft now and think about how that could be timeless, instead of worrying about what is hype, and think about what will happen when you are gone, what is the legacy you leave behind.

I absolutely agree. And it is true that it is scary, but if you take the courage to go into it you can overcome fear and be in touch with emotions that could make things really interesting.

I think it’s good to be afraid. It means that you are doing something that is challenging you and that brings new and good things out of yourself.

Exactly, that is why I love a constant challenge too. Going back to The Hunger, I think the film’s sleek aesthetic reverberates with the record’s visuals and your image as an artist as well quite a lot. How has the movie influenced you in this sense?


We are shooting a music video with Jordan Hemingway this week, an old friend of mine and a really great director. We are not doing any replica, but it is definitely influenced by the opening Bauhaus scene, by the elegance of Bowie and Deneuve mixed with the Goth and New Wave punk elements. There is this juxtaposition with beauty and the industrial, sexual energy. The music video definitely plays with this. I would say that we will try to create this dynamic between elegance and harshness also when we perform live.

I really love the bath scene, the tension between refinement and intensity. Speaking of performances, you have mentioned in interviews already the difference between playing with the band and live sets. After not having been able to perform for a while, how do you perceive that now? Do you get creative during those moments too?

Definitely. Both are escapes from reality. When I am DJing I am very much connected with the crowd, we create a vortex together, if it’s going good [laughs]. If it’s bad you are really there instead, and you notice every little detail. With lives it becomes a personal connection with my bandmates, and if the crowd trusts what we are doing it aligns with us during the journey and you bring the audience with you. It is a dimensional departure for me, it is an out-of-the-body-experience.

Like meditation.

A hundred percent. Playing live especially is very exhausting and draining, and you feel very vulnerable afterwards. Sometimes you even cry. When you give so much it takes a while to recover. And it could also be addictive. This sad, empty feeling afterwards: you want that again.

It is interesting that you bring up transcendence. But performing is also about being in the body right? Feeling it, expanding it, pouring yourself out of its solid boundaries.

Yes, you have all of this energy and then you empty it out. This goes back to Incarnadine and embracing the blood inside your body.

A limited edition vinyl of the record will also be released in collaboration with fashion house Saint Laurent. How has this collaboration started and what is your take on working with luxury brands as a musician from the underground scene?

I like to work with fashion, the visual aesthetic has always played an important part for me to deliver the message of my music. It describes the language you are trying to express with sound. For me it’s always been a lot of fun to work with brands, especially when a brand is as impactful and established as Saint Laurent. I am pretty excited about it. At the same time, if you work with the wrong fashion house there is the risk of becoming cringy and that is something you have to be very cautious about, you are right, and make sure the message of the music blends well with the label.

It is interesting that you speak about creating an identity through fashion as an artist, and this brings us to the concept of outer self, which you have connected with your inner self in this record I have read. Could you explain this duality further?

I think that when you are very attached to your art, and it becomes part of your life instead of becoming a job, it is very hard to separate inner and outer selves. I have experienced that during the pandemic: I didn’t have any gigs, I had to move my studio into our home, I couldn’t leave the house and go to work. The inner self becomes the outer self constantly, if that makes sense. So I had to learn how to separate the two, and I took my time to process things, I saved ideas and didn’t write music for weeks sometimes. When I was going back to it, it came out even stronger. As we said before, it is good to feel challenged sometimes and to get in touch with adversity.

Yes, that is definitely relatable. The past years made me think about how to deal with that balance or imbalance quite often too. You mentioned your home, you have been living in Berlin for a long time. What is your relationship with the city and what does it represent for you artistically and personally?

I moved to Berlin because of exactly what we were talking about. I am still a New Yorker at heart, but there I felt very safe and bored at a certain point and not challenged anymore. When I came back to Berlin in 2015, after having lived here for a year in 2005, I really felt that energy. Especially when I started collaborating with the party Pornceptual and became a resident there, I felt for the first time that there was no judgement on the dancefloor. I felt there was the freedom to embrace all kind of sexualities, that a safe space for the queer community existed. That translated into the music, and it pushed me to embrace what I really liked and to worry less about what was popular. The more I became darker, sexier, the more people reacted and encouraged it. That had never happened to me in New York, it felt rare and inspiring.


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