Quando Berlino si riunificò in un club. I 31 anni del Tresor in un libro.

‘Tresor: True Stories: The Early Years” ripercorre la vita del locale che ha cambiato la capitale tedesca all’indomani della caduta del Muro. Lì, dove per la prima volta si sono uniti i ragazzi dell’Est con quelli dell’Ovest, sono nati i suoni che ancora oggi nell’immaginario comune identificano Berlino.



Berlino fu martoriata per 28 anni, 28 anni di Muro, ma alla caduta delle barriere fisiche non seguì subito la fine dell’apartheid sociale tra Est e Ovest. A dividere gli abitanti delle due zone rimaneva un filo invisibile. Ci si guardava con sospetto: le differenze culturali e sociali imposte da una lunga separazione non riuscivano a sgretolarsi in fretta. La città era però nel mezzo di inevitabili cambiamenti. Venuto giù il Muro, Berlino era sprofondata in una sorta di zona grigia al confine tra la legalità e l’illegalità. Anche urbanisticamente. Edifici abbandonati – magazzini, bunker, seminterrati – venivano occupati dai giovani per appropriarsi di spazi che nessuno riusciva a capire sotto quale giurisdizione cadessero.

È in quei luoghi che si muovevano i primi passi verso l’unificazione delle due Berlino ancora lontane. Strutture vuote si trasformavano in club. La maggior parte si trovava a Est. La maggior parte di chi li frequentava veniva però da Ovest. Fondamentale per questo percorso, fu proprio il Tresor. La sua storia è ripercorsa nel libro ‘Tresor: True Stories: The Early Years’, disponibile da questo Settembre. È la prima antologia completa che racconta le fasi fondamentali del club attraverso foto inedite degli artisti e del pubblico che lo hanno animato, articoli di giornale che ne hanno raccontato sviluppo e testimonianze di chi lo ha visto nascere, crescere e trasformarsi.



Per capire la storia di Tresor bisogna tornare indietro di qualche anno. Verso la fine degli anni ’80, con il Muro ancora intatto, a Berlino Ovest era nato l’Ufo. Tra i fondatori c’erano due ragazzi, Dimitri Hegemann e Achim Kohlberger, da anni coinvolti nella scena artistico-musicale della città. Tra le loro idee ci fu quella di aprire – illegalmente - la prima ‘Acid-House’ berlinese. Nacque nel seminterrato di uno spazio che ospitava il Fischbüro, un collettivo gestito tra gli altri anche da Hegemann. In città l’atmosfera era elettrica, c’era voglia di divertirsi: il progetto esplose subito e nel luglio 1989 ospitò l’after party della prima edizione della Love Parade. In poco tempo le autorità di Berlino Ovest vennero a sapere dell’esistenza dell’Ufo, che fu costretto a chiudere e spostarsi.


Intanto il Muro venne distrutto, mattone dopo mattone. E Dimitri Hegemann, Achim Kohlberger, insieme a Johnnie Stieler, erano alla ricerca di un posto dove aprire un nuovo club. Avevano adocchiato uno dei molti edifici abbandonati in giro per Berlino. Si affacciava su Leipziger Straße, nel quartiere di Mitte, quello che era il centro dell’ormai ex-Berlino Est. A due passi c’era Potsdamer Platz, poco più in là si trovava un bunker fatto costruire da Hitler. Per aiutarli a sistemare il posto, i tre ragazzi assoldano Regina Baer, studentessa di giornalismo che lavorava al bar aperto dai ragazzi del Fischbüro, il Fischlabor. Il club aveva bisogno quantomeno di acqua ed elettricità. Ma non era semplice: la zona Est di Berlino era diventata terra di nessuno e non si capiva a quali uffici rivolgersi per questioni burocratiche.



Una volta sistemate le questioni pratiche, il club apre nel marzo del 1991. Lo chiamano Tresor. Si ballava cinque metri sottoterra, nel caveau di quelli che erano stati i più grandi magazzini di Berlino, i Wertheim. Nel locale c’erano delle sbarre di metallo verticali, simile a quelle di una prigione e delle vecchie cassette di sicurezza. Da subito fu chiaro che quello che stava succedendo lì dentro avrebbe cambiato la storia di Berlino. “Non mi interessa da dove viene la gente. Qui, nel buio, ci sono solo corpi felici e sudati. E suoni belli”, spiegava nel 1991 un ragazzo a i-D, in un’intervista contenuta nel libro. Non c’erano orari di chiusura previsti per i locali. Si andava avanti fino a che suonava la musica. A poco più di un anno dalla sua apertura, il Tresor era diventato così importante per capire la metamorfosi della Berlino-dopo-il-Muro che se ne parlava anche sulle pagine di un quotidiano come The New York Times.

Il Tresor, spiegava orgoglioso Hegemann al giornale, “ha fatto più delle istituzioni per riunificare la città”: la cittadinanza “benestante” dell’Ovest ballava insieme a quella “impoverita” dell’Est. Non a caso, in tedesco, “tresor” significa “sicuro”. Lo era per tutti, al di là del fatto che si arrivasse da una parte o dall’altra della città. Lo ricorda il giornalista Paul Hockenos nel libro: a Berlino la cultura LGBTQ+ fioriva ancora prima che di LGBTQ+ si parlasse nel mondo. Non era solo un discorso di orientamento sessuale. Tutti si mischiavano alle feste del Tresor: gente dell’Est e dell’Ovest; eterosessuali, omosessuali, transessuali, bianchi e neri.


Gli anni passano e Berlino, in un modo o nell’altro, si riunificò sul serio. La musica techno, oltre a fare da colonna sonora alla riappacificazione tra le due anime della città, ne costruisce anche una nuova personalità. I primi anni ’90 infatti, sono il coronamento di un percorso iniziato già prima che il Muro venisse giù. Mixmag parlava di una “apocalittica, funk, unica e dura alleanza Detroit-Berlino”, forgiata grazie al Tresor. Questa volta, non solo il club, ma anche l’omonima etichetta discografica, fondata insieme al locale. La vita notturna della fredda capitale tedesca era sempre più influenzata dai suoni metallici e anomali in arrivo dall’altrettanto fredda Detroit: quelli della Underground Resistance di Jeff Mills, Robert Hood, Mad Mike Banks e Blake Baxter. Ma anche da quelli più “acidi” e meno oscuri che venivano da Chicago. In quel periodo Berlino e il Tresor stavano dando dignità e rispetto a musicisti che nelle loro città non riuscivano a guadagnarsi da vivere suonando. Sui vinili del tempo si stava formando una nuova identità berlinese.


Il Tresor non guardava soltanto Oltreoceano. A quelle serate partecipava anche una squadra di artisti tedeschi che negli anni a venire sarebbero diventati alcuni dei nomi principali con cui identificare Berlino. Ellen Allien, per fare un esempio. Il suo ingresso nel mondo della musica techno, racconta lei stessa nel libro, “fu una coincidenza”. Negli anni ‘80 Allien lavorava al Fischlabor, “per finanziare i miei allenamenti di acrobatica”. Lì, conosce “le persone che avrebbero fondato l’UFO e il Tresor”. Lì, trova “il mezzo di espressione per la passione che mi bolliva dentro. Ho trovato un posto dove tutti sembravano felici”, racconta la DJ. La crescita di artisti come Ellen Allien, pian piano sempre più impegnati a livello internazionale, stava di conseguenza facendo acquisire una fama sempre più internazionale al club. Nella seconda metà degli anni ’90 arrivano nuovi impulsi creativi, con nomi come Surgeon e Regis.



Intanto Berlino cambiava ancora. La zona di Potsdamer Platz sarebbe presto diventata simbolo del percorso della città verso il capitalismo globale. “La speculazione aveva portato i prezzi del mercato immobiliare ad alzarsi. Alla fine coinvolse anche noi. Non era più anarchia”, ricorda nel libro Regina Baer, scomparsa lo scorso luglio. Nuovi palazzi venivano costruiti per ospitare uffici e hotel. L’amministrazione cittadina decide di vendere il lotto su cui viveva il Tresor a un nuovo proprietario per 20 milioni di euro. L’ultima festa durò sedici giorni consecutivi e finì il 16 aprile 2005. Un anno dopo il Tresor fu demolito. Un anno dopo ancora nasceva di nuovo, negli spazi sottoterra di una vecchia centrale termoelettrica. Oggi è ancora lì, al numero 70 di Köpenicker Straße. “La cosa più importante era che il seminterrato avesse lo stesso aspetto e la stessa atmosfera del vecchio Tresor: il calcestruzzo rinforzato, il soffitto basso. Le cassette di sicurezza e le barre di acciaio le abbiamo portate noi”, racconta sempre la Baer.


La zona della vecchia centrale misura otto mila metri quadri. Oltre al Tresor, ospita anche l’OHM, un club più intimo che va al di là della musica techno. Tutto il complesso su cui vivono i due locali fa parte del Kraftwerk, l’edificio più grande dell’ex centrale energetica, ora recuperato per ospitare eventi culturali. Qui, dal 2012, è tornato Berlin Atonal, festival di arti sonore e visive lanciato per la prima volta all’inizio degli anni ’80, sempre da Hegemann. Negli anni è nata anche The Tresor Foundation, con l’obiettivo principale di trovare spazi vuoti e – come successo con Kraftwerk – impiegarli per scopi culturali invece che venderli sul mercato immobiliare. Intanto il Tresor è morto, rinato e mutato come un club del suo calibro è giusto e prezioso che faccia.


Rispetto ad altri locali della città, entrare al club è molto più facile. Se per chi ama Berlino anche per l’esclusività di alcune feste il Tresor può sembrare mainstream, la policy più rilassata all’ingresso è però coerente con lo spirito che ha animato la sua storia: un posto inclusivo, sicuro.



ENG VERSION


Tresor: True Stories: The Early Years" traces the life of the venue that changed the German capital in the aftermath of the fall of the Wall. There, where boys from the East first joined forces with boys from the West, were born the sounds that still in the common imagination identify Berlin today.


Berlin was battered for 28 years, 28 years of the Wall, but the fall of the physical barriers was not immediately followed by the end of the social apartheid between East and West. Dividing the inhabitants of the two zones remained an invisible thread. They looked at each other with suspicion: the cultural and social differences imposed by a long separation could not crumble quickly. However, the city was in the midst of inevitable changes. Come the Wall came down, Berlin had sunk into a kind of gray zone on the border between legality and illegality. Urbanistically, too. Abandoned buildings - warehouses, bunkers, basements - were being occupied by young people to appropriate spaces that no one could figure out under what jurisdiction they fell.

It was in those places that the first steps toward the unification of the two still distant Berliners were being taken. Empty structures were being transformed into clubs. Most were located in the East. Most of those who frequented them, however, came from the West.

Crucial to this path was the Tresor itself. Its history is chronicled in the book 'Tresor: True Stories: The Early Years,' available starting this September. It is the first comprehensive anthology to chronicle the club's pivotal stages through never-before-seen photos of the artists and audiences who brought it to life, newspaper articles that chronicled its development, and testimonies from those who saw it born, grow, and transform.


To understand the history of Tresor, one must go back a few years. In the late 1980s, with the Wall still intact, UFO was born in West Berlin. Among the founders were two young men, Dimitri Hegemann and Achim Kohlberger, who had been involved in the city's art-music scene for years. Among their ideas was to open - illegally - Berlin's first 'Acid-House'. It was born in the basement of a space that housed Fischbüro, a collective run by Hegemann among others. The atmosphere in the city was electric, there was a desire to have fun: the project immediately exploded and in July 1989 hosted the after party of the first Love Parade. Before long the authorities in West Berlin learned of the existence of the UFO, which was forced to close and move.


Meanwhile, the Wall was destroyed, brick by brick. And Dimitri Hegemann, Achim Kohlberger, together with Johnnie Stieler, were looking for a place to open a new club. They had their eye on one of the many abandoned buildings around Berlin. It overlooked Leipziger Straße in the Mitte district, what used to be the center of the now former East Berlin. A stone's throw away was Potsdamer Platz, a little further on was a bunker that Hitler had built. To help them fix the place up, the three boys hired Regina Baer, a journalism student who worked at the bar opened by the Fischbüro boys, the Fischlabor. The club needed at least water and electricity. But it wasn't easy: East Berlin had become no-man's land, and it wasn't clear which offices to turn to for bureaucratic matters.


Once the practical matters were settled, the club opened in March 1991. They called it Tresor. They danced five meters underground, in the vault of what had been Berlin's largest department store, the Wertheims. The venue had vertical, prison-like metal bars and old safety deposit boxes. Right away it was clear that what was going on in there would change the history of Berlin. "I don't care where people come from. Here, in the dark, there are only happy, sweaty bodies. And beautiful sounds," one boy explained in 1991 to i-D, in an interview in the book. There were no scheduled closing times for the clubs. It went on as long as the music was playing. A little more than a year after it opened, the Tresor had become so important for understanding the metamorphosis of Berlin-after-the-Wall that it was even talked about in the pages of a newspaper like The New York Times.

The Tresor, Hegemann proudly explained to the newspaper, "did more than the institutions to reunify the city": the "affluent" citizenry of the West danced along with the "impoverished" citizenry of the East. Not coincidentally, in German, "tresor" means "safe." It was for everyone, beyond whether one came from one side or the other of the city. Journalist Paul Hockenos recalls this in the book: in Berlin, LGBTQ+ culture flourished even before LGBTQ+ was talked about in the world. It was not just about sexual orientation. Everyone mixed at the Tresor parties: people from the East and the West; heterosexuals, homosexuals, transsexuals, blacks and whites.


Years passed and Berlin, in one way or another, reunified in earnest. Techno music not only provided the soundtrack to the reunion between the two souls of the city, but also built its new personality.

Indeed, the early 1990s were the crowning achievement of a journey that had already begun before the Wall came down. Mixmag spoke of an "apocalyptic, funk, unique and tough Detroit-Berlin alliance" forged through the Tresor. This time, not only the club, but also the record label of the same name, founded along with the venue. The nightlife of the cold German capital was increasingly influenced by the metallic and anomalous sounds coming from the equally cold Detroit: those of the Underground Resistance of Jeff Mills, Robert Hood, Mad Mike Banks and Blake Baxter. But also from the more "acid" and less obscure ones that came from Chicago. At that time Berlin and the Tresor were giving dignity and respect to musicians who in their cities could not make a living playing music. A new Berlin identity was forming on the vinyls of the time.


The Tresor was not only looking overseas. Those evenings were also attended by a team of German artists who in the years to come would become some of the main names with which to identify Berlin. Ellen Allien, to take one example. Her entry into the techno music world, she recounts in the book, "was a coincidence." In the 1980s Allien worked at Fischlabor, "to finance my acrobatic training." There, she meets "the people who would found UFO and Tresor." There, he found "the means of expression for the passion that was boiling inside me. I found a place where everyone seemed happy," says the DJ. The growth of artists like Ellen Allien, slowly becoming more and more internationally engaged, was consequently making the club gain an increasingly international reputation. New creative impulses arrived in the second half of the 1990s, with names like Surgeon and Regis.


Meanwhile, Berlin was still changing. The Potsdamer Platz area would soon become a symbol of the city's path toward global capitalism. "Speculation had led real estate market prices to rise. Eventually it involved us as well. It was no longer anarchy," Regina Baer, who passed away last July, recalls in the book. New buildings were being built to house offices and hotels. The city administration decided to sell the lot on which the Tresor lived to a new owner for 20 million euros. The last party lasted sixteen consecutive days and ended on April 16, 2005. A year later the Tresor was demolished. A year after that it was born again, in the underground spaces of an old thermoelectric power plant. Today it is still there, at 70 Köpenicker Straße. "The most important thing was that the basement had the same look and feel as the old Tresor: the reinforced concrete, the low ceiling. We brought in the safes and steel bars," Baer recounts again.


The old plant area measures eight thousand square meters. In addition to Tresor, it also houses OHM, a more intimate club that goes beyond techno music. The entire complex on which the two clubs live is part of the Kraftwerk, the largest building in the former power plant, which has now been reclaimed to host cultural events. Berlin Atonal, a sound and visual arts festival first launched in the early 1980s, also by Hegemann, has been back here since 2012.

Over the years, The Tresor Foundation was also born, with the main goal of finding empty spaces and-as happened with Kraftwerk-employing them for cultural purposes instead of selling them on the real estate market. Meanwhile, the Tresor is dead, reborn and mutated as a club of its caliber is right and valuable to do.


Compared to other clubs in the city, getting into the club is much easier. While to those who also love Berlin for the exclusivity of some of the parties, Tresor may seem mainstream, the more relaxed policy at the door is nonetheless consistent with the spirit that has animated its history: an inclusive, safe place.