NEW GENERATION INCOMING: TAAHLIAH

Dalla piccola città di Kilmarnock nell’Ayrshire orientale e attraverso la cultura rave scozzese, inglese e berlinese, TAAHLIAH ci trasporta nel suo policromo universo musicale, con sonorità elettroniche hardcore e hyperpop. La producer e DJ ci invita a ritrovare il senso profondo e primordiale che il ritmo, il movimento e la musica ha per ogni essere umano e per le sue fragilità, ovvero un viaggio, un percorso introspettivo, rituale e quasi tribale alla ricerca delle radici della nostra esistenza. In questa intervista l’artista non ci nasconde quanto la musica la abbia aiutata nella complessa e perpetua ricerca della sua identità. Noi insieme a lei speriamo che la musica, dopo anni di buio e silenzio, possa tornare a essere un’esperienza collettiva e catartica, attraverso cui abolire i confini reali e immaginari che ci limitano e ci contengono.



1. La musica è in definitiva un veicolo per conoscere meglio se stessi e la realtà che ci circonda. Pensi che la musica ti abbia aiutato e accompagnato a scavare più a fondo nel tuo percorso personale di transizione?


La musica mi ha concesso l’elasticità mentale per trasformarmi e mettermi in discussione in alcuni momenti che non mi sentivo bene con me stessa. L’esperienza di transizione è una delle tante: sono molti i nodi da sciogliere per poter diventare la versione migliore di noi stessi. È ciò che utilizziamo per individualizzare i nostri sentimenti, le nostre emozioni e desideri. La musica inevitabilmente non poteva che accompagnarmi in ogni sfumatura della mia esistenza.


2. In uno dei tuoi singoli esordisci trattando gli aspetti più ostici dell’esperienza di transizione: infatti, hai condiviso con noi che “alcuni tuoi amici sono morti”. Ritieni che la musica possa svolgere un ruolo importante nel diffondere tali messaggi? Percepisci personalmente che essa ti abbia aiutato in questo processo?


Io penso che la risposta sia positiva per entrambe le domande. Il processo di creazione è un’esperienza catartica per me: tutta la mia musica è personale e attinge da una miriade di esperienze personali. Io ritengo che sottovalutiamo il potere che l’arte ha di contestualizzare i pensieri e i sentimenti di qualcuno, rendendoli accessibili a una più vasta collettività. Alcune delle migliori esperienze da ascoltatore che ho fatto sono state con canzoni che parlavano dei miei stati d’animo e dei miei sentimenti in determinati momenti storici della mia esistenza.



3. L’identità estetica delle tue registrazioni è strettamente collegata con la tua transizione. In “Never Lose” hai deciso di usare un’immagine di una prescrizione medica ormonale. Come hai vissuto l’esperienza di esternare al mondo la tua identità? Come è stato il tuo percorso per potere giungere a una completa libertà espressiva?


Angelica è stata una lettera d’amore a me stesso, delineando e contestualizzando le mie esperienze fino al punto in cui l’ultima canzone per la registrazione è stata creata. La mia identità è stata una grande parte della mia esistenza in quel momento specifico della mia vita. Mi trovavo ancora in una fase embrionale di creazione, di conseguenza avevo bisogno di lavorarci su ancora un po’. A un certo punto è diventato impellente parlare della mia vita, con la speranza che le altre persone potessero ritrovarsi nelle mie parole.

Mentre stavo evolvendo come artista, la mia padronanza con l’essere libero è progredita e mutata in qualcosa che non avrei mai potuto immaginare. Sono tutt’oggi una persona piuttosto riservata, a meno che te non sia uno dei miei amici più stretti. Al di là di ciò, penso che il lavoro dell’artista presupponga di essere onesti nei confronti di ciò che più intimamente ci appartiene.

Parlando con gli ascoltatori e con gli spettatori della mia musica, mi appare chiaro come la mia visibilità stia aiutando le persone sotto alcuni aspetti delle loro vite. Osservando come la mia musica stia ottenendo dei riscontri positivi, mi risulta ancora più lampante la necessità di continuare su questo percorso.


4. La moda e l’arte: come interagiscono questi mondi tra di loro e come riescono a ispirarti e coesistere nel tuo mondo artistico?


Sono cresciuta in un ambiente dove non potevo esprimere me stessa pienamente. Per sopravvivere a ciò, ho deciso di esistere attraverso Internet, creando arte nella mia cameretta mentre ascoltavo musica che i miei amici avrebbero definito “strana”.

Questo tipo di repressione che ho vissuto sulla mia pelle, mi ha reso anche più affamata di vivere e esistere pienamente. La moda mi ha permesso di esprimermi esteticamente, guadagnando sicurezza e potendo mostrare al mondo la mia personale idea di bellezza.


5. Le tue esibizioni sono solo vere e proprie performances artistiche. Ti metti completamente a nudo di fronte ai tuoi spettatori. Che ruolo hanno per te le performances dal vivo? Pensi sia importante per un’artista avere un contatto diretto con il pubblico?


Le performances dal vivo sono tutto. È il modo con cui posso connettermi con le persone, è la via con la quale realizzo pienamente quante persone ascoltano la musica e la vivono in maniera totalizzante.

Io sto ancora concretizzando come voglio esprimere me stessa durante le mie performances. Divento molto nervosa prima di ogni esibizione, quindi ho paura che questo possa intravedersi anche durante lo spettacolo. In ogni caso preferirei molto di più mostrarmi vulnerabile e vera sul palco piuttosto che arrogante e presuntuosa.


6. Hai collaborato con molti artisti trans: quanto pensi sia importante creare una reale community in cui tutti e specialmente le nuove generazioni possano identificarsi? Pensi di avere un ruolo importante nel diffondere il messaggio di essere “coraggiosa”?


L’idea di community è stata concepita con le fondamenta stesse dell’identità e dell’esperienza trans. Non sarei dove sono ora senza l’amore e il supporto dei miei amici. Gli esseri umani sono individui complessi; noi amiamo, litighiamo, combattiamo e ci curiamo a vicenda le ferite del nostro cuore. Indipendentemente da ciò, sono grata dell’amore che ho dato e ricevuto nella mia vita, sia nel passato che nel presente.


Io non vedo me stessa come una modella di comportamento o qualcosa del genere. Io ho difetti come ogni essere umano ha su questa terra. Qualche volta non riesco a alzarmi dal letto, qualche giorno mi sento come se volassi. Comunque, se la mia visibilità riuscisse a stimolare il coraggio nelle persone, permettendo loro di sentirsi meno soli nel mondo, allora voglio rimanere visibile fino al giorno in cui morirò.


7. Il tuo brano “Fall into Place” esplora le tematiche della sessualità, dell’introspezione e della cultura queer. Insieme a Tsatsamis hai creato una traccia sullo spazio tra l’amore potenziale e la lussuria. Da dove nasce questa collaborazione? E cosa ci racconta di te questa traccia? Quale è il messaggio dietro di essa?


Pete e io ci siamo incontrati grazie a un nostro amico comune, ovvero Spent, con cui ho creato “Never Lose”. Mi sono trovata a Londra per una settimana subito dopo che era stato pubblicato “Angelica”. Abbiamo fatto alcune sessioni nel mio Airbnb e nello studio di Pete. Ci stavamo veramente divertendo, vedendo dove la musica riuscisse a portarci. È stata anche una buona ragione per spendere semplicemente del tempo insieme.


Io avevo prodotto la parte strumentale per “Fall Into Place” nelle due settimane precedenti, dopo aver subito la fine di una relazione estremamente traumatica. Stavo ancora processando l’accaduto, ma allo stesso tempo pensavo già al futuro e all’idea di dover frequentare di nuovo qualcuno dopo aver vissuto un’esperienza di abusi e violenze. Nel frattempo, Pete aveva scritto una manciata di strofe, e fin da subito mi sono sentita in simbiosi con loro. Mi hanno trasportato subito nel passato e nelle esperienze positive che tanto avevo amato. Successivamente abbiamo lavorato un altro po’ di tempo sulla canzone, e io personalmente mi sono dedicata a qualche cambiamento sul testo. È stato un processo creativo improvviso e meraviglioso. Tutto questo che vi ho raccontato è avvenuto la scorsa estate.


Ho lavorato sulla produzione in maniera più saltuaria durante i mesi autunnali, perfezionando e limando il suono. Mi sono concentrata sulla canzone per parecchio tempo perché sapevo che sarebbe dovuta uscire entro la fine dell’anno. Questa traccia è davvero calda, accogliente e ricca di speranza, ovvero ciò di cui molte persone avrebbero avuto bisogno durante il periodo estivo.


ENG VERSION


From the small town of Kilmarnock in East Ayrshire and through Scottish, English and Berlin rave culture, TAAHLIAH transports us to her polychromatic musical universe with hardcore and hyperpop electronic sounds. The producer and DJ invites us to rediscover the deep and primordial meaning that rhythm, movement and music has for every human being and their frailties, that is, a journey, an introspective, ritual and almost tribal path in search of the roots of our existence. In this interview, the artist does not hide from us how much music has helped her in the complex and perpetual search for her identity. We together with her hope that music, after years of darkness and silence, can once again become a collective and cathartic experience, through which to abolish the real and imaginary boundaries that limit and contain us.


1. Music is definitely a vehicle for getting to know and know yourself better. How do you think music has helped you go deeper and accompany you in your transition process?

Music has allowed me the mental space to transform and lose myself during times when I have not felt so okay with myself. The transition experience is one of totality - there’s so many strands that come together in order for you to become your most authentic self. Music has a deep connection to our sense of self, its what we use to individualise our love, emotions and desires - there’s no way it couldn’t accompany me in every facet of my existence.

2. In one of your singles you open up about the hard sides of the
 transition experience: in fact, you shared that "some of your friends have died.” Do you think music can play a role in getting certain messages across, and do you personally feel the that it has been helping you doing so?

I think it’s both. The process of creation is a cathartic experience for me; all my music is personal and draws from a strand of individual experience. I think we underestimate the power that art has to contextualise someone’s thoughts and feelings and make them accessible to a wider audience. Some of my greatest listener experience have been with songs that speak to the way I’m feeling in that current moment in time.

3. The visual identity of your record is very much linked to your transition. In "Never Lose" you decided to use a picture of your hormone prescription. How do you experience this freedom to make your identity known? What was your journey like to get to this total freedom of expression?

Angelica was a love letter to myself, delineating and contextualising my experiences up until the point the last song for the record was created. My identity was a huge part of my life at that moment in time - I was still cooking in the oven. So of course, I had to make work about it. It felt necessary to talk about my life, with the hope that other people would be able to relate to it. As I’ve grown as an artist, my comfortability with being free has developed and morphed into something I couldn’t have even imagined. I’m still a relatively private person to people - unless you’re one of my close friends - but I think its our job as artists to be honest in whatever way we see fit. Speaking with fans of the music, listeners and watchers; it’s clear to me that my visibility is helping people to a certain degree - I say this whilst still trying to retain some modesty. It’s clear to me that I need to keep going with it.


4. Fashion and art, how do these two worlds inspire you and coexist in your space? Do you think they have helped you in some way to become more aware of who you have become?

I grew up in an environment where I couldn’t express myself fully. To cope with this, I lived on the internet; creating art in my bedroom whilst listening to music my friends would call ‘weird’. Experiencing this type of repression has made me so hungry to live my life to the fullest. Fashion allows me to visually express myself, gain confidence and showcase my own ideas of beauty.

5. Your exhibitions are real performances. You lay yourself completely bare in front of your audience. What role does live performance play for you? Do you think it's important for the artist to have direct contact with the audience?

Live performance is everything. It’s the way I can connect with people, its the way I truly realise people are listening to the music. I’m still figuring out how I want to express myself during my performances. I get really nervous before any show so I get scared that will translate in what people see, however I would much rather be vulnerable and honest on stage than ostentatious and arrogant.

6. You have collaborated with many trans artists, how important do you think it is to create a real community in which everyone and especially the younger generation can identify with? Do you feel you have an important role in spreading your message of being “Brave"?

The idea of community is set within the very foundations of the trans identity and the trans experience. I would be nowhere without the love and support of my friends. Human beings are complex individuals; we love and argue and fight and find flaws and heal each others hearts but irrespective of that, I am grateful for the love that has been in my life, both past and present. I don’t see myself as role model or anything, I have flaws like every human being on this planet. Some days I can’t get out of bed, some days I feel like I’m flying. However, if my visibility can encourage bravery and allow someone to feel less alone in this world — I’ll remain visible until the day I die.