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LE GUESS WHO?: UN'ISTITUZIONE CHE OSA AVVENTURARSI SU SENTIERI INESPLORATI

Fedele al suo nome, Le Guess Who? ha sempre fatto di scoperta e sorpresa i suoi marchi di fabbrica. Che si tratti di cyber-rap futuristico, horrorcore catartico, composizioni ritmiche improvvisate o antiche forme di musica religiosa, LGW? ce le ha tutte. Svoltosi dal 9 al 12 novembre 2023 nella pittoresca città di Utrecht, in Olanda, l’annuale manifestazione è approdata alla sua 16° edizione, guadagnandosi da tempo lo status di festival indoor tra i più rinomati al mondo.





È una boccata d'aria fresca imbattersi in un evento di tale portata che abbraccia un cammino meno battuto, impegnandosi a valorizzare scene locali sottorappresentate. Le Guess Who? promuove tuttə lə artistə analogamente, senza headliner –– un modo rispettoso di trattare i performer, il cui impegno non è certo esponenziale al loro successo commerciale. Nato con un’attenzione particolare rivolta allə artistə canadesi (per chi se lo stesse chiedendo, LGW? deve il suo nome alla band che cantava American Woman), il festival oggi vanta la presenza di oltre 60 paesi tra i suoi delegati. Parteciparvi significa intraprendere un viaggio sonoro attraverso le latitudini e longitudini del globo.

 

Quest’anno più che mai, Le Guess Who? si presenta come un’occasione, non certo per risolvere, ma per affrontare le disuguaglianze nel mondo. Una piattaforma privilegiata per dare voce ad un gruppo ampio e diversificato di artistə che possono scardinare le nostre prospettive. Organizzare un festival implica una responsabilità, un mandato di educare e illuminare sulle diversità culturali e sul vasto mondo che si cela al di fuori della nostra bolla. Di questo è convinto il fondatore Bob van Heur. La musica si erge come linguaggio universale, un antidoto alle barriere, geografiche, politiche, o linguistiche che siano. LGW? agisce come un catalizzatore, permettendoci di percepire, almeno per quattro giorni, che il mondo è un po' più vicino e un po' meno disperato.

 

Invece di colmare il vuoto lasciato da coloro che, a causa della crescente ondata globale di violenza, non hanno potuto o voluto esibirsi – in particolare lə artistə provenienti dalla Palestina – il festival ha dedicato uno slot alla contemplazione silenziosa della loro intrusiva-istruttiva assenza. Una sinfonia di vuoto per mostrare rispetto circa le circostanze e solidarietà con la perdita che la loro assenza rappresenta. 


Uno dei motivi che fanno del LGW? un festival particolarmente eclettico e all’avanguardia, è la presenza di curatori ospiti provenienti dalle sfere più varie della musica contemporanea. Quest'anno gli onori sono stati consegnati a Heba Kadry – ingegnera del suono di origine egiziana con sede a Brooklyn (collaboratrice di Björk, Big Thief, Black Lips, Cate Le Bon e l'indimenticato Ryuichi Sakamoto, per citarne solo alcuni); alla compositrice caraibico-belga d'avanguardia, maestra dell'ambient jazz, Nala Sinephro; all'artista multi-disciplinare di Los Angeles Slauson Malone 1 (alias Jasper Marsalis), e all’iconica band dell'avant-pop anni '90, Stereolab. Il LGW? rappresenta infatti una certa idea di festival, che si vuole stimolante non solo per il pubblico, ma anche per lə performer –– così da non farlə scappare appena conclusa l'incursione musicale. E quando un gruppo di individui che condividono una visione simile si riuniscono in un unico luogo, avviene un processo alchemico.





Questa sedicesima rappresentazione di Le Guess Who? ha orbitato attorno al potere dell'ascolto, simboleggiato da un esperimento senza precedenti: l’Anonymous Project. Un’azione enigmatica e radicale, nella quale i curatori hanno ingaggiato alcunə dellə artistə più popolari, mantenendo segreta la loro identità prima, durante e dopo lo spettacolo. Tre artistə si sono esibitə all’interno di un gigantesco cubo oscurato di 6 metri per 6, provocando sgomento, curiosità e infinite speculazioni tra il pubblico. Sono spuntati fuori una marea di nomi, tra cui Aphex Twin, Hauschka, Nils Frahm e Cate Le Bon (...sul serio, Burial, eri tu?). Il progetto è stato concepito per spingere le persone ad ascoltare senza preconcetti, senza giudicare lə artistə in base al loro aspetto, allo "spettacolo" che mettono in scena o al loro classico repertorio. Un esperimento trasformativo per lə artistə – per dare spazio alla sperimentazione invece che al compiacimento dei fan – ma anche per il pubblico, le cui emozioni hanno potuto basarsi esclusivamente sull'elemento del suono e su nuove modalità di ascolto. Un atto che nulla ha a che fare con l'adorazione dellə artistə ma solo con l'esperienza in sé.

 

La mente vola all’anno 1978, all'Architectural Association di Londra, quando i pionieri della musica industriale Throbbing Gristle disorientarono il pubblico in una performance simile, con la differenza che allora la gente sapeva chi andava a sentire. Il gruppo suonò nel cortile, dentro a un cubo avvolto da teli, con telecamere che proiettavano le loro immagini all’interno dell’edificio senza il corrispettivo sonoro. Non era possibile vederli e ascoltarli contemporaneamente. Bisognava scegliere: osservarne la performance dall’interno dell’immobile attraverso gli schermi, oppure sentirli suonare guardando giù dal tetto. All’epoca scoppiò un'insurrezione, rivelando il profondo attaccamento della gente al rimanere in una situazione convenzionale –– in piedi a contemplare il palco. A tutt'oggi, la gente è assuefatta dal vedere la creazione del suono. È un fenomeno che si osserva in qualunque club: il focus visivo primario è sempre il DJ. L’Anonymous Project non ha scatenato rivolte, anche perché chi vi ha partecipato sapeva a cosa andava incontro. Ma è confortante sapere che ci sono festival pronti ad avventurarsi fuori dalle pratiche consolidate, offrendo una prospettiva che trascende l'attenzione predominante per i modelli e le rappresentazioni visive. 


Al di là del programma ufficiale, che si svolge tra il complesso architettonico di TivoliVredenburg e una quindicina di luoghi atipici sparsi per il centro città, LGW? è costellato da una pletora di eventi satelliti che abitano Utrecht in lungo e in largo. Tra questi vale la pena nominare COSMOS––una piattaforma ibrida che fa luce su alcune delle scene locali più dinamiche sparse per il mondo, attraverso documentari prodotti localmente e trasmissioni radiofoniche di live performance. O ancora U?, un affresco che celebra lə artistə locali e olandesi attraverso esibizioni nei bar, negozi e garage di quartiere, aggiungendo così altre 30-35 location.




 

Se vi gira la testa è comprensibile. A Le Guess Who?, il concetto di "troppo è troppo" sembra scomparire nell'etere. Possono essere giorni difficili da gestire dal punto di vista mentale ed emotivo, perché c'è così tanto da interiorizzare. Come ci si crea una tabella di marcia per una line up di musica così ricca e variegata? Per evitare di annegare nella FOMO, ci sentiamo di offrirvi qualche consiglio spassionato, sperando che possano tornarvi utili l’anno prossimo. Primo –– pedalate per godervelo. Affittare una bici vi permetterà di spostarvi in meno di 5 minuti tra una location e l’altra. E poi in Olanda tutti sono in bicicletta, non vorrete mica fare la figura dei turisti. Secondo –– sfruttate appieno le collaborazioni inedite del festival e le esibizioni speciali. Terzo –– assicuratevi di vedere esclusivamente artistə per la prima volta, in linea con lo spirito di scoperta del festival. Evitate gli spettacoli più grandi o più popolari se c'è qualcos'altro che vi incuriosisce che suona contemporaneamente. I locali sono strapieni e le band sempre in tournée, potrete sicuramente vederle altrove. E poi: imparate a lasciar andare aspettative e programmi ferrei per seguire la corrente. La diversità della programmazione, e soprattutto la velocità con cui si incrociano performance agli estremi opposti dello spettro sonoro e dell’energia, può disorientare. Ma è anche uno degli aspetti più gloriosi del festival. Si passa dal sublime all’arlecchinesco, dalla follia alla serietà, oltre a tutto ciò che sta in mezzo. Se oserete uscire dalle vostre zone di comfort, sarete ricompensati.




ENGLISH VERSION


THE GUESS WHO? - AN INSTITUTION DARING TO VENTURE INTO UNCHARDED TERRITORIES


Faithful to its name, Le Guess Who? has always made exploration and surprise its trademarks. Whether it's futuristic cyber-rap, cathartic horrorcore, improvised rhythmic compositions, or ancient forms of religious music, LGW? has it all. The annual event, held in the charming city of Utrecht, Netherlands, took place from November 9 to 12, 2023. Having reached its 16th edition, it  remains one of the best festivals Europe has to offer. Encountering a festival of this magnitude that embraces a less-trodden path, committed to selecting underrepresented local scenes, is a breath of fresh air. Significantly, Le Guess Who? promotes all artists equally, without headliners––an approach that respect performers, acknowledging their dedication is not proportional to their commercial success. Born with a special focus on Canadian artists (for those of you who were wondering, LGW? gets its name from the band that sang American Woman), the festival now features ambassadors from over 60 countries. Participating means embarking on a sonic journey across all latitudes and longitudes.


This year more than ever, Le Guess Who? emerges as an opportunity, if not to resolve, at least to confront the inequalities in the world. It serves as a privileged platform for a varied array of artists who can change the way we see things. Organizing a festival carries a responsibility to enlighten about the vast world beyond our cultural bubble. This is something founder Bob van Heur firmly believes in. Music stands as a universal language, an antidote to barriers, be they political, geographical, or linguistic. LGW? thus acts as a catalyst, making the world feel more connected and less dire, at least for four days.


Due to the escalating wave of global violence, many artists cancelled their performance––namely artists from Palestine. Instead of filling that void, the festival dedicated a slot to the silent contemplation of their instructive-intrusive absence. A symphony of emptiness to show respect for the circumstances and solidarity with the loss their absence represents.


What contributes to making Le Guess Who? an exceptionally eclectic and avant-garde festival is the presence of guest curators from the more disparate spheres of contemporary music. This round, honors were bestowed upon Heba Kadry––an Egyptian-born mastering engineer based in Brooklyn (Heba shaped the sound of artists like Björk, Big Thief, Black Lips, Cate Le Bon, and the unforgettable Ryuichi Sakamoto, to name a few); Caribbean-Belgian avant-garde composer and ambient jazz maestro, Nala Sinephro; Los Angeles multi-disciplinary artist Slauson Malone 1 (aka Jasper Marsalis), and the iconic '90s avant-pop band, Stereolab. LGW? embodies a certain idea of a festival, aiming to be engaging not only for the audience but also for the artists––so as not to let them escape right after performing. And when like-minded individuals get together in one place, an alchemical process occurs.


This sixteenth chapter of Le Guess Who? revolved around the power of listening, symbolized by an unprecedented experiment: the Anonymous Project. Curators involved three prominent artists in a mysterious and bold action, hiding their identity all throughout. The artists performed inside a huge 6x6-meter darkened cube, causing astonishment, curiosity, and endless speculation among the audience. Dozens of names popped up, including Aphex Twin, Hauschka, Nils Frahm, and Cate Le Bon (...seriously, Burial, was it you?). A project conceived to urge people to listen without preconceptions, without judging artists based on their appearance, the "show" they put on, or their classic repertoire. A transformative experiment as much for the artists –allowing space for experimentation rather than fan appeasement– as for the audience, whose emotions could be based purely on the sound element and new ways of listening. An act that has nothing to do with the adoration of artists; only with the experience itself.


The mind flies back to the year 1978, at the Architectural Association in London, when industrial music pioneers Throbbing Gristle disoriented the audience in a similar performance. Except back then, people knew who they were there for. The band played in the courtyard, inside a cube covered by sheets. Cameras projected their images inside the building, yet without corresponding sound. It was not possible to see and hear them simultaneously. Fans had two options: watch the performance on screen from inside the building, or listen from the courtyard. At the time, a rebellion erupted, revealing people's deep attachment to remaining in a conventional situation––standing in front of the stage staring at the performance. To this day, people are addicted to seeing the making of the sound. It's a phenomenon observable in any club, where the primary visual focus is on the DJ. The Anonymous Project did not unleash revolts. Those who participated were aware of what they were getting into. But it's comforting to know there are festivals ready to challenge established practices, offering a perspective that transcends the predominant focus on visual models and representations.


Beyond the official program, which takes place between the architectural complex of TivoliVredenburg and about fifteen unconventional venues scattered throughout the city center, LGW? is dotted with a plethora of satellite events that inhabit Utrecht far and wide. Among these, it's worth mentioning COSMOS––a hybrid platform that sheds light on some of the most dynamic local scenes worldwide through locally-produced documentaries and radio broadcasts of live performances. There's also U?, a tableau celebrating local and Dutch artists through performances in neighborhood bars, shops, and garages, adding another 30-35 locations to the mix.


If your head is spinning, it's understandable. At Le Guess Who?, the concept of "too much is too much" seems to disappear into the ether. These can be mentally and emotionally challenging days because there's so much to digest. How do you create a schedule for such a rich and diverse music lineup? To avoid drowning in FOMO, we feel compelled to offer you some dispassionate advice, hoping they might come in handy next year. First––bike it to enjoy it. Renting a bike will allow you to move between locations in less than 5 minutes. Plus, everyone around is cycling and you’ll feel silly if you aren’t. Second––make the most of the festival's special collaborations and one-offs. Third––ensure you see artists for the first time, aligning with the festival's spirit of discovery. Avoid the larger or more popular shows if there's something else that piques your interest happening simultaneously. Those venues will be packed, and the bands are always on tour; you will surely be able to catch them elsewhere. And then: learn to let go of expectations and rigid plans to move with the tide. The diversity of the program, and especially the speed at which performances cross the extremes of the sonic spectrum and energy, can be disorienting. But it's also one of the most glorious aspects of the festival. You move from the sublime to the harlequinesque, from madness to seriousness, and everything in between. If you dare to step out of your comfort zone, you will be rewarded.


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