In Focus: Rewire Festival 2022 | MARINA HERLOP

Updated: May 9


Marina Herlop è una compositrice, cantante e pianista che vive a Barcellona. Si è divertita spesso a dare un tocco contemporaneo alla musica canonica e romantica. Da non molto tempo, è passata ad un lato più cibernetico della musica.

In particolare con Miu - il primo singolo dell’album Pripyat in uscita su PAN Records - sperimenta con la propria voce ispirandosi alla musica carnatica indiana. Attraverso la sua musica giocosa, che evoca le sperimentazioni di Meredith Monk, Marina invita a entrare nel suo sogno ultraterreno composto da un giardino di sentieri biforcati.


Durante Rewire 2022, Marina Herlop ha eseguito le sue composizioni accompagnata da una band di cinque elementi. Ho voluto intervistarla per conoscere meglio il suo mondo decisamente unico.






Se dovessi descrivere la tua musica con una parola sarebbe sicuramente "libertà". Quando ascolto la tua musica è come se venissi trascinata in una dimensione eterea, in uno stato di leggerezza.


Sono contenta che la mia musica evochi in te una sensazione così bella. Mi piace questa associazione.

È piuttosto divertente o ironico perché non mi sento affatto libera quando creo. Per me, esiste un primo momento di libertà, o direi di connessione, in cui spegnere la parte più cosciente del cervello. Perché quando si fa musica, quando si cercano le armonie e si canta una melodia, si cerca la musica vera e propria. Quindi sì, ci deve essere un momento in cui ci mi lascio andare, ma dopo quell'improvvisazione, seleziono le clip e i momenti che mi piacciono e posso dire che la libertà si interrompe.

Non ho la sensazione di fare quello che voglio quando faccio musica, ho più la sensazione di seguire le regole fornite da qualche entità.


Per te cosa è importante quindi durante il processo di creazione?


Come dicevo, lasciarsi andare è un elemento importante soprattutto nel processo creativo. Quando ho iniziato a fare musica, non ero affatto cosciente di quello che stavo facendo. E così era molto più facile lasciarmi andare. Avevo la mente di una bambina, forse era tutto molto più selvaggio. Poi è diventato sempre più difficile, perché più musica fai, più la analizzi o la pre-analizzi, vuoi già decidere se ne vale la pena o non ne vale la pena.


Per me è una battaglia il fatto di lasciarmi andare. Ora non mi interessa più molto. Mi interessa il processo stesso. Ho la sensazione di seguire dei criteri estetici, non quella di essere come un “maestro” o un “creatore”. Mi vedo più come un canale o come una serva.





La tua musica distrugge le barriere. Da dove viene questa necessità?


Da quando ho iniziato a fare musica, volevo fare qualcosa che per prima cosa impressionasse me stessa e che fosse stimolante per il mio orecchio. I miei strumenti erano solo il pianoforte e la voce allora, così tutta la mia sperimentazione si fondava su armonie e strutture "bizzarre".

Beh, non bizzarre, direi sperimentali, non volevo fare una canzone pop perché non avrebbe significato nulla per me.

Poi ho iniziato a produrre la mia musica e così tutto l’aspetto ritmico, quello timbrico e vocale sono diventati una fonte di sperimentazione.

Ho sempre pensato che la musica che mi apparteneva fosse una musica in qualche modo speciale, che mi sorprendesse. Voglio fare la musica che mi piace.


Hai sicuramente trovato un tuo linguaggio unico che ci collega con mondi lontani, direi quasi alieni. Quando hai iniziato a sperimentare con la voce?


Se parliamo di linguaggio, non ho mai ascoltato musica con dei testi, quindi non ho mai pensato che me ne sarei occupata a fondo. Probabilmente è sciocco non averci pensato, ma non mi importava. Poi, con il passare del tempo, ho visto che la gente era molto interessata. Così ho iniziato a riflettere di più sulla questione delle liriche. Ma non voglio che i testi siano la prima cosa a definire il mio progetto, perché ciò che mi interessa è la musica.


Ma se parliamo di sperimentare con la voce, di armonizzarla o di cercare certe melodie... È iniziato tutto soprattutto nel 2018-2019, quando c'è stato un momento in cui ho iniziato a produrre la mia musica con un computer ed ero in grado di registrare me stessa. Così sono riuscito a mettere alcuni strati di voce. È stato allora che sono impazzita per la voce e per la sua armonizzazione, perché avevo diverse voci suonate e le possibilità erano infinite.



Sei inclassificabile e sorprendente allo stesso tempo. Ma come trovi il perfetto equilibrio tra un suono delicato e disturbante?


È interessante che tu me lo chieda perché ci penso sempre. Voglio fare della musica che sia dolce e che protegga l'ascoltatore, ma non solo. Penso che ci debba essere un confronto tra queste due cose perché il risultato sia interessante. Non ti piace tornare a casa se il tuo viaggio non è stato un po' difficile; Se ti sei imbattuto in ogni tipo di avventura, allora si che sei davvero impaziente di tornare a casa.

Così con la musica, è lo stesso. Penso che l'ascoltatore voglia ritrovarsi su un percorso dolce e piacevole, ma allo stesso tempo un po' pericoloso.


Se la canzone è principalmente inquietante, inserisco alcuni elementi lievi e viceversa. Mi piace trovare il perfetto equilibrio tra questi due e, ci sono diversi modi per farlo. Se ad esempio si sperimentano le percussioni, e si crea un pattern ritmico davvero impegnativo o bizzarro , quasi difficile da comprendere, allora gli altri elementi dovranno essere semplici. Non si può impazzire sia con il ritmo che con le armonie e gli aspetti timbrici. Bisogna scegliere una cosa sola che sia più sperimentale delle altre, perché altrimenti è il caos e nè il musicista nè l'ascoltatore sono in grado di capire cosa sta succedendo.


E trovi difficile raggiungere questo obbiettivo?


Sì, penso che sia difficile per me raggiungere il giusto equilibrio, ma è qualcosa di molto importante nel processo creativo. E cambia col tempo perché ne sono più consapevole. Cerco di indossare i panni di qualcuno che sta ascoltando la canzone per la prima volta, il che è del tutto impossibile perché quando la fai, non la ascolti mai per la prima volta. È un processo molto difficile per me, ma mi piace molto!






L'estetica è parte integrante della tua musica e delle tue esibizioni dal vivo. Come costruisci l'immaginario visivo delle tue opere? Hai qualche ispirazione?


Se devo essere onesta, la musica è l’unica cosa di cui mi interessa, perché sono una musicista ed è questo che mi piace. Con il tempo però, ho capito che anche altre cose sono importanti e possono migliorare la musica. All'inizio, non mi veniva molto naturale, probabilmente non avrei mai avuto l'idea di fare un video. Invece di fare un video, avrei preferito comporre più musica.


Nel mondo di oggi, i social media, le immagini e i video sono decisamente importanti. La musica deve essere legata a questi strumenti, perché viene consumata proprio attraverso YouTube, Instagram, ecc. Una volta dedotto ciò, lo devi fare.


Cerco di scegliere sempre le cose che mi piacciono, che risultano attraenti per i miei occhi. Ultimamente, tratto molto ispirazione dal mondo alieno. Non lego la mia musica ad un immaginario molto umano o all mondo della vita quotidiana. Ma alla fine di tutto, ricerco solo ciò che trovo esteticamente bello.






ENGLISH VERSION


Marina Herlop is a composer, singer, and pianist who lives in Barcelona. She has often toyed with the music of classical composers giving her contemporary touch to canonical and romantic music. Not long ago, she switched to a more cybernetic side of music.

In particular Miu - the first single of the album Pripyat to be released on PAN Records- experimented with her own voice inspired by Indian karnatic music. Through her playful music, evoking the experiments of Meredith Monk, Marina invites you to enter her otherworldly dream made of a garden of forked paths. During Rewire 2022, Marina Herlop performed her compositions accompanied by a five-piece band.



If I had to describe your music with a word it would definitely be "freedom". In the sense that when I listen to your music I feel dragged into an ethereal dimension and lightness.


I’m glad that my music evokes such a beautiful feeling in you. I like this association. It’s quite funny or ironic because I don’t feel free at all when I make it.

For me, there has to be a first moment of freedom or I’d say connection or turning off the more conscious part of your brain. Because when you actually make the music, when you look for harmonics and sing a melody you are looking for the actual music. So yes, there has to be a moment of “letting go” but after that improvisation, I select the clips and the moments that I like and I can say that the freedom stops.

I don’t have the feeling that I do what I want when I make music, I have the feeling that I am following the rules provided by some entity.


So what is important for you during the process?

As I was saying, there has to be a bit of that “letting go”, especially in the creative process. When I started making music, I was not conscious at all of what I was doing. And so it was much easier to let myself go. I had like a child's mind, maybe it was all very wild. Then it became more and more difficult because the more music you make, the more you analyze it or pre-analyze it even before it's done, you already want to decide if that's worth it or it's not worth it.


So it's a battle the thing of letting myself go. Now I don't care that much anymore. I care about the process itself. I feel that I'm following aesthetic criteria, but I'm just there to serve it. You know, I don't have the feeling that I am the master or the creator. I see myself more as a channel or as a servant.


Your music destroys barriers. Where does this need come from?

Since I started making music, I wanted to do something that impressed me first and that was kind of challenging to my ear. My tools were only the piano and the vocals back then, so all my experimentation could come from making “weird” harmonies and structures of the song.

Well, not weird, I’d say like experimental, you know, I didn't want to make a pop song because that might not say anything to me.

Then I started to produce music. So the timbric aspect and the rhythmic aspect and the vocal aspect became a source of experimentation as well.

I've always felt keen on music that feels special in a way, or that surprised me in a way. I want to do the music that I like.


So it’s all about experimentation. You have definitely found your own unique language that connects us with far-off worlds, I would say almost alien. When did you start experimenting with voice?


If we talk about the language, I never listened to lyrics and music, so I never thought I was going to be asked that much about it. It's probably silly actually to not have thought but I didn't care. Then as time passed, I saw that people were very interested in it. So I started to reflect more about the lyrics thing. But I don't want that lyrics are the first thing to define my project because I care about music.


But if we talk about experimenting with voice, in sense of harmonizing it or looking for certain melodies… That started, especially back in 2018-2019 when there’s been a moment I started to produce my music with a computer and I was able to record myself. So I was able to put some layers of vocals. That’s when I went crazy about vocals and about their harmonization because I had several vocals struck and the possibilities were infinite.


You are unclassifiable and surprising at the same time. But how do you find the perfect balance between a disturbing and a delicate sound?


It’s interesting that you ask this because I think about it all the time. I want to make music that is sweet and shelters the listener, but not just that. I think there has to be a confrontation for it to be interesting. You don't enjoy going back home if your trip hasn't been a bit rough, if you find like all sorts of adventures, then you are really eager to get home.

So with music, it's the same. I think that the listener wants to be on a path that feels sweet and pleasant but at the same a bit dangerous.


If the song is mainly disturbing, I put some sweet elements on it and vice versa. I like to find the perfect balance between those two and, there are multiple ways to do it. If you are experimenting with, for example, percussion, and you are making a really challenging or weird rhythm pattern, that feels difficult to understand, then the other elements need to be easy. You can't go crazy with rhythm and go crazy with harmonies and timbric aspects. You need to choose one thing to be more experimental than others because otherwise it's chaos and you and the listener cannot understand what's going on.


And do you find it difficult to achieve that balance?


Yes, I think it’s difficult for me to achieve the right balance but it’s something really important in the creative process. And it changes with time because I'm more aware of it. I try to put on the shoes of someone who's listening to the song for the first time, which is totally impossible because when you're making it, you're never listening to it for the first time. It’'s a very difficult process for me, but I enjoy it very much!


The aesthetic is an integral part of your music and live performances. How do you build the visual imagination of your works? Do you have any inspiration?


If I have to be honest, I just care about music, because I'm a musician and that's what I enjoy. With time, I’ve understood that other things are important as well and can enhance the music. In the beginning, it wasn't coming very naturally, probably I would have never had the idea of making a video. Instead of making a video, I'd rather make more music.


In today's world, social media is so important, and also pictures and videos are so important. Music needs to be attached to those, because we consume it through YouTube, Instagram, etc. So once you've assumed that you have to do this.


I try to choose things that I like, that look appealing to my eye. Lately, I've been hunting some inspiration from the alien world. I don't put my music in a very human imaginary or day life world. But in the end, I just look for things that I find aesthetically beautiful.