In Focus: Rewire Festival 2022 | DEBIT

Updated: Apr 29

Nei panni di Debit, la musicista newyorkese Delia Beatriz ha trasportato tecniche di produzione d'avanguardia nel campo della musica sperimentale e spesso di quella da club. Le sue precedenti uscite sull’etichetta Naafi l'hanno vista indagare le sue radici messicane attraverso un'interazione unica tra un design sonoro complesso, ritmi pulsanti e bassi pesanti.



A REWIRE 2022, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare dal vivo il tuo ultimo lavoro "The Long Count" che ci ha portato alle radici del tuo retaggio messicano. Oggi non abbiamo prove reali della storia della musica Maya, quindi hai cercato di ricrearla attraverso il machine learning . Come si è sviluppato questo lavoro?

Quello che abbiamo oggi sono gli strumenti attraverso cui il popolo Maya continua a sopravvivere al tempo e alla colonizzazione. L’esibizione è un approfondimento delle tonalità, dell'estetica e dell’etica della musica pre-ispanica e non occidentale. Ho trovato i suoni reali attraverso un archivio racchiuso nel museo dell'antologia in Messico e che fa parte della pià completa e antica collezione di strumenti a fiato Maya. Attraverso il machine learning ho mappato le tonalità e le scale di questi antichi strumenti a fiato, per ottenere maggiori informazioni su come questi siano stati suonati ed utilizzati, non essendo sopravvissute le partiture.

Il lavoro è stato il progetto finale di un master di 2 anni in Music Tech alla NYU.





Questo progetto racconta un po’ il rapporto tra l’oggi e il domani. Penso tu sia d’accordo con me che non esiste futuro senza un passato. Come pensi che le origini di ognuno di noi, influenzino la nostra esistenza ma allo stesso tempo quella della collettività?


Sono molto d’accordo. Non c'è futuro senza un passato e direi anche che non c'è un passato senza un futuro. Tutto è connesso, ed è per questo che dobbiamo avere coscienza del presente, del passato e del futuro, per perpetuare il tempo stesso (e la nostra esperienza di esso).


Credo nel regionalismo radicale, come un'estensione dell'esperienza ferocemente autentica e unica di noi stessi. Regionale nel senso di locale, la nostra comunità intrinseca immediata, è il primo strato della società in cui sperimentiamo il mondo al di fuori di noi stessi e della famiglia, dove possiamo vedere molto di noi stessi riflesso, ma è anche ciò che ci opprime in un primo momento. Quindi è un tipo di alienazione diversa da quello che sperimentiamo quando andiamo in terre straniere. E’ dove siamo suscettibili di conoscere il nostro posto e il nostro desiderio di cambiarlo. Culturalmente è forse il modo migliore di pensare in maniera globale, per esportare ma anche importare il cambiamento.



Sperimentiamo tutti i tipi di comunità nella nostra vita, ma poi in tutta onestà ci identifichiamo e amiamo le persone che amano le stesse cose che piacciono a noi e hanno gli stessi riferimenti nelle aree in cui siamo cresciuti.


C’è quindi un forte riferimento al viaggio in quello che fai, e così anche i suoni che produci creano il percorso di un viaggio direi quasi spirituale. Qual è la tua ispirazione principale?


Di solito, i suoni stessi o gli strumenti dettano la natura e la destinazione del progetto e della produzione. Sono estremamente metodica e mi baso sui processi.


L'ambientazione della tua performance era decisamente essenziale: hai usato delle candele come unica fonte di luce. Che ruolo assume il fuoco?


Principalmente vuole dare agli occhi una pausa dallo schermo. Abbiamo sovrastimato i nostri sensi visivi (con immagini digitali e luce sintetica). Inoltre volevo ricreare una situazione di privazione sensoriale, e spostare il rapporto con il pubblico da un'esperienza reciproca ad un rituale.




Di fronte a te c’era una sorta di cerchio sacro. Si riferisce a qualche racconto in particolare della tradizione messicana?


Il sacro cerchio è un simbolo universale in realtà. Nella mia ricerca per lo show mi è apparso in più sezioni mistiche di molte culture nello spazio e nel tempo. Può significare tante cose, ma nel rituale “The Long Count”, è un simbolo della protezione divina, i 4 poli e l'atemporalità.


In generale, qual è il tuo rapporto con la spiritualità?

Mi considero profondamente spirituale, ma in modo non ortodosso (e molto personale). Fondamentalmente penso che la spiritualità sia il regno più puro per le nostre anime a manifestarsi ed esistere, e sono arrivata a credere che la musica sia uno dei suoi più grandi veicoli.




ENGLISH VERSION


As Debit, the New York-based musician Delia Beatriz has brought avant-garde production techniques into the fold of experimental and often club-focused music. Her previous releases on Naafi saw her investigating her Mexican roots through a unique interaction between complex sound design, pulsating rhythms, and weighty basses.


At REWIRE 2020, we had the chance to listen live to your latest work "The Long Count" which took us to the roots of your Mexican heritage. Today we have no real evidence of the history of Mayan music, therefore you’ve tried to recreate it through machine learning. How did this work develop?


We have both the instruments and the Mayan people that continue to survive time and colonization. These were both insights into the tonality and aesthetics/ ethos of Pre-hispanic, non-western music. I found the actual sounds through an archive that exists in the museum of the anthology of Mexico of the most complete and oldest collection of Mayan wind instruments. Through Machine Learning I mapped out the tonalities and scaling of these ancient wind instruments, to get more info into how these were played and used (since scoring didn't survive). The work was part and the culmination of a 2-year master's degree in Music Tech at NYU.


This deals with the relationship between today and tomorrow. I think you might agree with me that there can be no future without a past. How do you think that the origins of each of us, affect our existence but at the same time that of the community?


Hard agree. There is no future without a past and I would even say there isn't a past without a future. Everything is connected to each other, which is why we have to have consciousness of the past present, and future, in order to perpetuate time itself (and our experience of it).


I believe in radical regionalism, as an extension of the fiercely authentic, unique experience of ourselves. Regional in the sense of local, our immediate inherent community, is the first layer of the society where we experience the world outside of ourselves and the family. It is probably where we can see a lot of ourselves reflected, but also the one that oppresses us at first. So it is a different type of alienation than the one we experience when we go to foreign lands.

The regional area is where we are likely to learn about our place and our desire to change it. Culturally it is perhaps the best way to think globally, to export but also import change.

We come to experience all kinds of community in our lives but honestly prob identify and love the most people who like the things I like and have the same references in the areas I grew up in.


There is therefore a strong reference to the journey in what you do, and so also the sounds you produce. What is your main inspiration?


Usually, the sounds themselves or the instruments dictate the nature and destination of the project & production. I'm extremely method and process-driven.


The setting of your performance was really essential: you have used candles as the only source of light. What is the role of fire in your performance?


Primarily to give the eyes a rest from the screen. We overstrain our visual senses (with digital images and synthetic light). I wanted more of a sensory deprivation setup, and to shift the relationship with the audience from a mutual experience into a ritual.


Also, there was a kind of “sacred circle” in front of you. Does it have references in any spiritual tale of Mexican tradition?


The sacred circle is a universal symbol actually. In my research for the show I found it to appear in most mystical sections of many cultures across space and time. It can mean so many things, but in The Long Count ritual, it is a symbol of Divine protection, the 4 poles, and timelessness.


In general, what is your relationship with spirituality?

I consider myself profoundly spiritual but in an unorthodox (and very personal way). fundamentally I think spirituality is the purest realm for our souls to manifest/exist, & I've come to believe music is one of its greatest vehicles.