In focus: Polifonic Festival Milano | KATATONIC SILENTIO

Abbiamo avuto la fortuna di parlare con Katatonic Silentio subito dopo la sua esibizione al Polifonic Festival di Milano e di raccogliere le sue impressioni “a caldo”. Se, da un lato, è facile gioire per il tanto atteso ritorno della musica dal vivo, dall’altro la Dj, producer, sound designer e ricercatrice indipendente sottolinea l’importanza di creare una “resistenza” per far sì che situazioni virtuose legate al mondo della musica elettronica, e della cultura in generale, possano fiorire anche a casa nostra. Sicuramente in Italia abbiamo bisogno di figure come Katatonic Silentio, appassionate, multidisciplinari e mosse da un’incessante spirito di ricerca; caratteristiche che l’hanno portata, in poco tempo, ad esibirsi su palchi prestigiosi italiani e internazionali nonché a trovare dimora presso prestigiose etichette, fra tutte la tedesca Ilian Tape su cui, nei prossimi mesi, l’artista rilascerà il suo prossimo atteso album.



PH. Credit: Letizia Cigliutti


Quali sono le tue impressioni, a caldo, dopo aver suonato a Polifonic?


Il live è andato bene. Volevo provare delle cose nuove rispetto ai miei live precedenti e questa è stata l’occasione per sperimentare modalità nuove di esibirmi. Sono contenta di come è andato, anche se mi sono resa conto che devo lavorare ancora su alcune cose. Mi è piaciuto avere un palco un po’ distante dal main stage perché preferisco una situazione più intima. Non sono riuscita ad esserci i giorni scorsi al festival per cui onestamente non sapevo cosa aspettarmi. Devo dire che è una situazione piacevole, per di più all’aperto.

Dopo due anni di chiusure, finalmente anche Milano torna a ospitare degli eventi. Che effetto fa a te che ci vivi?


È un periodo in cui ci sono diversi festival sia a Milano che appena fuori, in alcuni dei quali mi sono trovata a suonare nelle scorse settimane. Sicuramente ritornare dove eravamo rimasti è bello perché, a prescindere da quanto piaccia o meno un artista o una line up, fa piacere anche solo trovarsi in una situazione così in cui stare e in cui rivedere persone conosciute e non. I festival sono sempre un momento di incrocio di personalità varie.

PH. Credit: Vittorio La Fata

Ti ho vista utilizzare diversi strumenti durante il tuo live. Che set-up avevi preparato in questo caso?


Tra le varie cose, ho usato uno strumento, già utilizzato in passato durante i live, che sembra un Theremin, ma ha un microfono all’interno per cui funziona a contatto. Va utilizzato sfregando le aste con un archetto che imprime il suono, il quale poi passa in una catena di effetti. Ho adoperato un approccio diverso nella programmazione e un paio di macchine in più per lavorare maggiormente sull’improvvisazione, che è ciò su cui mi sono concentrata negli ultimi mesi. Prima preparavo molto di più tutto il live, una modalità di procedere che eredito in qualche modo dai miei dj set che sono molto accurati e precisi. Ho pensato che fosse il momento adatto per cambiare anche perché tendo ad annoiarmi abbastanza facilmente se non vario. Devo dire che come prima prova di questa nuova impostazione è andata abbastanza bene.

Al momento ti stai concentrando di più sui live o sulla produzione?

Su entrambe le cose. Ho un LP che uscirà su Ilian Tape verso fine anno più altre uscite nei mesi successivi all'estate.

Ci saranno dei rimandi a Tabula Rasa?

In un certo senso lo richiama, ma dall’altro lato, forse è meno coraggioso e più sedimentato. È il frutto di lavori emersi dai vari live che ho fatto l’anno scorso e che ho voluto unire in un album. All’interno c’è molta musica elettroacustica che, sinceramente, non ero sicura che sarebbe stata adatta per Ilian Tape che è un’etichetta tradizionalmente legata al clubbing. Invece a loro è piaciuto e ne è uscito l’LP. Ci sono anche alcune tracce che sono più suonabili in una situazione “danzereccia” e altre più da ascolto, o ambient o appunto elettroacustica.


PH. Credit: Vittorio La Fata

Sei anche al lavoro su altri progetti non strettamente musicali?

Sì, è un anno che faccio ricerca, attraverso una residenza, con Olimpia Fortuni, una danzatrice, coreografa e un’anima particolare. Mi ha sentito suonare l’anno scorso durante un live sui monti sibillini organizzato da Dancity ed è rimasta molto colpita da quello che, lei ha detto, è risuonato in lei attraverso la mia musica. Abbiamo così iniziato a fare delle prove in via del tutto conoscitiva in cui io mi esprimevo con il suono e lei con il movimento. In seguito, abbiamo iniziato una residenza che è durata quasi un anno durante la quale abbiamo lavorato sia a livello pratico, con strumenti musicali e corpo, sia teorico, parlando e ragionando su mondi che uscissero fuori dalle nostre reciproche discipline. È un lavoro ancora in fase primordiale di cui faremo una restituzione il 12 luglio all’ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano all’interno del festival “Da vicino nessuno è normale” organizzato dall’associazione culturale Olinda.

Tu che hai avuto l’opportunità di confrontarti con altre realtà al di fuori dell’Italia, trovi che anche qui ci siano possibilità legate al mondo della musica elettronica?

Sinceramente uno dei motivi per cui sono rimasta a Milano e in Italia è che ho sempre trovato la possibilità di fare delle cose. Ci sono degli spazi e delle persone che ti rendono felice da quel punto di vista. Certo è che bisogna cercare perché la situazione non c'è sempre e spesso bisogna crearla. È vero che ci sono alcune città e alcuni paesi che hanno un occhio di riguardo per il mondo della cultura in misura maggiore rispetto all’Italia - che però non è totalmente da buttare, anzi.

La missione ardua è quella di creare un'educazione intorno al tema e avere una "insistenza" nel senso che delle buone basi si gettano con il tempo. Questo può voler dire battersi con le istituzioni, ma anche organizzare un evento con poca affluenza senza fare per forza numeri esorbitanti.

Insomma, forse ha senso creare una resistenza e una comunità di persone allineate. Ovviamente tutto dipende dalle energie e dalla voglia e, non ultimo, dalle persone che si incontrano.

t-mag è media partner di Polifonic

Next steps: Polifonic.it


ENGLISH VERSION

We were lucky enough to talk to Katatonic Silentio immediately after her performance at the Polifonic Festival in Milan and to collect her reactions. If, on the one hand, it is easy to rejoice for the long-awaited return of live music, on the other the DJ, producer, sound designer and independent researcher stresses the importance of creating a "resistance" to ensure that virtuous situations related to the world of electronic music, and culture in general, may they flourish in our home as well. Surely in Italy we need figures like Katatonic Silentio, passionate, multidisciplinary and moved by an incessant spirit of research; characteristics that have brought her, in a short time, to perform on prestigious Italian and international stages as well as to find a home at prestigious labels, including the German Ilian Tape on which, in the coming months, the artist will release her upcoming album.

What are your impressions after playing at Polifonic?


The show went well. I wanted to try new things compared to my previous live shows and this was the opportunity to experiment with new ways to perform. I’m happy with how it went, even though I realized I still have some work to do. I enjoyed having a stage a bit far from the main stage because I prefer a more intimate situation. I haven’t been able to be at the festival for the past few days so honestly, I didn’t know what to expect. I have to say, it’s a pleasant situation, mostly outdoors.

After two years of closures, Milan finally returns to host events. What effect does it have on you that you live there?


It is a period in which there are several festivals both in Milan and just outside, some of which I found myself playing in recent weeks. Going back where we were is nice because, no matter how much you like an artist or a line-up, it’s nice to be in a situation like this and to see people you know and don’t know. Festivals are always a crossover of diverse personalities.

I saw you use different instruments during your live show. What set-up did you prepare in this case?


Among other things, I used a tool, already used in the past during live shows, that looks like a Theremin but has a microphone inside so it works in contact. It should be used by rubbing the rods with a bow that imprints the sound, which then passes into a chain of effects. I used a different approach to programming and a couple more machines to work more on improvisation, which is what I’ve been focusing on for the last few months. Before I prepared a lot more all the live, a way of proceeding that I inherited in some way from my Dj sets that are very accurate and precise. I thought it was the right time to change also because I tend to get bored quite easily if not varied. I must say that as the first test of this new approach it went quite well.

Are you currently focusing more on live or production?

On both things. I have an LP that will be released on Ilian Tape towards the end of the year plus other releases in the months following the summer.

Will there be references to Tabula Rasa?

In a way, it recalls it, but on the other hand, perhaps it is less courageous and more settled. It is the result of work that emerged from the various live shows that I did last year and that I wanted to combine into an album. Inside there is a lot of electroacoustic music that, frankly, I wasn’t sure it would be suitable for Ilian Tape which is a label traditionally linked to clubbing. Instead, they liked it and the LP came out. Some tracks are more playable in a "dance" situation and others are more listening, or ambient or electroacoustic.

Are you also working on other projects not strictly musical?


Yes, I have been researching, through a residence, with Olimpia Fortuni, a dancer, choreographer, and a particular soul. She heard me play last year during a live in the Sibylline Mountains organized by Dancity and was very impressed by what, she said, resonated in her through my music. So we started to do some tests in a completely cognitive way in which I expressed myself with the sound and she did with the movement. Later, we started a residency that lasted almost a year during which we worked both on a practical level, with musical instruments and body, and theoretician, talking and reasoning on worlds that came out of our mutual disciplines. It is a work still in the primordial phase of which we will make restitution on July 12 to the former Paolo Pini Psychiatric Hospital in Milan within the festival "Da vicino nessuno è normale" organized by the cultural association Olinda.

You have had the opportunity to confront yourself with other realities outside of Italy. Do you find that here too there are possibilities related to the world of electronic music?


Honestly, one of the reasons I stayed in Milan and Italy is that I always found the opportunity to do things. There are spaces and people that make you happy from that point of view. Of course, it is necessary to look for it because the situation is not always there and often you have to create it. There are indeed some cities and some countries that have an eye for the world of culture to a greater extent than Italy - but that is not thrown away, indeed.

The arduous mission is to create education around the theme and have an "insistence" in the sense that good foundations are laid with time. This can mean fighting with the institutions, but also organizing an event with little turnout without necessarily making exorbitant numbers.

I mean, maybe it makes sense to create resistance and a community of aligned people. Of course, it all depends on the energy and the desire and, last but not least, the people you meet.