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IN FOCUS: Inner_Spaces | NEEL

Nell'arte sonora e nella musica ambientale, il suono e lo spazio sono strettamente legati. Non si tratta solo di come il suono si diffonde nell'ambiente, ma anche di come lo spazio influenzi il suono e viceversa. Quando artisti e musicisti creano opere sonore, spesso tengono conto di come lo spazio influenzerà l'ascolto e la percezione del loro lavoro. Allo stesso modo, il suono può trasformare lo spazio, rendendolo parte integrante dell'esperienza artistica.


In un contesto di sperimentazione artistica e ricerca sensoriale, l'evento prodotto da Inner_Spaces all'Auditorium San Fedele con il collettivo milanese Otolab e il rinomato produttore Neel, alias Giuseppe Tillieci, ha offerto un'esperienza multisensoriale senza precedenti. Da un lato, Otolab ha presentato OT-E, un'affascinante opera audiovisiva nata durante il lockdown del 2020, che ha esplorato la percezione attraverso illusioni ottiche e realtà virtuali immersive.


Nella seconda parte della serata, Neel si è distinto con un progetto quadrifonico di musica ambient commissionato da Inner_Spaces. Con sistemi modulari e strumenti analogici, Neel ha creato paesaggi sonori eterei ispirati alla natura e allo spazio cosmico. Il suo lavoro ha riflettuto un decennio di ricerca sul sound design legato ai pianeti del sistema solare, iniziata con l'album "Phobos" nel 2014, dedicato alla luna di Marte, e ripreso con un nuovo concept incentrato sul pianeta nano Plutone.


L'importanza del suono e dello spazio si è manifestata in queste performances, dove la combinazione di elementi sonori e l'interazione con l'ambiente circostante hanno trasformato l'esperienza dell'ascolto in un viaggio immersivo e suggestivo.


Abbiamo avuto il piacere di parlare insieme a Neel del rapporto tra il suo suono, lo spazio e l'esperienza con Inner_Spaces.


Editorial Project curato da Alice Suppa

Ph. Giovanni Benvenuto


Qual è stata la tua ispirazione principale per creare il progetto quadrifonico di musica ambient commissionato da Inner_Spaces?


La mia ispirazione per questo progetto è stata alimentata da un'idea che covavo da tempo, seppur in sospeso, poiché progetti di questo tipo richiedono un processo creativo diverso, più incentrato sulla riflessione e sul pensiero profondo. È necessario disporre di ampio tempo per lo studio e molta pazienza. Negli ultimi anni, tutto questo non è entrato in sintonia con la mia vita, il tempo è diventato un ostacolo principale. La costante disponibilità di tempo per lo studio non è più una realtà. Tuttavia, Inner_Spaces ha dato vita a tutto questo. Dopo la loro chiamata, ho compreso che era il momento giusto per trasformare il viaggio che avevo in mente in una nuova esperienza sonora.


La tua ricerca sul sound design legato ai pianeti del sistema solare ha avuto inizio nel 2014 con l'album "Phobos", dedicato alla luna di Marte. Come hai applicato questa esperienza pregressa nel tuo nuovo concept su Plutone?


Solitamente, il mio approccio a queste idee segue un modello comune: inizia con la mia passione per la fantascienza e la scienza, entrambe legate al fascino che un corpo celeste può suscitare in me. Questo processo ha inizio con uno studio approfondito, una lettura che scaturisce proprio dalla mia passione. Da queste letture emergono punti chiave sul corpo celeste in questione, insieme a concetti scientifici consolidati e teorie ben fondate. Questo non solo alimenta il mio interesse, ma stimola anche la mia immaginazione riguardo a come potrebbe essere un viaggio di esplorazione. Tutto ciò che assorbo riguardo al tema influenza il mio approccio al suono. Immagino mentalmente lo scenario che potrei vivere se fossi presente lì, e di conseguenza la mia ricerca nel sound design segue questa traccia. È un po' come comporre musica per un film: questi progetti nascono principalmente per soddisfare la mia curiosità personale, immergendomi in mondi nei quali mi piace perdermi e, in un certo senso, ritrovarmi.





Come hai tradotto all'interno del tuo live il concetto di viaggio verso Plutone, dal punto di vista tecnologico, sia in termini di sound design che di esecuzione live?


Questa è stata una grande sfida, devo ammettere. Se paragono questa esperienza a Phobos, un album che ha richiesto due anni di lavoro e tanto tempo a mia disposizione, è evidente che c'è una differenza sostanziale. Phobos non è nato come un album, ma come un mio progetto personale, un viaggio introspettivo che richiedeva pazienza e studio costante. Ho utilizzato tutto ciò che avevo a disposizione in studio e quando non era sufficiente, cercavo di ricrearlo. Phobos è fondamentalmente un album da studio, ma ho poi estratto una performance da esso. In contrasto, questo nuovo progetto è stato commissionato come una performance fin dall'inizio. È stata una grande sfida perché dovevo limitarmi all'attrezzatura e agli strumenti disponibili, mentre cercavo comunque di realizzare la mia visione artistica. Ho adottato un approccio estremamente minimalista nella scelta degli strumenti e delle fonti sonore, ma ciò mi ha permesso di creare tutto quello che avevo in mente. È stato un grande successo per quanto mi riguarda, sia come performance che come potenziale album in futuro, anche se lo considero ancora in fase beta. Personalmente, è stata un'esperienza gratificante, un confronto con me stesso e con l’andare oltre i propri limiti.



Si tratta di un lavoro commissionato da Inner_Spaces, quanto e come lo studio dello spazio dell'Auditorium ha influito nella creazione di questo set?


In realtà, lo spazio non era un fattore determinante in questo caso specifico, dato che non lo conoscevo. Tuttavia, ero consapevole della possibilità di creare una performance quadrifonica o persino multi-canale. Quindi, tutto si basava sulla mia visione dell'esecuzione dal vivo. Ho permesso alla mia immaginazione di guidarmi su come lo spazio potesse rispondere alla mia creazione. È importante sottolineare che lo spazio ha un'influenza significativa. Una volta arrivato a San Fedele e lavorato nel pomeriggio con Massimo, un tecnico esperto, abbiamo ottimizzato alcuni passaggi, modificando o regolando al meglio alcuni suoni per ricreare dal vivo esattamente ciò che avevo immaginato e far interagire al meglio gli elementi. Considerare lo spazio come uno strumento aggiuntivo è fondamentale; far convergere i miei suoni con l'acustica dell'auditorium è stato un passaggio cruciale, specialmente perché la performance era eseguita a volumi moderati per enfatizzare i vari momenti dinamici. Alla fine, lo spazio riveste un'importanza fondamentale e diventa un'altra risorsa con cui giocare creativamente.


Qual è, secondo te, l'importanza di integrare progetti come questo, che esplorano il suono e lo spazio, in contesti culturali e spazi dedicati all'arte?


Ritengo che sia essenziale: gli spazi culturali hanno il ruolo cruciale di far convergere le diverse forme d'arte. Sono fermamente convinto di ciò e spero che in futuro vi sia un incremento delle possibilità e degli spazi aperti, non solo destinati alle performance, ma soprattutto alla creazione.


ENG VERSION


In sound art and ambient music, sound and space are closely related. It is not only about how sound diffuses into the environment but also how space affects sound and vice versa. When artists and musicians create sound works, they often consider how space will affect the listening and perception of their work. Similarly, sound can transform space, making it an integral part of the artistic experience. 


In the context of artistic experimentation and sensory research, the event produced by Inner_Spaces at Auditorium San Fedele with Milan-based collective Otolab and renowned producer Neel, aka Giuseppe Tillieci, offered an unprecedented multisensory experience. On the one hand, Otolab presented OT-E, a fascinating audiovisual work created during the 2020 lockdown that explored perception through optical illusions and immersive virtual realities. 


In the second half of the evening, Neel distinguished himself with a quadraphonic ambient music project commissioned by Inner_Spaces. Neel created ethereal soundscapes inspired by nature and cosmic space using modular systems and analog instruments. His work reflected a decade of sound design research related to the planets of the solar system, which began with the album “Phobos” in 2014, dedicated to the moon of Mars. It resumed with a new concept focused on the dwarf planet Pluto. 

The importance of sound and space was manifested in these performances, where the combination of sound elements and interaction with the surroundings transformed the listening experience into an immersive and evocative journey.


We had the pleasure of sharing this project with Neel:


What was your main inspiration for creating the quadraphonic ambient music project commissioned by Inner_Spaces?


My inspiration for this project was fueled by an idea I had been hatching for some time, albeit on hold, as projects of this kind require a different creative process, more focused on reflection and deep thinking. Ample study time and a great deal of patience are required. In recent years, this has not fit into my life; time has become a major obstacle. The constant availability of time for study is no longer a reality. However, Inner_Spaces brought this to life. After their call, I realized it was the right time to turn the journey I had in mind into a new sound experience.   


Your research on sound design related to the planets of the solar system began in 2014 with the album "Phobos," dedicated to the moon of Mars. How did you apply this prior experience to your new concept on Pluto?


Usually, my approach to these ideas follows a familiar pattern: it starts with my passion for science fiction and science, both related to the fascination that a celestial body can arouse in me. This process begins with in-depth study, a reading that stems precisely from my passion. Key points about the heavenly body emerge from these readings, along with established scientific concepts and well-founded theories. This fuels my interest and stimulates my imagination about what an exploration trip might look like. Everything I absorb about the topic influences my approach to sound. I mentally imagine the scenario I might experience if I were present there, and consequently, my research in sound design follows this track. It's like composing music for a film: these projects arise mainly to satisfy my curiosity, immersing me in worlds in which I like to get lost and, in a way, find myself.   


How did you translate the concept of the journey to Pluto into your live show from a technological standpoint, both in terms of sound design and live performance?


This was a great challenge. If I compare this experience to Phobos, an album that took two years of work and a lot of time at my disposal, it is clear that there is a substantial difference. Phobos did not start as an album but as my project, an introspective journey requiring patience and constant study. I used everything I had available in the studio, and when it was not enough, I would try to recreate it. Phobos is a studio album, but I extracted a performance from it.


In contrast, this new project was commissioned as a performance from the beginning. It was a great challenge because I had to limit myself to the available equipment and instruments while trying to realize my artistic vision. I took an extremely minimalist approach in choosing instruments and sound sources, which allowed me to create everything I had in mind. It was a great success as far as I am concerned, both as a performance and as a potential album in the future, although I still consider it to be in the beta stage. It was a rewarding experience, a confrontation with myself and with going beyond my limits.


This is a commissioned work by Inner_Spaces; how much and how did the study of the Auditorium space influence the creation of this set?


Space was not a determining factor in this case, as I was unfamiliar with it. However, I was aware of the possibility of creating a four-channel or even multi-channel performance. So, everything was based on my vision of live performance. I allowed my imagination to guide me on how the space could respond to my creation. Notably, the space has a significant influence. Once I arrived at San Fedele and worked through the afternoon with Massimo, an experienced technician, we optimized some steps, tweaking or adjusting some sounds as best we could to recreate exactly what I had imagined and make the elements interact as best as possible. Considering the space as an additional tool is crucial; converging my sounds with the auditorium acoustics was essential, mainly since the performance was performed at moderate volumes to emphasize the various dynamic moments. Ultimately, space is paramount and becomes another resource to play with creatively.   


What do you think is essential to integrating projects like this, which explore sound and space, into cultural contexts and spaces dedicated to art?


Cultural spaces must play a crucial role in bringing together different art forms. I firmly believe this, and I hope there will be an increase in possibilities and open spaces, not only for performance but especially for creation.

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