In focus: Electropark Festival | LUWEI

Dalla città di Chengdu in Cina a Milano. Luwei è un caleidoscopio di esperienze personali, percezioni e stimoli che trovano spazio nei suoi Dj set. Ricercatrice musicale appassionnata, conduce anche uno show a cadenza mensile su Radio Raheem di Milano, dove guida alla scoperta di sonorità territoriali orientali. Pur essendo ai relativi inizi della sua carriera, Luwei ha già avuto modo di farsi notare per il suo suggestivo blend musicale e, nell'ultima edizione di Electropark Festival, ha diviso lo stage con artisti di calibro internazionale. In questa intervista ci ha raccontato com'è stato esibirsi davanti al pubblico del festival genovese per poi entrare nel dettaglio della sua storia personale e della sua ricerca musicale fino ad aprire uno sguardo sui suoi progetti futuri.




Ciao Luwei, a Electropark hai avuto il compito di aprire le danze il secondo giorno, nella splendida cornice di Villa del Principe. Quali sono le tue impressioni a caldo dopo il tuo dj set, ti sei divertita?


Moltissimo! È la seconda volta che vengo a Electropark: la prima avevo suonato nella rassegna Fish&Djs al Mercato dei Pescatori. Già lì avevo trovato una situazione molto carina, con il pubblico molto aperto nei confronti della musica che avevo suonato. Da allora siamo rimasti in buoni rapporti con lo staff di Electropark e sono molto contenta di avere suonato anche quest’anno in un contesto ancora più bello, con una line up ricercata e un’organizzazione ottima. Mi sono anche trovata molto bene a suonare con l’impianto della Funktion-One su cui avevo suonato solo poche volte. Per via del caldo non c’era così tanta gente, ma ho fatto quello che avevo pensato a livello musicale e mi sono divertita. Tra l’altro sono molta contenta di aver condiviso quest’esperienza con altri artisti internazionali come Darwin, Or:la e Ben UFO.

È un bene che ci siano delle realtà come Electropark perché, al di fuori di Milano dove la gente è più aperta e accoglie di più certe scene musicali, non è facile trovarne. Ci vogliono persone che organizzino questo tipo di eventi per portare queste musica a più persone.


Ascoltando il tuo set, ho potuto cogliere tantissime variazioni a livello di suoni e ritmiche. Quando prepari un Dj set sai già che cosa andrai a suonare o ti basi sulla situazione che hai di fronte?


Di solito preparo la scaletta prima, in base alla situazione in cui suonerò. Ho sempre diverse playlist, magari con musica che ho già suonato in precedenza, perché alla fine non sai mai che situazione e che persone ti troverai davanti. Per Electropark avevo preparato un set che iniziasse abbastanza lento, non subito con tracce da dancefloor. Dovendo suonare in un orario pomeridiano, in open-air, mi piaceva l’idea di spaziare nel tempo a disposizione.

Di solito, quando mi esibisco in peak time, preparo qualcosa più adatto al dancefloor perché immagino che il pubblico si aspetti quello. Invece in una situazione come quella a Villa del Principe mi sento molto più libera di giocare con tanti generi musicali. È bello perché posso costruire il mio viaggio e mettere le musiche che mi piacciono


Nella ricerca musicale che fai come Dj, ti piace attingere anche da elementi della tua cultura di provenienza?


Certamente. È una cosa che ho sempre fatto e che faccio volontariamente. Mi piace inserire nei miei Dj set degli elementi orientali, non necessariamente cinesi. Ho uno show su Radio Raheem di Milano per cui faccio costantemente ricerca. È una ricerca musicale territoriale e, più o meno ogni puntata, è dedicata a una zona, un paese o una città che di per sé non sono famose per l’aspetto musicale. È un modo di scoprire sia della musica più tradizionale che la scena contemporanea, elettronica e underground. Tutte le volte è una scoperta meravigliosa per me. Non è qualcosa di disconnesso dalle mie performance, anzi. Quando posso cerco sempre di inserire anche questi elementi. Io sono cinese e per me la cultura cinese ha un’impronta importante nella mia carriera musicale. Mi piace l’idea di far conoscere a più persone la musica che viene da quelle aree.


PH Credit: Silvia Aresca


Da quello che mi dici, segui attivamente la scena underground cinese. Che effetti ha avuto la pandemia su quel settore?


All’inizio della pandemia mi ricordo che, mentre qui in Italia c’erano pesanti restrizioni per i locali e gli eventi dal vivo, in Cina alcune città erano in lockdown, ma gli eventi si facevano e i locali erano tendenzialmente aperti. Recentemente sento che ci sono dei posti in difficoltà. In Cina si stanno mettendo in atto dei lockdown molto duri e alcuni locali hanno avuto diversi problemi, arrivando a cancellare degli eventi. Inoltre agli artisti stranieri, che prima suonavano molto lì in quanto la Cina è un mercato in forte ascesa per la musica elettronica, adesso non è più permesso andare. In un certo senso, questa è stata una bella occasione per tantissimi Dj cinesi di farsi conoscere e suonare in giro. È un momento di cambiamento e non so come andrà in futuro. Spero che questa situazione passi presto perché in questi anni la scena dei club in Cina ha avuto un bello sviluppo coinvolgendo un pubblico di giovani e sarebbe un peccato se si fermasse.


Come hai vissuto il passaggio dalla Cina all’Italia?


Mi sono trasferita in Italia da quasi 11 anni, quindi ormai mi sono abituata a vivere qui. Una parte di me è cresciuta qui, perché ho vissuto 20 anni in Cina e 10 in Italia. Mi sono avvicinata alla musica nella mia città, Chengdu, perché ho tanti amici che hanno club, sono promoter o lavorano nell’industria musicale. Sotto la loro influenza ho pensato che avrei potuto provare anch’io a suonare. A Milano sono sempre stata a feste e concerti e ne conosco abbastanza bene la scena. All’inizio, suonare come Dj è stato un modo per vedere dove potevo arrivare, un allenamento. Personalmente non ho avvertito così tanto la differenza culturale fra i due paesi, è stata una cosa abbastanza naturale.




Oltre al djing, sei interessata anche all’ambito della produzione? Ti piacerebbe produrre la tua musica?


Assolutamente sì, vorrei entrare anche nella produzione. Mi piacerebbe esprimere me stessa tramite musica e portare tutti gli elementi che trovo facendo ricerca. Sarebbe un bel modo per fondere la componente orientale nella mia musica


Ci sono dei locali o dei festival per cui nutri una particolare ammirazione e in cui ti piacerebbe suonare prima o poi?


Tanti! Puntando in alto, mi piacerebbe sicuramente suonare un giorno al Berghain, che è come un tempio per il mondo del clubbing. Non facendo propriamente techno, preferirei suonare al Panorama Bar dove la situazione è più aperta a diversi generi musicali.

Finora non ho suonato in molti festival, ma ce ne sono tantissimi in cui mi piacerebbe farlo. Ad esempio Terraforma, dove sono stata diverse volte e di cui apprezzo molto l’organizzazione e il gusto musicale. Sto provando a organizzare degli eventi per settembre e ottobre. Sono in contatto con dei Dj e dei musicisti che ho seguito e con cui mi piacerebbe fare qualcosa. Sto anche provando a organizzare un mini tour fuori dall’Italia: vorrei suonare in giro sia in dei locali che nelle diverse radio europee.


t-mag è media partner di Electropark


ENGLISH VERSION


From the city of Chengdu in China to Milan. Luwei is a kaleidoscope of personal experiences, perceptions and stimuli that find space in his DJ sets. A passionate music researcher, she also leads a monthly show on Radio Raheem in Milan, where she discovers oriental territorial sounds. Despite being at the beginning of his career, Luwei has already got to be noticed for his evocative musical blend and, in the last edition of Electropark Festival, she divided the stage with internationally renowned artists. In this interview she told us what it was like to perform in front of the audience of the Genoese festival. Then she went into detail of her personal story and her musical research to open a look at her future projects.


Hello Luwei, in Electropark you had the task of opening the dances on the second day, in the beautiful setting of Villa del Principe. What are your hot impressions after your Dj set, did you have fun?


Very much! It’s the second time I come to Electropark: the first I played in the Fish&Djs show at the Mercato dei Pescatori. Already there I had found a very nice situation, with the audience very open to the music I had played. Since then we have been on good terms with the staff of Electropark and I am very happy to have played again this year in an even more beautiful context, with a refined line-up and an excellent organization. I also enjoyed playing with the Funktion-One system that I had only played on a few times. Because of the heat, there were not so many people, but I did what I had thought musically and I enjoyed it. Among other things, I am very happy to have shared this experience with other international artists such as Darwin, Or:la, and Ben UFO. It is a good thing that there are realities like Electropark because, outside of Milan where people are more open and welcome certain musical scenes, it is not easy to find them. It takes people to organize these kinds of events to bring this music to more people.


Listening to your set, I could hear a lot of variations in terms of sounds and rhythms. When you prepare a DJ set do you already know what you’re going to play or do you base yourself on the situation you’re facing?


I usually do the set-up first, depending on the situation in which I’m playing. I always have several playlists, maybe with music that I’ve played before, because, in the end, you never know what situation and what people you will be in front of. For Electropark, I had prepared a set that started quite slow, not immediately with dancefloor tracks. Having to play on an open-air afternoon schedule, I liked the idea of space in the time available.

Usually, when I perform in peak time, I prepare something more suitable for the dancefloor because I imagine that’s what the audience expects. But in a situation like that at Villa del Principe I feel much more free to play with many musical genres. It’s nice because I can build my own journey and put on the music I like.


In the musical research you do as a DJ, do you also like to draw from elements of your culture of origin?


Of course. It’s something I’ve always done, and I do voluntarily. I like to include in my Dj sets oriental elements, not necessarily Chinese. I have a show on Radio Raheem in Milan for which I constantly do research. It is a territorial musical research and, more or less every episode, is dedicated to an area, a country or a city that in itself are not famous for the musical aspect. It is a way of discovering both traditional music and the contemporary, electronic and underground scene. Every time it’s a wonderful discovery for me. It’s not something disconnected from my performance, quite the contrary. When I can, I always try to insert these elements as well. I am Chinese, and for me Chinese culture has an important imprint in my musical career. I like the idea of getting more people to know the music that comes from those areas.


From what you tell me, you actively follow the Chinese underground scene. What effect did the pandemic have on that sector?


At the beginning of the pandemic I remember that, while here in Italy there were heavy restrictions for locals and live events, in China some cities were in lockdown, but events were happening, and clubs tended to be open. Recently I feel that there are places in difficulty. In China very hard lockdowns are being put in place, and some clubs have had several problems, going so far as to cancel some events. Also, foreign artists, who used to play a lot there because China is a booming market for electronic music, are no longer allowed to go. In a way, this was a great opportunity for many Chinese DJs to get known and play around. It’s a time of change, and I don’t know what is going to happen in the future. I hope that this situation will end soon because, in these years the scene of the clubs in China has had a good development involving an audience of young people. It would be a shame if it stopped.


How did you experience the transition from China to Italy?


I’ve moved to Italy for almost 11 years, so I’ve gotten used to living here. A part of me grew up here, because I lived 20 years in China and 10 in Italy. I approached music in my city, Chengdu, because I have many friends who have clubs, are promoters or work in the music industry. Under their influence, I thought I might try to play too. In Milan, I have always been to parties and concerts, and I know the scene quite well. At first, playing as a DJ was a way to see where I could go, a training. Personally I have not felt so much the cultural difference between the two countries. It was quite a natural thing.


In addition to djing, are you also interested in the production? Would you like to produce your own music?


Absolutely yes, I’d like to get into production too. I would like to express myself through music and bring all the elements I find by doing research. It would be a nice way to blend the oriental component into my music


Are there any clubs or festivals that you have a particular admiration for and would like to play at some point?


Many! Aiming high, I would definitely play one day at Berghain, which is like a temple to the world of clubbing. Not doing techno properly, I would prefer to play at the Panorama Bar, where the situation is more open to different musical genres.

I haven’t played in many festivals so far, but there are plenty of festivals where I would like to play. For example Terraforma, where I have been several times and of which I really appreciate the organization and musical taste. I’m trying to organize events for September and October. I am in touch with some DJs and musicians I have followed and with whom I would like to do something. I am also trying to organize a mini tour outside of Italy: I would like to play around both in the clubs and in the different European radios.