In Focus: C2C Festival | KODE9

Updated: Nov 24

04 Novembre 2022.


Kode9 suona sullo Stone Island Sound Stage - palco dedicato al progetto curatoriale Stone Island Sound, nato a supporto della produzione artistica contemporanea indipendente - al LINGOTTO Fiere di Torino per il ventesimo anniversario di C2C Festival.


Abbiamo trascorso un pomeriggio con lui sui tetti della Pinacoteca Agnelli, scendendo vorticosamente lungo l'immensa scalinata de La Pista 500.


Musica e architettura si fondono e si confondono in questi scatti di Letizia Cigliutti.




Quando nel 2004 nasce Hyperdub, Kode9 aveva da poco rilasciato un EP per la londinese Tempa Records, specializzata in garage & dubstep e fondata da Neil Jolliffe. In quel disco, c'era un sample tratto da “Babylon”, un film seminale incentrato sulla cultura dei sound system in Inghilterra all'inizio degli anni ’80.

Ed è proprio da quegli anni che vogliamo far partire la nostra storia: dai sound system, dalle radio pirata, da jungle e drum’n'bass, dall'ombra del garage britannico e dai rave. E' qui che Kode9, all’anagrafe Steve Goodman trova il suo spazio e fotografa, imprimendolo su disco, l’affresco sonoro di un movimento diventato poi identificativo di un territorio e ponendo le basi per quello che ancora oggi identifichiamo e riconosciamo come “UK SOUND”.

Insieme al suo collaboratore, l'MC/poeta Spaceape, Kode9 battezzò HYP001 con una versione dub senza beat di "Sign O' the Times" di Prince, che venne rinominata "Sine of the Dub”. Perché sì: Kode9 ci racconta che Hyperdub nasce come una “strana etichetta dub”, ma - dischi alla mano - i fatti raccontano che si è costantemente evoluta, trasformandosi liberamente in numerose direzioni: dal 2-step e l’ambient firmato Burial, a grime e a jersey club in pieno stile Ikonika, alla bass music di Jessy Lanza, alla connessione Chicago-Londra-Teklife-Hyperdub (REST IN PEACE DJ RASHAD). E ancora a tutti i modi in cui grime, dubstep e juke, downtempo e garage sono stati declinati, stravolti, rielaborati e riportati in vita sotto nuove forme.


Ma se abbiamo potuto godere delle diramazioni capillari virate in mille direzioni che il dubstep ha vissuto, vincendo di fatto la medaglia di “primo autentico verbo musicale appartenente al nuovo millennio”, sicuramente questo lo dobbiamo alla narrazione che Steve Goodman è riuscito a dargli, sposando il valore dell’importanza di essere-rimanere militanti nelle proprie convinzioni musicali per resistere ai cicli di hype dell’industria. Goodman in questo, è stato da sempre una spanna sopra molti, essendo perfettamente in grado non solo di selezionare e di dare “il giusto taglio” ma di saperlo comunicare chiaramente (per chi sa ascoltare, si intende).


Abbiamo incontrato Kode9 in occasione di Club To Club 2022 - una delle nostre eccellenze italiane - per parlare del suo percorso artistico e professionale (…lo sapevate che è stato un PhD student all’University of Warwick, dove si è poi unito al collettivo Cybernetic Culture Research e che ha scritto anche un libro? Se siete curiosi, lo trovate qui) e della storia di un'etichetta diventata centro di aggregazione per scene e suoni diversi, ma soprattutto casa per artisti che probabilmente, si sarebbero sentiti stretti da qualsiasi altra parte e ascoltatori che da nessun altra parte, si sentivano capiti.


Astro-Darien è la seconda uscita in vinile della sublabel Flatlines di Hyperdub. Si tratta di una fiction sonora di 26 minuti sulla disintegrazione della Gran Bretagna narrata da voci scozzesi sintetiche e inquadrata come un videogioco omonimo. Come si è evoluto il progetto? Sappiamo che inizialmente era stato concepito come un'installazione a/v a tre schermi sulla pista da ballo dei Corsica Studios...


Inizialmente avrei dovuto presentare Astro-Darien come audio essay a Parigi nel marzo 2020 presso l'INA-GRM sull'acousmonium, un sistema sonoro a 50 altoparlanti costruito dal compositore di musique concrete François Bayle nel 1974. La pandemia ha rimandato il tutto, dandomi il tempo di approfondire il processo di ricerca. Nell'ottobre 2020 ho fatto un viaggio sulla costa settentrionale della Scozia per visitare il sito proposto per uno spazioporto attorno al quale ruota la finzione di Astro-Darien dove sono seguite poi le riprese. Nel giugno del 2021, ho messo insieme suono e video per un'installazione audiovisiva sul dancefloor dei Corsica Studios, nel periodo in cui era aperto solo come galleria, prima che i club riaprissero. Nell'ottobre 2021, l'opera audio raggiunge finalmente Parigi. Nell'estate del 2022, una versione strumentale e più ritmica dell'audio è stata pubblicata come album, Escapology su Hyperdub. La scorsa settimana, Astro-Darien è stato finalmente pubblicato come saggio audio di 26 minuti sulla sublabel Flatlines di Hyperdub, che ho creato nel 2019 per le pubblicazioni di musica parlata.

Sappiamo che ha trascorso i primi anni di Hyperdub dividendo il tuo tempo tra la pubblicazione di dischi, le lezioni all'Università di East London e la scrittura di libri sulla guerra del suono. Sappiamo anche che Hyperdub è nato da una webzine con lo stesso nome. Un background davvero interessante, ci piacerebbe saperne di più...


Da quando ho studiato al Ccru negli anni Novanta, ci sono sempre stati un lato teorico e uno musicale nella mia pratica, e ho continuato a lavorare su questi due binari, occasionalmente unendoli, come nel web magazine Hyperdub (che ha coinciso con l'esplosione dei blog musicali dei primi anni Duemila) e in progetti come il mio ultimo album Nothing, del 2015, e i miei progetti attuali, Astro-Darien / Escapology.


Quanto influisce sulla tua musica il fatto di vivere in Inghilterra? L'Inghilterra non solo è sempre stata la culla di alcune delle più incredibili sperimentazioni sonore, ma ancora oggi è sinonimo di un certo suono indistinguibile, di cui tu e Hyperdub siete certamente custodi e rappresentanti.


Sono cresciuto e ho iniziato a fare il DJ in Scozia, ma Londra, dove attualmente vivo, è sempre stata una grande calamita musicale per me ed è stata la musica delle radio pirata londinesi a portarmi qui.

Negli anni 2000, Hyperdub è stata caratterizzata dal dubstep, ma il footwork ha probabilmente definito ancora di più l'etichetta nei primi anni del decennio successivo. Puoi condividere con noi qualche approfondimento su questo legame tra Londra e Chicago?


Prima che Hyperdub nascesse come una sorta di strana etichetta dubstep nel 2004, ero molto interessato alla jungle e alla uk garage. Intorno al 2009, stavo perdendo interesse per la scena dubstep e le mie orecchie si stavano aprendo ad altre musiche, come tendono a fare ogni paio d'anni. La velocità del footwork e del juke di Chicago, i suoi ritmi e il modo in cui elaborava i campioni, che ho ascoltato per la prima volta intorno al 2010, mi hanno dato alcune delle intense sensazioni che avevo provato nei primi anni '90 con la jungle. Ho incontrato DJ Rashad intorno al 2012, siamo finiti in tour insieme e lui ha fatto delle uscite straordinarie su Hyperdub. Abbiamo organizzato eventi che riunivano artisti Hyperdub e artisti del suo collettivo Teklife di Chicago, e quando è morto tragicamente nel 2014, quella musica è rimasta speciale per me.


Il tuo rapporto con il C2C Festival è un legame iniziato molti anni fa. Dal progetto School of Club To Club al mixtape esclusivo della label del festival, fino alla Hyperdub Night del 2012. Qual è il collante che la lega così strettamente a C2C?


Apprezzo il sostegno che il C2C festival ha dato alla mia musica e alla mia etichetta e l'evoluzione di entrambe nel corso degli anni. Ho suonato in molti locali diversi di Torino ed è sempre stata una sfida interessante. Condivido con C2C l'interesse per i punti di convergenza tra pop e musica sperimentale, ciò che il mio compianto amico, lo scrittore Mark Fisher, era solito definire "modernismo popolare".


Siamo stati insieme alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, un museo d'arte privato di Torino progettato da Renzo Piano in cima all'ex complesso industriale del Lingotto. Un luogo dal forte impatto architettonico. Musica e architettura condividono alcuni elementi: il tempo, il movimento e, in qualche misura, l'udito.

Hai mai immaginato quale sarebbe lo spazio architettonico ideale in cui suonare la tua musica?


Spesso c'è un conflitto tra gli spazi architettonici, il loro aspetto e le esigenze della musica. Gli spazi progettati per essere belli hanno spesso un'acustica difficile o trascurata. Penso che l'ambiente perfetto per la mia musica avrebbe pareti morbide e assorbenti e nessun riverbero. Quando ho visto per la prima volta il piccolo edificio di vetro in cima al Lingotto, ho sognato che sarebbe stato uno studio fantastico, anche se acusticamente probabilmente disastroso. Ma la vista a 360 gradi sarebbe stata di grande ispirazione.


Personalmente, trovi delle analogie tra musica e architettura? È qualcosa che normalmente ti ispira? Da cosa trai maggiore ispirazione per la tua musica?


Anche se non sono mai stato sicuro dell'origine di questa frase (Goethe? Leibniz?), mi è sempre piaciuta la citazione "L'architettura è musica congelata", che sintetizza perfettamente il mio pensiero. Si può abitare la musica, vivere letteralmente al suo interno, e un edificio può avere ritmo e melodia. E' come un fermo immagine, o un'istantanea di queste forme temporali.



ENG VERSION

Kode9 plays on the Stone Island Sound Stage - a stage dedicated to the Stone Island Sound curatorial project, created to support contemporary independent artistic production - at LINGOTTO Fiere in Turin for the 20th anniversary of C2C Festival.


We spent an afternoon with him on the rooftops of Pinacoteca Agnelli, swirling down the immense staircase of La Pista 500.


When Hyperdub was born in 2004, Kode9 had recently released an EP for London-based Tempa Records, specializing in garage & dubstep and founded by Neil Jolliffe. On that record, there was a sample from "Babylon," a seminal film focusing on sound system culture in England in the early 1980s.

And it is from those years that we want to start our story: from sound systems, pirate radio, jungle and drum'n'bass, the shadow of British garage and raves. It is here that Kode9, full name Steve Goodman finds his space and captures, imprinting it on record, the sonic portrait of a movement that later became the identification of a territory and laying the foundations for what we still identify and recognize today as "UK SOUND."

Together with his collaborator, MC/poet Spaceape, Kode9 christened HYP001 with a beatless dub version of Prince's "Sign O' the Times," which came to be renamed "Sine of the Dub." So why: Kode9 tells us that Hyperdub began as a "strange dub label," but - records in hand - the facts tell that it has steadily evolved, freely morphing in numerous directions: from Burial's signature 2-step and ambient, to grime and jersey club in full Ikonika style, to Jessy Lanza's bass music, to the Chicago-London-Teklife-Hyperdub connection (REST IN PEACE DJ RASHAD). And again to all the ways in which grime, dubstep and juke, downtempo and garage have been declined, twisted, reworked and brought back to life in new forms.


But if we have been able to enjoy the capillary branches veering in a thousand directions that dubstep has experienced, effectively winning the medal of "the first authentic musical verb belonging to the new millennium," surely we owe this to the narrative that Steve Goodman has managed to give it, espousing the value of the importance of being-remaining militant in one's musical convictions in order to withstand the hype cycles of the industry. Goodman in this, has always been a cut above many, being perfectly capable not only of selecting and giving "the right cut" but of being able to communicate it clearly (for those who know how to listen, that is).


We caught up with Kode9 at Club To Club 2022 - one of our Italian excellencies - to talk about his artistic and professional journey (...did you know that he was a PhD student at the University of Warwick, where he later joined the Cybernetic Culture Research collective and also wrote a book? If you're curious, you can find it here) and the history of a label that became a hub for different scenes and sounds, but most importantly a home for artists who probably, would have felt cramped anywhere else and listeners who nowhere else, felt understood.


Astro-Darien is the second vinyl release from Hyperdub's Flatlines sub-label. It is a 26-minute sound fiction about the disintegration of Britain narrated by synthetic Scottish voices and framed as an eponymous video game. How did the project evolve? We know it was initially designed as a 3-screen a/v installation on the dance floor of Corsica Studios...


I originally was supposed to present Astro-Darien as an audio essay in Paris in March 2020 at INA-GRM on the acousmonium, a 50-speaker sound system built by musique concrete composer François Bayle in 1974. This got postponed by the pandemic which gave me time to go much deeper into the research process, and in October 2020 I made a road-trip to the North coast of Scotland to visit the proposed site of a spaceport around which the fiction of Astro-Darien revolves to do some filming. In June 2021, I pulled all the sound and video together for an audiovisual installation on the dancefloor of Corsica Studios, while it was only allowed to open as a gallery, before clubs properly reopened again. In October 2021, the audio piece finally reached Paris. In the summer of 2022, an instrumental and more rhythmic version of the audio was released as the album, Escapology on Hyperdub. Last week, Astro-Darien was finally released as a 26 minute audio essay on Hyperdub's sub label Flatlines which I set up in 2019 for spoken word releases.

We know you spent your early Hyperdub years dividing your time between releasing records, lecturing at the University of East London and writing books on sound warfare. We also know that Hyperdub emerged from a webzine of the same name. A really interesting background, we'd love to know more about it...

Since I studied at the Ccru in the 1990s, there has been a theoretical and a musical side to my practice, and I've continued to work along these two tracks, occasionally bringing them together, such as in the Hyperdub web magazine (which coincided with the music blog explosion of the early 2000s) and in projects such as my last album Nothing, in 2015 and my current projects, Astro-Darien / Escapology.

How much does living in England influence your music? England has not only always been the cradle for some of the most incredible sonic experimentation, but even today it is still synonymous with a certain, indistinguishable sound, of which you and Hyperdub are certainly guardians and a representatives.


Well I grew up in, and started DJing in Scotland, but London, where I currently live, was always a big musical magnet to me and it was the music of London pirate radio that brought me here.

In the 2000s, Hyperdub was characterised by dubstep, but footwork probably defined the label more in the early years of the following decade. Can you share with us some insight on this London-Chicago connection?


Before Hyperdub started life as a kind of weird dubstep label in 2004, I was really interested in jungle and uk garage. Around 2009, I was loosing interest in the dubstep scene and my ears were opening to other music, as they tend to do every few years. The speed of footwork and juke from Chicago, its rhythms and the way it processed samples, which I first heard around 2010 gave me some of the intense feeling I had in the early 90s from jungle. I met DJ Rashad around 2012 and we ended up touring together and he did some amazing releases on Hyperdub. We held events bringing together Hyperdub artists and artists from his Chicago collective Teklife, and when he tragically died in 2014, that music stayed special to me.

Your relationship with C2C Festival is a bond that began many years ago. From the School of Club To Club project to the festival's exclusive label mixtape to Hyperdub Night in 2012. What is the glue that binds you so closely to C2C?


I appreciate how supportive C2C festival have been with my music and label and how both of these have evolved over the years. I've played so many different venues around Torino and its always been an interesting challenge. I share with C2C an interest on where pop and experimental music converge, what my late friend, the writer Mark Fisher used to term 'popular modernism'.


We were together at the Pinacoteca Giovanni and Marella Agnelli, a private art museum in Turin designed by Renzo Piano atop the former Lingotto industrial complex. A place with a strong architectural impact. Music and architecture share certain elements: time, movement and to some extent hearing.

Have you ever imagined what would be the ideal architectural space in which to play your music?


There is often a conflict between architectural spaces, their appearance and the requirements of playing music. Spaces that are designed to look good often have difficult or neglected acoustics. I think the perfect environment for my music would have soft, absorbent walls and no reverb. But also when i first saw the little glass building on top of Lingotto, I dreamt it would be an amazing studio although acoustically probably disastrous. But the 360 degree view would be very inspiring.

Personally, do you find similarities between music and architecture? Is it something that usually inspires you? What do you draw most inspiration from?


Although I'm never sure where this phrase originated from (Goethe? Leibniz?), I always liked the quote "Architecture is frozen music" - i mean it that sums it up perfectly. You can inhabit music, literally live inside it, and a building can have rhythm and melody, and is like freeze frame, or a snap shot of these temporal forms.