IN FOCUS: 10 Years of Travelling, Kuboraum’s 10th Anniversary Venezia | ECKO BAZZ & STILL

Updated: May 18

Qualche settimana fa siamo stati a Venezia in occasione dell’evento del decimo anniversario di Kuboraum co-curato da Terraforma ed in collaborazione con Combo, dove abbiamo avuto l’occasione di intervistare Ecko Bazz e Still, artisti il cui lavoro e attitudine ci affascina molto.


La collaborazione tra STILL (Simone Trabucchi) ed Ecko Bazz inizia nel 2018 in Uganda durante una residenza di due mesi di Simone presso l'etichetta Nyege Nyege e la villa del collettivo, in collaborazione con la loro sub-label Hakuna Kulala. Simone ha aperto le porte del suo temporary studio dove è iniziata una splendida collaborazione multiculturale che ha dato vita a “KIKOMMANDO”, album rilasciato da PAN Records. All’interno dell’album, la voce grimey e il ritmo di Ecko Bazz guidano il singolo “Ntabala (Rolex Riddim)” raccontando un momento particolare di auto-riflessione.


Voglio iniziare chiedendovi cosa vi ha colpito di più l'uno dell'altro?


Still: Ecko è un grande lavoratore, la precisione delle sue metriche e l'energia del suo flusso sono davvero impressionanti a mio parere. Anche se non parlo il luganda, amo i testi e l'attitudine. Ricordo quando scrisse “Ntabala” e passammo notti interminabili a lavorare sui testi e mi spiegò ogni singola frase. È profetico senza essere patetico, si preoccupa realmente di creare qualcosa che eleva l'ascoltatore e penso che sia uno scopo molto nobile, non molto comune in questi giorni.


Ecko: Siamo come fratelli ora, lui ha sempre capito la mia energia. Penso che questa sia la cosa più importante: ci capiamo davvero.


Una persona mi ha detto: "I problemi esistono sempre: devi capire se ci sono più cose che ti rendono felice o più cose che ti rendono triste". Allo stesso modo, c'è sempre qualcosa che ci tiene legati a un luogo anche se viviamo in una situazione difficile, come in Uganda. Cosa ti spinge a rimanere lì, Ecko?


Ecko: Una delle cose che mi fanno amare davvero l'Uganda è che sono nato lì, questa è la mia casa, quindi questa è la prima ragione per cui amo l'Uganda. Inoltre, a confronto di tutti i posti dove sono stato... Abbiamo un bel clima (ride), e anche il fatto che entro in connessione con la mia gente. L'Uganda è la mia prima casa, dove sono nato... tutto qui.




Quando hai lavorato con Simone hai detto: "Stavo cercando di ascoltare la voce dentro di me e volevo raggiungere un livello più alto di comprensione delle cose, della vita", Ci sei riuscito?


Ecko: Credo di sì. Sto vivendo i miei sogni senza lamentele, senza rimpianti, senza problemi, senza nemici.


Come può la musica essere il mezzo giusto per comunicare messaggi politici e sociali? Come fai in “Mmaso”, parlando di violenza, religione, abuso di droga e povertà nei bassifondi ugandesi.


Ecko: La musica è sicuramente un ottimo mezzo per scambiare energia e idee con persone di tutto il mondo. Il suono è energia e ha una profonda influenza sulla mente delle persone. La musica può essere facilmente apprezzata e compresa da tutti, è un linguaggio a sé stante. La musica è anche un buon mezzo per condividere un messaggio con tutti soprattutto in questo momento in cui molte persone stanno soffrendo. Siamo in grado di alzare la voce e parlarne in tutto il mondo e avere un impatto reale. Una canzone che viene caricata online e condivisa attraverso i media può avere un impatto su qualcuno. Quindi la musica è un ottimo strumento per condividere informazioni.




Sono già stata ad un tuo live ed è stato davvero emozionante e coinvolgente. Come ti senti sul palco? Anche rispetto a quando componi


Ecko: È un buon momento per me dopo aver composto la musica che porta con sè tutti i sentimenti e dopo averla registrata... I concerti sono l'ultimo step per donare la mia musica alle persone dal vivo. Così sul palco, è come connettersi direttamente con la mia gente, le persone condividono la loro energia. È un momento così bello, così eccitante... È bello vedere l'energia che viene dalla gente e vedere come si relazionano con la mia musica.


Simone, cosa pensi che debba imparare un artista italiano dall'attitudine di un artista ugandese?


Still: Beh, penso che si finisce sempre per imparare qualcosa e - il più delle volte - qualcosa di profondo, da ogni artista con cui si lavora, non importa da dove si viene. In Uganda, ho lavorato con molti artisti, con stili e atteggiamenti diversi. Non tutti sono ugandesi, è successo che eravamo tutti lì, condividendo lo stesso spazio e lo stesso tempo. Non credo che l'identità nazionale debba definire un artista e penso che il processo di "apprendimento" sia sempre reciproco quando è sano.



Il tuo album KIKOMMANDO uscito su PAN è nato in Uganda durante una residenza di due mesi presso l'etichetta Nyege Nyege. Cosa ti ha portato lì?


Still: Sono stato invitato da Arlen Dilsizian da Nyege Nyege a fare una residenza di due mesi. Eravamo entrambi d'accordo che sarebbe stato bello incontrare alcuni artisti lì e vedere se c'era la giusta energia per fare qualche registrazione e magari pubblicare un nuovo album. Sono tornato lì un anno dopo per finire quello che abbiamo iniziato. Sono molto grato per questa opportunità che ho avuto. La promozione di questo disco è stata fortemente danneggiata dalla pandemia e dalla dissoluzione della scena musicale come lo era prima. E, anche sottolineando la disparità, per alcuni artisti è quasi impossibile viaggiare in Europa, dove la loro presenza è sempre messa in discussione dall'autorità.



Dal punto di vista musicale, cosa ha influenzato maggiormente il tuo modo di approcciarti all'album?


Still: ogni canzone è stata modellata in base alle caratteristiche e alle necessità dell'artista, quindi ogni canzone ha una struttura diversa, ma c'è una tavolozza musicale che lega l'intero disco. Fin dall'inizio ho avuto questa idea di un mixtape che era in qualche modo cinematografico, dove tutti gli MC e cantanti stavano apparendo come narratori, muovendosi attraverso Kampala come sfondo/ parco giochi.


In conclusione, qual'è il vostro scopo principale nel fare musica?


Ecko: Credo che il mio scopo principale sia quello di esprimere me stesso e raccontare la mia storia, come percepisco la vita e come la guardo. perché sono vulnerabile al tema della vita. Dal momento che ho capito che ho questo dono di allineare le storie, mettere insieme dei ritmi e fare una canzone che può ispirare le persone, ho deciso di raccontare la mia storia e ora contemplo la vita. Credo nella vita, ci stiamo tutti dirigendo verso una cosa: la felicità. Vogliamo avere una vita felice. Credo che nel mio viaggio, ho un sacco di cose da condividere con le persone. La gente mi ascolta e ama la mia musica e le persone sono interessate a condividerla quindi possono ottenere quel lato di me.

Fare esperienze e ragionare e sperimentare. Questo è come vivo la mia vita e come racconto la mia storia e cerco di condividerla con altre persone.


Still: Penso che sarò in grado di rispondere a questa domanda solo quando sarò morto.






PH. Mehiri Studio



ENGLISH VERSION


A few weeks ago we were in Venice for the tenth-anniversary event of Kuboraum co-curated by Terraforma and in collaboration with Combo, where we had the opportunity to interview Ecko Bazz and Still, artists whose work and attitude fascinate us a lot.

The collaboration between STILL (Simone Trabucchi) and Ecko Bazz began in 2018 in Uganda during a two-month residency of Simone at the label Nyege Nyege and the collective’s villa, in collaboration with their sub-label Hakuna Kulala. The producer based in Milan opened the doors of his temporary studio where he began a shining multicultural collaboration that gave rise to KIKOMMANDO (released on PAN Records). As part of the album, the grimey voice and the rhythm of Ecko Bazz lead the single Ntabala (Rolex Riddim) telling a particular moment of self-reflection.


I want to start asking you both what impressed you most about each other?

Still: Ecko is a hard worker, the precision of his metrics and the energy of his flow are truly impressive in my opinion. Even if I don’t speak Luganda, I love the lyrics and the attitude. I remember when he wrote Ntabala and we spent endless nights working on the lyrics and he explained every single sentence. He’s prophetic without being pathetic, he is really concerned about creating something that elevates the listener and I think is a very noble purpose, not very common these days.

Ecko: We’re like brothers now, he has always understood my energy. I think this is the most important thing: we really understand each other.


A person told me: “there are always problems. you have to understand if there are more things that make you happy or more things that make you sad”. Likewise, there’s always something that keeps us linked to a place unless we live in a tough situation, like in Uganda. What drives you to stay there Ecko?

Ecko: One of the things that make me really love Uganda is that I was born there, this is my home you know so this is the first reason why I love Uganda. Secondly, I’ve compared all the places I’ve gone to.. We have good weather (he laughs), and also the fact that I connect with my people. Uganda is my primary home, where I was born… that is it.

When working with Simone you said: “I was trying to listen to the voice inside myself and wanted to achieve a higher level of understanding of things, life,” Did you succeed in it? Ecko: I believe I did. I’m living my dreams with no complaints, no regrets, no troubles, no enemies.


How can music be the right medium to communicate political and social messages? Like you do in Mmaso, talking about violence, religion, drug abuse, and poverty in the Ugandan slums. Ecko: Music is definitely a very good medium to exchange energy and ideas with people all over the world. Sound is energy and has a deep influence on people’s minds. Music can easily be appreciated and understood by everyone, it’s a language of its own. Music is also very good to share a message with everyone all over the world, especially at this moment when a lot of people are suffering. We can then raise our voices and talk about it all over the world and have a real impact. A song that is uploaded online and shared through media that are still accessible to some people can have an impact on someone. So music is a great tool to share information.

I’ve already been to your show and it has been really exciting and immersive. How do you feel on stage? Also compared to when you are composing Ecko: It’s a good moment for me because after composing the music which brings all the feelings and then taking it to the booth to record… concerts are the last thing to give my music to people live. So on stage, it’s like connecting directly with my people, the people share their energy. It's such a good moment, so exciting… It’s good to see the energy coming from the people and see how they relate to my music.


Simone, from the point of view of an Italian, what should we learn from Ugandan artists? Still: Well, I think you always end up learning something and - most of the time - something deep, from every artist you work with, no matter where they come from. In Uganda, I worked with a lot of artists, with different styles and attitudes. Not all of them are from Uganda, it just happened that we were all there, sharing the same space and time. I don’t think national identity should define an artist and I think the “learning” process is always mutual when it is healthy.


Your album KIKOMMANDO out on PAN was born in Uganda during a two-month residency at the Nyege Nyege label. What brought you there? Still: I was invited by Arlen Dilsizian from Nyege Nyege to do a two months residency. We both agreed it would have been great to meet some artists there and see if there was the right energy to make some recordings and maybe release a new album. I came back there a year later to finish what we started. I’m very grateful for this opportunity I had. The promotion of this record is being highly damaged by the pandemic and the dissolution of the music scene as it was before. It’s also underlining the disparity, for some artists it is almost impossible to travel over Europe, where their presence is always questioned by authority.


Musically speaking what things mostly influenced your approach on the album? Still: Every song was shaped based on the artist’s features and necessity, so every song has a different structure, but there’s a music palette that ties the whole record up. From the beginning I had this idea of a mixtape that was somehow cinematic, where all the emcees and singers were appearing as narrators, moving through Kampala as background/playground.


So what’s your main purpose in doing music?

Ecko: I believe my main purpose of doing music is to express myself and tell my story, how I perceive life and how I look at it. because I’m vulnerable to the subject of life. Since I’ve understood that I have this gift of aligning stories like putting rhymes and rhythms together and making a song that can inspire people, I decided to tell my story and now I look at life. I believe in life, we’re all walking for one thing: happiness. We want to have that happy life.I believe on my journey I have a lot of things that I can share with people there. People listen to me and love my music and people are interested in sharing my music. They can get that side of me.

Experiencing and reasoning and experimenting. This is how I live my life and how I tell my story and try to share it with other people.

Still: I think I will be able to answer this question when I'm dead.