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IN CONVERSATION WITH: VISIO x Disconnect Code

Updated: Mar 31, 2023

Lo scorso dicembre, il neofita progetto HYPEROBJECTS ha presentato la nuova collezione dedicata all'investigazione della dicotomia tra micro e macrocosmo avvenuto il museo indipendente FuturDome, un tempo luogo di incontro di artisti del Movimento Futurista e oggi dedicato a coltivare talenti emergenti internazionali, offrendo una dimora a pensatori pionieri di nuovi linguaggi espressivi. Ad impreziosire l'evento, artisti internazionali chiamati a alla visione del brand: oltre al duo artistico polacco Inside Job (Ula Lucińska e Michał Knychaus) e i loro due portali gemelli intitolati Get down, get down little Henry Lee and stay all night with me, anche una performance musicale a cura del britannico HforSpirit e dell'artista multidisciplinare VISIO (Nicola Tirabasso). Con quest'ultimo abbiamo scambiato quattro chiacchiere, sull'evento HYPEROBJECTS, e sul suo ultimo album, in attesa di rivederlo all'opera a Firenze domani 31 marzo a Disconnect <code>, la rassegna che inaugura la 51esima stagione del Musicus Concentus.


Ti sei esibito insieme al musicista HforSpirit. Si tratta di un progetto che avete insieme o è stata una performance site specific?

L'idea iniziale è stata quella di portare qualcosa di più intimo, con l'utilizzo di soli strumenti acustici con un approccio minimale. una sorta di ritorno alla risonanza dello strumento e della sua fisicità, qualcosa che potesse restituire al pubblico un contatto più reale. Abbiamo provato a Milano per 4 giorni senza nessuna struttura, ci siamo ascoltati per parecchio tempo e siamo entrati in sintonia. Questo ci ha permesso anche di conoscerci meglio a vicenda ed il live è stato anche il prodotto di questo legame.


A mia memoria, è la prima volta che vedo utilizzare uno strumento sacro come la ghironda in una performance contemporanea. Come ti sei avvicinato a questo strumento, e perché l'hai scelto?

Da quello che so, diversamente da altri molti altri strumenti musicali medievali associati spesso a contesti sacri e divinatori, la ghironda è stata invece per lungo tempo lo strumento dei balli contadini, dei sabba e dei balli popolari legati più alla vita collettiva ed al culto della natura piuttosto che della religione, uno strumento pagano, che veniva dalla terra quindi del demonio. Nel Giardino delle delizie di Bosch ad esempio la colonna sonora dell'inferno è una gigantesca e infernale ghironda, accompagnata da un grande liuto, un'arpa e un uomo che suona un flauto dal sedere. Per me il suono della ghironda (in inglese Hurdy Gurdy) racchiude un tipo di suono che ho sempre cercato, veramente difficile da replicare digitalmente, tra armoniche e microvariazioni che lo strofinamento ne comporta, ha la capacità di creare un drone molto particolare. Il mio modo di suonare è molto diverso dal suo solito utilizzo, quello da ballo folk, mi focalizzo maggiormente sulle armoniche, la ripetizioni di tonalità lunghissime che si spalmano nel tempo che associato al movimento ripetitivo circolare della mano destra crea a volte uno stato di trance. "Gurdy" è una parola medievale per indicare il posteriore, e "hurdy" significa "girare", quindi sta per "fai oscillare il sedere". È uno strumento da ballo. L'hurdy gurdy man era un artista vagabondo che nel medioevo vagava di paese in paese con la sua ghironda e data la scarsità di musica e strumenti nelle campagne l'hurdy gurdy man era in grado di generare veri e propri "rave medievali", e questa connessione mi piace particolarmente. ph. Ugo Della Porta

A proposito di sacro, la sacralità è centrale anche nel tuo album di debutto, Privacy Angels, uscito a Settembre per Haunter Records. Ci racconti questo aspetto del tuo progetto artistico? Riflettendoci ora a distanza di qualche anno per me è stato semplicemente un lungo ascolto ed uno sguardo sincero di cosa avevo dentro e chi c'era attorno a me. Ti ritrovi a capire che non sei solo e che molte volte siamo guidati dalla vita stessa a fare determinate cose. Credo che attraverso il suono riusciamo ad esplorare e penetrare varie realtà dove ego, verbo e talento non contano poi così tanto e questo album credo sia stato un bel regalo.


A Marzo ti esibirai a Firenze, nell'ambito del bel progetto Disconnect <code>. Che performance stai preparando per questa data? Sì esatto! Innanzitutto, grazie a Matteo di Disconnect che ci ha invitato. A Firenze porterò il live insieme alla band con Leonardo Rubboli (membro di Heith) alla chitarra e fiati, e Edoardo Grisogani alla batteria. Gran parte dei brani saranno presi da Privacy Angels, ma ci sarrano anche alcune cose nuove. Il bello del live con la band è che c'è molto spazio per l'improvvisazione, e le tracce prendono una forma sempre nuova. Sala Vanni, la location, sembra incredibile! ENG VERSION:


Last December, the neophyte project HYPEROBJECTS presented a new collection dedicated to the investigation of the dichotomy between micro and macrocosm occurred at the independent museum FuturDome, once a meeting place for artists of the Futurist Movement and today dedicated to nurturing emerging international talents, offering a home to pioneer thinkers of new expressive languages.

To embellish the event, international artists called to the vision of the brand: in addition to the Polish artistic duo Inside Job (Ula Lucińska and Michał Knychaus) and their two twin portals entitled Get down, get down little Henry Lee and stay all night with me, also a musical performance by the British HforSpirit and the multidisciplinary artist VISIO (Nicola Tirabasso). We chatted with the latter about the HYPEROBJECTS event and his latest album; waiting to see him again at work in Florence on March 31st at Disconnect <code>, the show that opens the 51st season of Musicus Concentus.



You performed together with the musician HforSpirit. Is it a project you have together or a site-specific performance?


The initial idea was to bring something more intimate, using only acoustic instruments with a minimal approach. A return to the resonance of the device and its physicality, something that could restore a more accurate contact with the public. We rehearsed in Milan for four days without any structure, listened to each other for a long time, and got in tune. This also allowed us to get to know each other better, and our lives were also the product of this bond.



As far as I can remember, it's the first time I've seen a sacred instrument like the hurdy-gurdy used in a contemporary performance. How did you approach this tool, and why did you choose it?


From what I know, unlike many other medieval musical instruments often associated with sacred and divinatory contexts, the hurdy-gurdy was instead, for a long time, the instrument of peasant dances, sabbaths, and popular dances linked more to collective life and to the cult of nature rather than of religion, a pagan instrument, which therefore came from the land of the devil. For example, in Bosch's Garden of Earthly Delights, the soundtrack to hell is a giant, hellish, hurdy-gurdy, accompanied by a large lute, a harp, and a man playing flute off his butt. For me, the sound of the hurdy-gurdy (in English, Hurdy Gurdy) contains a type of sound that I have always looked for, challenging to replicate digitally; between harmonics and micro-variations that the rubbing entails, it can create a very particular drone. My way of playing is very different from its normal use, that of folk dance; I focus more on the harmonics, the repetition of very long tones that spread over time, associated with the repetitive circular movement of the right hand, sometimes creating a state of trance. "Gurdy" is a medieval word for the rear, and "hardy" means "to turn," so it stands for "swing your butt." It's a dance instrument. The hurdy-gurdy man was a wandering artist who wandered from town to town in the Middle Ages with his hurdy-gurdy. Given the scarcity of music and instruments in the countryside, the hurdy-gurdy man was able to generate authentic "medieval raves," and I particularly like this connection.



Speaking of the sacred, sacredness is also central to your debut album, Privacy Angels, released in September on Haunter Records. Can you tell us about this aspect of your artistic project?


Reflecting on it now after a few years, it was simply an extended listening and an honest look at what I had inside and who was around me. You find yourself realizing that you are not alone and that, many times, you are guided by life itself to do certain things. I believe that through sound, we can explore

and penetrate various realities where ego, word, and talent don't count that much, and I think this album was a lovely gift.


In March, you will perform in Florence as part of the beautiful Disconnect <code> project. What performance are you preparing for this date?


Yes exactly! First of all, thanks to Matteo from Disconnect, who invited us. In Florence, I will bring life together with the band with Leonardo Rubboli (member of Heith) on guitar and wind instruments and Edoardo Grisogani on drums.

Most songs will be taken from Privacy Angels, but there will also be some new stuff. The beauty of living with the band is that there is much room for improvisation, and the tracks always take on a unique shape.

Sala Vanni, the location looks incredible!


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