In conversation with: V111


Jacopo Varen, aka V111, è un instancabile lavoratore, un uomo che sembra costruire la propria carriera musicale su dei valori solidi e "antichi": quelli dell'amicizia, della perseveranza e dell'onestà.

Oggi, è un nome che leggiamo spesso su numerosi flyer - come quelli del leggendario Cocoricò - e questo non può che riempirci d'orgoglio. Sì, perché finalmente non siamo alla ricerca del classico nome proveniente da una realtà limitrofa.


L'Italia straripa di talento; l'arte è sempre stata parte costituente della nostra cultura e per riuscire a coglierla non occorre altro che aprire gli occhi e guardarsi intorno.


Una techno "Old School" dal ritmo esplosivo; melodie ipnotiche e incisive, battiti accelerati, energia prorompente: tutto ciò è V111.




Ciao Jacopo e benvenuto su T-Mag. Partiamo dalla superficie: il nome d’arte. Cosa si cela dietro V111? Qual è la sostanza che ha dato vita a questa forma accattivante?

Ciao Andrea, grazie dell'invito. V111 è un nome che ha una storia un po' complessa: il mio soprannome è sempre stato Varen, che è nato da vicissitudini lontane, tant'è che molte persone pensano sia il mio cognome. Il mio alias nasce dall'unione dell'iniziale del mio soprannome e del numero 111, il quale apparteneva ad un modo di dire di uno dei miei più cari amici, scomparso prematuramente a causa della leucemia. Lui diceva sempre che noi non eravamo i numeri 1, ma anche che eravamo il numero 111 in quanto 3 volte i numeri 1. In memoria di questa amicizia ho deciso di chiamarmi V111. Si parla del periodo in cui io ancora non suonavo in giro da nessuna parte, ma nutrivo la voglia smodata di esibirmi e lui era uno dei pochissimi che credeva in me. Si è ammalato e purtroppo non ha mai fatto in tempo a venire ad ascoltarmi, perché la malattia se l'è portato via prima. Gli avevo promesso che quando sarebbe stato meglio e fosse guarito, lo avrei portato ovunque con me alle serate. V111 è un modo per averlo sempre accanto.

Una forma che nasconde dunque una profonda e significativa essenza. Entrando nel dettaglio, invece, sfioriamo un attimo l'erotismo: il complesso delle passioni, degli istinti e degli atti di un individuo nei riguardi del sesso. Nel tuo ultimo disco uscito su Rekids abbracci il concetto, in maniera molto decisa. Cosa hanno in comune l’eros e la tua musica?

Il concetto dell'eros è stato il fulcro centrale della mia ultima uscita su Rekids ed è stato davvero interessante, nonché quasi diciamo “liberatorio”, affrontarlo e trasformarlo in musica anche in maniera abbastanza esplicita: a partire dai titoli fino ai suoni che lo compongono. L'eros, come la musica, accompagna da sempre gli istinti dell'uomo, abbraccia le emozioni in maniera naturale e senza barriere. Quando la musica ti fa stare bene e ti piace, provi come uno stato di estasi e lo stesso vale per l'erotismo. Penso che sia l'erotismo che la musica debbano essere visti con un occhio di inclusività e senza discriminazione alcuna. Ogni essere umano - senza alcuna distinzione - ha il diritto di sentirsi accettato nella sua sessualità. I primi locali “underground” sono nati proprio per esprimere questo concetto di accettazione del prossimo.

Spesso parli della tua amicizia instaurata con Mattia Trani, noto ed eclettico artista italiano. Come è nato questo rapporto di grande stima reciproca? Puoi raccontarci qualche vostra esperienza vissuta assieme che vi lega particolarmente?

Nella vita penso che se c'è qualcuno che ti aiuti o ti consigli per il meglio, senza secondi fini o senza volere necessariamente qualcosa in cambio, vada sempre ringraziato, soprattutto nella scena attuale, in cui comunque, se guardi bene, tutti rincorrono esclusivamente il loro scopo, dimenticando che possa esistere una connessione al di fuori del proprio giardino. Mattia è sempre stata una di quelle persone che mi ha sempre consigliato per il meglio senza volere nulla in cambio, da quando ci siamo conosciuti nel 2015, abbiamo nel tempo instaurato un rapporto di amicizia che va anche oltre il rapporto professionale e lavorativo. Aneddoti ce ne sarebbero tanti da raccontare, mi piace ricordarne però uno in particolare, che va avanti da anni: ogni volta che abbiamo affrontato un back to back ci siamo sempre ritrovati a fare questa “sfida” del chi mettesse il disco più cattivo e non si riesce mai a capire chi vinca o meno...


Quali sono le tue più grandi passioni nella vita, oltre a quella musicale? Vorrei mi raccontassi più sfumature di te stesso…

Oltre alla musica ho sempre avuto una grande passione per i motori. Venendo da una realtà un po' di provincia, siamo sempre stati ragazzi molto pratici e legati all'esperienza. Nel mio paese, quando eravamo adolescenti, passavamo le giornate ad elaborare motorini, vespe e qualsiasi cosa avesse un motore. Non mi piace solo questo però, adoro anche leggere libri di filosofia e motivazionali; anche questa è una passione che ho sempre avuto fin da adolescente. Seguo autori come Napoleon Hill, Andrew Carnege, Tolle e molti altri. Sono sempre stato anche una buona penna/matita, sia nello scrivere che che nel disegnare. Il disegno è una valvola di sfogo che utilizzo spesso per riprendere padronanza delle mie idee nei periodi off, in studio di registrazione. Disegnare mi aiuta a riorganizzare le idee.

Che musica ascolti nel tempo libero? Puoi dirmi tre dischi che, ancora oggi, ti colpiscono ogni qual volta li ascolti?

Nel tempo libero ascolto molto Rap Italiano anni '90, soprattutto artisti come Colle Der Fomento, Sanguemisto

oppure Rock /industrial/ drum and bass e Jungle. Ascolto molto anche Genesis P-Orridge, Astrid Monroe, Arnaud Rebotini ed anche molto cantautorato italiano impegnato: De André, Battiato, Guccini. A volte, ascolto anche musica lirica. Diciamo che ascolto di tutto, ogni tipo di sound mi contamina in qualche modo, smuove qualcosa ed è un aiuto ad una ricerca diretta e continua. Io sono uno che prende spunto da tutto, da ogni cosa. Anche dal cigolio di una ruota.

Tra i dischi che, ancora oggi, mi fanno venire la pelle d'oca troviamo:


"Faithless - We Come 1": avevo 12 o 13 anni e dopo aver sentito quella traccia, ho deciso che la musica doveva fare parte della mia vita.

"Neil Young feat Crazy Horse - Blowin'in the wind (live)", dall'album WELD: lo ascoltavo da piccolo, all'infinito, perché quell'intro e quella chitarra mi facevano venire la pelle d'oca. È stato fonte di ispirazione quando ho prodotto la mia “Full Metal Case”, uscita su Etruria Beat.

"Carl Orff - Carmina Burana": pezzo di una carica pazzesca, era la mia sigla della domenica mattina mentre stavo andando a giocare a pallone; entravo in campo già carico e incazzato.



Nella tua vita hai cercato di esprimerti anche attraverso l'organizzazione di tuoi party, che rappresentassero il tuo modo di essere e di vivere la musica. Come è iniziato questo percorso e come vorresti fossero i tuoi eventi del futuro?

Ho cominciato cercando locali strategici, dove si potesse portare una consolle ed iniziare a suonare senza problemi. I primi eventi organizzati di sana pianta si svolgevano in un locale di zona, il Vintage Cafè, in cui il proprietario, Claudio, mio coetaneo ed amico, è sempre stato un ragazzo dalle larghissime vedute e ci ha permesso di organizzare qualsiasi cosa dentro e fuori dal locale, nella piazza adiacente ad esso. Ci sono stati altri locali di quella entità all'inizio, praticamente erano Pub in cui potevi provare a suonare e farti le “ossa”, nel frattempo però già suonavo nei club grazie ad un amico Pr ed organizzatore di zona, il quale lavorava in locali come Canniccia, KamaKama e Tenax. Ci diedero la possibilità di creare da zero una situazione in un locale totalmente nuovo che, finché gestimmo noi, ebbe anche un certo feed con dei numeri, per la nostra zona, quasi impensabili.

Quanto ti ha aiutato il sacrificio fisico e mentale nel tuo raggiungimento artistico? E cosa vuol dire per te “sacrificarsi”?

Io sono sempre stato di carattere molto combattivo e a ciò va unita una sorte diciamo avversa, perché da ragazzetto sono sempre stato un po' il tipo emarginato, non considerato, persino quasi bullizzato, per problemi fisici, che adesso non mi sento di raccontare. Tutto ciò mi ha portato ad accrescere una mia grandissima introversione, che in qualche modo avevo necessità di buttare fuori. La musica mi ha sempre aiutato in questo, a tirare fuori, a farmi reagire, e quando ho deciso che volevo fare musica sia da dj che da produttore, non sono certo partito con parere favorevole di chi mi conosceva, per cui mi sono dovuto davvero modellare mentalmente per essere pronto a fronteggiare i vari NO, che ho poi ricevuto nel percorso.

Tuttavia ti posso dire che avendo avuto sempre la “pelle dura” ho affrontato ed affronto ogni “sacrificio” per la musica in maniera diretta.


Per esempio, io non vengo da una famiglia benestante, al contrario, vengo da una famiglia umilissima che ha dovuto fronteggiare anche periodi non belli sotto l'aspetto economico, ma è sempre stata una famiglia ricca di valori, di voglia di fare, di sogni...


Sia io che mio fratello non abbiamo mai avuto genitori che ci hanno accontentato economicamente perché non potevano, ma non ci hanno mai negato di sognare. Ci hanno insegnato che la vita è sacrificio e che, se vuoi arrivare ad un obiettivo, raggirare l'ostacolo non è la soluzione.


Ho vissuto periodi in cui, ogni volta che avevo bisogno di comprare qualcosa di nuovo per lo studio di registrazione, andavo a lavoro in bicicletta (20/25 Km), perché dovevo risparmiare ogni centesimo. Zero vacanze. Ma sono grato a tutto ciò, sai, ti fa capire ed apprezzare tutto quello che hai e che per avere sempre di più devi lavorare di più. Non c'è un punto di arrivo senza un viaggio che ti abbia insegnato ad essere un viaggiatore.

Cosa credi manchi in Italia affinché le nuove leve abbiano più spazio? E’ un problema politico o sociale? Mi spiego: sono i potenti che chiamano sempre gli stessi nomi, per guadagnare di più, o sono le persone che han voglia di ascoltare la solita musica?

L'italia è il mix di 2 grandi problemi: le persone stanno perdendo l'interesse per la curiosità, non vanno alla ricerca di nulla, si accontentano di ciò che può piacere all'altro. Quando ho iniziato a comprare musica, vedevi un vinile girare in discoteca ed andavi nel negozio di dischi per cercarlo con il colore di quella cover e magari ne ascoltavi altri 100 prima di trovarlo e tra quelli te ne piacevano 20 che mai avresti scoperto. Ciò scaturiva curiosità e ricerca. Oggi, Shazam ti dice tutto e subito, e, bada bene, non sono contro la tecnologia ma discuto un po' sull'uso che ne se ne fa o quantomeno sull'affievolimento dell'interessamento pubblico che ha generato nel tempo.


Da questo ne deriva che per organizzare grandi eventi devi chiamare grandi nomi. Se proponi un nome nuovo, magari il pubblico si chiede: " E questo chi è?". Nemmeno ci provano ad ascoltare la sua musica.


I concetti di diversità e inclusività quanto pesano in un genere come la techno? Quanto è importante come movimento “rivoluzionario” affinché le persone possano sentirsi libere di esprimersi per ciò che realmente sono?

Ci sono cose che secondo me non dovrebbero discostarsi mai dalla loro origine primaria, ovvero l'aggregazione super partes; il movimento dell'underground è nato come movimento aggregativo oltre le etnie, i pregiudizi e così dovrebbe rimanere.


Siamo tutti pelle, carne, sangue ed ossa. Amiamo tutti con la stessa intensità ciò chi ci piace, non abbiamo bisogno di discriminazioni.


Come ti immagini fra qualche anno? Dove sogni di poter essere, un giorno non troppo lontano?

In un futuro non troppo lontano spero di potermi vedere sempre più in giro per il mondo a suonare, e di riuscire a fondare la mia etichetta discografica (alla quale sto pensando da anni).

Grazie per essere stato con noi.

Grazie a voi, è stato bellissimo.




English Version


Jacopo Varen, aka V111, is a tireless worker, a man who seems to build his musical career on solid and "ancient" values: those of friendship, perseverance and honesty.

Today, he is a name we often read on numerous flyers - such as those of the legendary Cocoricò - and this can only fill us with pride. Yes, because we are finally not looking for the classic name from a neighboring reality.


Italy is overflowing with talent; art has always been a constituent part of our culture and to be able to grasp it all you need to do is open your eyes and look around.


An "Old School" techno with an explosive rhythm; hypnotic and incisive melodies, accelerated beats, bursting energy: all this is V111.


Hello Jacopo and welcome to T-Mag. Let's start on the surface: the stage name. What lies behind V111? What is the substance behind this eye-catching form?


Hi Andrea, thank you for the invitation. V111 is a name that has a bit of a complex history: my nickname has always been Varen, which came from distant vicissitudes, so much so that many people think it is my last name. My alias comes from combining the initial of my nickname and the number 111, which belonged to a saying of one of my closest friends, who passed away prematurely from leukemia. He used to say that we were not number 1, but also that we were number 111 as 3 times the number 1. In memory of this friendship I decided to call myself V111. We talk about the time when I was still not playing around anywhere, but I harbored an inordinate desire to perform and he was one of the very few who believed in me. He became ill and unfortunately never made it in time to come and listen to me, because the illness took him away first. I promised him that when he got better and recovered, I would take him everywhere with me to the evenings. V111 is a way to always have him by my side.


A form that thus conceals a deep and meaningful essence. Going into detail, however, let's touch for a moment on eroticism: the complex of passions, instincts and acts of an individual with regard to sex. In your latest record released on Rekids you embrace the concept, very strongly. What do eros and your music have in common?


The concept of eros was the central focus of my last release on Rekids, and it was really interesting, as well as almost let's say "liberating," to deal with it and turn it into music quite explicitly as well: from the titles to the sounds that make it up. Eros, like music, has always accompanied human instincts, embracing emotions naturally and without barriers. When music makes you feel good and you like it, you feel like a state of ecstasy, and the same goes for eroticism. I think both eroticism and music should be viewed with an eye of inclusiveness and without any discrimination. Every human being-without any distinction-has the right to feel accepted in his or her sexuality. The first "underground" clubs were born precisely to express this concept of acceptance of others.


You often talk about your friendship established with Mattia Trani, a well-known and eclectic Italian artist. How did this relationship of great mutual esteem come about? Can you tell us about any of your experiences together that particularly binds you?


In life I think that if there is someone who helps you or advises you for the best, without ulterior motives or without necessarily wanting something in return, it should always be thanked, especially in the current scene, where anyway, if you look closely, everyone chases exclusively their own purpose, forgetting that there can be a connection outside their own backyard. Mattia has always been one of those people who has always advised me for the best without wanting anything in return, since we met in 2015, we have over time established a friendship that goes even beyond the professional and working relationship. Anecdotes there would be many to tell, however, I like to remember one in particular, which has been going on for years: every time we faced a back to back we always found ourselves doing this "challenge" of who put on the baddest record and you can never figure out who wins or not.


What are your greatest passions in life, besides music? I would like you to tell me more nuances about yourself...


Besides music, I have always had a great passion for motors. Coming from a somewhat provincial background, we have always been very practical and experience-bound kids. In my village, when we were teenagers, we used to spend our days tuning mopeds, vespas and anything with an engine. That's not all I like though, I also love reading philosophy and motivational books; this is also a passion I've always had since I was a teenager. I follow authors like Napoleon Hill, Andrew Carnege, Tolle and many others. I have also always been a good pen/pencil person, both in writing and drawing. Drawing is an outlet that I often use to regain mastery of my ideas during off periods, in the recording studio. Drawing helps me reorganize ideas.


What music do you listen to in your spare time? Can you name three records that, to this day, still strike you whenever you listen to them?


In my spare time I listen to a lot of 90s Italian Rap, especially artists like Colle Der Fomento, Sanguemisto

or Rock /industrial/drum and bass and Jungle. I also listen a lot to Genesis P-Orridge, Astrid Monroe, Arnaud Rebotini and also a lot of committed Italian songwriting: De André, Battiato, Guccini. Sometimes, I also listen to lyrical music. Let's say I listen to everything, every kind of sound contaminates me in some way, stirs something and is an aid to a direct and continuous research. I am someone who takes cues from everything, from everything. Even from the squeak of a wheel.


Records that, to this day, give me goosebumps include:


"Faithless - We Come 1": I was 12 or 13 years old and after hearing that track, I decided that music had to be a part of my life.


"Neil Young feat Crazy Horse - Blowin' in the wind (live)," from the album WELD: I listened to it as a kid, over and over again, because that intro and that guitar gave me goosebumps. It was an inspiration when I produced my own "Full Metal Case," released on Etruria Beat.


"Carl Orff - Carmina Burana": an insanely charged piece, it was my Sunday morning theme song as I was going to play ball; I would go into the field already charged and pissed off.


In your life you have also tried to express yourself through organizing your own parties, which represented your way of being and living music. How did this journey begin and what would you like your future events to look like?


I started by looking for strategic venues, where you could bring a console and start playing without any problems. The first events organized from the ground up were held at a local venue, Vintage Cafe, where the owner, Claudio, my peer and friend, has always been a very open-minded guy and allowed us to organize anything in and out of the venue, in the square adjacent to it. There were other venues of that entity in the beginning, basically they were Pubs where you could try to play and make your "bones," in the meantime, however, I was already playing in clubs thanks to a friend Pr and organizer in the area, who worked in clubs like Canniccia, KamaKama and Tenax. They gave us the chance to create from scratch a situation in a totally new club that, as long as we managed, also had a certain feed with numbers, for our area, almost unthinkable.


How much has physical and mental sacrifice helped you in your artistic achievement? And what does "sacrifice" mean to you?


I have always been of a very combative nature, and to this must be added a kind of adverse fate, because as a kid I was always kind of the outcast type, not considered, even almost bullied, because of physical problems, which I don't feel like telling about now. All this led me to increase a great introversion of mine, which I somehow needed to throw out. Music has always helped me in this, to get me out, to make me react, and when I decided that I wanted to make music both as a DJ and as a producer, I certainly did not start out with favorable opinion from those who knew me, so I really had to mentally mold myself to be ready to face the various NOs, which I then received along the way.

However, I can tell you that having always had a "thick skin" I faced and face every "sacrifice" for music head on.


For example, I do not come from a wealthy family, on the contrary, I come from a very humble family that also had to cope with periods that were not good from an economic point of view, but it has always been a family full of values, drive, dreams...


Both my brother and I never had parents who accommodated us financially because they couldn't, but they never denied us to dream. They taught us that life is about sacrifice and that if you want to get to a goal, circumventing the obstacle is not the solution.


I went through periods when, whenever I needed to buy something new for the recording studio, I would ride my bicycle (20/25 km) to work because I had to save every penny. Zero vacations. But I'm grateful for all that, you know, it makes you realize and appreciate everything you have and that to have more and more you have to work harder. There is no end point without a journey that taught you how to be a traveler.


What do you think is missing in Italy for newcomers to have more space? Is it a political or a social problem? Let me explain: is it the powerful who always call the same names, to make more money, or is it the people who feel like listening to the same old music?


Italy is the mix of 2 big problems: people are losing their interest in curiosity, they don't go in search of anything, they settle for what they can please each other. When I started buying music, you would see a vinyl record spinning in the disco and go to the record store to look for it with the color of that cover and maybe you would listen to 100 others before you found it and among those you liked 20 that you would never discover. That would trigger curiosity and research. Today, Shazam tells you everything right away, and mind you, I am not against the technology but I am arguing a bit about the use of it or at least the fading public interest it has generated over time.


From this it follows that to organize big events you have to call big names. If you propose a new name, maybe the audience asks, " And who is this?" They don't even try to listen to his music.


How much do the concepts of diversity and inclusiveness weigh in a genre like techno? How important is it as a "revolutionary" movement so that people can feel free to express themselves for who they really are?


There are things that in my opinion should never deviate from their primary origin, which is super partes aggregation; the underground movement was born as an aggregative movement beyond ethnicities, prejudices and that's how it should remain.


We are all skin, flesh, blood and bone. We all love with the same intensity what we like; we don't need discrimination.


How do you imagine yourself in a few years? Where do you dream of being one day not too far away?


In the not-too-distant future I hope to see myself playing more and more around the world, and to be able to start my own record label (which I have been thinking about for years).


Thank you for being with us.


Thanks to you, it was wonderful.