In conversation with: PERERA ELSEWHERE



Casa è un concetto potente, difficile da afferrare ed estremamente soggettivo. Quale significato si cela dietro al termine? È a partire da questa domanda che Sasha Perera, in arte Perera Elsewhere, ha costruito il suo ultimo album, il terzo, intitolato appunto “Home”.

Home non è il punto di arrivo, quanto piuttosto un viaggio in cui Perera ripercorre e talvolta si scontra con un passato che l’ha inevitabilmente portata a diventare se stessa. Da dj prima e da artista autodidatta in seguito, Perera ha saputo negli anni costruirsi una propria identità dal punto di vista estetico e musicale, abbracciando le diverse possibilità date da un approccio ibrido fra digitale e analogico, senza mai rinchiudersi in una definizione di genere precisa se non quella, da essa stessa coniata, di “Doom-Folk”. Voci manipolate, bassi imponenti e arpeggi onirici si susseguono in “Home”, come a rappresentare le diverse stanze di una casa in cui Perera mostra di sentirsi ugualmente a proprio agio. Home tuttavia non può essere compreso solamente con le orecchie, ma addentrandosi nel significato profonda che porta con sè. Esso rappresenta infatti un’opera tanto libera quanto sincera in cui Perera manifesta il proprio statement di artista donna e di colore che, grazie al proprio talento e alla propria curiosità, è riuscita a oltrepassare il velo di Maia della società. In Home, Perera Elsewhere rivendica la propria libertà di autoaffermazione raggiunta attraverso e grazie la musica, intesa come possibilità di viaggiare con mente e corpo.

In questa intervista, Perera Elsewhere restituisce uno specchio sincero e appassionato della sua arte, frutto di un approccio estremamente creativo e di una propensione genuina e, a tratti, ironica ad accettare la componente dell’errore. Essa ci invita altresì a considerare la soggettività di ciò che definiamo verità e a renderci conto di quanto la società effettivamente plasmi le nostre menti fin da quando siamo bambini. Un album che riflette sul concetto di casa come luogo in cui l’arte, dopo averci condotto in altri luoghi, ci riconduce sempre, mostrandosi ogni volta sotto una luce diversa.




Partiamo dal titolo del tuo nuovo album, “Home”. Come mai lo hai scelto?


Casa in qualche modo implica l'opposto di altrove (elsewhere), nonostante chiaramente uno possa sentisi veramente a casa stando da qualche altra parte. Casa è un concetto molto ampio: significa il catalogo dell'Ikea? O poter chiedere ad Alexa quello che vuoi ordinare per cena? Significa il comfort dato dalla normalità e dalle cose che uno conosce, come la tradizione o perfino la propria nazione? Significa meditare usando un'app o giungere alla meditazione silenziosa del Vipassana? Significa tua mamma che cucina per te del cibo e te che dormi nel tuo letto d'infanzia? Significa l'odore di ammorbidente e detersivo che annusi mentre sei sdraiato nel letto? Penso che casa abbia un significato molto ampio per moltissime persone. Significa avere delle fondamenta in cui credere musicalmente, spiritualmente, culturalmente ed eticamente e una comunità che supporti quelle idee in cui prosperare? Casa è una collezione di micro generi che solo le persone che provengono dalla stessa nicchia isolata di sonorità possono veramente comprendere? Casa è qualcosa che solo le persone che hanno un GROSSO subwoofer possono apprezzare davvero? Hahaha. Sono tante domande a cui dare una risposta!


È corretto dire che “Home” ha a che fare con la libera espressione e l’emancipazione di te stessa?


Penso di sentirmi molto libera di scrivere canzoni propriamente pop (per esempio Travel Lite) così come pezzi strumentali di 8 minuti (Der Wurm, 1 & 2) nello stesso album. Mi sento a mio agio e creativa e mi sto divertendo con la tecnologia molto più che in passato. Quindi sì, questa è libertà e autoaffermazione creativa. Il covid è stato in qualche modo paradossalmente liberatorio.


Nei testi ricorre spesso la parola “verità” che è associata metaforicamente alla “luce”. Questo lavoro giunge a seguito di un tuo percorso di ricerca interiore?


Beh, diciamo che la libertà è qualcosa di potente. Se credi che qualcosa sia vero, quel qualcosa ti guida dal punto di vista emotivo. Penso di ricercare la verità nella musica, nelle comunità e nelle persone. A molte persone piace pensare di aver trovato la verità. Tuttavia la verità è spesso estremamente soggettiva. Penso di essere stata una piccola guerriera della libertà in tutti i miei lavori…compresi quelli con il mio vecchio progetto Jachoozi. Diversi stili, talvolta ironica, talvolta astratta. Voglio dire, non pratico la religione e non gioco a football...quindi a cosa cazzo dovrei credere? Penso che molte persone si sentano allo stesso modo. Mi sento veramente fortunata ad avere la musica in questo ampio scenario.



Dietro la tua musica si cela anche un messaggio femminista, seppur mai forzato. In che modo esprimi questo messaggio con la tua musica?


Onestamente, penso anche solo essendo qui a fare quello che faccio nel modo in cui lo faccio. È esso stesso un messaggio. Una musicista indipendente e autodidatta, smanettona di Ableton, di colore e con una vagina!!! Voglio dire, questo è un messaggio, giusto?! LOL. Parlando seriamente, è un privilegio essere entrata in tutto questo. Sono un'autodidatta. Ho iniziato con le produzioni lentamente...e adesso sono un'insegnate di Ableton e tengo workshop per Native Instruments. Ho studiato Politiche Europee. I miei genitori sono immigrati che NON volevano che loro figlia facesse musica elettronica strana e si promuovesse online! LOL. Sono fortunata ad aver raggiunto abbastanza fiducia nel corso del tempo per fare quello che faccio e nel modo in cui lo faccio. Devo essere riconoscente alla mia città adottiva Berlino per avermi dato lo spazio dove crescere come artista e dove guarire dalla mia infanzia londinese. Ho avuto persone supportive intorno a me. Berlino è così. Penso di esprimere me stessa musicalmente creando degli ibridi e che anche il mio collaboratore visivo Hugo Schneider rispecchi questo approccio alla perfezione. Per questo lavoriamo insieme da molti anni.


Secondo te oggi ci sono dei limiti maggiori con cui una donna e un’artista deve scontrarsi rispetto a un collega uomo?


Dipende davvero tanto da dove ti trovi, in quale scena e in quale città. Penso che le persone siano consapevoli delle quote e delle shitstorm online che possono arrivare su un festival se non invita artiste donne. Quindi le cose sono molto diverse rispetto a dieci anni fa. A Berlino viviamo in una bolla in cui questi temi sono discussi continuamente. Ma in altri posti queste cose vengono discusse molto meno. Perfino facendo la dj dal 2007, non ho mai avvertito una vera e propria cultura machista nell'ambiente perché la musica che faccio non è tech house commerciale o qualcosa di simile. Le persone che vengono nei posti in cui suono come dj di solito sono molto aperte di mente, creative e sveglie.


L’album parla anche del rapporto con gli altri e di come questo possa essere a volte soffocante. “Home” a che fare in qualche modo con il trovare rifugio in se stessi?


È sulla relazione con la società e con me stessa che mi focalizzo. La società ci forma...attraverso il braniwashing, dandoci in qualche modo nutrimento. Da bambini siamo come spugne che assorbono tutte le informazioni in maniera non selettiva. Io mi sento come se, dal momento in cui sono diventata adulta, stessi guarendo dalla mia infanzia, nel momento in cui scopri cosa è giusto o sbagliato per te. Persino la voce interiore nella tua testa è in una certa misura dettata dalla società o dalle società a cui sei stato esposto...e anche dalla famiglia e dalla comunità. È una battaglia costante per sovrastare quelle cose che hanno tecnicamente soffocato il tuo vero sé. Penso soltanto che siamo tutti un prodotto della società e che un giorno ti sveglierai e realizzerai di esserti trasformato in tua mamma o in tuo papà.



Il tuo è un approccio alla produzione ibrido, in cui elementi digitali e analogici si fondono con l’uso di strumenti organici. È importante per te non rinchiuderti in un unico modus operandi e spaziare dal punto di vista creativo?


Io posso fare musica realmente ovunque. Potrei fare qualcosa a letto con le cuffie o nel mio studio con sintetizzatori analogici, percussioni o qualunque altra cosa. Al momento mi diverto a mescolare tutto. A casa ho un un organo Korg vecchissimo degli anni '70 che tengo lì semplicemente per farci qualcosa o perché se voglio fare una jam con qualcuno mi dà questa calda vibrazione da organo. Anche le limitazioni sono effettivamente divertenti. Quindi persino viaggiare con un piccolo set up fatto per esempio di un monotron, tastiera midi, pc, microfono e scheda audio mi permette di divertirmi parecchio. Se voglio mandare le note midi ai synth in studio dopo posso farlo. Ma di fatto la vibrazione nello scrivere musica riguarda il flusso e ogni tanto lo trovi in un contesto differente con meno opzioni a livello di attrezzatura. Di base sono molto aperta alla tecnologia. È super divertente trovare cose inaspettate innescate da errori o semplicemente facendo esperimenti con la tecnologia e con idee musicali. È come randomizzare tutto il tuo processo. Magari sono ADHD ma io lavoro bene con gli scenari imprevedibili! Lo chiamo il "gold digging". Si tratta essenzialmente di curare ciò che fai in maniera appropriata, di sapere e decidere cosa va bene. A volte sono troppo pigra persino per ascoltare le fine di un lavoro che ho fatto e inizio subito a lavorare sulle prime 8 barre. È davvero pigrizia? A dire il vero è una forma di flusso lavorativo.


Nonostante tu viva a Berlino da diversi anni, le tue origini srilankesi hanno un forte impatto sulla tua estetica. Questo è visibile dall’artwork dell’album così come dal video di “Who I Am” in cui indossi degli abiti tradizionali. Si tratta di un omaggio alle tue origini o il desiderio di far incontrare diverse culture attraverso la tua musica?


È buffo che tu lo dica. In realtà niente nella cover è srilankese. Prima di tutto cos'è davvero la tradizione srilankese? Una piccola isola che è stata colonizzata da Portoghesi, Olandesi e Inglesi e governata da mercanti arabi e malesi prima di loro. Cos'è lì la tradizione? Perera, De Silva e Fernando sono i nomi più comuni in lingua singalese. Il copricapo che indosso nella foto e nel video è un cappello da uomo che ho comprato all'aeroporto di Jakarta dopo aver suonato a una serata in Indonesia nel 2015. Anche il capo di materiale Baule che vedi l'ho preso in un villaggio tessile nella Costa d'Avorio. Prendo sempre degli accessori o dei capi nei diversi luoghi che visito per lavoro. A volte copricapi da uomo che non vengono tradizionalmente indossati dalle donne. Sulla cover del mio primo album Everlast indosso uno zucchetto di paglia intrecciata (dalla Nigeria, indossato dagli uomini che sono stati a La Mecca) sotto un berretto da baseball nero. Sono anche stata vista indossare un cappello georgiano cristiano ortodosso per uomini che ho preso in Georgia. Per me è un collage visivo. Mescolare presunte tradizioni diverse con altre idee contemporanee e persino con altri generi. Così come per la musica si tratta di creare un mondo ibrido di paradosso e armonia. E visto che me lo chiedi, le tradizioni sono lì per essere rotte, per giocarci e per essere modellate con la propria vera tradizione. I miei genitori provengono da entrambe le fazioni di una guerra civile fra due etnie in Sri Lanka, quindi è stato ancora più difficile avere un'identità o una relazione con la tradizione srilankese "normali".


Come definiresti “Home” dal punto di vista musicale?


Questa è veramente difficile onestamente. Ehm...musica pop elettronica dai bassi pesanti più musica strumentale pesantissima per i posteri.




ENG


Home is a powerful concept, difficult to grasp, and extremely subjective. What is the meaning behind the term? It is from this question that Sasha Perera, aka Perera Elsewhere, has built his last album, the third, entitled precisely "Home".

Home is not the point of arrival, but rather a journey in which Perera retraces and sometimes collides with a past that has inevitably led her to become herself. As a DJ first and as a self-taught artist later, Perera has been able over the years to build its own identity from an aesthetic and musical point of view, embracing the different possibilities given by a hybrid approach between digital and analog, without ever being locked in a precise gender definition if not the one, coined by itself, of "Doom-Folk". Manipulated voices, impressive bass, and dreamlike arpeggios follow each other in "Home" as if to represent the different rooms of a house in which Perera shows that she feels equally at ease. Home, however, can not be understood only with the ears, but deepening into the deep meaning that it brings with it. It represents a free and sincere work in which Perera manifests her statement as a woman of color and an artist who, thanks to her talent and her curiosity, has managed to overcome the veil of Maia of society. In "Home" Perera Elsewhere claims its freedom of self-empowerment achieved through and thanks to music, understood as a possibility to travel with mind and body.

In this interview, Perera Elsewhere returns a sincere and passionate mirror of her art, the result of an extremely creative approach and a genuine and, at times, ironic propensity to accept the component of error. It also invites us to consider the subjectivity of what we call truth and to realize how much society has actually shaped our minds since we were children. An album that reflects on the concept of home as a place where art, after having led us to other places, always leads us back, showing each time in a different light.


Sasha, let’s start considering your new album’s title, “Home”. Why did you choose this name?


Home somehow implies the opposite of elsewhere, although you can of course feel very at home while being elsewhere. Home actually is such a wide idea in itself: does it mean Ikea home and living catalogue? or does it mean Alexa asking you what you want to order for dinner? Does it mean the comfort of the norm and the things you know? like tradition and even the nation state? Does it mean you do you meditate using and app or go to Vipasana silent meditation? Does home mean your mum cooking you food and you sleeping in your childhood bedroom? Does it mean smells like fabric conditioner and washing powder that you smell while lying in bed? I think home has such a wide meaning for so many people. Does it mean that you musically, spiritually, culturally and ethically have a basis you believe in a community to support those ideas and thrive in? Does it mean the many places your ancestors derived from? Is home a place of comfort or a place that has caused trauma? or a bit of both? Is home the hybrid of many choices (creative and non creative) that people make in their lives? Is home a collection of micro genres that only people who come from the same niche island of sound can truly understand? Is Home something only people who have a BIG subwoofer can truly appreciate? Hahaha. lots of questions for you to answer!


Does “Home” regards the freedom of expression and your self-empowerment?


I think I feel very free to write proper pop songs ( Travel Lite for example) as well as 8 min instrumental sound pieces (Der Wurm 1 & 2) on the same record. I feel at ease with you I am creative and am having more fun with technology than ever before. So yeah that is freedom and creative self-empowerment. Corona was oddly also somehow also freeing.


Throughout the songs the word “truth” recurs many times often combined metaphorically to light. Did this work come out after a period of personal experiences and inner search?


Well I mean truth is a powerful thing. If you believe something is true it is emotionally driving. I think I seek truth within music and communities and people. I think a lot of people like to think they find the truth. The truth is however often actually v. subjective. I think I have been a little truth warrior on all my records.. including the ones with my old project Jahcoozi. Differing styles ... sometimes satire, sometimes abstract. I mean I don't do religion and I don't do football.... so wtf am I supposed to believe in? I think many people feel that way. I actually feel blessed to have music in this wide context.


A powerful feminist message lies under your music. How do you express it in your art?


To be honest, I think just by being here and doing what I do and in the way I do it. This in itself is a message. DIY independent musician & Ableton geek of colour with a vagina. !!!

I mean that is a message rite ?!!! LOL. Seriously tho... it's a privilege to have got into this at all. I'm autodidact ie. I taught myself audio production slowly.... and now I actually mentor for Ableton or do conduct workshops for Native instruments. I studied European Politics. My parents are immigrants who did NOT want their kid to be making weird electronic music and pimping herself online! LOL. I'm lucky to have gained enough confidence over time to do what i want to do and in the way I want to do it. I have to be thankful to my adopted city Berlin for giving me the space to incubate as an artist and to heal from my London childhood. I have had supportive people around me. Berlin is like that.

I think I express myself musically by creating hybrids. I think my visual collaborator Hugo Schneider also mirrors this approach perfectly. Thus we work together for many years.



Do you think that today women artists clash with more societal limits if compared with men?


It really depends where you are, what scene, what city. I think people are aware of quotas and the online shitstorms that can happen as a festival if you don't book female artists. So things are definitely different to a decade ago. We live in a bubble in Berlin where such topics are discussed all the time. But in other places these things are much less discussed. Even Djing since 2007, I never had serious macho energy around the DJ pult, because the music I play ain’t like commercial tech-house or something. The people who come to the places I DJ at are usually very openminded, creative and generally woke.




The album also focuses on the relationship with others which can sometimes be smothering. Is “Home” somehow about a withdrawal into yourself?


it is actually the relationship with society and with myself that I am focussing on. Society forms us... through brainwashing/ though nurturing us in a certain way. As kids, we are like sponges soaking up all information non-selectively. I feel like by the time you become an adult you are actually recovering from your own childhood, as you find out what is really right or not right for you. Even the inner voice in your head is somehow dictated by the society/societies you have been exposed to .. family and community too. So it is a constant battle to drown out these things which have technically been smothering your true self. I just think we are all a product of society and one day you will wake up and notice you have transformed into your mum or dad.


You have got a personal hybrid approach to music production blending digital and analogical elements with the use of organic instruments. Is it important for you not to lock yourself up in a unique creative modus operandi?


I can actually make music anywhere. I could make something in my bed on headphones. or in my studio with analogue synthesizers and percussion and whatever. I actually enjoy mixing it up. I have this super old Korg organ in my house from the 70s. I just have it there because if I wanna make something there or jam with someone then I can have this warm organ vibe. If I had it in the studio I would maybe ignore it next to the Moog and the Prophet etc. Limitations are actually fun. So even traveling with a tiny set up e.g a monotron, midi keyboard, laptop, mic, sound card. I can actually have quite a lot of fun. If I wanna send midi notes to the fat synths later in the studio I can. But actually, the vibe of writing music is about flow and sometimes you find it in a different setting with less gear options. I'm open to loads of tech basically. It's super fun to come up with expected things triggered by errors or just by messing about with tech and musical ideas. it's like putting a randomizer on your whole process. Maybe I'm ADHD but I work well with unpredictable scenarios !!! I call it gold digging. It is more about curating what you make or record properly. about knowing and deciding what is good. Sometimes I'm too lazy to even listen to the end of a recording I have done and just start working with the first 8 bars of it. Is that lazy though? It's a form of workflow actually.


Despite you live in Berlin since many years, your Sri Lankan origins have a strong impact on your aesthetic. It can be seen both in the artwork and in “Who I Am” video where you are wearing traditional dress. Did you pick up some elements of that culture for your work?


Funny you say that. Actually, nothing on the cover is Sri Lankan. First of all what is actually Sri Lankan tradition? a small island which was colonized by the Portuguese , Dutch and British and run by Arab/Malay traders before them.. what is tradition there? Perera, De Silva, and Fernando are the most common names amongst the Sinhalese.

The headpiece I am wearing in the pic and the video is a men's hat that I bought in Jakarta Airport after I played a DJ gig in Indonesia in 2015. You also see a piece of Baule material that I got in a weaving village in Ivory coast. I always pick up bits and pieces in different places I visit for work. . Sometimes men's headpieces which are traditionally not worn by women. On the cover of my first album Everlast, I am wearing a woven cane skull cap ( from Nigeria, worn by men who have been to Mecca)underneath a black baseball cap. I've also been seen in a Georgian Christian orthodox hat for men that I picked up there. There's also a piece of material which I got from a weaving village in Ivory coast To me it is a visual collage. Mixing up different supposed traditions with other contemporary ideas and genders even. Like with the music it'S creating a hybrid world of paradox and harmony. And because if you ask me, traditions are there to be broken and played with and moulded into your very own tradition. My parents are actually from both sides of a civil war between two ethnicities in Sri Lanka, thus it was even harder to have a 'normal' Sri Lankan identity or relationship to tradition.


Would you be able to define your album in one music genre or more?


That is really hard, to be honest. Erm ..... bass-heavy electronic pop music plus some heavy-as-fuck instrumental music for the aftermath?