IN CONVERSATION WITH ORLAN


Se negli anni 90 ORLAN parla di un nuovo corpo mutante, rompendo i canoni estetici convenzionali, oggi il processo artistico a che livello è giunto?


Ho sempre infranto regole e barriere mettendo in discussione la condizione del corpo in relazione a

tutte le pressioni politiche, religiose o culturali – il problema della società – e continuo a farlo ancora oggi

con il mio ultimo lavoro, Weeping women are angry, nel quale la mia faccia è ibridata con quelle di Dora

Maar e Jacqueline Roque, due muse che vennero rese celebri da Picasso. Il mio obiettivo è soprattutto

quello di trovare la giusta “materialità” di un’opera d’arte: è per questo motivo che ho utilizzato diversi

mezzi come la scultura, la fotografia, la chirurgia plastica, la realtà aumentata o addirittura l’intelligenza

artificiale e la robotica nella mia opera the ORLANoïde, un robot esposto nel 2018 al Grand Palais di

Parigi.


Che playlist ci sarebbe oggi in un suo autoritratto perfetto/imperfetto?


Amo le grandi voci, quelle di Mahalia Jackson, Nina Simone, Ray Charles, Maria Callas, Léo Ferré,

Barbara, Joan Baez Klaus Nomi... Ascolto anche Thelonius e i Velvet Underground, Leonard Cohen o

Iggy Pop, Bob Marley, Brian Eno, Steve Reich, Philip Glass, Charlemagne Palestine e molta musica

minimal e ripetitiva quando lavoro, per rimanere concentrata.



... il corpo non è che un costume, un sacco...” cosa chiede oggi ORLAN al suo corpo?


Il corpo è obsoleto. Non ha più nulla a che vedere con la situazione attuale. Noi mutiamo alla stessa

velocità degli scarafaggi ma siamo scarafaggi che immagazzinano i propri ricordi nei computer, che

guidano aerei e macchine realizzate da noi, nonostante i nostri corpi non siano progettati per la loro

velocità e ogni cosa va sempre più veloce. Noi donne stiamo vivendo sempre più a lungo ma non

possiamo avere figli dopo i 50 anni e la menopausa prova a disfarsi di noi in maniera insidiosa. Il mio

lavoro è una battaglia contro l’innato, l’inesorabile, il programmato, il naturale e il DNA, che è il nostro

rivale diretto in quanto artisti rappresentativi. Alcune specie di balene possono vivere fino a 320 anni,

alcune sequoie giganti arrivano a 3000 anni o più e molte altre specie vivono molto più a lungo

dell’essere umano: tartarughe, aragoste, alcuni tipi di vermi... Sarebbe necessario cambiare il corso

delle cose e io ho lanciato una petizione contro la morte che ti invito a firmare!


Nel suo lavoro non c’è demonizzazione, non c’è una scelta tra bene e male ma con una “e”, una

congiunzione attraverso la quale, a due elementi apparentemente opposti, si da la capacità di

coesistere. Oggi cos’è interessante far interagire con una “e”?


Il barocco mi ha dato tanto e ho lavorato intorno a questa tematica per più di dieci anni. La lezione che

ne ho tratto mi è stata molto utile in ogni mio lavoro poiché la cultura giudeo-cristiana ci chiede di

scegliere tra “bene” o “male”. Il Barocco invece mi ha invitato a riflettere su questo “o” e ad usare “e”:

“bene” e “male”; nell’opera del Bernini, la quale mi ha grandemente inspirato, ci viene mostrata Santa

Teresa con la freccia dell’angelo in una estatica ed “erotica” estasi.



Alcuni stilisti hanno abbandonato lo stereotipo della bellezza femminile standardizzata, come se lei avesse dato un contributo importante nel togliere quel velo di ipocrisia dettato da delle leggi

preimpostate di bellezza. La sua arte come potrebbe essere ancora utile alla moda e chi per lei sta facendo un buon lavoro?


Ho lavorato con molti stilisti durante la mia carriera, in particolar modo nella creazione dei costumi per

le mie performances chirurgiche. Molti di loro hanno anche reso omaggio al mio lavoro, come W&LT

Walter Van Beirendonck il quale, nelle sue sfilate, ha fatto applicare alle sue modelle dei bozzi alle

tempie, come i miei, in riferimento al mio lavoro... Per molto tempo, dopo le 7 performances chirurgiche,

mi ha invitato ad esibirmi in una delle sue mostre a Rotterdam, al Boijmans Museum, curata da Chris

Dercon (Wild and Lethal Trash! Believe, Kiss the Future). Mi piacciono molto gli stilisti con i quali ho

lavorato come Dsvid Delfin, Agatha Ruiz de la Prada, Lan Vu e ho ammirato e amato Leigh Bowery che,

in quanto a trasformazione del corpo, si è spinto molto in là. I miei bozzi sulle tempie, che avrebbero

dovuto rendermi mostruosa, sono diventati ora un’arma di seduzione fino al punto che Lady Gaga li ha

utilizzati in uno dei suoi video.



La Carnal Art appare più che distruzione del corpo una ricostruzione di se stessi, una forma

pedagogica dove l’insegnante, il fruitore e il mezzo sono il corpo e la percezione di esso. Quanto ORLAN ha imparato su se stessa?


La Carnal Art è uno sfumato tra presentazione e rappresentazione. Ho imparato da me stessa che

ogni rappresentazione di me può essere seducente senza andare/passare attraverso i modelli e i diktats

che ci vengono imposti.


Cucirsi addosso il vestito che si vuole “indossare” sembra l’unico modo per strapparsi di dosso gli abiti confezionati su misura dagli stereotipi occidentali di bellezza. La consapevolezza dello strappo da eseguire da che punto deve iniziare? Come l’osservatore può arrivare a guardarsi con i suoi veri occhi?



Non si tratta di cucirsi addosso l’abito che si vuole indossare perché io sono per le identità multiple, in

movimento, nomadi, non per quelle definite e fisse. È forse ancora più interessante rimuovere

completamente quell’interfaccia che è la pelle come ho fatto in La liberté en écorchée perché se non hai

una pelle, il razzismo non può più essere inciso e in questo periodo è una cosa molto importante

secondo me. Mi sono spinta così in là in questa sorta di striptease perché credo che lo spogliarello sia

impossibile per le donne, sono gli occhi delle altre persone a cucire loro addosso un vestito di fantasie,

timori ed immagini dal quale non è possibile spogliarsi. In effetti ho realizzato diversi lavori: Strip-tease

des cellules jusqu’à l’os, Strip-tease en nanoséquences e Strip-tease occasionnel à l’aide des draps du

trousseau. Quello definitivo è stato l’opera La liberté en écorchée.




ENG VERSION

interview by Vincent Wood


In the 90’s ORLAN talked about a brand-new mutant body, breaking-up with traditional aesthetic standards. Which level has reached your artistic process today?


I've always broken the rules, broken the barriers by questioning the status of the body against all political, religious or cultural pressures, the problems of society, and I continue to do so today, particularly through my latest series, Weeping women are angry, where my face hybridizes with that of Dora Maar and Jacqueline Roque, two muses who made Picasso famous. What I'm looking for above all is to find the right materiality for an artwork: for this reason I have used very different media such as sculpture, photography, plastic surgery, augmented reality or even artificial intelligence and robotics in my work the ORLANoïde, a robot exhibited in 2018 at the Grand Palais in Paris.


Which playlist would fit today with your perfect/imperfect self-portrait?


I love great voices, those of Mahalia Jackson, Nina Simone, Ray Charles, Maria Callas, Léo Ferré, Barbara, Joan Baez Klaus Nomi... and I also listen to Thelonius Monk and the Velvet Underground, Leonard Cohen or Iggy Pop, Bob Marley, Brian Eno, Steve Reich, Philip Glass, Charlemagne Palestine, and a lot of minimal and repetitive music when I’m working to stay focus.



[...] the body is but a costume, a sack.” Today, what would you demand from your body?


The body's obsolete. It's not dealing with the situation anymore. We mutate at the speed of cockroaches, but we are cockroaches that store our memories in computers, that fly airplanes, cars that we have designed although our bodies are not designed for their speed and everything is going faster and faster. We women are living longer and longer, but we can't have children after 50 and menopause is trying insidiously to oust us. My work is in fight against the innate, the inexorable, the programmed, the natural, and the DNA, which is our direct rival as representational artists. Some species of whales live up to 320 years, some giant redwoods live up to 3,000 years or more, and many other species live much longer than human beings: turtles, lobsters, some worms... It would be necessary to change the course of things and I have launched a petition against death that I invite you to go and sign!


In your work there is no such thing as demonisation, there is no choice between good and evil. However there is [always] an “and”, a conjunction that permits two supposed opposite elements to coexist. Today what would you let coexist with an “and”?

Baroque has brought me a lot and I have been working around this issue for more than ten years. The lesson that I have retained has served me well in all my work because the Judeo- Christian culture asks us to choose between "good" or "evil". The Baroque invited me to reflect on this "or" and to use the "and": "good" and "evil" because in Bernini's work, which inspired me greatly, he shows us Saint Teresa with the arrow of the angel in an ecstatic and "erotic" ecstasy.




Some stylists had abandoned the stereotype of standardised feminine beauty and you gave an important contribution in taking off that hypocrisy from the beauty rules. In which way your art could be useful in that sense today and, in your opinion, which stylist is doing a good job?


I've worked with many stylists throughout my career, notably to create the costumes for my performance surgeries. Many stylists have also paid tribute to my work, such as W&LT Walter Van Beirendonck who paid me several tributes in his fashion shows by applying make-up to his models with bumps on the temples like mine, as a reference to my work... Long after the seventh operation-surgery-performance, he invited me to perform in one of his exhibitions in Rotterdam at the Boijmans Museum, curated by Chris Dercon (Wild and Lethal Trash! Believe, Kiss the Future). I like very much the stylists I have worked with such as David Delfin, Agatha Ruiz de la Prada, Lan Vu and I have admired and loved Leigh Bowery who has gone very far in the transformation of the body. My bumps on the temples that are supposed to make me monstrous have now become a weapon of seduction to such an extent that Lady Gaga adopted them in one of her music clips.


The Carnal Art seems to be more a self-reconstruction than a body-destruction; a kind of pedagogy in which the teacher, the student and the vehicle are the body and the perception of the body itself. How much has ORLAN learned from herself?


Carnal Art is a sfumato between presentation and representation.

I learned from myself that any representation of me can be seductive without going through the models and diktats that are imposed on us.




To self-sewn on the dress one wants to “wear” seems to be the only way in order to tear the occidental-beauty stereotype off. From which point the rift has to begun? In which way the observer could look at herself/himself with is real eyes?


It is not a question of sewing yourself on the dress you want to wear because I am for multiple, moving and nomadic identities and not for definitive and fixed identities. It is perhaps more interesting to completely remove the interface that is the skin as I did in La liberté en écorchée because if you have no more skin racism can no longer be inscribed and in this period it seems very important to me. I went as far as this type of striptease because I believe that striptease is impossible for women because it is the look in other people's eyes that sews a dress of fantasies, apprehensions and images from which it is impossible to strip. In fact, I have done several works: Strip-tease des cellules jusqu’à l’os, Strip-tease en nanoséquences and Strip-tease occasionnel à l’aide des draps du trousseau. The ultimate striptease being the work La liberté en écorchée.