IN CONVERSATION WITH: NAVA

Updated: May 28

Cresciuta nella città cosmopolita di Milano, l'enigmatica cantante iraniana NAVA rivela il proprio mondo caleidoscopico nel nuovo EP NAFAS, letteralmente "respiro" in farsi.

L'EP comprende quattro tracce di cui due inedite: il singolo "Senti", la focus track "Respiro", prodotte da Bawrut e scritte in italiano, "GAZ”, prodotta da 555n che unisce inglese e persiano e il brano "YEK" prodotto da Giumo. 



NAFAS è il primo capitolo della triade di EP in uscita, ciascuno dedicata a un tema specifico che va a formare la sua identità artistica. Il progetto ambisce a superare la musica per scavare in profondità nelle radici di NAVA e il linguaggio è lo strumento principale.


Attraverso le collaborazioni accuratamente selezionate e coerenti con 555n (un progetto di arte, sound art e produzione musicale creato dall'artista e compositore siriano/italiano Gadi Sassoon), Bawrut di origine italiana con sede a Madrid e il giovane producer con sede a Milano Giumo, NAVA esplora da dove viene e come si sta evolvendo il proprio percorso.


Oltre a rappresentare un nuovo territorio di sperimentazione artistica e sonora, NAFAS è un viaggio attraverso le tre diverse lingue parlate dall’artista, insieme agli invisibili quanto profondi codici di comunicazione che ognuna di esse porta con sè.


NAFAS è un’esplorazione tra presente, radici e nuovi mondi, nasce dalla consapevolezza dell’enorme influenza che il linguaggio ha sulla vita e sulla produzione artistica di Nava.





Ciao Nava, partiamo dal nome dell'album. Da dove viene la scelta di questo nome e qual è il significato di Nafas?


Nafas in persiano significa respira. Quando mi hanno chiesto quale fosse il nome che avrei dato all’Ep ho pensato subito a questo nome. Ho raccolto tutti i momenti in cui stavo scrivendo, tutto il tempo che ho passato studio. Era un momento molto caotico, pieno di lavoro e ho detto: “Ok, va bene. Respira, per un attimo, per ritornare al motivo più grande per cui stai facendo tutto questo.”

Ero immersa ad organizzare milioni di cose con tutte le diverse squadre che lavorano con me e dicevo “ok, però adesso ho bisogno di un minuto per respirare al parco”. Questa cosa mi ha aiutato tantissimo a non perdere il focus e continuare ad avere l'obiettivo in mente.


E’ stato una specie di mantra per ricordarmi di respirare.

Vorrei che questo disco sia una ventata di aria fresca, quell’attimo in cui non hai bisogno di dover pensare a nient'altro che a quel momento che stai vivendo.



In questo album hai lavorato con tantissimi nuovi produttori: Bawrut, Gadi 555n & Giumo. Ci racconti com'è stata l'esperienza di condividere musica, idee, parole con così tanti artisti diversi?


Ti racconto l’esperienza con Giumo. E’ stato stranissimo perché avevamo pochissimo tempo ed io già ero partita con l’ansia a mille. Siamo entrati in studio in un pomeriggio di venerdì che di solito tutti sono a bere ed io ero in piena crisi. Lui è stato in grado di trasmettermi tranquillità pazzesca e da li è partita la magia. Ci siamo ispirati moltissimo a vicenda, tutti i suoni intorno a noi li ascoltavamo con un orecchio diverso. Il cinguettio degli uccellini, il rumore delle sedie dei vicini, tutto quello che avevamo intorno lo abbiamo trasformato in musica.


Sono super felice perché ho capito che quando una cosa parte, quando l'ispirazione scintilla non serve avere un mese in studio. Con Gadi per esempio è stato bellissimo: sono andata in studio il primo giorno e non abbiamo fatto niente tranne che ascoltare musica, parlare, sentire nuove playlist musicali senza la fretta o l’obbligo di dover creare per forza qualcosa.


È stato bellissimo, perché mi sono proprio lasciata andare. Ho detto vabbè, lo vivo come un’ esperienza e l'esperienza è partita nella maniera più rilassante possibile. Ed è stata proprio questa la forza del disco. Il fatto che a livello creativo sia un album molto libero.


Con Nafas sono riuscita a godere il fatto di andare in studio, conoscere i produttori, lavorarci da vicino. Ed è stato proprio bello lavorare con così tante persone, l'ho vissuto come una squadra, come dei pezzi di puzzle incastrati perfettamente.



In questo disco hai iniziato a sperimentare con tutte le lingue che fanno parte delle tue culture. Raccontaci meglio la scelta di questa nuova avventura nel linguaggio.


Io arrivo da Teheran, vivo in Italia, ma sono madrelingua inglese perché i miei nonni vivono in America.

Sono un mix di tre culture diverse che si collegano tra di loro.


Sai all’inizio avevo un rifiuto verso il mio lato persiano perché ero appena arrivata in Italia. Non mi sentivo a mio agio con questa cultura. Da lì ho iniziato a fare un po' di ricerca, conoscendo anche amici nuovi che sono strumentisti di strumenti tradizionali persiani e mi hanno aperto un mondo che non conoscevo minimamente. Questa cosa mi ha incuriosito tantissimo e ho detto: "vorrei esplorare questo nuovo mondo perché mi ispira" perché io purtroppo se non sono ispirata sono super annoiata. Perciò ero sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che mi potesse ispirare.

E questa cosa era l'unica cosa che mi faceva sempre essere ispirata e che mi faceva andare sempre alla ricerca di cose nuove.


Con l'italiano non avevo mai sperimentato, ma vivo qua. Ho amici italiani, parlo l'italiano quasi il settanta percento della mia giornata. Era un elefante rosa nella stanza che stavo cercando di evitare. Alla fine è stato un esperimento allucinante.


Rimanendo nel tema del linguaggio. In che modo secondo te la lingua può influenzare l'ascolto e l'esperienza di un disco? In che modo secondo te la musica può arrivare alle persone?


Secondo me la musica arriva alle persone in due modi. Io conosco bene il lato della poesia e delle parole. Sono molto fissata con questa cosa perché arrivo da scrivere poesie a scrivere la musica e in molti casi le parole vengono prima della musica. Come nel caso di Lana Del Rey, artista da cui prendo moltissima ispirazione.


Dall'altro lato sono follemente innamorata di Rosalia, Arca, Sevdaliza etc che cantano in un’altra lingua di cui io non conosco neanche una parola, ma la musica è così forte che ti arriva lo stesso, anche se non conosci le parole. Credo si tratti di un linguaggio universale.


Gaz e Yek sono due singoli i cui nomi fanno riferimento a due termini persiani. Cosa c'è dietro la scelta di questi titoli?


Gaz è il nome di un dolce persiano, un dolce molto duro. Lì stavo vivendo un periodo che stavano succedendo un sacco di cose belle, ma comunque c'era il peso di tutto il lavoro. Perciò mi sembrava come se stessi vivendo una vita dolcissima ma allo stesso tempo durissima perché era difficilissimo incastrare tutto.


Yek in persiano significa uno, questo è il primo delle cose che potete aspettare da Nava che sperimenta, che vi fa entrare in questo mondo che sto cercando di esplorare.


Yek era un momento di follia allucinante. Avevamo fatto il pezzo e ci è venuto in mente di fare uno stacco completamente senza quasi senza senso. Il pezzo è cattivissimo, pieno di sub e di synth. Ma poi c’è una sorta di break, con il pianoforte e dei canti tradizionali.

mi è piaciuto così tanto che ho detto Ok, questo è il mio lato persiano sperimentale e il mio lato occidentale sperimentale, un po' scuro che sono arrivati e che stanno combaciando perfettamente. Ando in questo modo percio' proprio è nato anche anche quello da una scelta abbastanza folle che ha unito le due parti perché non avevo mai sperimentato.




Lato visivo. E' molto forte e presente in questo ultimo album. Quanta cura c'è dietro l'ideazione e la realizzazione di tutto il lato visivo di Nava?


Sul lato visivo sono stata fortunatissima perché ho trovato Matteo Strocchia e Marco Servina che mi seguono proprio da quando è nato il progetto mio solista. Siamo un vero e proprio team.


La cosa bellissima è che io quando anche le idee folli loro non mi dicono mai che non si può fare ma mi dicono Ok, vediamo come si può fare questa cosa.


E questa cosa proprio mi ha fatto arrivare al fatto che non ci sono limiti nel fare le cose. Se hai l’idea giusta, vuoi sperimentare ed hai il team giusto si può fare. E’ una cosa molto importante per tutte le persone che vogliono fare questo lavoro.


Lato visivo, io essendo persiana, arrivando da una cultura che magari anche in televisione qua lo vedono da un un certo modo che io tipo per esempio quasi mai visto mai vissuto cose che vedo in tv, cosa che penso che magari la gente pensa dell'iran e della Persia.


Volevo far vedere all'occidente quello che può essere una ragazza persiana. Che non è quello che si vede in tv. C’è tutto un lato sperimentale che l’occidente non conosce. Esprimersi con il corpo, con gli accessori, con la performance. Un Espressione dell’essere a 360°-


E poi la cosa che volevo far vedere alla parte persiana di me e a tutte le ragazze che mi seguono è che puoi essere qualsiasi cosa vuoi. Non è che se ti vesti in questo modo sei questa cosa. Una cosa che io odio è avere dei limiti.

Non ci sono limiti, non ci sono paletti, puoi fare quello che vuoi sperimentando con tutto quello che ti ispira. Perché se non cambiamo mai, rimaniamo una cosa noiosissima che inizia e finisce allo stesso modo.


Torni finalmente in tour dopo quasi due anni. Cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova performance?


Stiamo lavorando tantissimo a questo lato. Già comunque inserendo i pezzi nuovi, con tutta la strumentazione tradizionale persiana abbiamo fatto un ottimo upgrade alla performance. I miei genitori mi hanno portato degli strumenti direttamente dalla Persia. Vorrei far conoscere anche questo lato di me di musicista e non solo di cantante. Vorrei che la gente si incuriosisca di cose che non conosce.


Il live sarà senza pause. Sarà un vero e proprio spettacolo. Mi sono ispirata ad un concerto dei Massive Attack in cui non c’era neanche una pausa e sono entrata letteralmente nel loro mondo. Voglio che sia una vera e propria esperienza per chi verrà al concerto. Voglio che la gente si ricordi del concerto.



Se dovessi definire l'album con una parola, quale sarebbe?


Una parola potrebbe essere “limitless”, senza limiti. In questo disco non esistono più limiti, non c’è una struttura impostata, non ci sono limiti nella lingua. Ho messo via tutti i limiti e per fortuna ho avuto tutti dalla mia parte. Tutti hanno appoggiato la mia vision. E tutti siamo usciti dai nostri limiti. E’ stata l’aria fresca di cui tutti avevamo bisogno.



Ascolta l'EP qui:






ENG VERSION


Raised in the cosmopolitan city of Milan, the enigmatic Iranian singer NAVA reveals her kaleidoscopic world in her new EP NAFAS, literally "respiro"

The EP includes four tracks, two of which are previously unreleased: the single "Senti," the focus track "Respiro," produced by Bawrut and written in Italian, "GAZ," produced by 555n that combines English and Persian, and the track "YEK" produced by Giumo. 



NAFAS is the first installment of the trifecta of EPs being released, each dedicated to a specific theme that goes into forming his artistic identity. The project aspires to go beyond music to dig deep into NAVA's roots, and language is the main tool.


Through carefully selected and consistent collaborations with 555n (an art, sound art and music production project created by Syrian/Italian artist and composer Gadi Sassoon), Italian-born Bawrut based in Madrid and young Milan-based producer Giumo, NAVA explores where it comes from and how it is evolving.


In addition to representing a new territory of artistic and sonic experimentation, NAFAS is a journey through the three different languages spoken by the artist, along with the invisible as well as deep codes of communication that each of them carries.


NAFAS is an exploration between present, roots and new worlds, born out of an awareness of the enormous influence language has on Nava's life and artistic production.



Hi Nava, let's start with the name of the album. Where did the choice of this name come from and what is the meaning of Nafas?


Nafas in Persian means breathe. When I was asked what I was going to name the Ep, I immediately thought of this name. I collected all the moments when I was writing, all the time I spent studio. It was a very chaotic time, full of work, and I said, "Okay, all right. Just breathe, for a moment, to get back to the bigger reason why you're doing all this."

I was immersed in organizing millions of things with all the different teams working with me and I was saying, "Okay, but now I need a minute to breathe in the park." This helped me so much not to lose focus and keep having the goal in mind.


It's been a kind of mantra to remind me to breathe.

I would like this record to be a breath of fresh air, that moment when you don't need to have to think about anything but that moment you're living in.


On this album you worked with so many new producers-Bawrut, Gadi 555n & Giumo. Tell us what was the experience like sharing music, ideas, words with so many different artists?


I'll tell you about the experience with Jack. It was so strange because we had very little time and I was already off to a very anxious start. We walked into the studio on a Friday afternoon that everyone is usually drinking and I was in the middle of a crisis. He was able to convey crazy tranquility to me and from there the magic started. We inspired each other a lot, all the sounds around us we listened to with a different ear. The chirping of the birds, the noise of the neighbors' chairs, everything we had around us we turned into music.


I'm super happy because I realized that when something starts, when inspiration sparks, you don't need to have a month in the studio. With Ghadi for example it was beautiful: I went to the studio on the first day and we didn't do anything except listen to music, talk, hear new music playlists without the rush or the obligation of having to necessarily create something.


It was beautiful, because I really let myself go. I said whatever, I'm living it as an 'experience, and the experience started in the most relaxed way possible. And that was really the strength of the record. The fact that on a creative level it is a very free album.


With Nafas I was able to enjoy going into the studio, getting to know the producers, working with them closely. And it was just great to work with so many people, I experienced it as a team, like puzzle pieces fitted together perfectly.



In this record you have begun to experiment with all the languages that are part of your cultures. Tell us more about the choice of this new adventure in language.


I come from Tehran, I live in Italy, but I am a native English speaker because my grandparents live in America.

I am a mix of three different cultures that connect with each other.


You know at first I had a rejection toward my Persian side because I had just arrived in Italy. I didn't feel comfortable with this culture. From there I started to do some research, even meeting new friends who are instrumentalists of traditional Persian instruments and they opened up a world to me that I didn't know at all. This made me so curious and I said, "I would like to explore this new world because it inspires me" because I unfortunately if I'm not inspired I'm super bored. So I was always looking for something new that could inspire me.

And this thing was the one thing that always made me be inspired and always go in search of new things.


With Italian I had never experimented, but I live here. I have Italian friends, I speak Italian almost seventy percent of my day. It was a pink elephant in the room that I was trying to avoid. It ended up being a hallucinatory experiment.


Staying with the theme of language. How do you think language can influence listening to and experiencing a record? How do you think music can reach people?


In my opinion, music reaches people in two ways. I am very familiar with the poetry and lyrics side. I'm very fixated on that because I come from writing poetry to writing music, and in many cases the words come before the music. Like in the case of Lana Del Rey, an artist I take a lot of inspiration from.


On the other hand I am madly in love with Rosalia, Arca, Sevdaliza etc who sing in another language of which I don't know a single word, but the music is so strong that it gets to you anyway, even if you don't know the words. I think it is a universal language.


Gaz and Yek are two singles whose names refer to two Persian terms. What is behind the choice of these titles?


Gaz is the name of a Persian dessert, a very hard dessert. There I was going through a period that a lot of good things were happening, but still there was the weight of all the work. So it felt like I was living a very sweet life but at the same time very hard because it was so difficult to fit everything together.


Yek in Persian means one, that's the first of the things you can expect from Nava experimenting, getting you into this world that I'm trying to explore.


Yek was a mind-blowing moment of madness. We had done the piece and we came up with the idea of doing a completely meaningless, almost nonsensical break. The piece is really bad, full of subs and synths. But then there's a kind of break, with piano and some traditional chants.

I liked it so much that I said Okay, this is my experimental Persian side and my experimental Western side, kind of dark that they came in and they are matching perfectly. Ando in this way so just that also came from a pretty crazy choice that combined the two sides because I had never experimented.


Visual side. It is very strong and present in this latest album. How much care is behind the conception and realization of the whole visual side of Nava?


On the visual side I was very lucky because I found Matteo Strocchia and Marco Servina who have been following me just since my solo project was born. We are a real team.


The beautiful thing is that I when even crazy ideas they never tell me that it can't be done but they tell me Okay, let's see how this thing can be done.


And this very thing made me come to the fact that there are no limits in doing things. If you have the right idea, you want to experiment and you have the right team it can be done. That's a very important thing for all the people who want to do this work.


Visual side, me being Persian, coming from a culture that maybe even on TV here they see it from a certain way that I kind of for example almost never ever experience things that I see on TV, which I think maybe people think about Iran and Persia.


I wanted to show the West what a Persian girl can be. Which is not what you see on TV. There is a whole experimental side that the West doesn't know. Expressing oneself with the body, with accessories, with performance. A 360-degree Expression of Being-.


And then the thing I wanted to show the Persian part of me and all the girls who follow me is that you can be whatever you want to be. It's not that if you dress this way you are this thing. One thing I hate is having boundaries.

There are no limits, there are no stakes, you can do whatever you want experimenting with whatever inspires you. Because if we never change, we remain a very boring thing that starts and ends the same way.


You are finally back on tour after almost two years. What should we expect from this new performance?


We are working so much on this side. Already by putting in the new pieces anyway, with all the traditional Persian instrumentation we have made a very good upgrade to the performance. My parents brought me instruments directly from Persia. I would also like to introduce this side of me as a musician and not just as a singer. I would like people to be curious about things they don't know.


The live show will be without breaks. It will be a real show. I was inspired by a Massive Attack concert where there was not a single break and I literally entered their world. I want it to be a real experience for people who come to the concert. I want people to remember the concert.



If you had to define the album with one word, what would it be?


One word might be limitless. In this album there are no more limits, there is no set structure, there are no limits in the language. I put all the limits away and luckily I had everyone on my side. Everyone supported my vision. And we all came out of our limitations. It was the fresh air we all needed.


Listen the full EP here: