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IN CONVERSATION WITH JK FLESH

Updated: Apr 11

Justin K. Broadrick è uno degli artisti più prolifici degli ultimi trent’anni. Il suo costante impegno nel creare musica l’ha reso un artista influente per generazioni di musicisti e produttori. Nella sua carriera, si è confrontato con un’incredibile diversità di generi musicali, dal grindcore all’industrial, fino all’elettronica nelle sue diverse sfaccettature. La sua sterminata produzione si può pensare come un vero e proprio mosaico, i cui progetti sono come dei tasselli della sua profonda e complessa personalità musicale.





L’artista di Birmingham inizia a usare il moniker JK Flesh a partire dagli anni ‘90 nei suoi lavori con Kevin The Bug Martin nel progetto Techno Animal. Da quel momento, ha continuato ad usare questo alias per le sue produzioni da solista di musica elettronica. I suoni abrasivi di JK Flesh hanno trovato casa nell’etichetta italiana KR3. Il primo risultato di questo sodalizio è Veneer of Tolerance del 2022, una vera e propria comunione d’intenti.


L’album si apre con la proverbiale The Stranger, di cui una parte del testo, tratta dal romanzo Little Dorrit di Charles Dickens, è diventata il manifesto dell’etichetta. Il resto dell’album è composto da brani Techno oscuri a tinte Industrial che, per il loro carattere prorompente e claustrofobico, si presentano come vere e proprie armi per il dancefloor.

Due anni dopo l’uscita di Veneer of Tolerance, KR3 ci propone la sua reincarnazione, composta da nove remix prodotti da artisti di rilievo della scena internazionale. Veneer of Tolerance Remixes è una rinascita multiforme e multigenere in cui tutti i produttori coinvolti, rispettando le sonorità e l’estetica di JK Flesh, esprimono con grande libertà i loro percorsi artistici individuali, creando un dialogo creativo con l’opera primaria del produttore di Birmingham.


In occasione dell’ultima uscita di KR3, t-mag vi propone un DJ mix e un’intervista inedita a Justin K.Broadrick, in cui si toccano aspetti profondi della sua vita e il modo in cui hanno condizionato la sua carriera da artista.



Cominciamo con il manifesto di KR3, tratto dal testo di The Stranger, la traccia di apertura di Veneer of Tolerance. Mi parleresti del modo in cui queste parole di Charles Dickens condizionano la tua visione artistica?


KR3 ha tratto il manifesto dal testo del brano The Stranger, e quel testo è direttamente citato da Little Dorrit di Charles Dickens; non ho mai letto Little Dorrit, e la citazione è stata presa da un altro libro, in un contesto che sentivo vicino a me. Dopo che mi è stato diagnosticato l'autismo, ho capito che il mio profondo legame con questa citazione è direttamente collegato ad esso; riguarda l'imprevedibilità, la paura dell'imprevedibile e la paura degli altri, soprattutto degli estranei. Non si sa mai cosa gli estranei possono o non possono portare. Le persone autistiche temono il cambiamento e temono di non sapere, è un'orribile maledizione che ho sofferto per tutta la vita. The Stranger, per me, fa riferimento a queste paure.




Sei un lettore vorace? La letteratura ha qualche ruolo d’ispirazione nel tuo processo creativo?


No. Ho avuto un periodo tra l'adolescenza e i primi vent'anni in cui leggevo tutto quello che mi interessava o che veniva citato da altri, soprattutto da riferimenti musicali. Leggevo molto, ma ero anche consapevole che il processo era troppo opprimente; somatizzavo tutto ciò che leggevo, ne ero soffocato e diventava troppo estenuante. Così ho smesso bruscamente e ho indirizzato tutte le mie energie verso la musica, che è la mia principale fonte di focalizzazione; sono più interessato a far uscire le cose dal mio sistema che a inserirne altre. Sono costantemente sopraffatto e di conseguenza devo essere selettivo. Non sono un accademico, non potevo e non posso imparare da quegli ambienti/istituzioni. Ho abbandonato gli studi a partire dal mio secondo esame GCSE, all'ultimo anno di scuola superiore. I GCSE sono considerati i documenti più importanti per ottenere un impiego lavorativo. Non ce l'ho fatta perché non ho imparato nulla, non imparo alla velocità in cui viene insegnato in questi posti; ero lento, assimilavo tante altre informazioni dall'ambiente circostante, soprattutto l’illuminazione, il modo in cui la luce funziona si irradia nell’ambiente mi condiziona. L'ipersensibilità è invalidante, ho lottato tanto tempo della mia vita per nasconderla e andare avanti. Purtroppo, non ha mai funzionato finché non ho capito il motivo due anni fa.


Come è nata la collaborazione con l'etichetta KR3?


Il fondatore, Dani, mi ha contattato per un EP insieme ad altri artisti mentre per caso stavo ascoltando un'eccellente uscita di Steve Bicknell dell’etichetta. Dani mi ha chiesto di fare un EP ed io ho accettato. Mi piace la visione generale e l'estetica dell'etichetta. Il focus della musica di KR3 è su uno stile della techno che prediligo.


Il remixing è un aspetto fondamentale della tua produzione; nell'ultima uscita di KR3 ci sono tracce tue remixate da altri produttori. Come sono stati scelti gli artisti per le tracce e cosa ti aspetti da loro nel remixare la tua musica?


Mi aspetto che un artista faccia tutto ciò che desidera, amo avere zero aspettative. Dani ed io abbiamo pensato a vari produttori. Il contesto è ovviamente la techno, una techno "alternativa" rispetto a quella che viene suonata nei club mainstream.




È risaputo che tutta la tua musica è fortemente legata all'immaginario industriale di Birmingham, la tua città natale. Da diversi anni vivi nel Galles del Nord, l’ambiente in cui vivi attualmente ha un'influenza sulla tua musica?


Birmingham è l'ambiente della mia infanzia da cui sono stato costantemente ispirato e influenzato: una città grande e soffocante. Estremamente povera quando sono cresciuto, una città industriale opprimente e grigia. Mi ha influenzato in modo indelebile. Dove vivo ora è un ambiente rurale, piuttosto isolato. Meno persone e più natura, ciò di cui ho bisogno. È anch’esso un ambiente che mi ispira. Eppure, tutti gli ambienti in cui risiedo per qualche tempo diventano un’ispirazione, per diverse ragioni.



ENG VERSION


Justin K. Broadrick is an extremely prolific artist for the past three decades. His constant commitment to creating music has made him an influential figure for generations of artists. In his career, he has covered an extremely broad and diverse range of musical genres, from grindcore to industrial and electronic music in its various facets. His perpetual production can be thought of as a mosaic, whose projects are like pieces of Justin’s deep and complex musical personality.


The Birmingham-based artist began using the moniker JK Flesh starting in the 1990s in his work with Kevin "The Bug" Martin in the Techno Animal project. Since then, he has continued to use this alias for his solo productions of electronic music. JK Flesh's abrasive sounds found a home on the Italian label KR3. The first result of this partnership is 2022's Veneer of Tolerance.


The album opens with the proverbial The Stranger, part of whose lyrics, taken from Charles Dickens' novel Little Dorrit, has become the label's manifesto. The rest of the album is composed of dark techno tracks with industrial overtones that, due to their bursting and claustrophobic character, come across as real dancefloor weapons.


Two years after the release of Veneer of Tolerance, KR3 brings us its reincarnation, consisting of nine remixes produced by prominent artists from the international scene. Veneer of Tolerance Remixes is a multifaceted, multi-genre revival in which all the producers involved are respecting the sounds and aesthetics of JK Flesh. Here they express their individual artistic paths with great freedom, creating a positive dialogue with the Birmingham producer's primary work.


On the occasion of KR3's latest release, t-mag brings you a DJ mix along an exclusive interview with Justin K.Broadrick, in which he touches on profound aspects of his life and how they have affected his career as an artist.


Let's start with the KR3's manifesto, it's from the lyrics of The Stranger, the opening track of Veneer of Tolerance. Could you say how these words by Charles Dickens resonate with your artistic vision?


Yes, KR3 lifted the manifesto from the lyrics to the track The Stranger, and those lyrics are directly quoted from Charles Dickens' Little Dorrit; I've never read Little Dorrit, and the quote was taken from another book, in a context that felt close to me. After I got diagnosed as autistic, I understood that my deep connection to this quote is related directly to my autism; it addresses unpredictability, and both fear of the unpredictable and the fear of others, especially strangers, and what they may or may not bring. Autistic people fear change, and fear not knowing, it's a horrible curse that I've obviously suffered my entire life, The Stranger, for me, directly references these fears.


Are you a voracious reader? Does literature play an inspirational role in your artistic process?


Not at all. I had my time in my teens and very early twenties where i read everything i possibly could that seemed in my area of interests or was referenced by others, mostly from music references. I was reading a lot, but also conscious of that the process was too overwhelming; i would emotionalise everything i was reading, be suffocated by it, it became too exhausting, so i ceased abruptly, and directed all my energies into music as my chief source for hyper focussing; i'm more interested in getting things out of my system than i am in putting more in. I'm constantly overwhelmed, so i have to be selective. I'm not academic, I couldn't and can't learn in those environments/ institutions. I walked out of only my 2nd GCSE exam my last year High School, GCSE's, etc, are considered the most important documents you will need for achieving employment. I couldn't do it, because i learned nothing, i don't learn at the speed being taught in these places; i'm slow, i'm taking in so much other information in the environment, the lighting particularly, the way light works and affects me and so much much more. It's hyper sensitivity, it's crippling, and i've battled throughout most of my life to hide it and "get on with it", but it never worked, until i understood why over 2 years ago.


How did the collaboration with the KR3 label come about?


The boss, Dani, approached me for an EP of various artists, and coincidentally i was listening to the label via an excellent Steve Bicknell release, he then asked for an EP too, it seemed to make sense to me. I like the general vision and aesthetic the label employs, and the focus of the music is an area of techno that i favour.


Remixing is a key aspect of your music-making, on the newest KR3 release there are your tracks remixed by other producers. How were these specific artists chosen for the tracks and what do you expect from them remixing your music?


I expect an artist to do entirely as they wish. I like to have zero expectation. Dani and I discussed many producers, the context is techno of course, albeit an 'alternative' mutant techno as opposed to the techno that is peddled mostly in mainstream clubs etc, the selection came out great!


It's well known that all your music is strongly connected to the industrial imagery of your native Birmingham. You have been living in North Wales for several years now, does your current environment also have an influence on your creative process?


Yes, that was my childhood environment, which i have been consistently inspired and influenced by; a suffocating major city, extremely poor when i was being raised, an oppressive, genuinely grey industrial city. And it affected me indelibly. Where we are now, and I have been for many years, are in quite isolated rural environments, less people more nature, which is what I need. It's still an influence, all environments i reside in for some time become influential, for many reasons.

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