In conversation with: Claire Rousay

Updated: May 9

"È curioso riscoprire qualcosa che c’è sempre stato". Claire Rousay coinvolge tutti i suoi sensi con la musica che crea, ma anche nella vita. Le due cose sono spesso intrecciate: i suoni che la circondano quotidianamente si legano a quelli prodotti dagli strumenti, dando forma a movimenti sonori in cui gli oggetti parlano da sé e

frammenti di conversazioni assumono un nuovo significato. Everything perfect is already here, il suo nuovo

album uscito il 22 aprile per Shelter Press, racchiude con un’intensità umana, quasi organica, la sua pratica di registrazione come forma diaristica, il suo interesse per le relazioni, le esperienze a tutto tondo e i concetti di

assenza e permanenza. Abbiamo parlato di questo e altro, tra citazioni di poesie di Anne Sexton e considerazioni sull'importanza della collaborazione tra artiste donne oggi.




Il tuo nuovo album Everything perfect is already here mi ha tenuto compagnia per diverse mattine. Il titolo sembra un'epifania. Cosa ti ha portata a fare questo disco in questo particolare momento?


Ho iniziato questo disco nell'ottobre 2020, quindi è relativamente vecchio rispetto a materiale più recente. La

particolarità è che ho cercato di lavorare con il collage sonoro, combinando suoni realizzati in prevalenza con

strumenti acustici e materiali organici, piuttosto che con strumenti midi e sintetizzatori.


Si può percepire che c’è un aspetto umano, quasi corporeo. Anche se l'approccio è diverso dal solito, il tuo lavoro sembra ancora più legato agli elementi della quotidianità e alla loro bellezza. Si sente che dai un valore sentimentale a ciò che registri. In una delle tue interviste passate che ho letto, descrivi come rivivi certe esperienze quando incontri lo stesso suono. Ho l’impressione che i suoni creino delle immagini nella tua testa in quei momenti. Se dovessi visualizzare questo album, che tipo di immagini ci troveremmo di fronte?


Mi affeziono emotivamente a certi suoni e registrazioni, e a volte non si tratta nemmeno di un suono specifico ma dell'ambiente in cui l’ho registrato e dell'esperienza che ho vissuto.

Quando ho iniziato a lavorare a questo album nel 2020 ero bloccata a New York, nel mezzo di un lockdown

piuttosto intenso. Sono andata a trovare Marielu [Donovan] per passare una serata a casa assieme. Poi però mi

è sorta un’idea in modo del tutto spontaneo: "Il suono della tua arpa è meraviglioso, ti piacerebbe suonare nel

mio disco?" le ho detto. Lei ha risposto "Sì, dovremmo prenotare uno studio di registrazione!", e io ho ribattuto

"No, ho il mio telefono qui con me, potrei semplicemente registrarti mentre suoni in sottofondo". Quando ascolti

Everything perfect is already here c'è la parte di arpa che ho editato, di modo che si possa sentire il materiale

musicale, ma c’erano moltissimi rumori ambientali e le nostre conversazioni che non ho incluso. Ho reinserito

solo alcuni stralci di tutto ciò nel pezzo. C’è molto altro al di fuori dell’album a cui penso: il tempo trascorso sul

divano, bere vino e lei che cucinava i noodles per noi. Ho avuto un'esperienza incredibile durante il covid con una cara amica, e fortuitamente ciò ha portato ad avere lei che suona l'arpa in metà del disco. Perciò mi aggrappo di più agli aspetti sociali che ruotano attorno alla registrazione dell'arpa, e agli aspetti che nascono con la collaborazione. Potrebbero essere più importanti del suono vero e proprio. Naturalmente se il suono è brutto non lo includo, ma se ci sono piccole imperfezioni qua e là, come qualcuno che chiude la porta o il rumore dell'aria condizionata, la trovo una cosa davvero bella perché non otterresti mai quei suoni in uno studio. Penso che molta musica sia stereofonica al giorno d'oggi, non così umana come potrebbe essere.




Non potrei essere più d'accordo. Le relazioni e tutto ciò che è familiare sembrano importanti per te nel modo in cui costruisci il tuo lavoro quanto gli oggetti che fanno parte dell'ambiente, anche loro sono molto presenti. In che modo ti relazioni con gli oggetti in particolare e con la loro agentività?


Mi piacciono molto gli oggetti e i suoni associati ad essi. Se fai cadere un bicchiere di vino per terra potrebbe

avere un suono molto simile al frantumarsi del vetro, però se fai scivolare una pietra su una superficie potrebbe

rappresentare tanti suoni diversi: se non vedi l'oggetto non puoi capire che è una roccia, o di che tipo di

superficie si trattava. Gli oggetti a volte emettono suoni simili ad altri oggetti, e lo trovo molto interessante. Allo

stesso tempo però parlano per sé, perché so esattamente cosa sta succedendo.

Mi affeziono anche emotivamente a certi oggetti. Durante uno dei miei tour mi hanno dato un hard selzer mentre ero seduta nella green room. Ho tenuto il contenitore vuoto che avrei lentamente accartocciato sul microfono durante gli show, e l'ho fatto per circa quaranta concerti di fila. Alla fine del tour il suono dell'oggetto era cambiato moltissimo perché il barattolo era stato accartocciato così tante volte da diventare morbido. Così all'inizio del tour aveva un suono molto acuto, e alla fine sembrava di sbriciolare un pezzo di carta. Mi affeziono all'oggetto come una cosa permanente, ma le associazioni sonore cambiano sempre: se stai alterando un oggetto si perde il concetto di permanenza nella sua traduzione a livello sonico.



Questo è molto interessante perché fa emergere il tema dell'interpretazione e come questa possa alterare, o espandere, la natura del lavoro stesso. Susan Sontag in Against Interpretation ha scritto che la sovrapproduzione sta producendo "una costante perdita di nitidezza nella nostra esperienza sensoriale”, e che ciò che è importante ora è recuperare i nostri sensi: "Dobbiamo imparare a vedere di più, ad ascoltare di più, a sentire di più". Posso percepire questa ricerca nella tua musica.


È curioso riscoprire qualcosa che c’è sempre stato, almeno per me. Ti capita mai di concentrarti su un senso a

cui presti più attenzione, per esempio ascolti il suono e guardi l’aspetto visivo di un soggetto, ma non presti

attenzione all’odore? Avere un'esperienza a tutto tondo è molto importante per me, ha un grande valore. Quando vivi un’esperienza subito ti concentri su quella successiva, eppure ti ricordi i suoni, gli odori, i colori di quel momento, e quello è un attimo permanente che hai vissuto. Ma lo stesso evento potrebbe diventare

completamente diverso nei giorni successivi se lo rivivi. Mi interessa come un'esperienza si sviluppa, e come

l'assenza di permanenza gioca un ruolo anche in questo.



L'hai espresso in un modo davvero bello. Ti viene naturale vivere le cose in questo modo, mentre penso che la maggior parte di noi si sia anestetizzata nel corso degli anni e non riesca più sentire con tutti i sensi. Penso anche che il nostro approccio cambi col tempo e che favoriamo certi sensi rispetto ad altri in base al momento. Per questo motivo è interessante a volte guardarsi indietro e vedere come reagiamo diversamente ai nostri lavori passati. Con la fotografia, per esempio, se riguardi le immagini che hai creato un anno fa e fai un re-edit, probabilmente selezionerai fotografie diverse. Puoi giocare con gli stessi materiali in modo differente e le cose possono prendere una piega tutta nuova.


La fotografia è un esempio fantastico, sono contento che tu l'abbia tirato fuori. Funziona allo stesso modo

quando fai musica e pubblichi un disco: lo fai e sei felice di ciò che hai creato, la gente ti chiede di cosa parla e

come ti sei sentita mentre ci lavoravi. Dai una risposta e ne sei sicura, ma un anno dopo interagisci con esso in

modo molto diverso. È interessante come qualcosa possa essere indelebile e cambiare così tanto allo stesso

tempo. Di nuovo, la fotografia è un esempio incredibile, non ci avevo mai pensato prima. Considerando che è un

mezzo visivo, la gente la vede sempre. Nonostante i progressi tecnologici, guardiamo le foto più o meno allo

stesso modo. Penso che la musica sia simile, giusta osservazione però.


Sì penso dipenda dal mezzo con cui lavori. Per te è la musica, per alcune persone potrebbe essere la scrittura. Quando pubblichi un libro è in circolazione per sempre e in questo modo diventa permanente, e tuttavia le persone che lo leggono nel corso degli anni lo percepiscono in modo diverso e vi ancorano i loro ricordi ed emozioni. È un lavoro permanente e tuttavia in continua evoluzione. Parlando di campi d’interesse diversi, mi chiedevo se hai qualche artista, autore o autrice, creativa che lavora al di fuori della musica che ti ispira? Personalmente amo molto la poesia, e autrici come Wislawa Szymborska e il modo in cui cattura l'eccezionale nella quotidianità. Torno spesso sulle sue pagine per cercare ispirazione.


Sicuramente. Ho un'enorme collezione di poesie di Anne Sexton e di pezzi che ha scritto. Mi piacciono la poesia confessionale e gli scritti legati al movimento delle donne. Mi ispira il fatto che Sexton abbia scritto di cose che sono fortemente personali, e chi legge non ha nemmeno abbastanza informazioni per capire esattamente quale sia stato il suo percorso. Comunica un senso di urgenza e quasi di terrore a volte. Tutto è carico di emotività, di sentimenti estremi, come se fosse una questione di vita o di morte. Immagina di scrivere una poesia che verrà editata e forse uscirà tra un anno in un libro, e il testo sulla pagina comunica un’urgenza, una necessità, come: "Ho bisogno di morire oggi". Non puoi morire perché devi occuparti della pubblicazione! Mi piace questo contrasto. Ci sono davvero molte persone che fanno musica ma anche arte, per esempio il mio amico Daniel Blumberg fa dei disegni favolosi. Usa il gesso o la penna, crea queste immagini ripetitive che variano leggermente perché la mano si stanca, o perché sta alterando intenzionalmente l'immagine. È solo inchiostro su carta, ma riesce a trasmettere così tante emozioni attraverso i suoi personaggi.

Un altro esempio è Emily Sprague, suona synth modulari ma la sua fotografia è incredibile! Specialmente da

quando si è trasferita in California. Le sue immagini ti trasmettono davvero cosa significa trasferirsi a Los

Angeles e vivere nella natura. Tutte queste persone hanno una necessità di comunicare e i loro lavori sono carichi di emozioni, sia che si tratti di paura, eccitazione, o qualcosa di pacifico come... la spiaggia (ride). Non che la mia musica suoni necessariamente come una di queste cose, ma mi piace molto quando la gente si dedica a catturare qualcosa che è lì in quel momento e a preservarlo per altre persone.




Anche questo mi piace molto. Sono contenta che tu abbia menzionato Anne Sexton, ricordo di aver letto una selezione di sue poesie durante alcune sere d'estate in Sicilia, sotto un portico con in faccia il tramonto. Ho cercato di trasformare le sue parole in immagini per giorni. Attraverso la sua scrittura espone la realtà delle donne, ha abbracciato pienamente la sua femminilità al punto da vivere nel tormento a volte. In riferimento a questo, mi chiedevo se hai mai trovato qualche difficoltà nell'esprimere la tua arte in quanto donna? Voglio dire, lo sappiamo che l'industria musicale, così come altre industrie, è ancora un ambiente difficile per le donne, anche se abbiamo vinto alcune battaglie importanti negli ultimi cinquant'anni. Cerchi di approcciare questi temi quando componi?


Penso a questi argomenti probabilmente molto di più al di fuori della composizione. Affronto tematiche di genere più quando presento il lavoro al pubblico o lo promuovo. Ho parlato con sei uomini facendo interviste questa settimana, quindi quando è arrivato il momento della videochiamata con te ho pensato: "Oh mio Dio, ti ringrazio!" (ride). Nella mia band stasera saremo io, Marilu, Mari e Adam, che suona il violino. C'è solo un uomo, il suo ruolo è fondamentalmente prendere istruzioni dalle donne e a lui va benissimo. È un interprete molto umile, gentile e di talento. La maggior parte delle volte, quando arriviamo in una venue, le persone che sono responsabili dell’organizzazione vanno subito da lui e lui risponde: "Suono il violino per 5 minuti, non sono l'artista". Con me non parlano perché in quanto donna pensano che io non possa ricoprire nessun ruolo importante. È importante trovare donne con cui collaborare, o anche solo con cui parlare di queste cose. La mia amica Devin Shaffer ha pubblicato un disco l'anno scorso che è diventato uno dei miei album preferiti dell'ultimo decennio.

Abbiamo parlato della sua esperienza dopo che ha avuto un'impennata di popolarità in seguito all’uscita del

disco, e mi ha raccontato di come a volte fai un concerto e alcune persone sono ancora irrispettose verso il tuo

lavoro, oppure esce una recensione di un album e ti ritrovi il testo di un uomo che parla solo di sé stesso. Ci metti così tanto di te stessa, specialmente come donna, e poi finisci con l’avere solo persone che puntano tutta

l’attenzione su loro stesse.



Una delle cose che ho capito attraverso la mia militanza femminista negli ultimi anni è l'importanza di generare pensiero attraverso la pratica, di fare le cose. Come hai detto tu, farlo creando connessioni con altre donne e cooperando è uno dei modi migliori per generare un cambiamento, cosa che tu stai già facendo meravigliosamente.


È bello parlare con qualcun’altra che sta avendo la stessa esperienza. È semplicemente stupendo lavorare con

le donne in generale. Trovo edificante avere donne nella band o aprire il concerto di un'altra artista, sostenendosi a vicenda.


Sì, crea terreno fertile per un approccio esperienziale che lascia un finale aperto, e che noi donne possiamo spesso abbracciare più facilmente. L'amicizia tra te e Marilu che ha dato vita a questo disco e che stavi descrivendo prima è esattamente questo. Alcune parti dell'album sembrano il racconto di un'interrelazione. Registrare per te è come fare journaling?


Mi risulta davvero difficile scrivere i miei pensieri ogni giorno, e non mi prendo mai il tempo di sedermi e scrivere dei sentimenti che provo al di fuori del lavoro che sto creando. Quindi è davvero bello registrare, tornare indietro e risentire tutti questi momenti. In un modo molto emotivo e quasi nostalgico ascoltare di nuovo le registrazioni è come scavare in un diario in un certo senso, riscoprendo piccole parti della mia vita che ho incluso. Registro un sacco di cose, e includo le parti che ho ritenuto più interessanti o che mi hanno colpita emotivamente, ma c'è tantissimo materiale audio nel mio computer ed è quasi come documentare ogni giorno. Quindi sì, questa è la forma diaristica che ho adottato.







ENG VERSION


“It’s funny to rediscover something that it’s always been there”. Claire Rousay engages all her senses with the

music she creates, but also in life. The two are often intertwined: the sounds that surround her everyday combine with those played by instruments, shaping sonic movements in which objects speak for themselves and fragments of conversations take on a new meaning. Everything perfect is already here, her new album that is out on April 22nd on Shelter Press, encapsulates with a human, almost organic force her practice of recording as journaling, her interest in relationships, well-rounded experiences and the concepts of absence and permanence. We spoke about this and more, in-between quotes of Anne Sexton poems and considerations on the importance of women artists co-operating today.


Your new album Everything perfect is already here has kept me company for the last couple of mornings.The title feels like an epiphany. What led you to make this record at this particular moment?


I started the album in October 2020, so it is relatively old compared to the newer material. The peculiarity is that I was trying to work with sound collage and combine sounds using more acoustic instruments and organic

materials, rather than midi instruments and synthesisers.


You can definitely feel there is a human, almost corporeal element to it. Even though the approach is different, your work feels even more attached to everyday life and the beauty of it than usual. You can feel you give a sentimental value to the sound. In one of your past interviews I have read, you were describing how you relive certain experiences when you encounter the same sound. It seems to me as if sounds create images of those moments in your head. If you were to visualize this album, which kind of images would we get?


I get emotionally attached to certain sounds and recordings, and sometimes it is not even a specific sound but

the environment where I have recorded the sound and the experience I had.

When I started working on this album in 2020 I was stuck in New York, in the middle of a pretty intense lockdown. I went to Marielu [Donovan] ’s apartment, and we were just planning to hang out. But then an idea just came up to me spontaneously: “Your harp sound is so wonderful, would you like to play on my record?” I said to her. And she replied “Yes, we should book some studio time!”. I said “No, I have my phone right here, I could just record you playing in the background”. When you listen to Everything perfect is already here there is the harp part that I have edited, so that you can hear the musical material, but there was so much room noise and the conversations between us that I haven’t included. I have edited only some parts of that back into the piece.

There is so much context that is not available in the record that I think about: hanging out on the couch, her

giving me wine and cooking noodles for us. I had an amazing experience during covid with a really good friend,

and coincidentally that has resulted in having her playing harp in half of the record. So I am holding on more to

the social aspects of recording the harp, and those aspects that come with collaboration. They could be more

important than the actual sound. Of course if the sound is bad I am not going to include it, but if there are little

imperfections here and there, like somebody closing the door or the noise of air conditioning, I think it is a really

beautiful thing to have because you wouldn't get those sounds in a studio. I think that a lot of music feels really

stereo nowadays, it is not as human as it could be.


I couldn’t agree more. Relationships and familiarity seem as important to you in the way you build your work as objects that are part of the environment, they are very present too. How do you relate to objects in particular and do you feel like they have a certain agency?


I really like objects and sounds associated with them. You can drop a wine glass on the ground and it can sound very much like shattering glass, but then you could slide a stone across a surface and it could have so many different sounds: if you don’t see the object you can’t understand it’s a rock, or which kind of surface that was.

Objects sometimes carry similar sounds to other objects, and I find that very interesting. At the same time thoughthey very much speak for themselves for me, because I know exactly what is happening.

I also get emotionally attached to certain objects. During one of my tours I had been given a hard seltzer while

sitting in the green room. I kept the empty container that I would slowly crumble on the microphone during the

show, and I did that for about forty shows in a row. By the end of the tour the sound of the object had changed so much as the bottle had been crumbled so many times that it had become soft. So at the beginning of the tour it sounded very sharp, and by the end of it it felt like you were crumbling a piece of paper. I get attached to the

object as a permanent thing, but the sound associations are always changing: if you are altering an object there

is not much permanence in the way it represents itself sonically.


This is very interesting because it brings out the theme of interpretation and how that could alter, or expand, the nature of the work itself. Susan Sontag in Against Interpretation wrote that overproduction is producing “a steady loss of sharpness in our sensory experience”, and that what is important now is to recover our senses: “We must learn to see more, to hear more, to feel more.” I can sense this research in your music.


It’s funny to rediscover something that it’s always been there, at least for me. Do you ever have an experience of

a certain sense that you pay more attention to, for example you hear a sound and look at the visual, but you don’t pay attention to how something smells? To have a well-rounded experience is very important for me, it has a great value. When you have an experience in your head you move on to the next thing, and yet you remember

how that moment felt, looked, smelled, and that is a permanent moment that you lived. But the same event could become completely different in the next few days if you re-experience it. I am interested in how an experience unfolds, and how the absence of permanence plays a role in that too.


You put it in a very beautiful way. It comes just naturally to you to live things this way, while I think most of us got very numb through the years and can’t feel things with all our senses anymore. I also think that our approach changes over time and we favour certain senses over others. For this reason it is nice sometimes to go back and see how differently we react to our work from the past. With photography for example, if you look back at images you created a year ago and re-edit them you will probably select different images. You can play with the same materials in a different way, and things can take a different turn.


Photography is a fantastic example, I am glad you brought that up. It works the same way with making music and releasing a record: you make it and you feel a certain way and good about it, people ask you what it is about and how you felt when you made it. You give an answer and you are so sure about it, but a year later you interact with it so differently. It is interesting that something can be so permanent and change so much at the same time.

Again, photography is an amazing example, I have never thought about that before. Considering it is a visual

medium, people always see it. Even with technology changing we look at photography more or less in the same

way. I think music is similar, that’s a good point though.


Yes, I think it depends on the medium you work with. For you it is music, for some people it could be writing. When you publish a book it is out there forever and in that way it becomes permanent, and yet people that read it through the years perceive it differently and attach their memories and emotions to it. It is a permanent work and yet ever-evolving.

Speaking about different fields of interest, I was wondering if you have any artists, authors, creatives working outside music that inspire you? Personally I really love poetry, and poets like Wislawa Szymborska and the way she finds the exceptional in the mundane. I go back to her works to look for inspiration often.


Definitely. I have a massive collection of Anne Sexton poems and pieces she has written. I am into confessional

poetry and writings related to women’s movement. I am inspired by the fact Sexton has been writing about things that are so personal, and the reader doesn’t even have enough context to understand exactly where she comes from. Her sense of urgency and almost dread sometimes. Everything is loaded with emotions and feels so extreme, like it’s a matter of life and death. Imagine that you write a poem, and it’s going to be edited and maybe come out in a year through a book, and the actual text on the page is so urgent, like: “I need to die today”. You can’t die because you have to go through the publishing process! I love the contrast of it.

There are so many people that also make music but also art, for example my friend Daniel Blumberg makes

some fabulous drawings. He uses chalk or pen, and does these repetitive images that change slightly because

the hand is getting tired, or because he is intentionally altering the image. It’s just ink on the page but they carry

so many emotions, and you get so much from his characters.

Another example is Emily Sprague, she plays modular synths but her photography is amazing! Especially since

she has moved to California, her images really convey to you what it means to move to Los Angeles and really

embrace nature. All these people have a sense of urgency and their works are loaded with emotion, either that being fear, excitement, or something peaceful like… the beach (laughs). Not that my music sounds necessarily like any of those things, but I really like it when people are dedicated to capturing something that is there in that moment and preserving it for other people.


I really love that too. I am glad you have mentioned Anne Sexton, I remember reading a selection of her poems on some summer evenings in Sicily, sitting on a porch facing the sunset. I tried to transform her words into images for days. Through her writing she exposes the reality of women, she fully embraced her femininity to the point that it felt like anguish sometimes. With reference to this, I was wondering if you ever find any difficulties in expressing your art as a woman? I mean, it is needless to say that the music industry, as well as other industries, is still a tough place for women, even if we have won some important battles in the past fifty years. Do you seek to approach these topics when you compose?


I think about those topics probably a lot more outside of composing. I address gender more when I am presenting the work to the public or promoting it. I have talked to six men while doing interviews this week, so when I got on this call with you I thought: “Oh my God, thanks so much!” (laughs). In my band tonight we are me, my friends Marilu, Mari and Adam, who is playing violin. There is only one man, his role is basically taking instructions from women and he is completely fine with it. He is a very humble, gracious and talented performer. Most of the time when we arrive at a venue people that are in charge immediately go to him and he is like “I am playing violin for 5 minutes, I am not the artist”. They are still not talking to me because as a woman they think I can’t be anything special.

It is important to find women to collaborate with, or even only talk to about those things. My friend Devin Shaffer

put out a record last year that became one of my favorite albums of the past decade. We spoke about her

experience after she had a bump in popularity when it came out, and she told me about how sometimes you playa show and some people are still disrespectful towards your works, or you have an album review and you get a man only talking about himself. You put so much of yourself into it especially as a woman to end up having

people just making it all about themselves.


One of the things I have understood through my feminist militancy in the past few years is the

importance of generating thinking though practice, of actually doing things. As you said, making so by connecting with other women and cooperating is one of the best ways to make a change, which you are already doing beautifully.

It is nice talking to somebody else who is having the same experience. It is just wonderful to work with women in general. I find it great having women in the band or opening for another female artist, supporting each other.


Yes and it creates fertile ground for an open-ended approach that us women can often embrace more easily. The friendship between you and Marilu that led to this record and that you were describing before feels exactly like this. Some parts of the album seem like a diary of an interrelationship. Does recording feel like journaling to you?


I am really bad at writing my thoughts everyday, and I never really take the time to sit down and write about the

feelings I am feeling outside of the work I am creating. So it’s really nice to record, and go back and hear all of

these moments. In a very emotional and almost nostalgic way, listening again to recordings is like digging into a

diary in a way, rediscovering small parts of my life that I have included. I record a lot of things, and I include the

parts that I felt were more interesting or that striked me emotionally, but there is so much audio in my computer

and it’s almost like documenting everyday. So yes, that is the form of journaling that I have adopted.