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IN CONVERSATION WITH: ANDREA CHEVAL

Updated: Dec 28, 2023

Opera Festival, ancorato nelle suggestioni uniche di Milo, trova nella musica un potente strumento per promuovere e valorizzare il territorio.


Attraverso dj set, live e performance artistiche il festival non solo racconta la bellezza dei paesaggi e della cultura locale ma crea una sinergia tra suoni e luoghi, plasmando un'esperienza autentica che trasforma il pubblico in partecipe attivo della magia di questo luogo unico.


In questo connubio tra arte sonora e territorio, l'Opera Festival si distingue per la sua capacità di trasmettere non solo la l'importanza della musica, ma anche l'anima e l'identità profonda di Milo.


Opera Festival si distingue anche per la sua attenzione verso perfomance site-specific, che non solo si prestano all’attento racconto dell’immaginario dell’artista ma anche a quello di Milo e della natura che lo circonda.


Ne abbiamo parlato con Andrea Cavallaro, direttore artistico del festival.


Ci racconti meglio di questo aspetto?


Ciao t-mag, certamente fare un festival in un posto così unico è già di per sé un elemento identitario molto forte. Il paese di Milo ha di suo degli elementi distintivi che hanno accompagnato il suo sviluppo nel corso della sua storia: il vino, Milo è territorio dell'Etna Bianco Superiore doc, un bianco di uve carricante, la lavorazione del legno di castagno, il vulcano Etna, "a muntagna", con i suoi paesaggi mutevoli e contraddittori, la  vegetazione rigogliosa dei suoi boschi e l'arido paesaggio desertico della roccia vulcanica delle colate.


Per me è un pezzo di terra di cui percepisco una carica energetica molto particolare, un magnetismo che non è facile spiegare ma che riesci a cogliere quando ti immergi in questi luoghi. 

      

Ogni venue racconta uno o più elementi, e le performance artistiche o le installazioni al loro interno esaltano la connessione uomo-natura. Credo che anche l'artista percepisca la forza ed il magnetismo di questi luoghi e ciò aiuta moltissimo la performance perché annulla totalmente la distanza artista - audience. Diventa l'umano al cospetto della natura e questo rappresenta uno degli aspetti identitari del festival e lo riconduce ad uno dei valori che vorrei che il festival conservi sempre: l'autenticità. 


E non potrebbe essere altrimenti quando vivi ai piedi di un vulcano. Non puoi non confrontarti con la forza della natura, non puoi non temerla e quindi rispettare. 

Siamo in un luogo in cui l'Etna, eruzione dopo eruzione, modifica e trasforma il paesaggio a prescindere dall'azione dell'uomo. 





Quali sono i limiti o le restrizioni quando si lavora ad un boutique festival, ambientato in un territorio tanto affascinante quanto complesso? Quali sono state le sfide che avete vinto per dare vita a Opera Festival?


Un festival all'interno di aree naturalistiche è una grande sfida perché soprattutto in una fase di start-up lavori sulla possibilità e mai sulle certezze e non dovrebbe essere così. Quindi immagini come dovrà essere il tuo evento, ma non è detto che tu possa realizzarlo. Devi essere molto preparato in materia di regolamenti e capire fino a dove si può raggiungere un giusto compromesso, poi il resto è la capacità di progettazione e le nostre organizzazioni negli anni credo abbiano raggiunto un buon livello.

Certamente devi conoscere quali sono le restrizioni e le regole del gioco e come puoi adeguare il tuo modello di business per non snaturare la tua idea da un lato e cercare di attenerti alle regole dall’altro.

Fare un festival in un Paese di montagna di appena 1000 abitanti è già una sfida, i piccoli borghi di montagna hanno delle carenze strutturali ed ha dei limiti oggettivi dati dalla carenza di servizi, mobilità, strutture ricettive, ristorazione, carenze di personale e di contro però hai anche una comunità pronta a sostenerti, aiutarti e prestare la propria opera.

Credo che una delle più grandi sfide vinte da Opera Festival, sia quella di essere riusciti a portare a Milo un pubblico con l’idea di vivere questi luoghi, già lo scorso anno una ricerca dell'università di Catania aveva certificato tempi di permanenza medi superiori ai 3 gg. Sono numeri che devono farci riflettere sul valore e la portata che possono avere questa tipologia di eventi sia dal punto economico con il calcolo dell’impatto diretto, indiretto ed indotto, sia sotto il profilo della comunicazione della destinazione.

Un'altra sfida vinta è stata la riapertura della biblioteca comunale che è stata adibita a spazio di produzione per lo staff del festival, e che nei prossimi mesi verrà convertito a spazio di co-working e hub creativo oppure aver coinvolto l'Università di Catania con gli studenti dell'SDS Siracusa per la progettazione e la creazione di arredo urbano del Parco adiacente al Teatro Lucio Dalla, attraverso l’utilizzo di una delle risorse naturali del luogo: il legno di castagno. 

Abbiamo lanciato un'idea di mobilità sostenibile attraverso l’utilizzo di monopattini elettrici e di qui a poco verranno installate definitivamente le colonnine di ricarica per i veicoli elettrici. 

Quindi siamo molto soddisfatti di essere riusciti in appena tre edizioni ad avviare questa tipologia di processi all’interno di una piccola comunità. 





In che modo la musica elettronica può contribuire ad una maggiore interazione tra il pubblico e la performance in un contesto site-specific?


La musica è il collante di tutto, il denominatore comune. 

In un contesto di festival diffuso come Opera Festival in cui le performance sono distribuite all’interno di uno spazio temporale molto diverso tra loro, è molto importante riuscire a contestualizzare al meglio la performance artistica perché è ciò che migliora e rende l’esperienza dello spettatore assoluta.

Se riesci nell'intento di mettere audience e artisti a proprio agio  in uno spazio “safe and comfortable” è naturale che la performance ne guadagni, e la possibilità di poter sfruttare location naturalistiche di grande bellezza è un enorme vantaggio. 

Se penso al concerto all’alba nel vigneto “Etna Morning”, lo scenario oppure la luce, credo influenzi molto la performance dell’artista ed anche le sue scelte stilistiche. E’ uno scenario unico in cui lo spettatore si immerge totalmente all’interno di una dimensione spazio-temporale assolutamente inusuale.

Un’ esperimento sicuramente molto interessante che abbiamo portato avanti in questi anni è legato alla scenografica del teatro Lucio Dalla, il main-stage, in cui abbiamo provato a ricreare il paesaggio lunare che trovi ai piedi del vulcano. La sabbia vulcanica, l’elemento naturale elimina la distanza tra l’audience e il pubblico, non ci sono barriere e c’è una fortissima interazione fra le parti, il pubblico spesso e volentieri è diventato parte della performance.

Ancor prima dell’inizio del progetto Opera festival avevo iniziato a creare episodi audio-video di performance musicali in contesti naturali chiamati “Opera Series”, uno di questi tra l’altro ambientato nella vigna che ospita il progetto speciale dell’ “Etna Morning”. 

Durante il recording di quell’episodio mi sono accorto come il suono che si propaga nell’area circostante riusciva a creare qualcosa di veramente unico, in grado di restituire allo spettatore un’esperienza totalmente diversa, in cui le sensazioni e vibrazioni sono nettamente amplificate. 

Questo mi ha spinto ad indagare il ruolo e la connessione fra la musica, l’uomo e gli elementi naturali di Milo, in un docu-film a cui lavoriamo da più di 2 anni, che spero presto vedrà la luce. 

Credo che in un posto come Milo questo legame si percepisca più che altrove, lo stesso cartello di benvenuto all'ingresso del  comune recita: "Milo, città della musica e del vino", ti da la dimensione della connessione del luogo con la musica. 

E poi a Milo abbiamo avuto il passaggio di 2 grandi della musica italiana, il maestro Battiato e Lucio Dalla, un motivo ci sarà.


Come ha reagito la comunità di Milo, al primo anno di Opera Festival? 


Il primo anno eravamo appena usciti dal lockdown, e ciò ha significato concerti con pubblico seduto al Teatro Lucio Dalla e nei boschi lontani dal centro abitato. Credo si sia avvertita la presenza di giovani già da allora ed in tanti hanno apprezzato. Milo è un paesino tranquillo in cui per lo più il target di visitatori è di età adulta che trovano piacere in un clima più mite nel periodo estivo. 

Per noi è molto importante creare un legame con la comunità, che negli anni abbiamo sempre coinvolto tramite progetti specifici, workshop di cucito con le nonnine del paese oppure il torneo di calcio “Genesi Cup” che è ormai diventato uno degli appuntamenti più attesi del festival, in cui la squadra del festival gareggia con le vecchie glorie della squadra del paese: “Milo All star”. 

Quest'anno abbiamo dato più attenzione ai giovani, ai bambini che abbiamo coinvolto in maniera concreta nel torneo di calcio ed è stato molto bello vedere che anche i piccoli del paese aspettano con ansia il festival. 

La costruzione di una narrativa legata alla comunità è molto importante per noi perché restituisce in chiave comunicativa il valore dell’autenticità. 

C’è da dire che le origini della mia famiglia sono milesi, io vivo da qualche anno in maniera stabile a Milo e tutti conoscono la mia famiglia. C’è rispetto per quello che stiamo provando a fare, ed è importante che la comunità capisca il valore del nostro lavoro. E’ un percorso ancora lungo ma stiamo iniziando a vedere buoni frutti.





La presenza di un direttore creativo che è anche dj può portare ad una visione unificata e coesa per l'intero evento. Questa sinergia può contribuire a creare un'identità artistica distintiva e riconoscibile per un festival. Come riesci a gestire efficacemente il tuo doppio ruolo all'interno del festival, essendo sia direttore artistico responsabile della visione globale dell'evento, sia DJ? 


Sono due ruoli profondamente diversi che cerco di tenere separati l’uno dall’altro, a volte in maniera anche troppo estrema forse, quest’anno è stata la prima volta che ho suonato al mio festival e devo dire che è stata una bella sensazione, per qualche ora sono riuscito ad abbandonarmi completamente. 

La direzione creativa fa parte di una visione strategica in cui devi fare tantissime scelte che sono frutto di valutazioni in cui le variabili sono tante ed in questo senso a mio avviso è bene cercare di non lasciarsi influenzare molto dal gusto personale, che altrimenti rimarrebbe vincolato a sonorità che magari sono lontane da alcune scene,  ed avere una visione più ampia è molto importante per migliorare la tua offerta. 

Insieme al mio team passiamo ore a confrontarsi e avere anche questo tipo di scambio quotidiano aiuta nel percorso di costruzione della line-up ed in generale dell’offerta artistica dell’evento.  

Cerco di non avere nessun tipo di pregiudizio nella musica che ascolto e ciò a mio avviso è molto importante, perché un festival è qualcosa che evolve nel tempo e non mi piace etichettarlo sotto un genere, ma deve essere anche un’ esperienza formativa per lo spettatore.

Il djing è una passione che porto avanti da oltre un decennio ed è qualcosa veramente di molto intimo che cerco di tenere lontano dalle dinamiche del festival evitando di cedere alla tentazione del booking facile, perchè preferisco rimanere libero di fare le mie scelte di direzione artistica senza condizionamenti.

Certamente la ricerca influenza reciprocamente i rispettivi ruoli ma è importante averne consapevolezza e provare ad avere una posizione oggettiva.


ENGLISH VERSION


Opera Festival also stands out for its focus on site-specific performances, which not only lend themselves to the artist's imagery but also to that of Milo and the surrounding nature. Can you tell us more about this aspect?


Hi t-Mag, certainly having a festival in such a unique place is in itself a very strong identity element. The town of Milo has in itself some distinctive elements that have accompanied its development throughout its history: wine, Milo is the territory of Etna Bianco Superiore doc, a white wine made from carricante grapes, chestnut woodworking, the volcano Etna, 'a muntagna', with its changing and contradictory landscapes, the lush vegetation of its woods and the arid desert landscape of the volcanic rock of the lava flows.

For me, it is a piece of land of which I perceive a very special energy charge, a magnetism that is not easy to explain but that you can grasp when you immerse yourself in these places.

Each venue tells of one or more elements, and the artistic performances or installations within them enhance the human-nature connection. I believe that the artist also perceives the strength and magnetism of these places and this helps the performance a lot because it totally cancels the artist-audience distance. It becomes the human in the presence of nature and this represents one of the identity aspects of the festival and brings it back to one of the values I would like the festival to always preserve: authenticity.


And it could not be otherwise when you live at the foot of a volcano. You cannot fail to confront the force of nature, you cannot fail to fear it and therefore respect it.

We are in a place where Etna, eruption after eruption, modifies and transforms the landscape regardless of human action.


What are the limits or restrictions when working on a boutique festival, set in a territory that is as fascinating as it is complex? What challenges have you overcome in bringing Opera Festival to life?


A festival in nature areas is a big challenge because especially in a start-up phase you work on possibilities and never on certainties and it should not be like that. So you imagine what your event should look like, but you cannot necessarily realise it. You have to be very knowledgeable about the regulations and understand how far you can go to achieve a fair compromise, then the rest is design ability and our organisations over the years I think have reached a good level.

Of course you have to know what the restrictions and the rules of the game are and how you can adapt your business model so as not to distort your idea on the one hand and try to stick to the rules on the other.

Doing a festival in a mountain village of just 1,000 inhabitants is already a challenge, small mountain villages have structural shortcomings and objective limitations given the lack of services, mobility, accommodation, catering, staff shortages, but on the other hand you also have a community ready to support you, help you and lend its services.


I believe that one of the greatest challenges won by the Opera Festival is that of having succeeded in bringing to Milo a public with the idea of experiencing these places; last year, a research by the University of Catania had already certified average stay times of more than 3 days. These are numbers that should make us reflect on the value and scope that this type of event can have both from an economic point of view, with the calculation of the direct, indirect and induced impact, and in terms of communicating the destination.

Another challenge we won was the reopening of the municipal library, which was used as a production space for the festival staff, and which in the coming months will be converted into a co-working space and creative hub, or having involved the University of Catania with the students of the SDS Siracusa for the design and creation of street furniture in the park adjacent to the Lucio Dalla Theatre, through the use of one of the natural resources of the place: chestnut wood.

We launched an idea of sustainable mobility through the use of electric scooters, and soon the charging stations for electric vehicles will be permanently installed.

So we are very satisfied that in just three editions we have managed to start this kind of process within a small community.


How can electronic music contribute to greater interaction between the audience and the performance in a site-specific context?


Music is the glue of everything, the common denominator.

In a diffuse festival context such as Opera Festival where performances are spread out within a very different temporal space, it is very important to be able to contextualise the artistic performance as well as possible because it is what enhances and makes the spectator's experience absolute.

If you manage to put audience and artists at ease in a 'safe and comfortable' space, it is natural that the performance gains, and the possibility of being able to take advantage of beautiful natural locations is a huge advantage.

If I think of the concert at dawn in the vineyard "Etna Morning", the scenery or the light, I believe, greatly influences the artist's performance and also his stylistic choices. It is a unique scenario in which the spectator is totally immersed in an absolutely unusual space-time dimension.

One certainly very interesting experiment that we have carried out in recent years is related to the set design of the Lucio Dalla Theatre, the main stage, where we have tried to recreate the lunar landscape that you find at the foot of the volcano. The volcanic sand, the natural element eliminates the distance between the audience and the audience, there are no barriers and there is a very strong interaction between the parties, the audience often became part of the performance.

Even before the start of the Opera festival project, I had started to create audio-video episodes of musical performances in natural settings called 'Opera Series', one of which was set in the vineyard hosting the 'Etna Morning' special project.

During the recording of that episode, I realised how the sound propagating in the surrounding area managed to create something truly unique, capable of giving the viewer a totally different experience, in which the sensations and vibrations are clearly amplified.

This prompted me to investigate the role and connection between music, man and the natural elements of Milo, in a docu-film we have been working on for more than two years, which I hope will soon see the light of day.

I believe that in a place like Milo this connection is perceived more than anywhere else, the same welcome sign at the entrance to the municipality reads: 'Milo, city of music and wine', it gives you the dimension of the connection of the place with music.

And then in Milo we had the passage of 2 greats of Italian music, maestro Battiato and Lucio Dalla, there must be a reason.


How did the community of Milo react in the first year of the Opera Festival?


The first year we had just come out of lockdown, which meant concerts with audiences sitting in the Lucio Dalla Theatre and in the woods away from the town centre. I think the presence of young people was felt even then and many appreciated it. Milo is a quiet village where the target group of visitors is mostly adults who find pleasure in a milder climate in the summertime.

It is very important for us to create a bond with the community, which we have always involved over the years through specific projects, sewing workshops with the village grannies, or the 'Genesis Cup' football tournament, which has now become one of the most anticipated events of the festival, in which the festival team competes with the old glories of the village team: 'Milo All stars'.

This year we gave more attention to young people, to children, whom we involved in a concrete way in the football tournament, and it was very nice to see that even the little ones of the village are looking forward to the festival.

The construction of a narrative linked to the community is very important to us because it conveys the value of authenticity.

It must be said that my family's origins are Milo, I have been living permanently in Milo for a few years and everyone knows my family. There is respect for what we are trying to do, and it is important that the community understands the value of our work. It is still a long way but we are starting to see good fruits.


The presence of a creative director who is also a DJ can lead to a unified and cohesive vision for the entire event. This synergy can help create a distinctive and recognisable artistic identity for a festival. How do you effectively manage your dual role within the festival, being both artistic director responsible for the overall vision of the event and DJ?


They are two profoundly different roles that I try to keep separate from each other, sometimes even too extreme perhaps, this year was the first time I played at my festival and I must say it was a good feeling, for a few hours I was able to completely abandon myself.

Creative direction is part of a strategic vision in which you have to make a lot of choices that are the result of evaluations in which there are so many variables, and in this sense in my opinion it is good to try not to let yourself be influenced too much by personal taste, which otherwise would remain bound to sounds that are perhaps far from certain scenes, and having a broader vision is very important to improve your offer.

Together with my team we spend hours talking to each other and having this kind of daily exchange also helps in the process of building the line-up and in general the artistic offer of the event.

I try not to have any kind of bias in the music I listen to and this is very important in my opinion, because a festival is something that evolves over time and I don't like to label it under a genre, but it must also be an educational experience for the spectator.


DJing is a passion that I have been pursuing for over a decade and it is something really very intimate that I try to keep away from festival dynamics by avoiding giving in to the temptation of easy bookings, because I prefer to remain free to make my own artistic direction choices without conditioning.

Certainly the research mutually influences each other's roles, but it is important to be aware of this and try to have an objective position.



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