IN CONVERSATION WITH: _NUMBER3




Abbiamo parlato con il leggendario Paul Nicholson, creatore dell’iconico logo di Aphex Twin.

Una conversazione che non potete perdervi.


Di seguito un estratto dell'intervista:



Per capire come è il logo è stato creato, come ogni altro pezzo di arte, bisogna inserirlo in un contesto.




Era il 1991 e la rave scene stava nascendo e con con questa la musica techno. L’immaginario del tempo era stato fortemente influenzato dal cinema di fantascienza, dagli UFO, cospirazioni aliene, teoria del caos e psichedelici. Con questo nella mente, io volevo creare qualcosa di alieno e non di questo mondo.


A quel tempo la musica di Richard apparve come qualcosa a cui non era possibile dare una etichetta, era totalmente unica e questa è stata la sensazione alla quale ambivo con il logo. Doveva essere qualcosa che non avevi mai visto prima e allo stesso tempo come qualcosa che conoscevi da tutta la vita.





Ero già familiare con la musica di Richard avendo ascoltato Analogue Bubblebath su Kiss FM. In quel momento una stazione pirata, la Kiss FM, era la solo radio che trasmetteva dance music e in particolare ‘Outer Limits’ era una festa della più bella hardcore elettronica, noise music e sperimentazione. In quel periodo frequentavo una ragazza della Cornovaglia che sentendo la musica che ascoltavo mi disse che lei conosceva un ragazzo che faceva ‘quel tipo di cose’. Lei conosceva Richard, che veniva anche lui dalla Cornovaglia, e quando lei nominò il nome Aphex Twin, io sapevo esattamente chi fosse e volevo conoscerlo.


Siamo andati immediatamente d’accordo ed a un certo punto ho mostrato a Richard i miei lavori di design e lui mi chiese di creare un logo per lui. Più parlavamo di quello che cercava, più io sapevo che doveva essere qualcosa che era amorfico, senza forme. E con forme morbide, non con bordi taglienti o angoli. Tieni presente che questo accadeva nell’epoca prima dei computer, quindi il logo era fatto a mano usando modelli di cerchio, curve francesi e righelli. Anche adesso, i vecchi strumenti giocano un ruolo importante nel modo in cui faccio design. Molte volte le forme che cercavo di creare non erano necessariamente geometriche o perfettamente bilanciate. Quindi con gli schizzi ho più la sensazione di quello che sarà dopo perché la mano si muove molto più intuitivamente con una matita piuttosto quando muovi nodi su uno schermo di un computer.




Penso che ci sia un processo diverso in gioco rispetto a quando vai direttamente al computer. La vera natura di lavorare con un computer è quella di un dispositivo vettore; ogni cosa è su un asse X e Y, tu sei consapevoli del verticale, orizzontale e diagonale. Ti limita. Tu diventi più clinico quando progetti.

Mentre con una matita può diventare tutto più organico e le cose succedono. Potrebbe essere solo un accidentale movimento della mano o mentre ti rialzi, all'improvviso vedi qualcosa che non hai mai visto prima. Quindi c'è quell'elemento casuale.


È quella libertà più fluida che ottieni con una matita.


Per leggere l'intervista completa acquista l'ultima uscita di t-mag online o negli store selezionati.



"PERSONA è il settimo issue di t-mag.

Nasce dalla volontà di dare voce alle IDENTITA' facendo emergere ogni singolo individuo  come un bene prezioso e cercando di oscurare l’immenso individualismo che, purtroppo, oggi è l'essenza evidente della società post-moderna."