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HUNT THE LABEL: KR3 Records

La storia di KR3 inizia nel 2020 con una mini-compilation. Al suo interno, Steve Bicknell, Zadig, l’accoppiata Giorgio Gigli-Lunatik e Iori. Un bello statement, un bel modo di urlare al mondo: “esistiamo”. Quattro tracce tutte da gustarsi davanti ad un maestoso sound system, per farsi avvolgere da un vortice di suoni.

Perché KR3 è proprio come un vortice: non si tratta solamente del logo dell’etichetta in sé — ma del simbolo da cui tutto è partito. L’inizio e l’evoluzione di un vortice di suoni, di pensieri contorti, di suoni ipnotici e mentali. Un intricato labirinto di suoni che è stato casa di artisti quali Takaaki Itoh, Oscar Mulero, Terence Fixmer, Claudio PRC, Inland, Alessandro Adriani, Velvet May (…e altri, perché nel 2023 ne vedremo delle belle) che hanno contribuito a plasmare il suono della label — qualcuno, come Steve Bicknell, JK Flesh, e Zadig, diventandone in qualche modo “custodi”. KR3 è come una lettera piena di enigmi inviata da un mittente sconosciuto e trovata in una giornata uggiosa, senza sole: ha tutte le carte in tavola per provocare angoscia e timore, ma è anche diametralmente affascinante.O ancora: riesco a figurare nella mia mente ogni vinile del catalogo come un racconto della raccolta “Racconti” di Edgar Allan Poe. Ogni disco è diverso, così come ogni racconto, per trama, personaggi e finale, ma uguale nelle sue caratteristiche intrinseche: il mistero, i sogni che abitano gli strati più profondi del nostro inconscio, il desiderio di scoprire ciò che appartiene alla sfera del soprannaturale, del mistico, paura e malia della morte e del male, la speranza di soddisfare la propria curiosità e la sete vorticosa di conoscenza - ma anche di pulsioni e desideri.

La cura con cui KR3 è stata condotta al traguardo fino al numero di catalogo in doppia cifra, con una pandemia mondiale di mezzo e tutte le difficoltà culturali riscontrabili nel portare avanti un progetto del genere in Italia, con una coerenza sonora impeccabile, sono alcuni dei motivi imprescindibili per cui abbiamo voluto raccontare la storia di KR3 e del suo owner, Daniel.

ph. Riccardo Ruffolo


Partiamo col dire che per me, essere un label owner vuol dire in primis, mettersi dietro alla musica e abbandonare qualsiasi forma di egocentrismo - ma allo stesso tempo vuol dire anche lasciare molto di sé. Raccontaci un po’ di Daniel. Chi è Daniel, quando non è l’owner di KR3? Quali sono le sue influenze, le cose che ama?

Sono un solitario. Ho sempre avuto il bisogno di chiudermi nel mio mondo interiore ed immaginare, con un senso di malinconia, quello che è stato. Le figure che mi hanno ispirato. Le loro vite, i loro pensieri. Personalità come i Coil, Sandwell District, Lou Reed, gli Einstunzende Neubaten, Fad Gadget, Dominick Fernow, Rrose, Justin K Broadrick e Steve Bicknell, avanguardisti per i loro tempi e capaci di lasciare una traccia nel presente.

La loro musica è stata il medium per evadere e dare sfogo ad un bisogno fisiologico, quello di amplificare le sensazioni per trascendere dal reale.

Se penso al mio passato c’erano la pressione, la rabbia e l’incomprensione che sovraccaricavano la mia mente di domande, un senso di smarrimento che mi opprimeva. Ascoltare certi suoni era, ed è ancora oggi, la cura. Parlo di suoni oscuri, “pesanti”, mentali, che cadono dal cervello ai piedi. Potrebbe sembrare un controsenso o una forma di masochismo ma è stata la potenza di questa musica a rendermi lieve e a guidarmi. Mi carico di questa materia sonora per respirare.



Ed invece chi è Daniel, l’owner di KR3? Come sono dirottate queste tue influenze personali in KR3?

La Label è stata una visione. Ho sempre pensato all’etichetta discografica come ad un modo per esprimere i sentimenti e percepire l’anima delle persone. Un punto di arrivo, il raggiungimento della consapevolezza sonora per poter concretizzare l’astratto in materia.

In un determinato momento è diventato tutto chiaro, ho capito come dalle tante ispirazioni far emergere il suono di KR3. Ero nel dancefloor, avvolto da un imponente SoundSystem e una traccia (“A Day in The Life 04” di Steve Bicknell, pubblicata successivamente su KR3, ndr) ha invaso la mia mente e il mio corpo senza esitazioni. Un suono che non avevo mai sentito e che in quei minuti mi ha mostrato un percorso solido e dettagliato. Mi sono immerso in quel loop lasciando prosciugare ogni pensiero negativo e ho capito che dovevo vivere di questo specifico suono.



Che splendido esempio di dedizione! Ti rispetto per questo. Ora, parlaci meglio di questo specifico suono.

Da quella determinata situazione sono riuscito a definire il Sound, un sound più mentale che fisico, mi piace definirlo “Brain Scratching”, una potenza elettronica che arriva a toccare i punti più nascosti della nostra psiche.

Credo fortemente nel potere terapeutico della musica, che anche attraverso suoni privi di un testo esplicativo possa entrare nell’anima delle persone e aiutarle ad alleviare i propri dolori. Un vortice che ti trasporta in un rituale.

Come sicuramente saprai dalla tua esperienza, avere un'etichetta indipendente oggi è una bella sfida. Così noi di t-mag ci siamo divertiti ad immaginare che gli owner avessero un “porta fortuna”. Un oggetto in grado di racchiudere il significato dell’etichetta, il percorso che è stato fatto fino ad ora e che potesse raccontarci qualcosa in più. Tu ne hai uno?

E’ dal simbolo del vortice, nella sua rotazione meccanica e ipnotizzante, prende forma il logo di KR3. Ho voluto rappresentare la label attraverso un simbolo che fosse sia digitale che fisico, diventando il tema ricorrente nel centrino Lato B di ogni release e un oggetto concreto in ferro. Questo legame con la solidità è dovuto alla mia devozione nei confronti della musica, che ho cercato di rendere per me tangibile e tattile attraverso un simbolo. KR3 ha preso così una forma concreta diventando parte integrante del mio mondo.



Se c’è una cosa che mi ha sempre colpito di KR3 è la sua scelta artistica costantemente coerente. Ci parli di come avviene, di quali sono le caratteristiche che servono per colpirti? Qual è il rapporto che hai con gli artisti? Insomma puoi vantare già un certo catalogo con artisti riconosciuti come seminali della scena techno.

Tutti gli artisti che ho voluto coinvolgere in KR3 sono da sempre i miei preferiti in assoluto. La curiosità, l’ammirazione e il rispetto che provo nei loro confronti mi ha portato a voler interpretare le loro parole e i loro suoni attraverso video e interviste, fino ad arrivare ad instaurare un rapporto intimo e a colloquiare di suoni. Un altro dei miei obiettivi è consolidare KR3 con un roster di artisti ben definito coinvolgendoli in più releases e progetti. Allo stesso tempo ricerco costantemente nuovi artisti in grado di sviluppare ulteriormente il sound di KR3. Riuscendo a stare a così stretto contatto con gli artisti mi sono reso conto di quanti sentimenti ed emozioni personali vengono immessi nella produzione e comunicati attraverso i suoni. Mi piace capire questi suoni, immaginare lo stato d'animo da cui provengono e dargli un’identità, creando insieme un concetto non necessariamente esplicito al mondo.

Ogni disco ha una sua anima, fatta di discorsi e visioni comuni, un rapporto confidenziale di suoni e sentimenti. Questo mi fa percepire che c’è una connessione, una storia, questi dischi rimarranno per sempre conservando allo stesso tempo il legame con alcuni precisi momenti. È questo il valore aggiunto della musica, eterna ma strettamente ancorata al momento.



Parliamo di KR3.008 che vede il contributo di s/h/u/y/a. Rispetto molto la scelta che hai fatto di rilasciare musica di un'artista emergente. Ci racconti com'è andata?

Da Label Manager ho bisogno di ascoltare dei suoni che arrivino a toccare certi punti personali. Il consiglio che vorrei dare ai producer emergenti è di focalizzarsi sull’identità dell’etichetta, capire come pensa e quali sono le sue fondamenta, credo sia necessario per creare una connessione e capire chi può essere affine al proprio suono.

Con SHUYA ho percepito questa connessione, lui si è immerso in KR3 e una volta che mi ha inviato le tracce abbiamo stampato il disco senza esitazioni. Ho percepito dei sentimenti che si sono rivelati chiaramente nell’EP.

So che KR3.009 è in arrivo… ma soprattutto, so che il 2023 per KR3 segna il primo disco in doppia cifra. Che traguardo!

Il 2023 si apre con un EP di 6 tracce di Tensal, a cui seguirà nel corso dell’anno un album remix con 4 diverse interpretazioni. Altri EP sono già in fase di stampa e con il progresso sonoro si concilia una nuova biografia che racchiude questi primi 10 dischi in quasi 4 anni di attività, una citazione di Charles Dickens “From many strange places and by many strange roads” che ha anche ispirato il rebranding del sito con una nuova sezione dedicata al merchandising.

Per l’ultima domanda, ti chiedo di metterti un po’ a nudo, sei pronto? Qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato in quanto label owner? Raccontaci un momento di difficoltà e uno momento bellissimo che hai vissuto durante il tuo percorso, fino ad ora.

La maggiore difficoltà è sicuramente far parlare i sentimenti ogni volta che vi è la necessità di prendere una decisione artistica, capire come costruire e consolidare la missione sonora mantenendola ricca di linfa. Non è facile scegliere un singolo momento più bello, mi sono arricchito di tanti sentimenti ed è impossibile sceglierne uno specifico. Potrei dire però, che per me è quello in cui avviene la connessione tra me e gli artisti, mi fa sentire vivo perché mi permette di far nascere qualcosa ogni volta, di lasciare una traccia tangibile su questo mondo.

Playlist esclusiva a cura di Daniel, owner di KR3 Records su Spotify

HUNT THE LABEL: KR3 Records

ENG

The story of KR3 begins in 2020 with a mini-compilation with the contribution of Steve Bicknell, Zadig, the duo Giorgio Gigli-Lunatik and Iori. A nice statement, a nice way of shouting: “we exist". Four tracks all to be enjoyed in front of a majestic sound system, to be enveloped in a vortex of sound.

Because yes: KR3 is just like a vortex. It’s not just the label logo itself, but the symbol from which everything started. The beginning and evolution of a vortex of sounds, of twisted thoughts, of hypnotic and mental sounds. An intricate labyrinth of sounds that has been home to artists such as Takaaki Itoh, Oscar Mulero, Terence Fixmer, Claudio PRC, Inland, Alessandro Adriani, Velvet May (...and others, because in 2023 we're going to see some great things) who have helped shape the label's sound — some, like Steve Bicknell , JK Flesh and Zadig, also becoming its "guardians" in some way. KR3 is like a letter full of enigmas sent by an unknown sender and found on a gloomy, sunless day: it has all the makings of distress and dread, but it’s diametrically fascinating too.

Or again: I can picture in my mind each vinyl in the catalogue as a story from Edgar Allan Poe's 'Tales' collection. Each record is different, as is each tale, in terms of plot, characters and ending, but the same in its intrinsic characteristics: mystery, the dreams that inhabit the deepest layers of our unconscious, the desire to discover what belongs to the sphere of the supernatural, the mystical, the fear and malice of death and evil, the hope of satisfying one's curiosity and the swirling thirst for knowledge — but also for drives and desires.

The care with which KR3 has been driven to the finish line to double-digit catalogue numbers, with a worldwide pandemic in the way, and all the cultural difficulties of carrying out such a project in Italy with impeccable sonic coherence, are some of the compelling reasons why we wanted to tell the story of KR3 and its owner, Daniel.

Let's begin by saying that for me, being a label owner means first and foremost, getting behind the music and abandoning any form of egocentricity - but at the same time it also means leaving a lot of yourself behind. Tell us a bit about Daniel. Who is Daniel, when he is not the owner of KR3? What are his influences, the things he loves?

I am a loner. I've always had the need to shut myself away in my inner world and imagine, with a sense of melancholy, what was. The figures who inspired me. Their lives, their thoughts. Personalities like Coil, Sandwell District, Lou Reed, Einstunzende Neubaten, Fad Gadget, Dominick Fernow, Rrose, Justin K Broadrick and Steve Bicknell, avant-gardists for their times and capable of leaving a trace in the present.

Their music was the medium to escape and give vent to a physiological need, that of amplifying sensations to transcend reality.

When I think of my past there was pressure, anger and incomprehension that overloaded my mind with questions, a sense of bewilderment that oppressed me. Listening to certain sounds was, and still is, the cure. I am talking about dark, 'heavy', mental sounds that fall from the brain to the feet. It might sound like nonsense or a form of masochism, but it was the power of this music that made me light and guided me. I charge myself with this sound material to breathe.

And who is Daniel, the owner of KR3? How are these personal influences of yours channelled into KR3?

The label was a vision. I always thought of the record label as a way to express feelings and feel people's souls. A point of arrival, the achievement of sonic awareness in order to materialise the abstract into matter.

At a certain moment it all became clear, I understood how from the many inspirations the sound of KR3 could emerge. I was on the dancefloor, enveloped by a massive SoundSystem and a track ('A Day in The Life 04' by Steve Bicknell, later released on KR3, Ed.) invaded my mind and body without hesitation. A sound I had never heard before and in those minutes it showed me a solid and detailed track, a path to follow. I immersed myself in that loop letting all negative thoughts drain away and realised that I had to live from this specific sound.

What a dedication in your words. Props to you. But now, tell us more about this specific sound.

From that specific situation I was able to define the Sound, a sound that is more mental than physical, I like to call it "Brain Scratching", an electronic power that reaches the most hidden points of our psyche.

I strongly believe in the therapeutic power of music, that even through sounds without explanatory lyrics it can enter people's souls and help them alleviate their pain. A vortex that transports you into a ritual.

As I am sure you know from your own experience, having an independent label today is quite a challenge. So at t-mag’s editorial staff, we had fun imagining the owners having a 'lucky charm'. An object that would encapsulate the meaning of the label, the journey so far and that could tell us something more. Do you have one?

It is from the vortex symbol, in its mechanical and hypnotising rotation, that the KR3 logo takes shape. I wanted to represent the label through a symbol that was both digital and physical, becoming the recurring theme in the B-side of each vinyl release and a concrete iron object. This connection to solidity is due to my devotion to music, which I tried to make tangible and tactile for me through a symbol. KR3 thus took a concrete form and became an integral part of my world.

If there is one thing that has always impressed me about KR3, it’s its extremely consistent artistic choice. How does it happen, what are the characteristics it takes to impress you? What is the relationship you have with the artists? I mean you already have a certain catalogue with artists recognised as seminal in the techno scene…

All the artists I wanted to involve in KR3 have always been my absolute favourites. The curiosity, admiration and respect I feel for them has led me to want to interpret their words and sounds through videos and interviews, to the point of establishing an intimate relationship and talking about sounds. Another of my goals is to consolidate KR3 with a well-defined roster of artists by involving them in more releases and projects. At the same time, I am constantly looking for new artists who can further develop the KR3 sound. Being able to be in such close contact with the artists, I realised how many personal feelings and emotions are injected into the production and communicated through the sounds. I like to understand these sounds, imagine the mood they come from and give them an identity, together creating a concept that is not necessarily explicit to the world.

Each record has its own soul, made up of common speeches and visions, a confidential relationship of sounds and feelings.

This makes me feel that there is a connection, a history, these records will remain forever while preserving the link with certain precise moments. This is the added value of music, eternal but closely anchored to the moment.

Let's talk about KR3.008 which sees the contribution of s/h/u/y/a. I really respect the choice you made to release music by an emerging artist. Can you tell us how it went?

As a label manager I need to hear sounds that touch on certain personal points. The advice I would give to emerging producers is to focus on the identity of the label, to understand how it thinks and what its foundations are. I think this is necessary to create a connection and understand who can relate to your sound. With SHUYA I felt this connection, he immersed himself in KR3 and once he sent me the tracks we pressed the record without hesitation. I sensed feelings that were clearly revealed in the EP.

I know that KR3.009 is on the way... but more especially, I know that 2023 for KR3 marks the first double-digit record. What a milestone!

2023 opens with a 6-track EP by Tensal, which will be followed later in the year by a remix album with 4 different interpretations. More EPs are already in the pipeline and with the sonic progress comes a new biography encompassing these first 10 records in almost 4 years, a quote from Charles Dickens 'From many strange places and by many strange roads' that also inspired the rebranding of the site with a new merchandising section.

For the last question, I ask you to bare a little, are you ready? What was the biggest difficulty you encountered as a label owner? Tell us about a difficult and a beautiful moment you have experienced during your journey so far.

The biggest difficulty is definitely to let feelings speak every time an artistic decision has to be made, to understand how to build and consolidate the sound-mission while keeping it fertile.

It is not easy to choose a single most beautiful moment, I have been enriched by so many feelings and it is impossible to choose a specific one. But I could say that it is the one where the connection between me and the artists happens, it makes me feel alive because it allows me to give birth to something every time, to leave a tangible trace on this world.


Exclusive playlist curated by Daniel, KR3 Records label owner on Spotify

HUNT THE LABEL: KR3 Records



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