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HORNY JAIL: L’ARTE DIGERIBILMENTE PROVOCATORIA DI CUMPUG

JP: Il mio gruppo preferito di sempre sono gli “Hole”, la band di Courtney Love, ovviamente per la loro musica grunge ma anche e soprattutto per il concetto di buco, che era qualcosa che mi affascinava e mi eccitava


CUMPUG CAKEPLATE GAY ART
©CUMPUG, cake plate

Già dalle prime parole di Jacob Pyne, capisco che la nostra sarà una conversazione molto interessante. 

Jake è un artista (bono) di Montreal che da circa 15-20 anni disegna scene estremamente porno, dal tocco pop e ironico. Parte del suo successo è dovuto anche al suo profilo Instagram, cumpug (adora i carlini), che gli ha permesso di farsi conoscere anche dai più insospettabili voyeur e appassionati di svariate (e impervie) pratiche sessuali. In un’oretta di intervista, con un non indifferente fuso orario di 6 ore, abbiamo toccato diversi temi che hanno sviscerato la sua delicata forza artistica ma anche lo spaccato sociale che rappresenta.


CUMPUG  gay art porno art
©CUMPUG, voyeur

AM: Quando hai iniziato a disegnare?

JP: Da quando ero un bambino. Il primo ricordo risale all’asilo, quando le maestre mi dissero per la prima volta che ero bravo a disegnare e mi incoraggiarono molto a continuare.


AM: Scusa, ma hai sempre disegnato scene di sesso?

JP: No, in realtà ho iniziato a disegnarle quando ho lasciato casa dei miei e mi sono trasferito a Vancouver. Vengo da un piccolo paesino nell’Ontario, e quando sono arrivato nella grande città, essere gay era così normale… Tutti erano gay. Mi vedevo con tre ragazzi a settimana. Questo periodo ha coinciso con il mio coming out. Probabilmente l’accettazione della mia sessualità e il senso di libertà che ne è derivato, mi hanno dato la spinta per iniziare a disegnare liberamente.


AM: Quindi la tua arte è come una risposta al tuo passato nella provincia?

JP: Assolutamente. Sono cresciuto in un contesto abbastanza eteronormativo e in casa non si parlava granché di omosessuali, nonostante io abbia un fratello maggiore gay. Quando ero un adolescente mi capitava di andare in camera sua e prendere da sotto il suo letto i giornaletti che leggeva. Erano vecchie riviste gay, tipo XY o Jock, che avevano al loro interno un sacco di illustrazioni che in un modo o nell’altro mi hanno influenzato.

Inoltre, mio fratello ha avuto qualche problemino di dipendenze quindi in un certo senso le ho sempre collegate all’essere gay, come due cose negative. Quando me ne sono andato ho pensato fosse importante mostrare nei miei disegni tutte queste cose insieme: il sesso gay, il disordine, le sostanze, la sciatteria.


AM: Ma i soggetti dei tuoi disegni non possono essere solo frutto di questa rielaborazione, no? C’è anche dell’esperienza personale?

JP: Un po’ e un po’. Tante sono esperienze personali, ma ci sono anche fantasie ed elementi presi dal porno e dalla pop culture. Mi piace inserire tutto quello che vedo normalmente dagli amici, dai ragazzi con cui esco (o dalle loro camere da letto), dai porno che mi capita di vedere. A volte capita che dopo aver postato su Instagram un mio nuovo disegno, mi scriva un ragazzo chiedendomi “Ma quelli siamo noi?” perché magari riconosce l’arredo della sua camera da letto. Quindi sì, c’è molto di autobiografico, ma al tempo stesso anche tanti desideri e tanto porno. Raccolgo tutto e lo metto insieme nei disegni. Pensa che sul telefono ho anche una raccolta di immagini sexy, o che almeno lo sono per me, e quando inizio a disegnare faccio come una lista di tutto quello che voglio metterci dentro.


AM: Come un collage?

JP: Più che un collage, direi che è una auto-topografia, come mi ha fatto notare un amico, ovvero una mappatura di te stesso in cui ti circondi di oggetti che hai visto o ricordi che in qualche modo ti hanno colpito.


CUMPUG GAY ART
©CUMPUG, fruit loops
CUMPUG, ANAL CROSSING, porcelain plate
©CUMPUG, ANAL CROSSING, porcelain plate

Seguendo questo discorso, i disegni racconterebbero di Jacob Pyne più di qualsiasi altra descrizione, perché non solo riportano esperienze vissute in prima persona ma contengono anche una rielaborazione emotiva degli input collegati alla sfera sessuale. 

Una scena di una doppia penetrazione interrazziale o di un bukkake in un lurido bagno pubblico diventano la cornice per tutti gli altri elementi, come la marca di una specifica birra o di uno specifico pacchetto di patatine, che a loro volta acquisiscono valore, esponendo nude e crude la sensibilità e la verità di Jake. 

Un processo creativo quasi autistico nella raccolta di tutti gli elementi che, di volta in volta, inserisce nei suoi disegni, perché non si tratta di una selezione decisionale ma tendenzialmente inconsapevole. Il cartone unto della pizza appoggiato sul materasso a terra, le orecchie grandi del suo partner sessuale: quando Jake vive le scene che andrà poi a disegnare, è come se prendesse mentalmente nota di tutto ciò che ha intorno.


AM: Avevo notato la quantità di dettagli che inserivi e ho pensato a come le texture, i brand della cultura di massa, dal junk food ai detersivi, alle marche di sigarette a quelle di popper, rendano i disegni molto più reali, no?

JP: Sì, di solito sono tutte cose che amo e di cui voglio circondarmi, come il fast food - adoro la Diet Coke! - e penso che riuniscano un po’ tutte le persone che condividono le stesse passioni. Una volta ho postato un disegno di un ragazzo scopato sul divano con a fianco un sacchetto di Taco Bell e la maggior parte dei commenti erano tipo “OMG il Taco Bell!” o comunque non prestavano la minima attenzione alla scena di sesso! Mi fa ridere questa cosa e penso che uno dei miei goal sarebbe quello di rendere le mie opere d’arte sì, sexy ed eccitanti, ma anche ironiche.


AM: In effetti lo sono. Anzi, giocare con gli stereotipi il più delle volte crea situazioni divertenti.

JP: Sì è vero! Penso che chi non faccia parte della comunità gay maschile, tipo gli etero o le lesbiche, non conosca proprio tutti i ruoli o le tribe che ci sono. Mi piace ironizzarci su e magari anche farli conoscere. Raccontare delle storie è inevitabile, ma non è una cosa che faccio volontariamente al 100%. A volte disegno delle scene di sesso, ma la narrazione che c’è dietro varia a seconda di chi la vede e della propria esperienza, del proprio gusto e dei propri desideri; non è prestabilita da me e a volte ciò che connette le persone sono le loro storie, che rivedono nei miei disegni. 


In un processo creativo come questo, scandito da imprevedibili impulsi visivi che Jake immagazzina nella sua memoria, è difficile trovare spazio per l’intenzione, se non quella di rendere la sua arte digeribilmente provocatoria come dice lui. In questo la pop culture è fondamentale. 

Infatti, mi racconta, quando disegna di solito ascolta in sottofondo qualche pessimo reality show.


JP: A volte, mentre disegno una doppia penetrazione anale, mi giro e vengo letteralmente rapito dal litigio tra due ricche casalinghe di Beverly Hills (ridiamo). Considera che, essendo cresciuto con tante amiche femmine, fin da piccolo preferivo quello che era socialmente connotato come “da bambine”, come le bambole. Ricordo che un Natale mia madre mi aveva comprato due regali: il primo era quello che potevo scartare davanti a tutta la famiglia, qualcosa che non l’avrebbe messa in imbarazzo. Il secondo invece potevo aprirlo quando tornavo in camera mia. Era una Barbie bellissima.

AM: A proposito, ti è piaciuto il film? JP: In realtà l’ho guardato in streaming mettendolo in sottofondo mentre lavoravo.


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©CUMPUG, Samuel

In quella situazione ho pensato di dover alleggerire la conversazione. Non tanto perché mi sembrava turbato nel raccontare quell’episodio della sua infanzia ma perché io stesso mi sentivo commosso dall’idea che sua madre, nonostante i propri limiti e i propri imbarazzi, avesse scelto di ascoltare la natura di suo figlio e di assecondarla nell’intimità della propria camera. Questi episodi, per essere ricordati, devono aver per forza toccato certe corde del cuore, e non è detto che si palesino chiaramente durante il processo creativo. Quando il fuoco sacro parte da dentro, la mente rielabora tutto quello che trova e lo butta fuori. Ma quando la richiesta è esterna, non è così immediato entrare in empatia. Ogni volta che a Jake capita di accettare una commissione, la prende come una sfida.


JP: Già il fatto che la richiesta arrivi da altri è molto meno naturale, perché devo entrare nella loro testa per capire cosa vogliono. Finché si tratta di amici ci conosciamo già, ed è un conto. Ma quando mi scrivono in DM per commissionarmi un lavoro, le persone sanno essere molto pignole! (Ride). Scherzi a parte, la cosa più facile sono le ceramiche: di solito chi vuole una ceramica, 9 volte su 10 mi chiede la riproduzione del proprio cazzo. Fin lì è ok, perché mi mandano una reference e lo posso fare facilmente. Ma a volte ricevo richieste per illustrazioni del tipo “io al centro che vengo scopato da dietro mentre succhio le palle di qualcun altro che a sua volta mi tiene la testa guardando negli occhi quello attivo” insomma, descrizioni molto precise. Lì diventa un po’ più impegnativo perché poi devo sentirmi ispirato anche io. Mi piace e lo faccio volentieri, ma dipende molto dalla persona che me lo chiede e dal mood in cui sono.

AM: Che tipo di clienti hai?

JP: La maggior parte sono uomini gay, ma c’è anche qualche donna. Non vendo granché in Canada, tanto in Europa, specialmente Francia e Germania. Ho venduto molte opere a New York, ma nel resto degli Stati Uniti molto meno.

AM: Hai mai organizzato un’esposizione?

JP: In realtà mai. Mi piacerebbe moltissimo in futuro se dovesse capitarmi l’occasione.

AM: E una linea di abbigliamento?

JP: Il mio amico Jacob Stowe mi ha proposto di collaborare con lui per realizzare delle t-shirt con i miei disegni e ci stiamo lavorando. Inoltre, con l’app d’incontri gay Sniffies, sto realizzando dei teli mare per la loro collezione estiva. Penso sia una figata, non vedo l’ora di vederli realizzati, usciranno quest’estate.

AM: Beh, ora come ora l’estetica omoerotica è un po’ trendy, no?

JP: Sì, in effetti ci sono tante contaminazioni mainstream, come Tom of Finland con Diesel. Quindi sì, da un lato apprezzo che ci sia la tendenza a dare visibilità ad un'estetica più kinky, dall’altro ne riconosco la sua importanza, perché di strada verso la libertà sessuale ancora ce n’è da fare. Le mie opere d’arte hanno l’obiettivo di normalizzare la sessualità, anche quella più estrema o semplicemente non convenzionale; usare colori vivaci e un tratto più infantile, come i disegni che si fanno alle scuole elementari, è il mio modo per parlare il più chiaramente possibile e per raggiungere un pubblico più ampio.


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©CUMPUG, LOAD STALL

Penso che l’arte abbia uno scopo più importante e nobile degli altri: comunicare alle persone. Una cerchia, il più vasta possibile, senza incomprensioni di linguaggio o sofismi artistici. L’arte non dovrebbe essere una prolungata masturbazione di intellettuali che vengono l’uno sull’altro nutrendosi del succo dei propri lombi. L’arte dovrebbe universalmente toccare un tasto dolente, uno strato più profondo, alla bocca dello stomaco. Non può comunicare a tutti qualcosa ma deve accendere una miccia, deve permettere una reazione, consapevole o inconsapevole.


JP: Penso che la pornografia sia una meravigliosa forma d’arte, io la adoro. Quello che mi appassiona è l’utilizzo dei corpi, intrecciati, caldi, vivi, l’uno addosso all’altro. Mi ispirano un senso artistico che poi riporto nelle mie illustrazioni.

AM: Quali sono le tue categorie preferite?

JP: Cocky, pissing, daddy… ma anche piedi, calze e sneakers. Sì, direi senza dubbio queste. Guardo i porno… Boh, almeno 3 volte al giorno. Per me sono una costante ispirazione visiva.

AM: Cavolo, per avere tutto quel materiale su cui lavorare, tra i porno e le tue esperienze personali, devi avere una vita sessuale piuttosto attiva…

JP: Beh, sì. L’ho sempre avuta, da quando ho fatto coming out. Pensa che recentemente stavo parlando con mio fratello, quello etero, e gli ho chiesto quante partner sessuali avesse avuto in tutta la sua vita e mi ha detto che erano pressapoco cinquanta. E me l’ha detto pensando fosse un numero abbastanza alto. Quando gli ho detto il numero dei miei ha sgranato gli occhi ed è rimasto a bocca aperta (ride).

AM: Quali sono i tuoi kink?

JP: Mah… capezzoli, spanking, cuoio, bondage, sex swing, pissing, ascelle, strizzata di palle…le ho provate letteralmente tutte. Tutto ciò che inserisco nei miei lavori, anche se preso da un video porno, l’ho provato in prima persona, nella vita vera. Come, per esempio, la prima volta che ho fatto fisting ad un ragazzo. Ho sempre pensato che sarebbe stato strano, anzi, non ho mai pensato che l’avrei fatto. Ma poi è capitato e ho scoperto che è bellissimo. È eccitante cazzo, intenso. L’ho adorato. Tante volte i pregiudizi ci impediscono di fare esperienze bellissime che ci arricchiscono. E non sei necessariamente una brutta persona o un pervertito se fai esperienze sessuali libere e disinibite. La bellezza sta proprio nel fare liberamente qualcosa che ti piace con altre persone a cui piace fare la stessa cosa. La società tende a stigmatizzare le persone libere e a volte accade proprio all’interno della comunità gay. Mi sorprende quanti ragazzi gay abbiano ancora pregiudizi verso, per esempio, chi ha l’HIV. Per me, se una persona ha una carica virale non rilevabile, non è un problema, ma per molte persone lo è e lo stigma rimane a causa di una stupida ignoranza.

AM: Dove ti piace uscire?

JP: Non frequento granché i locali, tipo bar o discoteche. Ultimamente mi capita di andare a rave o party privati. Tipo l’estate scorsa suonava la mia amica Tiffany (@dtiff_) al Sustain-Release, nello stato di New York, e mi è piaciuto tantissimo. Praticamente era all’interno di un campeggio in un bosco, quindi dormivamo nei bungalow, tutti fatti e con gli artisti che suonavano tutto il giorno. Credo sia stata la festa più bella a cui sia mai stato. Tutte le volte che sono a Berlino, vado sempre al Berghain, specialmente al suo Lab.oratory, nel seminterrato.

AM: Preferisci righe rosse, nere o blu sui calzini di spugna?

JP: Direi rosse.

AM: Sei single?

JP: Sì.

AM: Grazie.

CUMPUG Jacob Pyne
CUMPUG aka Jacob Pyne


ENGLISH VERSION


HORNY JAIL: CUMPUG’S DIGESTIBLY-PROVOCATIVE ART


JP: My favorite music band ever is the “Hole”, the Courtney Love’s band, obviously for their grunge music, but also and most of all for the concept of hole, which is something that I found fascinating and exciting.


By the first words of Jacob Pyne, I understand that I’m going to have a very interesting conversation with him. Jake is an (hot) artist based in Montreal, who for the last 15-20 years draws extremely porn illustrations, with a pop and ironic touch. Part of his success is thanks to his Instagram page, cumpug (he loves pugs), which lets him be known even by the most unexpected voyeur and fan of various (and impervious) sexual practices. In an hour interview, with a not insignificant 6 hours time difference, we touched different themes that examined his delicate artistic strength but also the social insight that represent.


AM: When did you start drawing?

JP: Since I was a kid. My first memory dates back to kindergarten, when my teacher told me for the first time I was talented and they encouraged me to go on.

AM: Sorry but, have you always drawn sex scenes?

JP: No, actually I started drawing them when I left my parents’ house and I moved to Vancouver. I come from a small town in Ontario and, when I came to the big city, being gay was so normal… Everybody was gay. I dated 3 guys per week. That period coincided with my coming out. Probably the acceptance of my sexuality and the sense of freedom that derived from it, pushed me to draw freely.

AM: So your art is like a reaction to your past in the province?

JP: Absolutely. I’ve grown up in a pretty hetero-normative environment and my family didn't talk much about homosexuals, even though I have a gay big brother. When I was a kid I used to go into his bedroom and take his magazines from under his bed. They were old gay magazines, like XY or Jock, and they had a lot of illustrations that in some way influenced me.

Moreover, my brother had some little addiction problem so in some way I always linked it to being gay, like they were two negative things. When I left my parent’s house, I thought it was important to show all these things jumble into one: gay sex, being messy and sloppy.

AM: But the subjects of your drawings can’t be just the result of your reworking, right? Is there any personal experience too?

JP: Bits of both. There are many personal experiences, but also fantasies and elements taken from porn and pop culture. I like to put together what I notice by friends, by the guys I date (or their bedrooms), by the porn videos I watch. Sometimes after posting on Instagram a new illustration, a guy texts me asking “Those ones are us?” because maybe he recognises the decor of his place. So yes, it is pretty much autobiographical, but at the same time many desires and a lot of porn. I collect it all together into my drawings. You know, in my smartphone I have a gallery of sexy pictures, at least that turn me on, and when I start drawing I’m making a visual list of all the things I want to put into it.

AM: Like a collage?

JP: It’s more like an auto-topography, like a friend of mine pointed out, which is a mapping of yourself through the objects you surround or memories that in some ways impacted you.


Going through this argument, the artworks would tell more about Jacob Pyne more than anything else, because they are not only referring to the experiences he lived in first person but they contain even an emotional reworking of the inputs about the sexual sphere.

An interracial double penetration or a bukkake in dirty public toilet scenes become the setting for all the remaining elements, like the brand of a specific beer or chips, that in turn capture value, showing Jake’s unvarnished sensitivity and truth.

An almost-autistic creative process in the collection of all the elements that, from time to time, places in his artworks, because it’s not a decisional selection, it is basically unaware. The greasy pizza box on the mattress on the floor, the big ears of his sex partner: when Jake lives in first person the scenario he’s about to draw, it’s like he’s taking mentally note of everything around him.


AM: I noticed the quantity of details inside your paintings and I thought how the textures, the brands of pop culture, from snacks to detergents, from cigarettes to poppers, make them more real, isn’t it?

JP: Yes, usually all the things I surround myself with are the ones that I love, like fast food - I love Diet Coke! - and I think that it brings together people that also enjoy the same things. I posted once a picture of a guy fucked on the couch with a Taco Bell beside and most of the comments were like “OMG the Taco Bell!” or they didn't pay any attention to the sex scene! It makes me laugh and I think that my goal is to make my artworks sexy and turn-on, but also ironic.

AM: Actually they are. Most of the times playing with stereotypes makes for funny situations.

JP: That’s true! I think that the ones who don't belong to the gay-male community, like lesbians or straight people, don’t know all the roles and tribes of it. I like to ironize on them and let them be known. Telling stories is unavoidable, but it’s something that I do 100% intentionally. Sometimes I draw sex scenes, but the narrative that there’s behind changes by the person who watches it and by their experience, by their personal taste and their own desires; I don’t pre-set it and sometimes, what connects people together is their stories, that they see in my paintings.


In this creative process, marked by unpredictable visual impulses that Jake stocks in his memory, it’s hard to find free space for the intention, except the one to make his art “digestibly provocative” like he says. For this, pop culture is fundamental.

In fact, he tells me, when he draws, he usually listens in the background to some bad reality show.

JP: Sometimes, while I'm drawing a double anal penetration scene, I turn to the tv and I'm literally captured by the fighting between two rich housewives in Beverly Hills (we laugh). You know, since I grew up with many female friends, when I was a kid I used to prefer what is socially known as “girly”, like dolls. I remember that at Christmas time, my mother gave me two presents: the first was the one that I could unbox in front of my family, something that didn’t embarrass her. The second one was something that I had to unwrap in my bedroom. It was a beautiful Barbie.

AM: By the way, did you like the movie?

JP: I watched it in streaming in the background while I was working.


In that situation I felt like I had to ease the conversation. Not because he looked upset telling that episode of his childhood, but I was touched by thinking about his mother, who, despite her own limitations and her own embarrassment, chose to listen to her son’s nature and support it in the privacy of his bedroom. These episodes, to be memorized, must have necessarily touched some specific chords of the heart, and they may not be revealed clearly during the creative process. When the gift comes from inside, the mind reworks whatever it finds and pushes it in. But when the request is external, it’s not so easy to empathize. Every time Jake gets a commission, he takes it as a challenge.


JP: Since the demand comes from other people, it is less natural, because I have to dip into their mind to get what they want. When it happens with friends, it’s easy, you know, because we already know each other. But when I get a DM to ask for one of my drawings, people can be very picky! (He laugh). Seriously, the easiest thing is the ceramics: usually, when people want one, they ask for the cast of their own dick. And it’s fine, because they send me a reference and I can do it easily. Sometimes they ask for illustrations like “me in the middle fucked by behind while i’m sucking someone’s balls, who in turn holds my head while he’s watching the other top in the eyes”, you know, very precise descriptions. It gets more challenging because I have to be inspired. I like it and I'm happy to do it, but it depends on the client and the mood I am in.

AM: Which type of client do you have?

JP: Most of the clients are gay men, but also some women. I don’t sell too many artworks in Canada, a lot in Europe, especially in France and Germany. I sold a lot of pieces in New York, and less in the rest of the US.

AM: Have you ever organized an art venue?

JP: Actually not. I would love it, maybe in the future.

AM: And a clothing line?

JP: My friend Jacob Stowe asked me to collaborate with him to make a line of t-shirt customized with my drawings and we are working on it. Moreover, for the gay dating app Sniffies, I’m creating beach towels for their summer collection. I think it’s cool and I can't wait to see the results, they will be dropped next summer.

AM: Well, nowadays homoerotic aesthetic is pretty trendy, isn’t it?

JP: Yes, actually I see a lot of mainstream contaminations, like Tom of Finland for Diesel. On one hand, I appreciate that there is this trend of making this kinky aesthetic more visible, on the other hand I see the necessity of it, because it’s a long way to sexual freedom. My artworks have the purpose of normalizing sexuality, even the extreme or unconventional one; by using vibrant colors and childish style of drawing, like the ones in the elementary school, I found my way to talk as clearly as possible and reach a larger audience.


I think that Art has an important and worthy objective: communicate to people. The largest group of people, with no misunderstandings or pretentiousness. Art should be an extended masturbation of intellectuals that cum on each other, feeding with their own semen. Art should universally bring up a sore spot, a deeper layer on the pit of the stomach. It can’t speak to anyone, but it has to trigger, create a conscious or unconscious reaction.


JP: I think pornography is a cool form of art, I love it. I appreciate the use of bodies, the way they merge, braided, hot, alive, on top of each other. They inspire me with an artistic vibe that I mold in my illustrations.

AM: What are your favorite categories?

JP: Cocky, pissing, daddy…and feet, socks, sneakers. Yes, definitely these ones. I visit porn web sites at least…bah, 3 times a day. To me, they are a continuous visual inspiration.


AM: Well, to get all that material to work on, porns and personal experiences, you must have a pretty active sexual life..

JP: I do. I’ve always had it since I came out. You know, recently I was talking with my brother, the straight one, and I asked him how many sexual partners he had in his whole life and he told me that they were more or less fifty. And he thought it was a pretty high number. When I replied with the number of mines he opened his eyes and he was shocked. (he laughs).

AM: What are your kinks?

JP: Bah..nipples, spanking, leather, bondage, sex swings, pissing, armpits, ball stretching… I tried them all. Everything I draw, even if it comes from porn, I tried in first person in real life. For example, like the first time I fisted a guy. I always thought it would have been strange, moreover, I’ve never thought I would have done something like that. But then it happened and I found it amazing. It’s funcking exciting. I loved it. So many times prejudices don’t let us have great experiences that enrich us. And you’re not necessarily a bad person or a pervert if you have free and uninhibited sexual experiences. The clue is to freely do what you like with people that enjoy the same thing. Society tends to stigmatize people who are free, and sometimes it happens inside the gay community. I’m surprised by how many guys have prejudices about, for example, people with HIV. To me, if someone is undetectable, it’s ok, that’s not a problem, but for many people it is and they keep on stigmatizing because of ignorance.

AM: Where do you like to hang out?

JP: I don’t go to traditional clubs or discos. I’m recently going to raves or private parties. Last summer a friend of mine, Tiffany (@dtiff_), played at Sustain-Release, in New York, and I liked it very much. Basically it was in a camp, there were cabins and pools, everybody were fucked up ad there was music all day long. I think it was the most exciting party I've ever been to. Everytime I go to Berlin, I go to Berghain, especially in the Lab.oratory, in the basement.

AM: Do you prefer red, black or blue stripes on the tube socks?

JP: I guess… red.

AM: Are you single?

JP: Yes.

AM: Thank you. 


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