Goodbye to Ostgut Ton


Una celebrazione sonora per la fine di un'epoca, di un modo di intendere la techno: Addio Ostgut Ton, grazie per il viaggio.


Ostgut Ton dice basta. Mette un punto a quella che è stata la storia di un’etichetta e agenzia, che portò con sé il prestigio di essere l’erede di Ostgut Club, il luogo di aggregazione e sperimentazione sonora sulle rive della Sprea - antenato del Berghain / Panorama Bar e chiuso in favore di un edificio commerciale nel 2003.

Nick Hoppner battezza Ostgut Ton come derivazione e prolungamento dell’energia che si creava all’interno del Berghain, col fine di imprimerla per sempre su vinile e CD.

Attenendosi alla politica dei soli residenti, l’etichetta non solo conquista il suo posto nella scena, ma ne crea uno nuovo: uno spazio in grado di parlare di uno spaccato di tempo, società e community. Di una precisa tavolozza di suoni che ha dipinto indimenticabili notti per 16 lunghi anni. E incorniciato lunghe mattine al piano di sopra, con la serie Panorama Bar Mix Series.

Il naturale passo successivo fu l’apertura di Ostgut Booking, che vedeva sotto il suo abbraccio artisti come Ben Klock, Lakuti, Marcel Dettmann, Steffi, Paramida e altri. Purtroppo però, l’agenzia sceglie, oggi,di chiudere un cerchio.

La fine delle due appendici del Berghain / Panorama Bar porta ad alcuni di noi amarezza e nostalgia. Ad altri, come me, ha rievocato ricordi, come quelli al Dude Club, in Via Plezzo, in cui Virginia cantava alle prime luci dell’alba, e di altri primi genuini momenti di amore verso la musica elettronica.

Ma c’è una cosa su cui tutti possiamo allinearci: riflettere se queste chiusure possano essere sintomo di qualcosa di più profondo e dolorante, che si cela in qualche fessura della nostra scena e della nostra community.


Ascolta la playlist Spotify dedicata ad Ostgut Ton:

GOODBYE OSTGUT TON



A sonic celebration for the end of an era, of a way of understanding techno: Goodbye Ostgut Ton, thanks for the ride.

Ostgut Ton says no more. It puts an end to what has been the history of a label and agency, which carried with it the prestige of being the heir to Ostgut Club, the place of aggregation and sonic experimentation on the banks of the Spree - the ancestor of the Berghain / Panorama Bar and closed in favor of a commercial building in 2003.

Nick Hoppner christened Ostgut Ton as a derivation and extension of the energy that was created inside Berghain, with the aim of imprinting it forever on vinyl and CDs.

Sticking to the residents-only policy, the label not only won its place in the scene, but created a new one: a space that could speak of a cross-section of time, society and community. About a precise palette of sounds that has painted unforgettable nights for 16 long years. And framed long mornings upstairs with the Panorama Bar Mix Series.

The natural next step was the opening of Ostgut Booking, which saw artists such as Ben Klock, Lakuti, Marcel Dettmann, Steffi, Paramida and others under its embrace. Unfortunately, however, the agency chooses, today,to close a circle.

The end of the two Berghain / Panorama Bar appendages brings bitterness and nostalgia to some of us. To others, like me, it has evoked memories, such as those at the Dude Club on Plezzo Street, where Virginia sang at the crack of dawn, and of other early genuine moments of love for electronic music.

But there is one thing we can all align on: to reflect on whether these closures might be a symptom of something deeper and more painful, lurking in some crevice of our scene and our community.