DISTRUST EVERYTHING: La premiere Italiana dell’installazione di Lorem @Cosmo, Venezia

Ad un anno esatto dalla sua prima uscita internazionale a Gratz, arriva in Italia Distrust Everything, l’installazione immersiva di Lorem, a cura di Re:Humanism, che verrà presentata da Cosmo, spazio di produzione e creazione per il suono e le arti visive e performative a Venezia.

L’installazione si avvale di reti neurali generative e fotogrammetrie 3D per immergere lo spettatore in un sogno sintentico, un flusso narrativo in cui realismo e immagini onIriche si avvicendano in una dimensione ambigua e perturbante.

Le reti neurali hanno analizzano 21 anni di trascrizioni dei sogni di Mirek Amendant Hardiker, artista e ricercatore americano, e sono state poi in grado di generare un sogno proprio, attorno a cui si sviluppa la sceneggiatura per l’intera installazione.

Su questa base si articola l’estetica di lavoro in cui il forte impatto visivo delle immagini e le sonorità elettroniche, fungono da agenti per una completa immersione dello spettatore.

L’opera parte da una riflessione intorno al concetto di post verità e dalla possibilità di sviluppare nuovi percorsi di senso a partire dalla riscrittura dei processi narrativi e, nel caso specifico, nuove possibili relazioni con le tecnologie avanzate.




Daniela Cotimbo, founder e curatrice di Re:Humanism, ha intervistato Lorem in occasione della premiere italiana.

D.C: Distrust Everything si interroga in particolare su un concetto, quello della post-verità, che attraversa trasversalmente i linguaggi della contemporaneità, sempre più influenzati dai media tecnologici, siano essi algoritmi predittivi, scenari virtuali e della rete. In che modo l’opera affronta questo tema?


L: Distrust Everything è un invito a rinegoziare il nostro rapporto con il mondo esterno, quello che spesso percepiamo come una cosa "data”, fuori da noi e oggettiva. Il titolo nasce da una piccola provocazione: penso che l'idea di verità, per come la intendiamo oggi, sia diventata in qualche modo un principio sopravvalutato di realtà.

Viviamo in un momento in cui il pensiero tecnico e il contesto drammatico in cui ci muoviamo sembrano imporre un atteggiamento di realismo cinico. Salvatore Iaconesi, un amico e un’influenza importante per me, lo descrive come un “perfect storm realista”. Ecco, questo atteggiamento secondo me non è semplicemente ineluttabile, è un principio che si fonda su una fallacia: non esiste alcun mondo Reale, separato dall’esperienza e dalla rappresentazione che ne facciamo.

Paradossalmente i movimenti di destra e populisti hanno capito da tempo che le emozioni influenzano la realtà più spesso della verità. Forse, allora, dovremmo proprio ripensare a questa idea di verità piuttosto normativa. Potremmo allora cercare di costruire nuovi racconti, che ci aiutino a guarire veramente invece di limitarci a "capire". Si potrebbe dire che questo è più o meno l'obiettivo di Distrust Everything.


D.C: Questo lavoro porta a compimento un percorso che integra la dimensione sonora e performativa con quella installativa. Come si sta articolando la tua pratica in questo momento e qual è il senso di questa operazione? L: Sono affascinato dal VR, come sono affascinato da tutte le rappresentazioni che si mostrano come trasparenti. Quando indossi un visore, dopo alcuni istanti tendi a dimenticare di averlo addosso, e misuri il valore della tua esperienza anche a partire dalla capacità dell’opera di scomparire, per mostrarsi come un ambiente da esplorare. Certo, questa è un’operazione violenta: di nuovo, si tratta di imporre un’esperienza, senza scampo, di mostrare un punto di vista come l’unico possibile. In questo caso, però, la esercitiamo per mostrarne un’altra, quella che inizia quando esci dalla camera immersiva.




D.C: Altro tema che ritorna nel tuo lavoro è l’indagine narrativa sull’inconscio macchinico, una dimensione che ad oggi sfugge al controllo dei suoi progettisti e per la stessa ragione ci affascina e ci perturba. Vuoi dirci di più?


L: Più che l’inconscio della macchina, in questo caso a interessarmi era l’inconscio di Mirek. E la mia domanda era: in che modo possiamo usare l’IA per espandere i testi dei dream report, e per esplorare l’inconscio umano? Di recente, Matteo Pasquinelli e Vladan Joler hanno proposto l’immagine del nooscopio per spiegare come funziona l’intelligenza artificiale: come un cannocchiale è uno strumento di magnificazione della vista, allo stesso modo l’AI sarebbe uno strumento di magnificazione della conoscenza, che ci permette di analizzare pattern e ricorrenze dentro grosse moli di dati al di là della normale capacità umana.


Nessun inconscio o identità autonoma: se la vediamo in questo modo, si tratta di sfruttare la magnificazione statistica della macchina per andare ad indagare gli interstizi tra i testi, e per mostrare pattern latenti che ricorrono nei dream report di Hardiker, osservando i suoi sogni da una prospettiva nuova, non umana.


D.C: Mi piacerebbe entrare con te nel vivo del processo di addestramento della rete neurale, a cui hai trasmesso un corposo database di sogni che l’artista e ricercatore Mirek Amendant Hardiker ha raccolto nel tempo. Quali sono i risultati che cercavi in questo processo?


L: Distrust Everything nasce proprio dall’incontro con Mirek Hardiker, psiconauta e ricercatore americano. Grazie a un progetto iniziato e poi interrotto a Stanford Research Institute, Hardiker elaborò negli anni ‘70 un sistema di trascrizione di sogni veloce ed efficace. Iniziò dunque a trascrivere i propri sogni e continuò a registrarli quotidianamente per i 21 anni successivi. Quando l'ho incontrato e mi ha accennato al progetto, ho avuto subito l'idea di utilizzare i suoi Dream Report come set di dati, anche perché costituivano una grande quantità di testo, utile per addestrare le reti neurali.



Il primo passo è stato quello di usare le reti neurali per trovare argomenti e ricorsività tra il corpus di sogni. Abbiamo costruito un set di dati labellizzati a mano, e un sistema per catalogare i personaggi, ricollegandoli agli archetipi di Jung. A partire da questa analisi massiccia, anche se piuttosto arbitraria, abbiamo "distillato" tre personaggi principali: l'Innocente, l'Amante e il Ribelle. Abbiamo poi iniziato a generare la sceneggiatura vera e propria (con GPT-2/3 ma anche con RNN), che descrive tutte le azioni e le interazioni tra i personaggi. Infine, abbiamo scritto i dialoghi generando testi basati su uno style transfer letterario (sempre con reti neurali di Natural Language Processing come GPT-2 e GPT-3). Questo è stato il momento fondamentale per il lavoro dell'Episodio 1, che ci ha tenuti occupati per oltre un anno. Una volta che avevamo la sceneggiatura del film, abbiamo deciso, con Karol [Sudolski, ndr], che ormai è un pezzo fondamentale del progetto Lorem, di provare a ricostruire le scene generate attraverso fotogrammetrie, che visualizzassero nel modo più letterale possibile quanto immaginato dallo script.


D.C: Anche in quest’opera l’aspetto sonoro è determinante e ci rimanda ad una dimensione fondamentale del tuo lavoro, in che termini hai pensato le sonorità di questo progetto?


L: Il cuore del lavoro audio parte dalla voce. Ho collaborato con Ilyas, un bimbo belga di 9 anni che ha prestato la sua voce e recitato alcuni dei dialoghi. Dopo aver “clonato” la sua voce con sistemi di machine learning, ho cominciato ad interpolarla con quella degli altri due personaggi principali del sogno.


Ho cercato poi di usare la musica per costruire delle atmosfere sospese, che accompagnassero il racconto e contribuissero a definire un estetica weird, sul crinale tra sogno e veglia. E anche per la parte audio, ho collaborato con amici e artisti vicini al progetto: ho coinvolto Acre, un artista di Manchester che seguo da qualche anno, la band Indonesiana Senyawa, di cui ho remixato un brano che è uscito anche per Communion, quest’anno. E poi ci sono un brano registrato con i Kid Brothers e un remix di una canzone di Hampar Soum.



D.C: Ed ora qualcosa sul futuro a breve termine, a cosa stai lavorando, cosa ti interesserebbe esplorare in un prossimo progetto? Al momento sto facendo diverse cose in parallelo… Ho appena finito una collaborazione video con Danny Elfman e Blixa Bargeld degli Einsturzende Neubauten, che sono un po’ degli idoli per me. Credo che uscirà questo autunno. Sto lavorando ad una release musicale e a una performance con Acre, che proprio in questi giorni sarà con me in residenza da Cosmo per lavorare al progetto. Sto anche cercando di finire un album, a cui lavoro da tanto tempo e che richiede un lavoro un po’ concentrato e paziente. Però prima penso che andrò in vacanza :)


Lorem

Lorem è il progetto trans-mediale dell’artista visivo e musicista Francesco D’Abbraccio. Attraverso l’impiego di reti neurali, CGI e tecnologie digitali, progetta ambienti audiovisivi dalla forte connotazione narrativa. L’identità di Lorem oscilla tuttavia tra la dimensione individuale e l’esperienza collettiva, grazie alle collaborazioni continuative con l’artista digitale Karol Sudolski (co-regista di Distrust Everything) e con Mirek Hardiker, e all'incontro con artisti e ricercatori esterni al progetto, tra cui: Danny Elfman, Silvia Costa, Mario Klingemann, MAEID bureau, Acre.

Il suo lavoro è stato esposto (tra gli altri) ad Ars Electronica, Biennale di Architettura di Venezia, NXT Museum Amsterdam, Sheffield Docfest, Opéra de Lille, Triennale Milano, HEK Basel, Transmediale Vorspiel, Fiber Festival, Design Museum, RomaEuropa Festival.





Artist Lorem

Curated by Re:Humanism

at Cosmo, Venezia

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Commissioned e produced by Re:Humanism and Cosmo Venezia

Co-directed by Karol Sudolski

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