DISCOVERY FASHION: with Mirea Papotto, curated by FIL ROUGE Rubrica


Raccontami un po' di te; chi è oggi Mirea?

Dopo la laurea in Fashion Design ho trascorso un anno lavorando all’estero, dopo di che sono rientrata in Italia causa pandemia. Oggi, sono una 25enne speranzosa e allo stesso tempo un po’ spaventata dal futuro, che cerca di trovare il suo posto in un mondo che brucia in fretta.

Come nasce la tua passione per la moda e come si è evoluta nel tempo?

Credo sia stata una cosa naturale, come per tanti. Ognuno di noi cerca e trova a modo suo una modalità per esprimersi e penso che la moda sia stata per me un mezzo attraverso il quale confidarmi, cercando di dare forma a quelle che sono le mie sensazioni, idee, angosce etc. Per questo credo di aver avuto con la moda un approccio un po’ libero, senza freni, che mi piacerebbe riuscire a calibrare meglio con il tempo.


polimoda, polimoda Firenze, fashion show, graduate fashion show
SUPERNATURE - Mirea Papotto Polimoda Fashion Show 2019, foto Andrea Paoletti

Nel 2019 ti sei diplomata al Polimoda di Firenze presentando la collezione “killing me softly”, spiegami come è nato il processo creativo. Killing me softly - il processo creativo è sempre molto spontaneo, giusto per citare qualcuno (...) Ponetevi nello stato più passivo, ovvero più ricettivo che potrete. (..) Scrivete rapidamente senza un soggetto prestabilito, tanto in fretta da non trattenervi, da non avere la tentazione di rileggere. La prima frase verrà da sola.” Andrè B Cerco di iniziare ogni progetto nello stesso modo, partendo da un primo getto caotico cerco di districarlo per avvicinarmi verso lo sviluppo dell’idea che ho: dallo studio della silhouette, all’uso dei materiali ai tagli. Nella mia collezione di diploma ho esplorato l'idea della morte che, da un punto di vista, diventa la storia archetipica di un sé diviso, passando attraverso il dolore e l'espiazione. La lavorazione artigianale del tessuto si trasforma in volumi audaci che esagerano il corpo umano, trasformandolo in personaggi sgradevoli, ironici e malinconici.

SUPERNATURE - Mirea Papotto Polimoda Fashion Show 2019, foto Andrea Paoletti

La teatralità del macabro e della morte: che rapporto hai con queste tematiche? La prima tematica mi attrae molto, dal fascino del macabro al “Romanticismo nero”, come scriveva Mario Praz. La seconda, la morte, come il tempo mi ha sempre intimidito, sconcertato. Credo che questo mio interesse per il tetro non sia altro che un implicito desiderio di affrontare la realtà senza filtri ed è quello che cerco di fare anche attraverso i miei lavori.


Raccontami dell’esperienza da Viktor&Rolf e quanto ha influenzato il tuo percorso creativo. L’esperienza da V&R si può dire esser stata una bellissima presa di coscienza di quello che è il vero lavoro dopo un percorso di studi; ho avuto l’occasione di imparare molto. La cosa che più mi ha colpito e che sicuramente porterò con me è l’incredibile lavoro di attenzione ai dettagli, dalla minuzia delle abbottonature alla precisione delle fodere, il Savoir-faire dettato da anni di esperienza, mi ha sicuramente affascinato.

Trovo che la tua visione della moda sia molto legata al mondo Haute Couture: ti piacerebbe sviluppare un tuo brand di pret-a-porter? Oppure non scenderesti mai ad un compromesso simile? La mia visione della moda è sempre stata molto legata a quello che è L’Haute Couture, l’unicità, l’arte sartoriale, il sogno. Credo che questa idea mi abbia fortemente rapito, l’escamotage in un mondo costretto sempre a fare i conti con la realtà. Oggi però mi piacerebbe avvicinarmi a quello che è più “reale”, a livello di abbigliamento sarebbe una bella prova per me lavorare sul prêt-à-porter, avvicinarmi al corpo. Quindi perché no?






5 canzoni che per te sono importanti

Tale of devotion - Terr Creep - Radiohead Love is the Devil - Ryuichi Sakamoto Ancora tu - Roisin Murphy Symphony No1 - Stravinsky





Creativamente come hai vissuto e come stai affrontando questo periodo di pandemia? Ha influenzato in qualche modo la tua visione? Questo periodo ha influenzato la visione di tutti, credo. Creativamente parlando, ho passato un periodo dissestante che mi ha aiutato a fermarmi e a farmi rendere conto, avvicinandomi molto di più a cose che prima sottovalutavo. La pandemia ha fatto emergere le fragilità, messo in discussione il significato di normalità ed evidenziato la parola solitudine. Sto cercando di metabolizzare a modo mio tutto questo, lavorando su qualcosa di nuovo che spero di terminare presto. Progetti futuri o a breve termine che vorresti realizzare?

Progetti futuri... penso di essere in una fase di transizione/pianificazione. Vorrei portare a termine questo nuovo progetto, avvicinarmi ad una stabilità e a breve spero di trasferirmi definitivamente a Milano.



intervista a cura di Gianluca Gagliardi



ARE YOU AN EMERGING TALENT? write me at gianluca@t-magazine.it